Notorious - L'amante perduta

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Notorious - L'amante perduta
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Titoli di testa
Titolo originale Notorious
Paese di produzione USA
Anno 1946
Durata 101 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere thriller, drammatico, romantico
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto The Song of the Dragon di John Taintor Foote (non accreditato)
Sceneggiatura Ben Hecht

Alfred Hitchcock (non accreditato)
Clifford Odets (dialoghi delle scene d'amore, non accreditato)

Produttore David O. Selznick
Casa di produzione RKO Radio Pictures
Fotografia Ted Tetzlaff

Fotografo di scena: Robert Capa

Montaggio Theron Warth
Musiche Roy Webb
Scenografia Albert S. D'Agostino, Claude Carpenter, Darrell Silvera
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Notorious - L'amante perduta (Notorious), in alcune edizioni home video intitolato come Notorius, l'amante perduta, è un film del 1946 diretto da Alfred Hitchcock, con protagonisti Ingrid Bergman e Cary Grant.

È stato presentato in concorso al Festival di Cannes 1946.[1]

Nel 2006 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[2]

Trama[modifica | modifica sorgente]

I due protagonisti del film

Miami. Florida. 24 aprile 1946. Ore 15.20. Si conclude il processo contro la spia tedesca John Huberman: l'imputato è condannato a vent'anni di carcere. Un gruppo di giornalisti e di fotografi attende con impazienza di intervistare la figlia, Elena (Alicia nell'originale inglese), ma sono delusi perché lei se ne va senza rilasciare alcuna dichiarazione.

La donna, tempo dopo, ospita ad un party, offerto nella sua casa, un avvenente sconosciuto che le piace e che, in stato di evidente ubriachezza, corteggia. Il mattino successivo egli rivela la sua identità: è l'agente segreto T.R. Devlin e l'ha contattata per conto del governo americano, per chiederle di partecipare a una missione in Brasile, volta a smascherare un complotto filonazista. Elena, innamorata e desiderosa di riscattarsi, decide di accettare e parte con lui per Rio de Janeiro. Non si sente idonea all'incarico, ma è motivata principalmente dai suoi sentimenti; l'agente, invece, agisce in base ai suoi doveri di funzionario:

« Perché non fate riposare quel vostro cervello da poliziotto? Il vostro cervello lavora sempre su preconcetti: un delinquente è sempre tale, chi è compromesso non può cambiare. »
(Elena a Devlin)

Durante il viaggio in aereo riceve la notizia che il padre si è suicidato in carcere. A Rio le viene assegnato il compito di carpire informazioni al presunto capo dell'organizzazione nemica, un suo antico corteggiatore respinto, Alessio Sebastian, amico di suo padre. Tuttavia, ben presto, si trova in una posizione difficile perché Alessio, innamorato ancora di lei e finalmente convinto di poter essere ricambiato, le propone di sposarlo, sfidando inaspettatamente la madre, madame Anna Sebastian, diffidente e ostile ad Elena.

Devlin non si oppone al parere favorevole espresso dai suoi superiori sull'opportunità del matrimonio, ma soffre profondamente della situazione, reagendo in maniera amareggiata nei confronti di Elena che, amareggiata e delusa dalla freddezza dell'uomo che ama, si sacrifica per la missione e sposa Alexander. Tramite Devlin mantiene un contatto periodico con i servizi segreti americani per informarli sugli incontri che i nazisti tengono periodicamente in casa di Sebastian e sui loro movimenti.

Quando arriva alla certezza che la cantina nasconde un segreto, organizza un ricevimento per consentire a Devlin di indagare nella villa di persona. L'agente scopre che la cantina è il luogo in cui è nascosto il minerale di uranio in bottiglie di vino. Sebastian, esaurite le scorte di champagne, sorprende la moglie e Devlin nei pressi della cantina. Per deviare i sospetti, Devlin bacia appassionatamente Elena, fingendo di esserne l'amante. Alexander fiuta l'inganno: nota che la chiave della cantina gli è stata sottratta e che qualcuno vi si è introdotto e ha rotto una bottiglia.

Con la complicità della madre, Alexander la vuole far sparire e nello stesso tempo vuole impedire che i suoi scoprano che ha sposato una spia. Un veleno mischiato al caffè agirà lentamente, debilitandola fino alla morte. Colpita da frequenti malori e sempre più debole, Elena continua a recarsi coraggiosamente agli appuntamenti, per fornire informazioni a Devlin che, notando il peggioramento del suo stato di salute, lo attribuisce all'abuso di alcool.

Tuttavia non sopporta più il tormento che gli procura il ruolo che si è assunto e chiede di essere trasferito. All'ultimo incontro Elena però non si presenta. Devlin è preoccupato e, trasgredendo agli ordini ricevuti, decide di recarsi personalmente nella casa di Sebastian.

Nella villa è in corso una delicata riunione: alcuni membri del gruppo nazista sospettano di Sebastian. Di soppiatto allora egli sale ai piani superiori e trova Elena in fin di vita. Le dichiara finalmente il suo amore e la trae in salvo, lasciando il marito a dover giustificare l'accaduto alle altre spie. Il film si conclude con Devlin e la donna che s'allontanano in macchina, mentre Sebastian si avvia verso casa, dove dovrà rendere conto dell'accaduto alle spie naziste che hanno assistito alla fuga di Elena.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Hitchcock il 15 settembre 1944 aveva cenato con William Dozier, un produttore della RKO, e gli aveva parlato del soggetto del suo nuovo film; Dozier si era dichiarato interessato. David O. Selznick vendette sceneggiatura, attori e regista alla RKO per ottocentomila dollari e il cinquanta per cento dei profitti.[3]

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

David O. Selznick, durante le riprese di Io ti salverò, aveva proposto a Hitchcock un racconto dal titolo The Song of the Dragon di John Taintor Foote. Era stato pubblicato, molti anni prima, nel 1921, in due puntate sul Saturday Evening Post, il 12 e il 19 novembre, e il produttore ne aveva comprato i diritti e l'aveva conservato a lungo nei suoi archivi.[3]. Dal racconto, era già stato tratto un precedente film, Convoy diretto nel 1927 da Joseph C. Boyle e (non accreditato) Lothar Mendes.

Titolo[modifica | modifica sorgente]

Notorious è una parola inglese che contiene un'ambiguità di senso: significa noto, conosciuto, evidente, ma anche famigerato, malfamato. Il titolo del film fa riferimento al comportamento ritenuto generalmente immorale della protagonista.

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Hitchcock utilizzò il racconto come punto di partenza, rielaborandolo in modo consistente. L'affiancò alla sceneggiatura Ben Hecht, collaboratore alla sceneggiatura anche nel precedente film Io ti salverò.[3]

Cast[modifica | modifica sorgente]

Hitchcock volle assolutamente Ingrid Bergman nella parte della protagonista. L'attrice aveva appena interpretato il ruolo della dottoressa Costance Peterson in Io ti salverò ed era dunque alla sua seconda collaborazione col regista; avrà ancora il ruolo di Lady Henrietta ne Il peccato di Lady Considine.

«Molti notarono che raramente nella storia del cinema un'attrice era stata ripresa con tanta delicatezza e una tale adorazione».[3]

Cary Grant interpreta il protagonista maschile, il poliziotto Devlin, anch'egli, dopo Il sospetto, alla sua seconda collaborazione con Hitchcock, con cui lavorerà altre due volte in Intrigo internazionale e in Caccia al ladro. «La sua recitazione è perfettamente tesa sulla corda dell'ironia e il sottofondo mefistotelico della sua eleganza fa capolino nelle inquadrature che lo riprendono alle spalle».[4]

Claude Rains interpreta il ruolo del cattivo, la spia che s'innamora di Alicia. Al personaggio saprà dare tenerezza e sincerità. Aveva già recitato con Ingrid Bergam in Casablanca.

Il ruolo della madre della spia fu affidato ad un'importante attrice teatrale, Leopoldine Konstantin, che aveva lavorato nel 1911-1912 con il Deutsches Theater di Max Reinhardt ma che era sconosciuta negli ambienti cinematografici. Questa sarà la sua unica interpretazione in un film americano, ma rimarrà memorabile. Il ritratto di madre tirannica e possessiva che l'attrice incarna è di grande forza e incisività.[3]

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Le riprese durarono dall'ottobre del 1945 al febbraio del 1946.[3]

Prima[modifica | modifica sorgente]

La prima si ebbe il 6 settembre 1946.[3]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Il successo di pubblico e di critica fu grandissimo; il numero delle sale in cui era proiettato dovette essere raddoppiato.

Costi e ricavi[modifica | modifica sorgente]

Il costo originario era stato di due milioni di dollari: l'utile netto fu di otto milioni di dollari.[5]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il film è diventato un cult movie.

François Truffaut dichiara che è il film che preferisce, almeno fra quelli in bianco e nero del maestro, e lo definisce «la quintessenza di Hitchcock».

«Contiene poche scene ed è di una purezza magnifica; è un modello di come dovrebbe essere costruita una sceneggiatura. In questo film Hitchcock è riuscito a ottenere il massimo degli effetti col minimo di elementi».[6]

Noël Simsolo afferma: «Notorious è uno dei più bei film della Storia del Cinema. Hitchcock ha 47 anni e ha girato 32 film. La sua maturità permette a questo film di essere un diamante di una purezza inalterabile».[7]

Eric Rohmer e Claude Chabrol: «Quando uscì in Francia, questo splendido film - uno dei più belli di Hitchcock - trovò diversi critici disposti a giudicare il soggetto banale o nauseante. Ma già il loro modo di riassumerre l'intreccio dimostrava che non l'avevano capito».[8]


Mac Guffin[modifica | modifica sorgente]

Hitchcock stesso racconta a Truffaut che insieme a Ben Hecht era alla ricerca del Mac Guffin e come, dopo diverse ipotesi, avesse optato per la soluzione più semplice: un campione di uranio nascosto in una bottiglia di vino. L'idea dell'uranio creò qualche problema con i servizi segreti, perché proprio in quel periodo l'America stava preparando la bomba atomica.[6]

La pellicola uscì nelle sale nel 1946 ma il soggetto, in cui si fa riferimento all'uranio per costruire la bomba atomica, era stato scritto un anno prima che fosse sganciata la bomba su Hiroshima.

Tematiche e tecnica cinematografica[modifica | modifica sorgente]

L'illuminazione[modifica | modifica sorgente]

«In questo film fatto di primi piani, la materia mirabilmente esaltata dall'illuminazione di Ted Tetzlaff (volti, metallo, vetro, gioielli, tappeti e pavimenti a piastrelle) brilla d'uno splendore ora gelido, ora incandescente.»[9]

Temi[modifica | modifica sorgente]

Notorious è stato definito "film di spionaggio", mélo, "commedia sofisticata". Michael Renov lo definisce romance thriller.[10]

È l'ultimo film antinazista, che conclude la serie di film di impegno politico,Il prigioniero di Amsterdam, Sabotatori, Prigionieri dell'oceano, e i due documentari Bon Voyage e Aventure malgache girati dal regista durante la seconda guerra mondiale.

È una storia sul conflitto tra amore e dovere, fra morale individuale e bene collettivo, cioè su ciò che è immorale per il singolo ma che non sarebbe più tale se fatto per il bene supremo della collettività cui questo appartiene.

Ma è soprattutto una storia d'amore, una donna divisa fra due uomini, uno di cui è innamorata, ma che è incapace di avere fiducia in lei, l'altro che l'ama teneramente, ma che lei è costretta a tradire doppiamente, sia come moglie che come spia.

Sottotraccia, ma è presente il tema del conflitto Edipico, proprio della cinematografia matura del regista: la madre di Alessio è una figura imperiosa e inibente, di cui il figlio lamenta le interferenze nella vita amorosa, salvo poi rendersi conto che la genitrice, nel caso di Elena, aveva ragione a non fidarsi.

Drink alcolici, doppi whisky, coktail di frutta, la bottiglia di champagne che Devlin dimentica sulla scrivania del capo, tazze di caffè avvelenate, finte bottiglie di vino d'annata che contengono uranio, champagne che pericolosamente cala durante il ricevimento. Il bere è un motivo ricorrente del film. Elena appare all'inizio del film ubriaca, Devlin non crede che sia capace di cambiar vita e ancora, verso la fine, scambia i sintomi dell'avvelenamento per effetti dell'alcol: continuamente l'accompagna l'ombra della depravazione.[11]

Sequenze celebri[modifica | modifica sorgente]

Un bacio

Tre scene sono i cardini del film:

  • la sequenza del bacio.
    Nella prima parte del film, la scena sull balcone della casa di Rio de Janeiro, della durata di tre minuti, è diventata famosa per il bacio più lungo nella storia del cinema fino a quel momento, entrando così nel Guinness dei primati. Per aggirare le limitazioni imposte da Hollywood sui baci prolungati, Hitchcock ricorre a una successione di piccoli baci: Grant e Bergman alternano i baci alla preparazione della cena romantica e alla telefonata di Devlin al suo superiore.
  • la sequenza del ricevimento
    È caratterizzata da una grande suspense. Piano totale della sala ripreso dalla cima di un'altissima gru, poi una celebre carrellata parte dalla sommità delle scale e si conclude con il dettaglio della chiave che Elena tiene nella mano e scambierà nella mano di Devlin. «Il lungo e lento travelling ci mostra il cammino che dovranno compiere i protagonisti per ritrovare l'intimità della scena iniziale» (Noel Simsolo). La scena prosegue con il montaggio alternato di Elena che guarda preoccupata le bottiglie di champagne che si stanno esaurendo, il marito e il cameriere che stanno decidendo di scendere in cantina per una nuova provvista e Devlin che, nascosto nella cantina, sta cercando di scoprire il segreto delle spie. Culmina con il bacio che dovrrebbe sviare i sospetti del marito «Devlin fingerà di stringere Elena in un abbraccio falsamente falso, mentre il loro abbraccio simulato sarà un bacio autentico» (Rohmer-Chabrol)
  • la sequenza finale
    «Finale abbagliante ma conciso, sereno ma disperato, uno dei più <<pietrificati>> e rigorosi dell'intera storia del cinema» (Bruzzone-Caprara). Devlin irrompe nella casa Sebastian, uomo sbucato dall'ombra come un fantasma del Bene (anche nella prima inquadratura appariva di schiena e in controluce come un'ombra misteriosa): trascina Elena fuori dalla prigione per distruggere tutto ciò che l'incatena e finalmente si arrende alla forza dell'amore. Sebastian al contrario non potrà fuggire da quell'incubo. «Questo film costruito sulle tenebre e la luce, l'immobilità e il movimento, si chiude sul primo piano di una vettura che parte portando via Elena e Devlin e di una porta che si richiude su Sebastian».[12]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1946, festival-cannes.fr. URL consultato il 25 gennaio 2011.
  2. ^ (EN) Librarian of Congress Adds Home Movie, Silent Films and Hollywood Classics to Film Preservation List, Library of Congress, 27 dicembre 2006. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  3. ^ a b c d e f g Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino, 2006, pp. 359-381.
  4. ^ Bruzzone-Caprara, op. cit., p. 162.
  5. ^ Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, Gremese, Roma, 1992, p. 160.
  6. ^ a b François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, 2009, pp. 136-139.
  7. ^ Noel Simsolo, Alfred Hitchcock, Seghers, 1969, p. 58.
  8. ^ Rohmer-Chabrol, Hitchcock, Marsilio, Venezia, 1986, p. 82.
  9. ^ Rohmer-Chabrol, op. cit., p. 83.
  10. ^ Michael Renov, From Identification to Ideology: the Male System of Hitchcock «Notorious», «Wide Angle», n:4.1, 1980, citato da Veronica Pravadelli in: Alfred Hitchcock. Notorious, Lindau, Torino 2003, p. 12.
  11. ^ Bruzzone-Caprara, op.cit., pp. 161-162
  12. ^ Noel Simsolo, op.cit., pp. 58-59.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Veronica Pravadelli, Notorious, Lindau, Torino 2007. ISBN 978-88-7180-677-8
  • John Russel Taylor, Hitch, tradotto da Mario Bonini, Garzanti, Milano, 1980.
  • Gian Piero Brunetta, Alfred Hitchcock o l’universo della relatività, Padova, Liviana 1971 ora Il cinema di Alfred Hitchcock, Marsilio, Venezia 1994.
  • François Truffaut, Le cinéma selon Hitchcock, Paris, Laffont, 1966 (trad. it. Parma 1987), ora François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, tradotto da Giuseppe Ferrari e Francesco Pititto, Milano, Il Saggiatore, 2009 ISBN 978-88-565-0109-4
  • Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, tradotto da Carolina Sargian, Torino, Lindau, 2006 ISBN 88-7180-602-6
  • Fabio Carlini, Hitchcock, La Nuova Italia, Firenze 1974.
  • Riccardo Rosetti, Tutti i film di Hitchcock, Savelli Editore, Milano 1980.
  • Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, Gremese, Roma, 1992 ISBN 88-7605-719-6
  • Giorgio Simonelli, Invito al cinema di Hitchcock, Milano, Mursia, 1996 ISBN 88-425-2031-4
  • Giorgio Gosetti. Alfred Hitchcock, Il Castoro Cinema n. 178, Editrice Il Castoro, 2002.ISBN 88-8033-026-8
  • Rohmer-Chabrol, Hitchcock, Paris, Editions Universitaires, 1957, tradotto da Michele Canosa, Venezia, Marsilio, 2010 ISBN 978-88-317-6402-5
  • Paul Duncan, Tutti i film di Hitchcock, tradotto da Carolina Sargian, Torino, Lindau, 2007 ISBN 978-88-7180-710-2
  • Slavoj Zizek. L' universo di Hitchcock. Mimesis, 2008.
  • Bill Krohn, Hitchcock, Cahiers di cinéma, tradotto da Antonella Santambrogio, Milano, 2010, ISBN 978-2-8664-2579-1

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