Obadiah di Bertinoro

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Obadiah di Bertinoro o Obadiah Yare ben Abraham (in ebraico, עובדיה מברטנורא), detto anche il Bartenura, (Bertinoro, 1455Gerusalemme, 1516) è stato un rabbino italiano, autore di un famoso commento della Mishnah, la Legge ebraica trasmessa oralmente.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Obadiah, il cui nome significa «servo di Dio», fu allievo di Joseph ben Solomon Colon e ancora molto giovane divenne rabbino della consistente comunità ebraica di Bertinoro, da cui trasse il nome con il quale è particolarmente conosciuto. Intenzionato a stabilirsi nella terra dei suoi avi, il 29 ottobre 1486 partì per la Palestina: una relazione del viaggio, con interessanti descrizioni della vita delle comunità ebree nelle città in cui soggiornò, è contenuta in due lettere da lui inviate al padre rimasto in Italia.

Il viaggio[modifica | modifica wikitesto]

Raggiunse alla fine dell'anno Roma e di qui passò a Napoli e poi a Salerno, dove risiedette per quattro mesi. Nella primavera del 1487 era a Palermo, nella quale vivevano circa 850 famiglie ebraiche, tutte abitanti in una stessa strada della città, artigiani, facchini e contadini. «Essi sono disprezzati dai cristiani, e sono obbligati ad indossare un pezzo di stoffa rossa sul loro indumenti, di modo che possano essere identificati come ebrei». L’amministrazione li sfruttava, impiegandoli obbligatoriamente nei lavori pubblici e nell’applicazione delle punizioni corporali e delle sentenze di morte. Fu ammirato dalla grandiosità e dall’efficienza della sinagoga di Palermo, che a suo dire «non aveva pari in tutto il mondo; i pilastri di pietra nel cortile esterno sono circondati da vigneti [...] il vestibolo dispone di tre ingressi e un portico in cui ci sono grandi sedie per il riposo, e una splendida fontana [...] le pergamene della Legge sono decorate con corone e melograni di argento e pietre preziose». Fu invitato a tenervi lezione per diversi sabati.

Dopo mesi di permanenza a Palermo, s’imbarcò per Messina, dove vivevano circa 400 famiglie di ebrei, quasi tutti artigiani, in migliori condizioni, più agiati e rispettati. Di qui, dopo quattro giorni di viaggio per mare, raggiunse Rodi, dove vivevano solo 22 famiglie di ebrei, in condizioni molto modeste. Raggiunta Alessandria, vi si trattenne sette giorni, ospite di un veneziano e raggiunse Il Cairo su cammello, vedendo sul Nilo «le grandi specie di rane, chiamate El Timsah e il coccodrillo, che è rimasto in Egitto dal tempo di Mosè, come Ramban scrive nel suo commento».

Al Cairo vi erano allora circa 700 famiglie ebree, delle quali cinquanta di Samaritani e 150 di Caraiti. «I Samaritani conservano solo i cinque libri di Mosè, e i caratteri della scrittura dei libri sacri differiscono dai nostri. Maimonide notava che questa consuetudine vigeva tra gli Israeliti prima dell’esilio assiro. I Caraiti, come sapete, non credono nelle parole dei nostri Sapienti, ma hanno famigliarità con tutta la Bibbia [...] La maggior parte delle loro preghiere consiste nei Salmi e in altri versetti biblici». Al Cairo vide anche gli ebrei costretti in Spagna all’apostasia, i cosiddetti Marrani, «i più poveri, perché hanno lasciato i loro beni in Spagna e sono venuti qui a rifugiarsi sotto le ali del Dio di Israele». Benché il Nagid, il capo degli ebrei d'Egitto, il rabbino Nathan Ha Cohen, avesse cercato di dissuaderlo ad andare a Gerusalemme, per l’oppressione cui erano soggetti gli ebrei, Odadiah partì ugualmente e, dopo aver visto a Gaza le rovine degli edifici lasciate da Sansone nella sua lotta con i Filistei e le grotte dei patriarchi a Hebron, il 25 marzo 1488, proprio in tempo per celebrarvi la Pasqua, raggiunse finalmente Gerusalemme, accolto da un altro rabbino giunto dall'Italia, Jacob di Colombano.

In Palestina[modifica | modifica wikitesto]

Gerusalemme si componeva, a suo dire, di 4.000 famiglie, delle quali solo una settantina ebree, tutte poverissime. Obadiah riuscì a ottenere che la tassa annuale dovuta dalla comunità ebraica fosse pagata direttamente al governo, evitando i taglieggiamenti imposti da appaltatori disonesti e si adoperò perché gli emigrati, espulsi da Spagna e Portogallo, fossero accolti in Gerusalemme, portando la loro capacità professionale e la loro cultura. I beni che gli emigrati europei portarono con sé e gli aiuti economici che vennero anche dall'Italia, permisero anche la fondazione di istituzioni caritatevoli e sanitarie.

Bertinoro fu per qualche anno rabbino a Hebron e dal 1495 si stabilì definitivamente a Gerusalemme, dove morì intorno al 1516, e fu sepolto sul Monte degli Ulivi, nel compianto generale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Mischna; sive totius Hebraeorum juris, rituum, antiquitatum, ac legum oralium systema, cum clarissimorum rabbinorum Maimonidis & Bartenorae commentariis integris ... Latinitate donavit ac notis illustravit Guilielmus Surenhusius, Amstelaedami Excudunt Gerard & Jacobus Borstius, 1698-1703
  • Mishnah. Berakoth, Peah, Demai, commento di Obadiah of Bertinoro, traduzione inglese, New York 1947
  • Lettere dalla Terra Santa, Rimini 1991

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • B. Lagumina, Le giudaiche di Palermo e di Messina descritte da Obadia da Bertinoro, in «Atti della R. Accademia di scienze e lettere ed arti», 3, 4, 1896
  • Ovadyah Yare da Bertinoro e la presenza ebraica in Romagna nel Quattrocento, Atti del convegno, Bertinoro 17-18 maggio 1988, Torino 1989
  • E. Horowitz, Towards a Social History of Jewsh Popular Religion: Obadiah of Bertinoro on the Jews of Palermo, in «The Journal of Religious History», 2, Oxford 1992

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]