Nuphar

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Ninfea
Nuphar pumilum2.jpg
Nuphar pumila (Ninfea nana)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Nymphaeales
Famiglia Nymphaeaceae
Genere Nuphar
Sm., 1809
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
Ordine Nymphaeales
Famiglia Nymphaeaceae
Specie
(Vedi testo)

Nuphar Sm., 1809 è un genere di piante Spermatofite appartenenti alla famiglia delle Nymphaeaceae dai fiori acquatici molto decorativi.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Nymphaeaceae non è numerosa, insieme alla famiglia delle Cabombaceae comprende 6 generi con 68 specie[1]; mentre il genere Nuphar comprende circa una dozzina di specie o più (non tutti i botanici sono concordi sul numero – comunque le ultime analisi molecolari hanno evidenziato una certa differenza tra le specie europee e quelle americane), appartenenti all'emisfero boreale, soprattutto all'area Nord Americana. Nella flora spontanea italiana è presente una sola specie.
La classificazione tassonomica di questo genere è in via di definizione in quanto fino a poco tempo fa insieme alla famiglia (Nymphaeaceae) appartenevano all'ordine delle Nymphaeales (secondo la classificazione ormai classica di Cronquist), mentre ora con i nuovi sistemi di classificazione filogenetica (Classificazione APG II) discende direttamente dal clade delle Angiosperme in quanto la genesi delle specie di questo genere viene ritenuta parallela a quella del resto delle Angiosperme.
Le piante di questo genere inizialmente vennero inserite da Carl von Linné nel genere affine Nymphaea.
All'interno del genere le varie specie sono divise secondo la tipologia delle foglie e altre caratteristiche[2] :

Alcune di queste sezioni secondo i vari autori vengono nominate Astylus Padgett (1999) oppure Nuphar.
Qui di seguito viene proposta una possibile classificazione scientifica relativamente ai livelli tassonomici superiori di questo genere[3]:

Famiglia : Nymphaeaceae definita dal botanico inglese Richard Anthony Salisbury (2 maggio 1761- 1829) nel 1805.
Tribù : Nuphareae definita dal botanico, numismatico e orientalista tedesco Stephan Ladislaus Endlicher (Presburgo, 24 giugno 1804 – Vienna, 28 marzo 1849) in una pubblicazione del 1839.
Genere : Nuphar, Sm. (1809)

Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica sorgente]

Sul territorio italiano è presente una sola specie di questo genere:

  • Nuphar lutea L. - Ninfea gialla: è una pianta la cui altezza varia da 20 a 200 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è idrofita radicante (I rad); il tipo corologico è Eurasiatico; l'habitat tipico sono le acque stagnanti; la diffusione sul territorio italiano è discontinua (rara al sud) fino ad una altitudine di 1500 m s.l.m..

Eventualmente all'estremo est della zona alpina può essere presente la seguente specie:

  • Nuphar pumila (Timm) DC. (sinonimi = N. tenellum Rchb.; = Nymphosanthus pumilus (Timm) Fernald; = N. tenella Rchb.) - Ninfea nana: differisce dalla Nuphar lutea soprattutto per i fiori più piccoli ( 2 - 3 cm) ma sempre gialli e molto simili a quelli di Nuphar lutea. Nel centro del fiore lo stimma è finemente dentato con 8 – 10 strisce brune a disposizione raggiante. È una pianta la cui altezza varia da 70 a 150 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è idrofita radicante (I rad); il tipo corologico è Eurosiberiano; l'habitat tipico sono le acque stagnanti. Questa pianta è diffusa nella Carinzia e alcune province austriache più a nord, quindi occasionalmente potrebbe trovarsi nella vicina provincia di Udine.

Altre specie del genere[modifica | modifica sorgente]

Qui sono elencate le specie di Nuphar più note con accanto il nome del primo botanico che le ha individuate e l'anno di pubblicazione:

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

In questo elenco sono indicati alcuni ibridi intragenerici:

  • Nuphar × intermedia Ledeb. (1830) (sinonimo = N. × spenneriana)
  • Nuphar × minima Spenner (1827), non Sm. (sinonimo = N. × spenneriana)
  • Nuphar × spenneriana Gaudin (1828) – Ibrido fra: N. lutea e N. pumila.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Il genere Nuphar ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Nenuphar Link, (1822)
  • Nymphozanthus Richard, (1811)

Generi simili[modifica | modifica sorgente]

Il genere Nymphaea è strettamente correlato al genere Nuphar. La differenza più evidente sta nel fatto che in Nymphaea i petali sono più grandi dei sepali, mentre in Nuphar i petali sono molto più piccoli dei sepali. Anche la maturazione del frutto è diversa: il frutto di Nymphaea affonda sotto il livello dell'acqua subito dopo che il fiore si è chiuso, mentre i frutti di Nuphar restano al di sopra del livello dell'acqua fino a maturità.
Entrambi i generi hanno foglie con una incisura radiale dalla circonferenza al picciolo.
Le ninfee sono talvolta chiamate fiori di loto, ma non vanno confuse con le specie di loto indiano del genere Nelumbo, usate nella cucina asiatica e sacre all'Induismo ed al Buddhismo. Il genere Nelumbo inoltre appartiene ad un'altra famiglia (Nelumbonaceae), e un ordine diverso (Proteales).

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Nuphar) era già usato dagli antichi greci sotto la forma di ”noufar” (informazione ricavata dagli scritti di Dioscoride Pedanio (Anazarbe in Cilicia, 40 circa – 90 circa) che fu un medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma ai tempi dell'imperatore Nerone) ; probabilmente l'origine di questo vocabolo va ricercata nella lingua persiana dove esiste la parola ”ninufar” (un giglio d'acqua) o anche nella parola araba ”nauphar” o ”nyloufar”[4].
Il nome scientifico attualmente accettato di questo genere (Nuphar) è stato proposto dal botanico inglese Sir James Edward Smith (2 dicembre 1759 – 17 marzo 1828) nella sua opera intitolata ”Florae Grecae Prodromus” del 1809[4].
Nei paesi anglosassoni queste piante vengono chiamate ”Brandy-bottle” in quanto significativamente ad un profumo vagamente alcolico si associa la forma ad ampolla del frutto.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

I dati morfologici si riferiscono soprattutto alle specie europee e in particolare a quelle spontanee italiane.

Il portamento (Nuphar pumila)

Sono piante acquatiche che vivono di preferenza nelle acque ferme o a lento decorso. L'altezza può arrivare fino a 2 metri (dipende dalla profondità del bacino acquatico), La forma biologica delle specie di questo genere è idrofita radicante (I rad); ossia sono piante acquatiche perenni le cui gemme si trovano sommerse o natanti e hanno un apparato radicale che le ancora al fondale. Molte caratteristiche avvicinano questa pianta alle Monocotiledoni anche se inizialmente sono state classificate nelle Dicotiledoni.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono fissate sul fondo fangoso e sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: (in questo casi si tratta della parte sommersa) il fusto è rizomatoso a portamento prostrato e ramificato. Questo fusto è diverso dai fusti aerei delle piante terrestri in quanto non deve sostenere nessun peso; di conseguenza le parti legnose sono ridotte al minimo a favore dei tessuti aeriferi. Infatti questi fusti (come anche i piccioli e i peduncoli) sono percorsi da ampi canali aeriferi (per assicurare il galleggiamento e portare l'ossigeno alle radici). In genere i fusti risultano flaccidi ma tenaci ed estensibili per adattarsi continuamente ai differenti livelli dell'acqua.
  • Parte epigea: è praticamente assente.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie (Nuphar lutea)

Le foglie sono grandi a forma cordato o saggitata, appiattite e peltate. Queste foglie galleggiano (o sono semi-sommerse) e sono provviste di stomi solo sulla pagina superiore. La lamina fogliare possiede una nervatura che parte dal nervo centrale e si dirama verso i margini sdoppiandosi più volte (non sono presenti i nervi trasversali). Le due pagine (quella sopra e quella sotto) hanno ovviamente strutture anatomiche diverse interfacciando due elementi completamente differenti (aria e acqua). La lamina superiore è protetta da uno strato ceroso (questo per non essere bagnata, così l'acqua scivola via senza bloccare le aperture aerifere) e cosparsa da diversi stomi preposti appunto allo scambio aerifero ed è di colore verde; mentre quella inferiore è violacea. Spesso è presente un certo dimorfismo fogliare: in alcune specie sono presenti delle foglie sommerse, più chiare e fragili (a lamina quasi cartacea) non peltate.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è composta da fiori solitari portati sul pelo dell'acqua sorretti da peduncoli radicali.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Il fiore (Nuphar lutea)
Località: "Giardino Botanico delle Alpi Orientali", Monte Faverghera (BL), 1500 m s.l.m. - 23/06/2007

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi, polipetali (con un numero imprecisato di petali), spirociclici (i petali sono a disposizione spiralata/ciclica[5]), in genere tutti gli altri elementi del fiore (calice e componenti riproduttivi) sono a disposizione spiralata. Il perianzio è ipogino. Il colore dei fiori vari dal giallo al porporino.

* K 4, C molti A molti, G 8-molti (semi-infero) [6]
  • Calice: i sepali del calice normalmente sono 5 (variano da 4 a 7) ed hanno una consistenza carnosa a forma concava. Sono di tipo petaloide e sono colorati: è quindi la parte più vistosa del fiore (funzione vessillifera); sono inoltre persistenti alla fruttificazione.
  • Corolla: i petali sono più piccoli dei sepali e sono ridotti a delle squame; sono più simili agli stami che a dei petali veri e propri; la forma in genere è obovata. Il loro numero varia fino ad una ventina e più. Il nettare si trova alla base di questi petali sulla parte esterna della superficie.
  • Androceo: gli stami sono numerosi (numero indefinito), portati da brevi filamenti, ripiegati verso l'esterno e caduchi; l'inserzione degli stami (multi-seriale) è del tipo ipogino e a spirale. Le antere maturano molto dopo lo stimma.
  • Gineceo: l'ovario è supero e breve; la forma è globulare-ovoidale. L'ovario è formato da numerosi carpelli (8 o più) saldati insieme e con placentazione laminare[7]. Dai carpelli si dipartono da otto a trenta stimmi sessili (sono quasi privi dello stilo). Questi sono disposti a raggiera all'apice dell'ovario e piegano verso l'esterno. Il centro di questi stimmi è depresso. Gli stimmi maturano subito alla prima apertura del fiore.
  • Fioritura: generalmente in estate.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una capsula quasi legnosa; la forma è simile ad una ampolla. La sua posizione è sopra il pelo dell'acqua, e quindi matura all'aria aperta (contrariamente al frutto a maturazione sommersa delle “vicine” Nymphaea). Quando si stacca dalla pianta galleggia e a maturazione completata si suddivide nei vari carpelli che lo compongono. In questi sono contenuti numerosi semi ovoidali immersi in una sostanza vischiosa e senza arillo[2]. La disseminazione avviene sul pelo dell'acqua (dispersione idrocoria), ma anche a mezzo degli uccelli (dispersione zoocoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Questo genere è distribuito in tutti i continenti. La maggioranza delle specie provengono dall'America del nord, comunque comprende anche alcune specie rustiche perfettamente adattate ai nostri climi.
Due specie vivono spontaneamente sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla diffusione delle specie alpine[8].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
N. lutea 1 collinare
montano
Ca Ca/Si neutro medio bagnato A1 tutto l'arco alpino
(escl. CN AO NO BL UD)
N. pumila 1 montano
subalpino
Si acido basso bagnato A1 UD (al confine?)

Legenda e note alla tabella.
Per il “substrato” con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).

Comunità vegetali:
1 = comunità acquatiche natanti o sommerse


Ambienti:
A1 = acque permanenti

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

  • Sostanze presenti: tutta la pianta contiene notevoli quantità di acido tannico concentrate soprattutto nelle foglie e nel rizoma[2].
  • Proprietà curative: la medicina popolare usa queste piante per le loro proprietà astringenti (limita la secrezione dei liquidi), o contro la dissenteria e l'emorragia. Si pensa che il rizoma infuso nel latte sia utile contro le blatte[2].
  • Parti usate: rizoma, foglie e fiori.

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

Le Ninfee sono piante molto decorative e di facile coltivazione per cui sono molto comuni nei giardini acquatici di tutto il mondo. Sono piante rustiche che prediligono diverse tipologie di fondali fangosi, ma sempre in acque poco mosse o a lento deflusso. L'impianto va fatto in acque poco profonde: 15 – 30 cm. Se la posizione è soleggiata una fioritura abbondante è garantita. La moltiplicazione può essere fatta per cespi (specialmente se si tratta di cultivar o ibridi e quindi facilmente sterili) o per seme.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 799
  2. ^ a b c d Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 106
  3. ^ Crescent Bloom. URL consultato il 1º ottobre 2009.
  4. ^ a b Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 105
  5. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - pag. 28
  6. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 30 settembre 2009.
  7. ^ Strasburger, op. cit., pag. 800
  8. ^ Flora Alpina. Vol. 1, op. cit., pag. 118

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 105.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 274, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 118.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 779, ISBN 88-7287-344-4.

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