Nuovo Ordine

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Emblema del terzo Reich (1933-1945)

Il Nuovo Ordine (in tedesco Neue Ordnung), le cui premesse ideologiche erano già state esposte nel Mein Kampf (La mia battaglia) di Hitler, fu una teoria ed una prospettiva geopolitica elaborata dal regime, dalle gerarchie politiche nazionalsocialiste e dagli intellettuali tedeschi tra gli anni venti e quaranta, che prevedeva l'imposizione di un nuovo ordine internazionale che la Germania avrebbe dovuto imporre prima in Europa e, secondo alcuni, anche nel resto del mondo.[1][2][3][4][5] L'espressione nacque prima dell'inizio della guerra, ma venne pubblicamente annunciata nel 1941:

« L'anno 1941 sarà, ne sono convinto, l'anno storico per un grande Nuovo Ordine Europeo. »
(Discorso di Adolf Hitler al Berlin Sportpalast[6])

I Tedeschi, considerati "popolo di signori" (Herrenvolk), avrebbero avuto il primo posto, ma a ciascuna delle nazioni privilegiate sarebbe stato riservato un "grande spazio" (Grossraum), nel quale esse avrebbero imposto la propria "guida" (Führung)[7]. Il Nuovo Ordine, infatti, prevedeva la creazione di uno stato pangermanista strutturato secondo l'ideologia nazional-socialista e con ottica espansionista verso l'Europa Orientale, come anche l'eliminazione fisica, l'espulsione o la riduzione a semplice manodopera dei cosiddetti "subumani" (Untermenschen).[8][9]. Il desiderio del Terzo Reich di espandersi a spese dei propri vicini fu una delle cause della seconda guerra mondiale.

Gli storici sono divisi sullo scopo finale di tale politica: mentre alcuni credono che essa avrebbe designato solo il continente europeo, altri ritengono che avrebbe dovuto condurre ad un governo mondiale sotto il controllo tedesco.[10]

Il Nuovo Ordine[modifica | modifica sorgente]

Il tentativo di applicazione del Nuovo Ordine in Europa: il momento di maggior espansione delle Potenze dell'Asse durante la seconda guerra mondiale.
« Nei centri del mio nuovo Ordine verrà allevata una gioventù che spaventerà il mondo. Io voglio una gioventù che compia grandi gesta, dominatrice, ardita, terribile. Gioventù deve essere tutto questo. L'animale rapace, libero e dominatore, deve brillare ancora dai suoi occhi. I giovani debbono imparare il senso del dominio. Debbono imparare a vincere nelle prove più difficili la paura della morte »
(Adolf Hitler[11])

La Germania come cuore dell'Impero[modifica | modifica sorgente]

Nel Nuovo Ordine Europeo la Germania doveva rivestire un ruolo di guida che, in questa ideologia geopolitica, era giustificato da motivazioni di diverso genere: geografiche, in quanto la Germania era centrale all'interno del continente e protesa geopoliticamente verso l'espansione in tutte le direzioni; demografica, in quanto "potenza proletaria" in forte crescita; e storica, in quanto si riteneva che lo sviluppo della potenza tedesca e dei popoli germanici in generale fosse inarrestabile.[12]

Centrali sono i concetti di Lebensraum (Spazio vitale), inteso nella geopolitica nazionalsocialista come lo spazio necessario ad ogni popolo per sopravvivere e svilupparsi a seconda del proprio potenziale culturale e demografico, e di Grossdeutsches Reich, la Grande Germania intesa come centro di un Impero Europeo in gestazione.[13]

Tutto ciò avrebbe dovuto realizzarsi con la creazione di un Ordine nazionalsocialista, di cui vengono gettate le basi nei castelli dell'Ordine dove vengono realizzati tirocini di quattro anni da parte delle migliori leve del NSDAP.[14]

La gerarchia degli Stati in Europa[modifica | modifica sorgente]

« Germania ed Italia non intendono restaurare un dominio (Herrschaft) ma rivendicano un ruolo di guida »
(Editoriale del Frankfurter Zeitung, 5 gennaio 1941)

In Europa il nazionalsocialismo puntava alla disgregazione del vecchio ordine statuale internazionale per instaurare un Neuordnung Europas (Nuovo Ordine Europeo): una gerarchia tra Stati suddivisa su vari livelli.[15]

Al vertice del sistema doveva collocarsi la Grande Germania, completa di tutti i territori popolati da genti di etnia germanica (Austria, Alsazia, Lorena, Lussemburgo, Boemia, Moravia, Prussia e Polonia occidentale) ed i suoi 100 milioni di abitanti, in ruolo di guida continentale insieme all'Italia fascista.[13]

Di seguito le nazioni secondarie del Patto Tripartito: Ungheria, Romania, Bulgaria più i firmatari Slovacchia e Croazia e la Finlandia (paese associato al Patto).[16][17]

Viene poi stabilita una graduatoria dei popoli occupati a seconda dei compiti ad essi assegnati: la Francia di Vichy, fortemente industrializzata, Olanda e Belgio, Norvegia e Danimarca sono messi al primo livello. Successivamente la Svizzera e la Svezia, neutrali ma egemonizzati di fatto; all'ultimo gradino, ridotti a semplici "colonie", i Paesi occupati militarmente (Polonia, Ucraina, Boemia-Moravia e Grecia), utilizzati come manodopera e lavoratori produttori di materie prime e derrate alimentari[15][17].

Quest'immensa "piramide" abbracciava al culmine dell'espansione nazista ben 2,5 milioni di km² e 250 milioni di abitanti.[18] Mai nella storia una potenza europea aveva dominato in modo così esteso sul continente, dominandone la quasi totalità.[19]

La gerarchia razziale in Europa[modifica | modifica sorgente]

Questi immensi territori occupati erano destinati (secondo piani che rimasero perlopiù abbozzati) a «missioni» differenti all'interno del «Nuovo Ordine Europeo».

Alle gerarchie politiche ed economiche se ne aggiungevano infatti altre, più rigide, a sfondo razziale, che vedevano agli ultimi posti gli Slavi e gli Ebrei. Per i primi si prospettava, dopo essere stati privati dei loro intellettuali e della loro classe dirigente, il ritorno a una vera e propria condizione di schiavi, rilanciando le forme più retrive del lavoro schiavistico impiegato nelle campagne, nelle miniere, in tutte le fatiche pesanti; per i secondi non era prevista altra soluzione se non quella dell'espulsione dal suolo europeo, o in alternativa lo sterminio. Lo stesso destino spettava agli Zingari.

Accanto a selezioni "in negativo", avvennero anche selezioni positive, in parte riconducibili a motivazioni di natura etnico-razziale, laddove vi fossero parti della popolazione assoggettata che si voleva sottoporre a processi di selezione in vista di una «germanizzazione» (Eindeutschung) o «ri-germanizzazione» (Wiedereindeutschung). Ciò avveniva laddove gli esperti razziali nazionalsocialisti individuavano significativi resti di «germanità».[20]

Riferendosi ai Cechi, Hitler dispose: «la metà di essi deve essere "assimilata" deportandola in Germania in qualità di schiavi a servizio dell'industria carente di manodopera». Circa l'altra metà gli ordini furono impartiti in un memorandum segreto che ne prevedeva l'eliminazione, a partire dagli intellettuali.

Il 2 ottobre 1940, Hitler impartì gli ordini circa il trattamento da riservare ai Polacchi ad Hans Frank, al governatore della Polonia:[21][22]

« I polacchi sono soprattutto adatti ai lavori umili... Per loro un miglioramento è inconcepibile. In Polonia bisogna tener basso il tenore di vita, non si deve permettere che esso si innalzi... I polacchi sono pigri e per farli lavorare bisogna usare mezzi coercitivi... Il Governatorato Generale deve servirci solo come riserva di operai non qualificati... Di là ogni anno, potremo prenderci gli operai di cui il Reich abbisogna... I sacerdoti polacchi dovranno predicare quel che noi vorremo che predichino. Se qualche prete si comporterà diversamente, ce ne sbarazzeremo alla svelta. Il compito del prete è di far modo che i Polacchi restino tranquilli, stupidi e ottusi... È indispensabile tener presente che l'alta borghesia e la piccola nobiltà polacca debbono cessare di esistere; ciò potrà sembrare crudele, ma esse vanno sterminate, ovunque risiedano... I polacchi debbono avere un unico signore, il tedesco. Due signori non possono esistere e non debbono esistere. Pertanto tutti i rappresentanti della intelligentsija polacca vanno sterminati. È la legge della vita... »

La stessa sorte toccherà poi ai Russi dopo il 1941: popoli ritenuti inferiori da debellare e decimare o immediatamente o mediante il lavoro schiavistico. Così si espresse Erich Koch, commissario del Reich per l'Ucraina, a Kiev il 5 marzo 1943:[23]

« Noi siamo la razza dei signori e dobbiamo governare in modo giusto ma duro... Io spremerò sino all'ultimo questo paese... La popolazione deve lavorare, lavorare e ancora lavorare... Noi siamo una razza superiore, e dobbiamo ricordarci che il lavoratore tedesco del livello più basso è, razzialmente e biologicamente, mille volte superiore a questa popolazione. »

Il 23 luglio 1942 Martin Bormann, capo della cancelleria del NSDAP e segretario personale di Adolf Hitler, affermò in un memorandum:

« Gli Slavi devono lavorare per noi. Coloro di cui non abbiamo bisogno possono anche morire... La fertilità degli Slavi è indesiderabile. Possono usare contraccettivi o praticare l'aborto, più lo faranno meglio sarà. L'educazione è pericolosa. È sufficiente che sappiano contare fino a cento... ogni persona educata è un futuro nemico. »

In un discorso tenuto a Poznan ai Gruppenführer (comandanti di gruppo) delle SS il 4 ottobre 1943, Heinrich Himmler, capo delle SS e della polizia tedesca, disse:[24][25]

« Regola assoluta per le SS devono essere l'onestà, la correttezza, la lealtà, l'amicizia verso gli appartenenti alla nostra stessa razza; e verso nessun altro. La sorte d'un Russo o d'un Ceco mi è del tutto indifferente... Che le altre nazioni vivano nell'opulenza o che crepino di fame mi interessa solo nella misura in cui abbiamo bisogno di loro come schiavi al servizio della nostra Kultur ["civiltà"]; altrimenti non m'interessa. Che diecimila donne russe che lavorano a scavare una trincea anticarro cadano a terra sfinite, mi importa solo in quanto quel fossato anticarro sia portato a termine per la Germania.
Noi certo non saremo mai brutali e insensibili fin quando non sia necessario. Noi Tedeschi, che siamo i soli al mondo a rispettare gli animali, saremo ugualmente rispettosi verso questi animali-uomini. Ma sarebbe un crimine contro la nostra razza prenderci cura di loro e dar loro un ideale, perché questo renderebbe più difficile per i nostri figli e per i nostri nipoti tenerli sotto controllo... Se qualcuno mi viene a dire: «Non posso far costruire la trincea anticarro da bambini e da donne; è inumano, perché ne moriranno», io ho il dovere di rispondergli: «Tu sei un assassino della tua gente, perché se la trincea non viene scavata, moriranno dei soldati tedeschi. Ed essi sono figli di madri tedesche: appartengono alla nostra razza.».
Questo è quanto vorrei inculcare in ogni SS ed è quanto credo d'aver inculcato effettivamente come una delle leggi più sacre per i tempi a venire: «Nostra cura, nostro dovere è solo il nostro popolo, la nostra razza.». Questo dev'essere la nostra preoccupazione, il nostro pensiero, il nostro lavoro, la nostra lotta: questo e nient'altro. Tutto il resto non è che bolle di sapone, impostura verso il nostro stesso popolo, ostacolo alla nostra prossima vittoria nella guerra. »

Il confine eurasiatico[modifica | modifica sorgente]

Il bacino del fiume Enisej in Siberia. Il fiume Enisej sarebbe dovuto essere la linea di divisione in Eurasia tra l'Impero giapponese ed il Terzo Reich.[26]

Nel 1942 si tenne una conferenza diplomatica segreta tra la Germania nazista e l'Impero giapponese, nella quale le due potenze decisero di spartirsi l'Asia lungo la linea che segue il fiume Enisej fino al confine della Cina, e poi lungo il confine tra Cina e l'Unione Sovietica, i confini settentrionali e occidentali dell'Afghanistan, e il confine tra l'Iran e l'India (l'odierno Pakistan era allora parte dell'India).[26]

L'Asia[modifica | modifica sorgente]

La "Grande area di prosperità dell'Asia orientale"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande area di prosperità dell'Asia orientale.

Il Giappone aveva un suo progetto di «grande Asia» estesa dalla Manciuria alla Nuova Guinea, con una struttura piramidale ipotizzata per il Nuovo Ordine Europeo.

Alla base dovevano esserci i territori "coloniali" veri e propri (Hong Kong, Singapore, il Borneo, Timor, la Nuova Guinea); in una collocazione intermedia i Paesi "autonomi", ma controllati politicamente e militarmente dal Giappone (Indonesia e Malesia); in una posizione la più vicina possibile al Giappone, gli "alleati" (Thailandia, Birmania, Indocina, Filippine, Cina e Manciukuo).

Si trattava di un tentativo di organizzare un sistema di economie integrate per realizzare lo sfruttamento razionale delle immense risorse di materie prime (il 95% del caucciù naturale del mondo, il 90% dello stagno, il 90% della canapa, il 90% del chinino, il 70% del riso)[27][28] concentrate nei territori controllati dai giapponesi tra il 1941 ed il 1942. A differenza dei Tedeschi, però, i Giapponesi non arrivarono mai a pianificare l'annientamento dei popoli sottomessi ma anzi si sforzarono, soprattutto in Birmania, nelle Filippine e in Indonesia, di assecondare in chiave antioccidentale i movimenti di indipendenza e tutti gli incipienti nazionalismi asiatici, indicando a ognuno la possibilità di accedere alla «sfera di coprosperità» al fianco dell'Impero giapponese.

Il Medio Oriente e l'Asia Centrale[modifica | modifica sorgente]

Dopo il pianificato crollo dell'URSS, Hitler intendeva intensificare la guerra nel Mediterraneo.[29] L'OKW produsse studi concernenti un attacco contro il Canale di Suez attraverso la Turchia, un'offensiva verso Baghdad-Basra dal Caucaso (gran parte del quale era già sotto occupazione tedesca dopo a seguito di Fall Blau) in supporto dei nazionalisti arabi in rivolta, e operazioni in Afghanistan e in Iran diretta contro l'India britannica.[30] Hitler non pensava a una colonizzazione tedesca della regione, e riteneva che fosse stato molto più facile che fossero gli Italiani a controllare almeno il Levante.[31][32][33] Gli Ebrei del Medio Oriente dovevano essere uccisi, come Hitler promise al Gran Mufti di Gerusalemme nel novembre 1941.[32]

Hitler volle rafforzare i suoi legami con la Turchia, alleato di lungo corso della Germania, per via della sua posizione strategica ai confini di Europa, Asia e Africa e della sua lunga storia come stato ostile e nemico dell'Impero russo e della seguente Unione Sovietica.[34] Per assicurarli che la Germania intendeva operare con loro con basi a lungo raggio, ai Turchi venne garantito uno stato egualitario nel Nuovo Ordine dominato dai Tedeschi, e furono loro promessi alcuni territori che avrebbero potuto desiderare per ragioni di sicurezza. Una rettifica delle frontiere turche a spese della Grecia, la creazione di stati cuscinetto nel Caucaso sotto influenza turca, una rettifica della frontiera con la Siria ( ferrovia di Baghda e lo Stato di Aleppo) con l'Iraq (la regione di Mosul), così come una soluzione alla "questione Egea" per provvedere alla Turchia un'adeguata protezione contro le usurpazioni dell'Italia nel Dodecaneso italiano.[34] Il Mar Nero (che Hitler denigrava come "un mero stagno per rane")[35] sarebbe stato inoltre concesso alla Turchia come parte della sua sfera di influenza, e per questo motivo negò la necessità di una flotta tedesca di stanza nella regione per rimpiazzare Flotta sovietica del Mar Nero.[34] La Crimea (indicativamente soprannominata Gotenland dai nazisti) sarebbe stata ciononostante fortificata per assicurare un permanente possesso tedesco della penisola, e il Mar Nero sfruttato come una "illimitata" fonte di pesce.[36]

L'Iran occupato dagli Alleati sarebbe dovuto passare dalla parte dell'Asse, eventualmente per mezzo di una rivolta.[30] La possibilità di un Iran come bastione antisovietico fu considerato sin dagli anni '30, e coincise con la dichiarazione da parte di Hitler dell'Iran come uno "stato ariano" (il nome Iran significa letteralmente "terra degli ariani" -ovvero degli indoari- in persiano). Il cambiamento del nome di Persia in Iran nel 1935 venne eseguito dallo Scià su suggerimento dell'ambasciatore tedesco in Iran come segno di "solidarietà ariana".[37] Alla vigilia della seconda guerra mondiale la Germania era già il principale partner commerciale dell'Iran, seguita dall'URSS, Regno Unito e Stati Uniti.[37]

Durante le manovre diplomatiche pre-belliche, l'Ufficio Affari Esteri del partito nazionalsocialista prese un interesse speciale per l'Afghanistan, nella convinzione che il Kaiserreich non fosse riuscito a sfruttare il paese diplomaticamente durante la prima guerra mondiale nonostante la spedizione Niedermayer-Hentig.[38] L'obiettivo era di assicurarsi che il paese fosse rimasto neutrale durante un possibile conflitto anglo-tedesco, e anche di usarlo militarmente contro l'India britannica e/o l'Unione Sovietica.[38] Nonostante le buone relazioni tra l'Ufficio Esteri del NSDAP e il governo afghano, il Ministero degli Esteri sotto Ribbentrop favorì il rovesciamento di quel governo e la restaurazione del sovrano Amānullāh Khān, che viveva in esilio sin dal 1929.[39] Hitler alla fine andò a supportare l'ufficio di Rosenberg su questo tema.[39] Dopo l'armistizio franco-tedesco del 1940, il governo di Kabul provò a chiedere a Berlino sui piani tedeschi concernenti il futuro dell'Afghanistan.[40] Di speciale interesse erano i confini del dopoguerra - il governo afghano sperava di vedere la "liberazione" di 15 milioni di afghani etnici che vivevano nell'India britannica, e la messa in sicurezza del confine settentrionale afghano in modo tale che l'espansione verso l'Oceano Indiano diventasse possibile (vedi Pashtunistan).[40] Dopo l'inizio dei colloqui sull'Asse Tedesco-Sovietico di ottobre-novembre (e la possibile espansione della sfera di influenza sovietica nell'Asia meridionale e in India era sul tavolo), Berlino fu riluttante a dare alcuna offerta vincolante a Kabul.[41]

L'Arabia Saudita di Ibn Saud veniva vista come un naturale alleato, e le si sarebbero concessi territori nell'Arabia sud-occidentale e la Transgiordania.[42] Inoltre venne discussa la creazione nel dopoguerra di una Grande Unione Araba satellite.[31]

Sebbene inizialmente intendesse concedere all'Italia il controllo della regione, dopo che il paese defezionò nel campo Alleato nel 1943 Hitler cominciò a considerare sempre più i paesi islamici e i movimenti panarabi come gli alleati naturali della Germania nazionalsocialista, in opposizione ai "traditori" Italiani. Il 17 febbraio 1945 in particolare spiegò ai suoi collaboratori il suoi rammarico per come la precedente alleanza della Germania con il suo vicino meridionale le avesse impedito di procedere con una politica più rivoluzionaria nei confronti del mondo arabo, cosa che gli avrebbe inoltre permesso di uscire dalla sfera d'influenza britannica e francese nella regione[43]:

« Il nostro alleato italiano è stata una causa di imbarazzo per noi, ovunque. Fu questa alleanza, ad esempio, a impedirci di perseguire una politica rivoluzionaria nell'Africa settentrionale. Per la natura stessa delle cose, tale territorio stava divenendo una riserva italiana e come tale il Duce lo rivendicava. Se fossimo stati soli, noi avremmo potuto emancipare i paesi musulmani dominati dalla Francia e ciò avrebbe avuto ripercussioni enormi nel Vicino Oriente, dominato dall'Inghilterra, e in Egitto. Ma essendo le nostre sorti legate a quelle degli italiani, il perseguimento d'una simile politica non era possibile. Tutto l'Islam fremeva alle notizie delle nostre vittorie. Gli egiziani, gli iracheni e l'intero Vicino Oriente, tutti erano pronti a sollevarsi in rivolta. Si pensi semplicemente a quel che avremmo potuto fare per aiutarli, anche soltanto per incitarli, come sarebbe stato al contempo il nostro dovere e nel nostro interesse! Ma la presenza degli italiani al nostro fianco ci paralizzò, creò una sensazione di malessere tra i nostri amici dell'Islam, i quali, inevitabilmente, videro in noi dei complici, volenti o nolenti, dei loro aggressori. Poiché gli italiani, in queste parti del mondo, sono ancor più odiati, naturalmente, degli inglesi e dei francesi. Il ricordo delle barbare rappresaglie adottate contro i senussi è tuttora vivo. E inoltre, la ridicola pretesa del Duce di essere considerato la Spada dell'Islam desta ora, come prima della guerra, le stesse sghignazzate di scherno. Questo titolo, che si addice a Maometto e a un grande conquistatore come Omar, Mussolini se lo fece conferire da pochi miserabili bruti ch'egli aveva indotto a ciò o con la corruzione o con il terrore. Ci si presentò una grande opportunità di perseguire una splendida politica nei riguardi dell'Islam. Ma perdemmo l'autobus, come lo abbiamo perduto in parecchie altre occasioni, grazie alla nostra fedeltà all'alleanza con l'Italia!

In questo teatro di operazioni, dunque, gli italiani ci impedirono di giocare la nostra carta migliore, la emancipazione dei sudditi francesi e l'incitamento alla rivolta nei paesi oppressi dagli inglesi. Tale politica avrebbe destato l'entusiasmo di tutto l'Islam. È tipico del mondo musulmano, dalle sponde dell'Atlantico a quelle del Pacifico, che quanto influisce su un paese, per il bene o per il male, influisce su tutti. »

(Adolf Hitler, Il testamento di Adolf Hitler,17 febbraio 1945)

L'India[modifica | modifica sorgente]

Bandiera della Legione SS India libera.
Il Feldmaresciallo Rommel ispeziona i legionari della Indische Legion nella Francia occupata, febbraio 1944.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Indische Legion e Governo dell'India Libera.

Hitler provava idee denigratorie nei confronti dell'India[44]. Egli considerava il dominio coloniale britannico del subcontinente come esemplare e desiderava che il dominio tedesco nell'Europa dell'Est occupata assomigliasse ad esso[44]. Hitler aveva una bassa considerazione del movimento indipendentista indiano, e dichiarò che i combattenti per la libertà appartenevano a una razza inferiore di "giocolieri asiatici"[44]. Già nel 1930 si parlava del movimento di liberazione indiano come la ribellione della "razza inferiore indiana contro la razza superiore nordica inglese", e che gli inglesi erano liberi di trattare come volevano gli attivisti indiani sovversivi[45]. Nel 1937, prima che esplodessero le ostilità con la Gran Bretagna, offrì un consiglio disinteressato al ministro degli esteri britannico Lord Halifax sul modo migliore per trattare il movimento indipendentista indiano: «Fucilate Gandhi per primo e se non basta fucilate una dozzina di leader del suo partito del Congresso. Se ancora non basta fucilatene duecento. E andate avanti così, finché l'ordine sarà ristabilito»[45]. L'ideologo nazista Alfred Rosenberg affermò che sebbene la cultura vedica fosse in origine ariana, ogni sangue nordico era andato perduto da molto tempo a causa della miscelazione razziale[44]. Come Hitler, considerava il dominio britannico in India come desiderabile[44].

Durante i primi anni della guerra in Europa, Hitler, così come cercò di raggiungere un accordo con la Gran Bretagna, maturò anche l'idea che l'India avrebbe dovuto rimanere sotto il controllo britannico dopo la guerra, visto che nella sua mente l'unica alternativa sarebbe stata l'occupazione sovietica del subcontinente[44]. Come la Gran Bretagna respinse le offerte di pace tedesche, Hitler ordinò il 17 febbraio 1941 di preparare uno studio militare per una post-operazione Barbarossa in Afghanistan contro l'India[29]. L'obiettivo di questa operazione non era tanto quello di conquistare il subcontinente, ma di minacciare le posizioni militari britanniche lì presenti per forzare la Gran Bretagna ad accettare le trattative[29]. Una settimana dopo l'operazione in Afghanistan fu l'oggetto di una discussione tra il Capo dello Stato Maggiore dell'esercito Franz Halder, l'Oberbefehlshaber des Heeres Walter von Brauchitsch e il capo della Operationsabteilung OKH Adolf Heusinger[46]. In una valutazione prodotta in data 7 aprile 1941, Halder stimò che l'operazione avrebbe richiesto 17 divisioni e un reggimento separato[46].

Il rivoluzionario indiano Subhas Chandra Bose fuggì dall'India il 17 gennaio 1941 e arrivò a Berlino via Mosca[47]. Lì propose l'organizzazione di un governo indiano in esilio ed esortò l'Asse a dichiarare il loro sostegno alla causa indiana[47]. Egli riuscì ad ottenere tali promesse dal Giappone dopo la caduta di Singapore e poi anche dall'Italia, ma i tedeschi rifiutarono[45]. A Bose fu concesso un colloquio con Mussolini, ma Hitler si rifiutò di vederlo, anche se poi gli permise l'accesso a Joachim von Ribbentrop dopo molte difficoltà[45]. Il ministro degli Esteri tedesco era scettico di tali sforzi, visto che l'obiettivo tedesco era quello di utilizzare Bose per la propaganda e l'attività sovversiva, soprattutto dopo il modello del colpo di stato pro-Asse in Iraq del 1941[48]. Queste misure di propaganda includevano trasmissioni radio anti-Raj e il reclutamento di prigionieri di guerra indiani per la "Legione India Libera"[49]. Bose finalmente incontrò Hitler il 29 maggio 1942[50]. Nel corso della discussione, che in gran parte fu costituita da un monologo di Hitler a Bose[45], il Fuhrer espresse il suo scetticismo sulla prontezza dell'India per una ribellione contro il Raj, e le sue paure di un'occupazione sovietica dell'India[50]. Egli affermò che se la Germania avesse dovuto fare qualcosa per l'India avrebbe dovuto prima conquistare la Russia, dato che la strada per l'India avrebbe potuto essere realizzata solo attraverso quel paese[45], anche se promise di sostenere finanziariamente Bose e aiutarlo a trasferirsi in Estremo Oriente[50]. Bose poi descrisse l'incontro affermando che era impossibile coinvolgere Hitler in seria discussione politica[45].

Il 18 gennaio 1942, fu deciso che il subcontinente indiano avrebbe dovuto essere diviso tra le potenze dell'Asse. La Germania avrebbe ottenuto la parte dell'India britannica che oggi è approssimativamente il Pakistan, mentre il resto fu assegnato al Giappone[51].

L'Africa[modifica | modifica sorgente]

Mappa approssimativa della Mittelafrika: in blu scuro sono indicate le colonie tedesche in Africa fino alla prima guerra mondiale e in blu i territori da conquistare. Le colonie portoghesi, altre possibili annessioni, sono indicate in blu chiaro.

La concezione geopolitica di Hitler sull'Africa occupò sempre una posizione secondaria rispetto alle questioni europee, in base al pensiero secondo cui "Una politica coloniale ha senso solo se prima controlli il continente". I suoi stessi annunci pubblici prima della scoppio della guerra, in cui reclamava la restituzione delle ex-colonie tedesche, avevano lo scopo principale di fungere da merce di scambio per promuovere obiettivi territoriali nella stessa Europa. Questa zona era comunque destinata a scendere anch'essa sotto il controllo tedesco in un modo o nell'altro, dopo aver prima ottenuto la supremazia nel proprio continente.[52]

Le intenzioni generali di Hitler per la futura organizzazione dell'Africa prevedevano la divisione del continente in parti fondamentali. La parte settentrionale e orientale doveva essere assegnata all'alleato italiano, mentre la parte centrale sarebbe caduta sotto il controllo tedesco. Il rimanente settore meridionale sarebbe stato controllato da uno stato Afrikaner filonazista costruito su base razziale.[52].

All'inizio del 1940 il Ministro degli Esteri Joachim von Ribbentrop si mise in contatto con i leader sudafricani ritenuti simpatizzanti della causa nazionalsocialista, informandoli che la Germania era intenzionata a reclamare la sua precedente colonia dell'Africa del Sud-Ovest, divenuta poi un mandato dell'Unione Sudafricana.[53] Il Sudafrica sarebbe stato compensato con le acquisizioni territoriali dei protettorati britannici dello Swaziland, dello Basutoland e del Bechuanaland e della colonia Rhodesia Meridionale[53]. Sulla divisione delle colonie francesi tra Spagna ed Italia, Hitler preferì non pronunciarsi durante la guerra per non perdere l'appoggio della Francia di Vichy.

Nel 1940 lo stato maggiore della Kriegsmarine elaborò un piano molto più dettagliato, corredato da una mappa che mostra una proposta di impero coloniale tedesco delineato in blu (il colore tradizionale utilizzata nella cartografia tedesca per indicare la Sfera d'influenza tedesca, in contrasto con il rosso o rosa che rappresentava l'Impero britannico) in Africa sub-sahariana, che si estendeva dall'Oceano Atlantico all'Oceano Indiano[54]. Tale progetto sarebbe stato il raggiungimento dell'agognato obiettivo tedesco della Mittelafrika, e forse sarebbe stato persino più ambizioso. Inoltre, sarebbe anche servito per fornire una base dalla quale la Germania avrebbe raggiunto una posizione preminente nel continente africano, così come la conquista dell'Europa orientale avrebbe fatto ottenere uno status analogo su tutto il continente europeo.

A differenza dei territori che sarebbero stati acquistati in Europa (in particolare nella Russia europea), per queste aree non si era però previsto un ampio insediamento della popolazione tedesca. La creazione di un vasto impero coloniale doveva servire principalmente a fini economici, in quanto avrebbe fornito alla Germania la maggior parte delle risorse naturali che non sarebbe stata in grado di trovare nei suoi possedimenti continentali, così come un supplemento di manodopera quasi illimitata. La politica razziale della Germania nazista sarebbe comunque stata applicata rigorosamente, con la segregazione di bianchi e neri e la punizione dei rapporti interrazziali, per mantenere la purezza della razza ariana.

L'Impero Coloniale in Africa sarebbe stato costituito da tutte le colonie tedesche perse dopo la prima guerra mondiale, oltre ad alcuni dei possedimenti africani di Francia, Belgio e Inghilterra: il Congo francese e il Congo belga, la Rhodesia Settentrionale e la Rhodesia Meridionale (la Rhodesia Meridionale forse sarebbe stata ceduta al Sudafrica), Nyasaland, il Kenya meridionale con Nairobi (il Kenya settentrionale all'Italia), Uganda, Gabon, Ubangui-Chari, Nigeria, Dahomey, la Costa d'Oro britannica, Zanzibar, quasi tutto il Niger e il Ciad, e anche le basi navali di Dakar e Bathurst[55].

Una seconda parte del piano comportava la costruzione di un'enorme serie di basi navali e aeree fortificate per le future operazioni contro l'emisfero occidentale attraversa gran parte della costa atlantica dell'Europa e dell'Africa da Trondheim in Norvegia fino al Congo belga, come così come molte isole come Capo Verde e le Azzorre. Un'iniziativa meno estese, ma simile, era destinata alla costa orientale dell'Africa.

L'America[modifica | modifica sorgente]

Il Nord America[modifica | modifica sorgente]

Prima di completare l'attesa conquista tedesca dell'Europa, la classe dirigente nazista sperava di tenere gli Stati Uniti fuori dal conflitto militare che era allora crescente in Europa.[56] In un'intervista condotta da John Cudahy per Life Magazine, nella primavera del 1941, Hitler dichiarò che un'invasione tedesca della dell'emisfero occidentale era assurda come un'invasione della Luna, ed era una bugia promossa dalle grandi imprese americane nella speranza di guadagnare grandi profitti dalla guerra.[57]

I movimenti filo-nazisti americani come Friends of the New Germany e German-American Bund non svolsero alcun ruolo nei piani di Hitler per il paese, e non ricevettero alcun supporto finanziario o verbale dalla Germania dopo il 1935.[58] Ad ogni modo, esse, insieme a certi gruppi di avvocati dei nativi americani, come la filo-fascista American Indian Federation, sarebbero state usate per minare l'amministrazione Roosevelt dall'interno per mezzo della propaganda.[59][60] La propaganda nazista si spinse fino a dichiarare che la Germania avrebbe restituito agli Indiani le terre espropriate, mentre Goebbels predisse che essi provavano poca lealtà nei confronti dell'America e avrebbero preferito ribellarsi piuttosto che combattere contro la Germania.[59] I nazisti consideravano i Sioux, e per estensione tutti i nativi americani, Ariani onorari (in tedesco Ehrenarier) in quanto come gli ariani nordici anche loro erano originari di Atlantide (gli ariani erano la quinta "razza radice" secondo la teosofia) e usavano la svastica,[59] una teoria che venne seguita nel ritratto favorevole ai nativi americani nei western tedeschi degli anni '30 come Der Kaiser von Kalifornien. Da ragazzo, Hitler fu un lettore entusiasta dei western di Karl May[61] e disse ad Albert Speer che tornava ancora a loro per un'ispirazione nei moment di difficoltàt;[62] i western di Karl May erano orientati molto favorevolmente agli Indiani d'America.

Hitler in verità considerava la società americana con disprezzo, affermando che gli Stati Uniti (cui si riferiva costantemente come "Unione americana") erano "metà giudaizzati, e per l'altra metà negrizzati"[63] e che se c'erano persone decenti in America erano tutte di origine tedesca.[64] Rosenberg riferì sdegnato che a Chicago una «grande cattedrale cattolica appartiene ai negri» e che c'era un «vescovo nero» che vi celebrava la messa: era l’«allevamento di fenomeni bastardi»;[65] a sua volta, Hitler sentenziava e denunciava che «sangue ebraico» scorreva nelle vene di Franklin Delano Roosevelt, la cui moglie aveva comunque un «aspetto negroide»[66]

Già nel 1928 aveva affermato che la Germania nazionalsocialista doveva prepararsi per la lotta finale contro gli Stati Uniti per l'egemonia.[67] Nella seconda metà del 1941, quando la vittoria dell'Asse contro l'URSS e la Gran Bretagna sembrava ormai certa, Hitler iniziò a progettare un enorme ampliamento della Kriegsmarine, proiettata fino ad includere 25 corazzate, 8 portaerei, 50 incrociatori, 400 sottomarini e 150 cacciatorpediniere, superando di gran lunga l'espansione navale che era già stata decisa nel 1939 con il Piano Z.[68] Lo storico Gerhard L. Weinberg ha dichiarato che questa super-flotta era destinata contro l'emisfero occidentale.[68] Hitler considerò anche l'occupazione delle portoghesi Azzorre, Capo Verde e Madera e le isole spagnole delle Canarie per negare agli inglesi una basi per le azioni militari contro L'Europa controllata dai nazisti, e anche per acquisire le basi navali atlantiche per operazioni contro il Nord America.[69][70] Hitler desiderava utilizzare le isole per "dispiegare bombardieri a lungo raggio contro le città americane dalle Azzorre ".[71] Nel luglio del 1941, Hitler si avvicinò all'ambasciatore giapponese Ōshima con l'offerta di condurre una lotta comune contro gli Stati Uniti.[72] In questa battaglia finale per il dominio del mondo, Hitler aspettava una sconfitta Gran Bretagna per supportare eventualmente le forze dell'Asse con la sua potente flotta.[70] Egli ha affermato che «l'Inghilterra e l'America un giorno avranno una guerra tra di loro, che sarà condotta con il più grande odio che si possa immaginare. Uno dei due paesi dovrà sparire.»[73] e «Io non sarò più lì a vederlo, ma mi rallegro per conto del popolo tedesco, l'idea che un giorno vedremo l'Inghilterra e la Germania marciare insieme contro l'America».[74]

La conquista fisica degli Stati Uniti era, tuttavia, improbabile[75] e la disposizione futura dei territori americani rimase nuvolosa nella mente di Hitler.[76] Egli percepiva la battaglia attesa con tale paese come, almeno sotto il suo governo, una sorta di "battaglia dei continenti" con un Vecchio Mondo dominato dai nazisti in lotta per il dominio globale contro il Nuovo Mondo, in cui la Germania avrebbe ottenuto il comando del mondo, piuttosto che stabilire un controllo diretto su di esso.[77] Ulteriori decisioni su tutta la linea sarebbero state lasciate alle future generazioni di governanti tedeschi.

Il Canada era ben poco presente nelle concezioni naziste del mondo post-bellico. Poiché gli obiettivi politici di Hitler erano principalmente focalizzati sull'Europa orientale, prima e durante la guerra considerò gli Stati Uniti come un fattore trascurabile nella politica nel mondo, mentre il Canada lo interessava ancora meno.[78] Egli raggruppò politicamente il paese insieme agli Stati Uniti, in Nord America dominato dagli americani, e lo considerò altrettanto "materialista, razzialmente imbastardito, e decadente", come il suo vicino meridionale.[78] Nel 1942, quando espresse il suo timore di un imminente collasso dell'impero britannico, che preferiva rimanesse intatto, Hitler credeva che gli Stati Uniti avrebbero conquistato e annesso il Canada alla prima occasione,[79] e che i canadesi avrebbero velocemente accettato una tale mossa.[78]

Questa mancanza di direzione politica dall'alto fece sì che i politici nazisti interessati di rappresentare gli interessi della Germania e le relazioni con il Canada dovettero ricorrere ad una linea improvvisata della politica che essi credevano fosse in accordo con i desideri di Hitler.[78] Il paese era noto per la sua abbondanza di risorse naturali, e a causa della sua grande dimensione geografica accoppiata con una bassa densità di popolazione venne definito come "un paese senza popolo", a differenza della Germania, che veniva considerata "un popolo senza spazio" (Volk ohne Raum).[78] Nel suo diario di viaggio del 1934 in Canada, Zwischen USA und dem Pol ("Tra gli Stati Uniti e il Polo Nord"), il giornalista tedesco Colin Ross descrisse la società canadese come artificiale, perché era composta di molte parti diverse che non erano legate insieme da sangue o da una lunga tradizione (mettendo in evidenza in particolar modo le differenze tra i canadesi di origine francese e inglese), e che per questo motivo non si poteva parlare di una nazione canadese o Volk.[80] Di conseguenza il sistema politico del paese era considerato meccanico e non biologico, e Ottawa non costituiva "il cuore della nazione". A causa di questi due fattori i canadesi vennero considerati incapaci di comprendere la "vera cultura", e l'immigrazione tedesca in Canada venne considerata un errore, perché gli emigranti sarebbero stati costretti a vivere in una "civiltà vuota".[81]

Il Sud America[modifica | modifica sorgente]

Tra gli obiettivi della Germania nazista c'era anche la dominazione economica del Sud America a est delle Ande.[82] Né Hitler né alcun altro importante leader nazista mostrò mai molto interesse verso l'America Latina, se non come esempio di avvertimento di "mescolanza razziale".[83] Tuttavia, la NSDAP/AO fu attiva in diversi paesi dell'America latina (in particolare tra i brasiliani di origine tedesca), e le relazioni commerciali tra la Germania e i paesi del Sud America vennero visti come di grande importanza.[84] Negli anni 1933-1941, l'obiettivo nazista in Sud America fu quello di ottenere l'egemonia economica espandendo il proprio commercio a spese delle potenze occidentali.[85] Hitler credeva anche che l'Europa dominata dalla Germana avrebbe rimpiazzato gli Stati Uniti come principale partner commerciale del continente.[86] Le speranze naziste a lungo termine per la penetrazione politica della regione vennero collocate sui movimenti fascisti locali, come ad esempio gli Integralisti in Brasile e i Peronisti in Argentina, in combinazione con l'attivazione politica delle comunità di immigrati tedeschi.[87] Hitler sperò anche di vedere gli immigrati tedeschi "ritornare" dall'emisfero occidentale per colonizzare l'Est conquistato[88] Pur essendo i Tedeschi del Sud America di tanto in tanto sospettati di adottare un "atteggiamento latino verso la vita", i leader nazisti credevano che la loro esperienza di lavoro nelle aree sottosviluppate li rendessero ideali per colonizzare i territori orientali annessi.[89]

Hitler ipotizzò anche di avviare in Argentina (un Paese che aveva già una vasta popolazione di origine tedesca) un massiccio insediamento di coloni tedeschi.[90]

L'Antartide[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nuova Svevia.
Mappa della Nuova Svevia.
Carta tedesca dell' Antartide, nel 1941.

La Nuova Svevia (Neuschwabenland in tedesco), una zona dell'Antartide con una superficie di 600.000 km² compresa tra le longitudini 20° E e 10° O (situata nella Terra della regina Maud, rivendicata dalla Norvegia), fu rivendicata dalla Germania nazista dal 19 gennaio 1939 all'8 maggio 1945.

Come altri paesi, la Germania inviò diverse spedizioni in Antartide a fine '800. La prima spedizione fu guidata dal professore di geologia Erich Dagobert von Drygalski nel 1901. La spedizione composta da 27 uomini durò più di due anni, la loro nave Gauß, rimase bloccata per più di 14 mesi nella banchisa. Agli studiosi, geografi, è dovuta la scoperta della Terra di Guglielmo II.
La seconda spedizione ufficiale (1911-1912) fu guidata da Wilhelm Filchner. Fece studi per scoprire se l'Antartide era costituito da un'unica terra. Con la sua nave, la Deutschland, penetrò nel mare di Weddell, allora inesplorato.
La terza spedizione (1938-1939), guidata da Alfred Ritscher, fu organizzata col principale obiettivo di creare una zona per la caccia alle balene. All'epoca l'olio di balena era la principale materia prima per la fabbricazione della margarina e del sapone e la Germania comprando 200 000 t/an dai norvegesi era il secondo importatore mondiale.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi spedizione Nuova Svevia.

Il 17 dicembre 1938 partì da Amburgo la nave Schwabenland, con 57 persone a bordo (33 membri della spedizione e 24 dell'equipaggio della Schwabenland). Nel gennaio 1939 la nave arrivò presso la costa dell'Antartide (4° 15´ O 69° 10´ S) e avvistò la terraferma. Le settimane seguenti i due idrovolanti Dornier Do J della nave, il Passat e il Boreas, effettuarono una quindicina di voli realizzando più di 11.000 fotografie aeree. L'equipaggio installò una base temporanea e fece sventolare tre bandiere naziste. Nel mese di febbraio la nave ripartì per la Germania. Dal nome della nave Schwabenland (Svevia) prese in seguito nome il territorio esplorato (Nuova Svevia, appunto).

Furono pianificate altre due spedizioni per le estati del 1939-1940 e del 1940-1941, ma furono annullate a causa dell'inizio della Seconda guerra mondiale. La seconda spedizione avrebbe dovuto studiare la fattibilità della costruzione di una base navale, che probabilmente avrebbe dovuto servire per controllare una parte dell'Oceano Indiano e del Canale di Drake, tra gli oceani Atlantico e Pacifico.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Base 211.

La leggenda vuole che la spedizione tedesca in Nuova Svevia fosse stata organizzata dalle forze armate per scopi prettamente militari e di sviluppo delle armi. Secondo alcune fonti di tipo complottista[91], infatti, sotto il ghiaccio sarebbe nascosta la leggendaria Base 211, ove i tedeschi avrebbero tentato di costruire ipotetiche nuove armi e veicoli come il Vril; altre teorie, anch'esse prive di qualunque validità oggettiva, immaginano invece che questa base sarebbe stata il rifugio segreto di Adolf Hitler, dove egli stesso avrebbe fondato le basi per la costruzione di un futuro Quarto Reich, per poi ripartire alla conquista del mondo[91].

Nessun paese riconobbe le rivendicazioni tedesche, essendo tra l'altro il Terzo Reich fuori dalla Società delle Nazioni, e il Trattato Antartico del 1959 sospese tutte le rivendicazioni territoriali. Oggi la base tedesca Neumayer è situata sulla banchisa in prossimità di questa zona. Il nome Neuschwabenland (qualche volta chiamata "New Schwabenland" o "New Swabia") è tuttora usato in alcune mappe.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Con la firma del Patto Tripartito (27 settembre 1940) la Germania nazista, l'Italia fascista e l'Impero giapponese si impegnarono di fatto nella costituzione del Nuovo Ordine rispettivamente nell'Europa continentale (costituzione della Grande Germania o Großdeutschland), nel Mediterraneo (Grande Italia) e nell'Asia orientale (Grande Asia). Il Patto si ispirava infatti al concetto che i popoli "giovani e proletari" (tedeschi, italiani, giapponesi) avessero la missione di strappare il dominio del mondo ai popoli "ricchi e decadenti" (inglesi e statunitensi in primis).

Tra la fine del 1941 e fino alla metà del 1942 la situazione militare era complessivamente favorevole alle Potenze dell'Asse su tutti i principali fronti di guerra: su quello del Pacifico; dell'Atlantico, dove in questi mesi si intensificava l'attività dei sommergibili tedeschi U-Boot ai danni del naviglio mercantile degli Alleati; sul fronte orientale, dove ancora non era sostanzialmente scattata la controffensiva sovietica; ed anche nella Campagna del Nord Africa, dove nel gennaio 1942 un ennesimo rovesciamento di fronte aveva portato le truppe italo-tedesche a rioccupare l'intera Cirenaica ed a stringere di nuovo d'assedio il porto di Tobruk. Fu anche questo il periodo in cui la relativa stasi nei combattimenti lasciò emergere con più nettezza gli aspetti ideologici della guerra.

Dopo l'8 settembre 1943 l'Italia, sebbene si fosse creata la Repubblica Sociale Italiana (RSI) alleata alle Potenze dell'Asse, scendeva, da una posizione di preminenza, al livello delle potenze secondarie del Patto Tripartito (Romania, Bulgaria, Ungheria, etc).[17]

La colonizzazione dell'Europa[modifica | modifica sorgente]

Mappa propagandistica che mostra i piani tedeschi di ri-colonizzazione del Reichsgau Wartheland.
Il Gauleiter Greiser saluta il milionesimo tedesco del Reichsgau Wartheland, 1944.

Nel 1942, l'impero di Hitler comprendeva gran parte dell'Europa, ma parte dei territori annessi aveva problemi di sottopopolamento in relazione ai desideri del Reich stesso[92] che, dopo aver acquisito il suo Lebensraum, aveva bisogno di popolare queste terre secondo il Generalplan Ost[92]. Il tutto doveva essere realizzato prima della fine della guerra con un "riordino delle relazioni etnografiche"[92].

Il primo passo di questo progetto venne intrapreso da Hitler già il 7 ottobre 1939, quando Himmler fu nominato commissario del Reich per il consolidamento della Germandom (Reichskommissar für die Festigung deutschen Volkstums) (RKFDV)[92]. Questa posizione autorizzò Heinrich Himmler a rimpatriare i cittadini di origine tedesca (Volksdeutscher) residenti nella Polonia occupata[92], ruolo che gli venne poi esteso su tutti gli altri territori occupati da germanizzare. Per far posto ai coloni tedeschi, centinaia di migliaia di polacchi, francesi e sloveni che vivevano in queste terre vennero trasferiti oltre frontiera[93]. La maggior parte dei Volksdeutscher di Himmler vennero acquisiti dalla sfera di interesse sovietica, con gli scambi di popolazioni tra Germania nazista e URSS[93].

Alla fine del 1942 un totale di 629.000 Volksdeutscher erano stati nuovamente insediati, ed erano in corso i preparativi per il trasferimento di altri 393.000, con l'obiettivo a lungo termine del reinsediamento di altri 5,4 milioni di Volksdeutscher, soprattutto dalla Transilvania, Banato, Francia, Ungheria e Romania[93].

Colonizzazione/re-insediamento al 1º giugno 1944[94]
Territorio di origine Totale Re-insediati nei territori orientali annessi
Estonia e Lettonia 76.895 57.249
Lituania 51.076 30.315
Volhynia, Galizia, Narew 136.958 109.482
Governatorati generali dell'est 32.960 25.956
Bessarabia 93.342 89.201
Bucovina settentrionale 43.670 24.203
Bucovina meridionale 52.149 40.804
Dobrugia 15.454 11.812
Romania 10.115 1.129
Gottschee e Lubiana 15.008 13.143
Bulgaria 1.945 226
Resto della Serbia 2.900 350
Russia 350.000 177.146
Grecia 250
Bosnia 18.437 3.698
Slovacchia 98
Sud Tirolo 88.630 Reich, Protettorato, Lussemburgo: 68.162
Francia 19.226 Alsazia, Lorena, Lussemburgo, Reich, Protettorato: 9.572
Totale 1.009.113 662.448

Sfruttamento dei territori annessi[modifica | modifica sorgente]

Nei territori occupati dai nazisti tra il 1939 ed il 1945 avvenne la prima esperienza pratica del Nuovo Ordine Europeo: a livello economico ovunque fu applicato il modello "di rapina", precedentemente realizzato dai sovietici, pur senza toccare gli stessi vertici di brutalità e di terrore. Tutte le principali risorse e attività produttive furono drenate verso la Germania, con operazioni commerciali realizzate attraverso un sistema di clearing controllato dai Tedeschi ed i corsi dei cambi stabilizzati in riferimento al marco come moneta dominante. Nel corso della guerra furono così prelevati in totale 125 miliardi di marchi, ai quali bisogna aggiungere le materie prime, i rifornimenti alimentari e la manodopera deportata[95].

Trasferimenti coatti di manodopera[modifica | modifica sorgente]

Con la generalizzazione estrema delle deportazioni (decreto «Notte e Nebbia» del 7 dicembre 1941) si incrementarono anche i trasferimenti coatti di manodopera in prospettiva bellica: nel 1942 giunsero in Germania ben 5 milioni di lavoratori stranieri, tra i quali solo 1,5 milioni era costituito da prigionieri di guerra, mentre il resto costituiva un vero e proprio "esercito del lavoro servile", importato dall'est (1 milione) e dal resto dell'Europa (2,4 milioni). Nel 1943 arrivarono dal Belgio, dall'Olanda e dalla Francia circa 750.000 lavoratori[96]. Nel settembre 1944 i lavoratori stranieri erano 7,5 milioni (2 milioni di prigionieri di guerra), mentre nel dicembre dello stesso anno salirono a 8,1 milioni[97]. Gli operai qualificati francesi costituivano la parte più pregiata di questo bottino e la Francia, in quanto il più ricco dei Paesi occupati, fu sottoposta a un metodico e sistematico saccheggio[97].

Si può stimare che i cittadini stranieri (uomini e donne) che lavorarono nel Reich furono circa 13 milioni; di essi più di 8 milioni di lavoratori civili, circa 4 milioni di prigionieri di guerra, e più di 1,5 milioni di detenuti nei campi di concentramento e nei campi di lavoro per ebrei. Per fare un confronto, nel corso della Prima guerra mondiale, in cui pur si era fatto un impiego lavorativo massiccio sia dei prigionieri di guerra (russi) che di civili (belgi e polacchi), il loro numero complessivo arrivò a 2 milioni di unità.[98] Imprecisato è poi il numero di persone che lavorarono per il Reich restando nel proprio paese d'origine, ad esempio reclutati dall'Organizzazione Todt, così denominata dal nome del ministro degli Armamenti Fritz Todt, predecessore di Albert Speer.

Ovunque si registrò un massiccio ingresso di partecipazioni di capitali tedeschi nelle industrie locali, in un tentativo di "pianificazione" dall'alto teso a coordinare le direttive per la produzione agricola e industriale sulla base delle esigenze della guerra totale. Si puntava cioè ad arrivare a un sistema integrato, con una sorta di divisione internazionale del lavoro che prevedeva il decentramento di alcune delle produzioni di guerra nei Paesi occupati (Polonia ad esempio), commesse per i beni di consumo per quelli di livello tecnologico più elevato (Francia) e con l'Europa sud-orientale vista come un vasto spazio economico complementare per la Germania, sbocco di mercato per i prodotti della sua espansione industriale.

Sterminio degli ebrei[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1941 gli ebrei furono costretti a portare un distintivo giallo quando si trovavano in pubblico; la maggioranza di essi fu costretta a vivere in ghetti murati, dove rimasero isolati dal resto della popolazione. Nel gennaio 1942 la Conferenza di Wannsee guidata da Reinhard Heydrich (diretto subordinato del capo delle SS Heinrich Himmler), stese i piani per la "Soluzione finale della questione ebraica" (Endlösung der Judenfrage). A partire da allora, e fino alla fine della guerra, vennero sistematicamente uccisi più di sei milioni di ebrei[99][100][101][102], nonché milioni tra omosessuali, zingari, slavi, prigionieri politici e appartenenti ad altre minoranze. Questo genocidio viene chiamato Olocausto in italiano e Shoah in ebraico.

Il Generalplan Ost[modifica | modifica sorgente]

Parallelamente venne ideato il Generalplan Ost ("Piano generale per l'Est"), di cui però non rimane alcun documento, ma soltanto ricostruzioni basate su appunti ed idee astratte. Pare che esso prevedesse due progetti, uno da attuare durante e l'altro dopo la guerra, per la riorganizzazione e la pulizia etnica dei territori slavi che sarebbero dovuti essere annessi. Nel giro di dieci anni il piano prevedeva il genocidio, l'espulsione o la riduzione in schiavitù degli slavi che avrebbero ancora vissuto nei territori del Terzo Reich; mentre 250 milioni di Tedeschi avrebbero invece vissuto nel Lebensraum ("spazio vitale") ingrandito del Tausendjährige Reich ("Reich Millenario").[5]

Stime indicano che, se i nazisti avessero vinto la guerra, avrebbero deportato circa 51 milioni di Slavi dall'Europa centrale e orientale oltre gli Urali[103].

Altri aspetti del Nuovo Ordine[modifica | modifica sorgente]

Altri aspetti del Nuovo Ordine furono: gli esperimenti di assideramento e di inoculazioni di malattie, condotti dai medici nazisti sugli Ebrei e sui prigionieri di guerra; il massacro di interi paesi, come Lidice (presso Praga), Oradour-sur-Glane (in Francia, presso Limoges), Marzabotto (in provincia di Bologna); le atroci rappresaglie in ragione di dieci, cinquanta e persino cento ostaggi fucilati per ogni tedesco ucciso; la riduzione delle giovani prigioniere più avvenenti alla condizione di prostitute alla mercé delle truppe (secondo una pratica adottata anche più sistematicamente dai Giapponesi).[104]

Nella cultura popolare[modifica | modifica sorgente]

Il progetto del Nuovo Ordine è servito da sfondo narrativo per il videogioco di guerra ucronico Wolfenstein: The New Order, in cui il protagonista, l'agente speciale americano Blazkowicz, dopo essere stato in coma per 14 anni, si risveglia in un mondo completamente stravolto e distopico, dove la Germania nazista ha vinto la seconda guerra mondiale e conquistato il mondo intero.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Augusto Camera e Renato Fabietti, Elementi di storia Vol. III, Zanichelli, pagina 1.501
  2. ^ Moeller van der Bruck, Das dritte Reich, Hamburg, 1931; trad. in inglese Germany's third Empire, New York, 1941.
  3. ^ Alfred Rosenberg, Der deutsche Ordenstaat, Monaco, 1934.
  4. ^ Franz Neumann, Behemoth. Struttura e pratica del nazionalsocialismo, Mondadori, 2000.
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  6. ^ Hitler Speech at the Berlin Sports Palace (January 30, 1941) | Jewish Virtual Library
  7. ^ «Geheimreden 1933 bis 1945», Berlino, 1974. Stando al discorso tenuto il 4 ottobre 1943 a Poznan da Heinrich Himmler ai Gruppenführer (comandanti di gruppo) delle Waffen SS, queste ultime sarebbero dovute esser oneste, leali ed amiche nei confronti dei Tedeschi e "verso nessun altro". Al contrario, però, la Waffen SS stessa costituì intere divisioni di SS combattenti appartenenti alle più diverse religioni, etnie e nazionalità europee ed extraeuropee, ad esempio quelle formate da arabi, russi, mussulmani, statunitensi, inglesi e indiani.
  8. ^ Gumkowkski, Janusz; Leszcynski, Kazimierz (1961). Poland Under Nazi Occupation. Polonia Pub. House. Hitler's War; Hitler's Plans for Eastern Europe
  9. ^ Augusto Camera e Renato Fabietti, Elementi di storia Vol. III, Zanichelli, p. 1502
  10. ^ Lee, Stephen J. (1987). The European dictatorships, 1918-1945, p. 196. Cambridge University Press.
  11. ^ Adolf Hitler, Mein Kampf, Edizioni di Ar, 2010
  12. ^ Moeller van der Bruck, Das dritte Reich, Hamburg, 1931; trad. in inglese Germany's third Empire, New York, 1941
  13. ^ a b Franz Neumann, Behemoth. Struttura e pratica del nazionalsocialismo, Mondadori, 2000. Inserito nel "Research Institute on Peace and Post-War Problems" dell'American Jewish Comitee
  14. ^ Alfred Rosenberg, Der deutsche Ordenstaat, Monaco, 1934
  15. ^ a b Flavio Floriani, Storia illustrata della seconda guerra mondiale, Giunti
  16. ^ Marino Viganò, Il Ministero degli affari esteri e le relazioni internazionali della RSI, Edizioni Universitarie Jaca, Milano, 1991
  17. ^ a b c Germania nazista dal 1936 al 1939
  18. ^ Giorgio Bocca, Storia d'Italia nella guerra fascista 1940-1943, Mondadori; pagina 400
  19. ^ Gustavo Corni, Il sogno del "grande spazio". Politiche d'occupazione nell'Europa nazista, Editori Laterza, Bari 2000, pagina 16
  20. ^ Gustavo Corni, Il sogno del "grande spazio". Politiche d'occupazione nell'Europa nazista, Editori Laterza, Bari 2000, pagina 17
  21. ^ William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino; Einaudi, 1990, pagg. 1428-1429.
  22. ^ Augusto Camera e Renato Fabietti, Elementi di storia Vol. III, Zanichelli, pagina 1.502
  23. ^ In William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino; Einaudi, 1990, pagina 1429.
  24. ^ Geheimreden 1933 bis 1945, Berlino, 1974
  25. ^ Augusto Camera e Renato Fabietti, Elementi di storia Vol. III, Zanichelli, pagg. 1.537-1.538
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  27. ^ Giovanni De Luna, La storia, Volume IX L'età contemporanea. Dal primo al secondo dopoguerra, Garzanti, 1988 pp. 532/535
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Augusto Camera e Renato Fabietti, Elementi di storia Vol. III, Zanichelli.
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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]