Nosferatu a Venezia

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Nosferatu a Venezia
Nosferatu a Venezia.jpg
Titolo originale Nosferatu a Venezia
Paese di produzione Italia
Anno 1988
Durata 97 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere orrore, drammatico
Regia Augusto Caminito, Mario Caiano (licenziato), Luigi Cozzi (non accreditato), Klaus Kinski (non accreditato), Maurizio Lucidi (non accreditato)
Soggetto Alberto Alfieri, Leandro Lucchetti, Pasquale Squitieri (non accreditato)
Sceneggiatura Augusto Caminito
Produttore Augusto Caminito
Fotografia Tonino Nardi
Montaggio Claudio M. Cutry
Musiche Luigi Ceccarelli, Vangelis
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Nosferatu a Venezia è un film horror del 1988, diretto da Augusto Caminito con alcune parti girate da Luigi Cozzi, Maurizio Lucidi, dal protagonista Klaus Kinski e inizialmente affidato a Mario Caiano che abbandonò il set dopo pochi giorni a causa di diverbi con Kinski.

Nel cast figurano anche Christopher Plummer, Barbara De Rossi, Yorgo Voyagis e Donald Pleasence.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La patrizia veneziana Helietta Canins invita nella città dei Dogi uno studioso inglese, Paris Catalano, esperto in vampirismo. Ella vuole che venga a cessare per sempre quell'atmosfera cupa di leggende e di orrori che ancora grava nel suo palazzo, dove vive con la nonna e la giovanissima sorella Maria. Due secoli prima, infatti, mentre a Venezia imperversavano carnevale e peste, un'ava era stata vittima del vampiro (che una leggenda tramanda essere egli poi morto là) e con lui svanita nel nulla. Nei sotterranei del palazzo tuttora esiste un misterioso sarcofago cerchiato di ferro ed Helietta, pensando che Nosferatu sia proprio là dentro, invita Paris ad eliminarne per sempre i resti. Il vampiro, evocato in una seduta spiritica, piomba a Venezia, mentre, scoperchiato il sepolcro vi si trova il corpo dell'ava Letizia, stranamente somigliante ad Helietta. Ma stanare ed esorcizzare Nosferatu si rivela impresa impossibile, sia a sacerdoti, sia a Paris, sia anche a Giuseppe Barnabò, l'amante di Helietta. Una dopo l'altra le vittime si susseguono, uccise da morsi fatali. Muoiono la nonna di Helietta, quest'ultima ed una sua giovane amica. Nosferatu appare e scompare, inattaccabile perfino dalle fucilate e in più seducente, malgrado le sue fattezze, agli occhi delle donne che egli vampirizza, contagia e sa fare all'occorrenza resuscitare. Egli sa di poter essere liberato e morire ad una sola condizione: quella di essere amato da una fanciulla vergine. Maria è la prescelta ma, proprio nell'attimo in cui Nosferatu sembra conseguire il suo massimo obiettivo - in una villa fatiscente sull'Isola dei cani, in laguna - Barnabò, arrivato sul posto, spara ancora una fucilata, lasciando indenne il mostro e ferendo la ragazza. Dopo essersi vendicato dell'uomo, Nosferatu vampirizza Maria e con lei sulle braccia lascia Venezia verso un comune, atroce destino.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il produttore e regista Caminito avrebbe voluto dirigere un legittimo sequel del film di Werner Herzog Nosferatu, il principe della notte, con Kinski nuovamente nei panni di Dracula. Tuttavia il collerico attore si rifiutò categoricamente di rasarsi la testa e di utilizzare il medesimo trucco del film di Herzog.[1] In questo film, Kinski, infatti, ha lunghi capelli bianchi. Il personaggio del vampiro è sempre chiamato semplicemente "Nosferatu" (e non Dracula). Nosferatu è un mitico ed indistruttibile essere demoniaco che sembra stanco della sua immortalità di vampiro, deciso a porvi fine nell'unica maniera per lui possibile: facendo l'amore con una vergine.

Il film ebbe una storia travagliata, con svariati registi che abbandonarono il progetto, e molti comportamenti da parte dell'irascibile Kinski che causarono il taglio di molte scene al montaggio e ritardi nelle riprese. Così Caminito decise di dirigere lui stesso il film quando il regista Mario Caiano se ne andò dopo essere stato insultato sul set da Kinski.[1] Nella sua autobiografia All I Need Is Love Kinski affermò anche di aver diretto lui stesso qualche scena del film.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Intervista a Luigi Cozzi

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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