Nonostante le apparenze... e purché la nazione non lo sappia... All'onorevole piacciono le donne

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Nonostante le apparenze... e purché la nazione non lo sappia... All'onorevole piacciono le donne
All'onorevole piacciono le donne (titoli di testa).JPG
I titoli di testa del film
Titolo originale Nonostante le apparenze... e purché la nazione non lo sappia... All'onorevole piacciono le donne
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1972
Durata 101 min (versione censurata)
108 min (versione integrale)
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Lucio Fulci
Soggetto Lucio Fulci, Sandro Continenza
Sceneggiatura Lucio Fulci, Sandro Continenza, Ottavio Jemma (non accreditato)
Produttore Edmondo Amati
Casa di produzione New Film Production, Productions Jacques Roitfeld
Distribuzione (Italia) Fida Distribuzione
Fotografia Sergio D'Offizi
Montaggio Vincenzo Tomassi
Effetti speciali Eugenio Ascani
Musiche Fred Bongusto
Tema musicale Dormi serena di Bruno Martino
Costumi Luciana Marinucci
Trucco Giannetto De Rossi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« - Ma che dirà il popolo?
- Ma che deve di'? Tra un po' comincia la campagna acquisti, il disco per l'estate... »
(Dialogo tra l'onorevole Puppis e padre Lucion)

Nonostante le apparenze... e purché la nazione non lo sappia... All'onorevole piacciono le donne è un film del 1972, diretto da Lucio Fulci. Alla sua uscita nelle sale cinematografiche italiane provocò grande scandalo e venne subito ritirato per essere successivamente riproposto ampiamente tagliato con il divieto ai minori di 18 anni.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

A Palazzo Montecitorio sono in corso le elezioni del presidente della Repubblica Italiana. I candidati principali sono l'onorevole Giacinto Puppis, presidente del Consiglio e il senatore Torsello. Puppis si reca ad accogliere la presidentessa della Repubblica dell'Uria: mentre è in corso la cerimonia di accoglienza, l'onorevole tocca il sedere della presidentessa.

L'atto viene colto da un filmato che finisce nella mani di padre Lucion, un frate molto amico del politico. Padre Lucion convoca Puppis e gli comunica che è in corso un ricatto. Puppis non ricorda niente dell'accaduto e pensa inizialmente a un fotomontaggio, ma una volta visionato il filmato si rende conto che l'azione è stata compiuta da lui. Puppis viene colto continuamente da raptus sessuali che mettono in imbarazzo lui e chi gli sta accanto. Padre Lucion consiglia all'amico di recarsi in un convento, per curarsi.

Puppis, dopo averci pensato, accetta l'offerta e dichiara pubblicamente di andare in ritiro spirituale. Una volta arrivato al convento, ubriaco e scoraggiato, Puppis viene accolto da padre Shirer, un frate psichiatra tedesco, e dalle sue suore. Tramite l'ipnosi, Puppis confessa a padre Shirer il suo problema. Prima di addormentarsi, Puppis molesta suor Patrizia, toccandole il sedere e non lasciandolo più. Padre Shirer consiglia suor Patrizia di pensare all'atto come a un fioretto e a resistere tutta la notte, per non provocare un brusco risveglio al politico.

L'onorevole Puppis colto da raptus

Intanto a Roma il telefono dell'onorevole è sotto controllo, poiché le autorità pensano vi sia qualcosa di losco dietro la sua assenza. Intercettando una telefonata tra Puppis e padre Lucion, la polizia si convince che è in atto un tentativo di colpo di Stato. Anche l'esercito e i servizi segreti iniziano a indagare.

A loro volta, le istituzioni vengono tenute sotto controllo dalla mafia. Un gruppo di mafiosi, legati all'onorevole Puppis, decide di avvertire il potente cardinale Monsignor Maravidi, mentore di Puppis e principale sponsor della sua candidatura alla presidenza della Repubblica. Una volta venuto a conoscenza del problema, il cardinale si infuria. Un flashback mostra il passato di Puppis e il suo essere legato al Vaticano e alla mafia, cresciuto nella convinzione che la politica sia la sua missione e nel disprezzo verso le donne.

Il cardinale Maravidi, che non esita a "canonizzare", ovvero a far uccidere e trasformare in statue religiose chi osa tentare di ostacolare i suoi piani, ritiene molto più grave il fatto che Puppis sia colto da raptus sessuali, piuttosto che un tentativo di colpo di Stato. Intanto, nel convento, Puppis descrive i suoi sogni erotici a padre Shirer. La notte seguente, Puppis, preda del sonnambulismo, molesta il frate. Svegliato in tempo, Puppis si rende conto che il sogno erotico lo ha liberato dal raptus, e torna a Roma.

Padre Shirer scopre però che Puppis ha abusato di ben ventuno suore del convento, andando ben oltre il suo raptus. Sconvolto, il frate si reca a casa di Puppis, ma si deve nascondere nel bagno perché arriva il cardinale Maravidi. Questi si reca in bagno e padre Shirer, sconvolto dalla paura, ha un attacco di cuore. Ignaro di tutto, Puppis si reca al Quirinale, per partecipare alla cerimonia della festa della Repubblica. Qui l'onorevole viene nuovamente colto da raptus, e ha un rapporto sessuale tra i cespugli con la moglie dell'ambasciatore francese. L'autista dell'onorevole scopre intanto il cadavere di padre Shirer e corre ad avvertire Puppis, ma viene bloccato da un gruppo di mafiosi, che lo portano via.

Il cardinale Maravidi

Tornato a casa, Puppis riceve la visita di suor Delicata, che gli confessa di essere stata l'unica suora del convento a rimanere vergine. Suor Delicata inizia a provocare l'onorevole, spogliandosi e inducendolo a frustarla per espiare le sue colpe. Puppis inizialmente sembra soccombere, ma alla fine i due iniziano a baciarsi, mentre irrompono nell'appartamento i mafiosi.

Puppis e suor Delicata riescono a fuggire dalla finestra e si rifugiano in un albergo, dove hanno ripetuti rapporti sessuali. I due vengono però raggiunti dal cardinale e dai suoi uomini, che rapiscono la suora. Monsignor Maravidi affronta Puppis, che si ribella e gli comunica il suo ritiro dalla vita politica. Maravidi per tutta risposta accompagna Puppis nei sotterranei della fabbrica che realizza le statue di cera dei santi, e gli mostra come gli amici dell'onorevole siano stati "canonizzati". Una volta visto questo, Puppis si convince ad accettare la richiesta del cardinale, e a continuare la sua carriera politica.

C'è però un ultimo ostacolo tra Puppis e il Quirinale: Torsello. Monsignor Maravidi risolve il problema causando un attentato: il senatore Torsello muore in aereo e Puppis può finalmente venire eletto presidente della Repubblica. Una volta insediatosi al Quirinale, Puppis si reca dinanzi alla statua di cera raffigurante suor Delicata e si raccoglie in preghiera, tra l'ammirazione dei presenti per la sua sentita religiosità. Puppis quindi fa il suo primo discorso ufficiale in veste di presidente della Repubblica, mentre nello stesso istante un concorrente di un quiz televisivo risponde a una domanda e inizia sguaiatamente a ridere, ignaro di tutto quello che sta avvenendo nel paese.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Soggetto e sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

L'idea del film venne allo sceneggiatore Ottavio Jemma, durante la lavorazione di Una lucertola con la pelle di donna.[1] Jemma propose a Fulci alcuni suoi appunti per una commedia politica. A Fulci piacque l'idea e i due scrissero un soggetto intitolato Nel supremo interesse della nazione, che raccontava la carriera politica di un esponente del partito di maggioranza, sostenuto dalla mafia e dal Vaticano.[1] Fin dal soggetto, i riferimenti all'allora presidente del Consiglio Emilio Colombo erano chiari, anche se Lucio Fulci ha sempre dichiarato che la somiglianza tra Lando Buzzanca e il politico era del tutto casuale.[1]

Il soggetto originale presenta molte differenze con il film effettivamente girato: si tratta infatti di una commedia amara, che enfatizza gli aspetti di denuncia sociale in modo più marcato rispetto al film ultimato.[1] La storia narra dell'onorevole Santo Schinnasi (poi divenuto Giacinto Puppis), che trama per diventare ministro della Giustizia. Il ruolo del cardinale, dei mafiosi e dell'autista sono invece già presenti, mentre la parte erotica della storia è molto ridotta.[1] Il soggetto fu presentato al produttore Edmondo Amati, che pensò principalmente a procurare un cast che garantisse un buon risultato commerciale e volle Laura Antonelli.

Jemma e Fulci quindi scrissero il personaggio di suor Delicata, che non era presente nel soggetto originale.[1] Per la stesura della sceneggiatura, Jemma e Fulci furono aiutati da Sandro Continenza.[1] Secondo quanto dichiarato da Lucio Fulci, alla sceneggiatura avrebbe collaborato anche il giornalista di destra Luciano Cirri.[1] Jemma però ha smentito questa notizia, ritenendo che Fulci abbia chiesto soltanto dei consigli e qualche suggerimento.[1]

Cast[modifica | modifica sorgente]

Come protagonista fu scelto Lando Buzzanca, allora all'apice del successo. I rapporti tra il regista e l'attore furono ottimi, mentre furono difficili quelli tra Fulci e Laura Antonelli.[1] L'attrice infatti non voleva assolutamente effettuare scene di nudo e questo causò delle continue liti tra i due, che non si rivolsero la parola per tutto il tempo delle riprese.[1]

Inizialmente, il ruolo del cardinale fu offerto a Vittorio Gassman, che rifiutò la proposta in quanto riteneva il film troppo volgare. Il ruolo fu così affidato a Lionel Stander.[2] Il resto del cast principale presenta attori all'epoca molto noti, tra i quali Renzo Palmer, che interpreta padre Lucion, e Anita Strindberg nel ruolo della moglie dell'ambasciatore francese sedotta da Puppis tra i cespugli.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Le riprese del film iniziarono il 20 settembre 1971 e durarono sei settimane.[1] Il titolo di lavorazione era L'onorevole piace alle donne.[1] Il film fu girato a Roma, a Bagnaia, in alcune chiese sconsacrate dell'Umbria e al Sacro Speco di Subiaco.[1]

Il trucco del film fu effettuato da Giannetto De Rossi, che aveva già lavorato con Fulci in I maniaci. Secondo De Rossi, Fulci gli chiese di far assomigliare il più possibile Buzzanca a Emilio Colombo.[3] Oltre al trucco dell'attore, De Rossi effettuò anche le scenografie del sogno di Puppis.[3] La fotografia fu curata da Sergio D'Offizi, mentre il montaggio fu effettuato da Vincenzo Tomassi, alla sua prima collaborazione ufficiale con Lucio Fulci, in quanto in Una lucertola con la pelle di donna fu accreditato solo come supervisore al montaggio. Il segretario di produzione del film fu Fabrizio De Angelis, che in seguito diventerà il produttore di fiducia di Fulci.

Doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Il doppiaggio, affidato alla Cine Video Doppiatori, vede il cardinale Maravidi (Lionel Stander) doppiato da Corrado Gaipa, che però appare anche nel film come attore, nel ruolo di don Gesualdo, il quale è a sua volta doppiato da Elio Zamuto. In alcune sequenze il cardinale e Don Gesualdo parlano animatamente fra loro, e si nota il bisticcio del doppiaggio, per il quale la voce di Gaipa si rivolge all'attore Gaipa, il quale però risponde con una voce non sua.

Distribuzione e accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Censura[modifica | modifica sorgente]

Il sogno erotico dell'onorevole Puppis

Quando Lucio Fulci e Edmondo Amati si recarono alla Terza commissione di censura, per far vedere il film ultimato, i due non trovarono nessuno in sala di proiezione, e scoprirono che il film era stato proiettato al Viminale, di fronte ai maggiori esponenti della Democrazia Cristiana.[1]

Il 28 gennaio 1972 la censura respinse il film,[1] che il 3 febbraio fu sequestrato per oscenità.[1] Amati ricorse in appello e scrisse una lettera a Il Messaggero, sostenendo che si stava cercando di bloccare il film perché infastidiva gli uomini politici.[1] Successivamente, il produttore proiettò il film privatamente per la stampa. I giornalisti che videro il film sostennero che i reali motivi del sequestro riguardavano gli aspetti di satira politica e di denuncia sociale, piuttosto che la presunta oscenità.[1]

Lucio Fulci dichiarò: «Il mio telefono cominciò a non funzionare. Strani ometti, col distintivo SIP, ma senza la I, venivano a "ripararlo". Sotto casa, tutti i giorni, c'era sempre un signore in una Cinquecento che leggeva tranquillamente il giornale. Persino una delle mie figlie, che allora erano piccolissime, notò che il giornale era sempre di uno stesso giorno».[4] Ottavio Jemma invece dichiarò che, prima di uscire nelle sale cinematografiche, il film fu proiettato privatamente nella saletta della presidenza del Consiglio, dinanzi allo stato maggiore della DC.[1]

In difesa del film intervenne anche un movimento di opinione contro la censura, che tramite lettere ai maggiori quotidiani italiani rivendicò la liberta d'espressione.[1] L'ambiente ufficiale del cinema invece non intervenne in difesa della pellicola.[1] Jemma dichiarò che un noto sceneggiatore gli chiese se secondo lui All'onorevole piacciono le donne fosse veramente un film per il quale l'Associazione Nazionale degli Autori Cinematografici dovesse intervenire.[1]

Suor Delicata

Durante il riesame della pellicola, la censura propose ampi tagli e Amati dovette accettare pur di farla circolare nei cinema.[1] Secondo Fulci, furono effettuati tagli per un totale di 800 metri e le scene eliminate non furono quelle erotiche, bensì quelle riguardanti la polizia e i rapporti tra mafia e Chiesa.[1] Leggendo la sceneggiatura originale, i critici cinematografici Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore sono giunti alla conclusione che le scene che effettivamente mancano nel film ultimato sono cinque, e sono quelle che criticano e ridicolizzano fortemente le istituzioni. Le sequenze mancanti sono le seguenti:[1]

  1. Il commissario Nardone e il colonnello Leopardi si recano contemporaneamente ad arrestare il cineoperatore che ricatta Puppis, ma arrivano tardi poiché l'uomo è stato rapito dalla mafia per essere ucciso;
  2. Nella scena seguente, la polizia, arrivata sul luogo prima dei carabinieri, arresta questi ultimi, provocando una serie di equivoci e minacce;
  3. Durante un dialogo con un generale dei carabinieri, il capo della polizia afferma di aver trasferito a Filicudi i responsabili dell'equivoco;
  4. Il cineoperatore viene interrogato dai mafiosi, all'interno della fabbrica dove si realizzano le statue di cera;
  5. Nardone interroga Carmelino, l'autista di Puppis, per scoprire dove è andato l'onorevole. Nardone minaccia l'autista di gettarlo dalla finestra, e questi svela il rapporto tra il cardinale Maravini e il mafioso Don Pafundi (poi divenuto Don Gesualdo). Nardone straccia i verbali, allontana i poliziotti presenti e caccia in malo modo Carmelino.

Secondo la figlia di Fulci, Antonella, alcune sequenze girate e successivamente eliminate consistevano in riprese nascoste che riguardavano uomini politici. Le riprese sarebbero state effettuate durante la parata del 2 giugno.[1]

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Una volta effettuati i tagli imposti dalla censura, il film uscì nelle sale cinematografiche italiane il 16 marzo 1972, vietato ai minori di 18 anni, e incassò complessivamente 1.379.169.256 lire.[1] Il successo di pubblico si estese anche all'estero, soprattutto in Brasile, dove divenne uno dei maggiori incassi della storia.[1] Negli Stati Uniti d'America il film fu distribuito nel novembre 1975, con il titolo The senator likes women, in un'ulteriore versione censurata della durata complessiva di 95 minuti.[1]

In Germania Ovest il film venne distribuito il 18 aprile 1974, con il titolo Der lange Schwarze mit dem Silberblick; mentre in Francia il 21 luglio 1976, con il titolo Obsédé malgré lui, ma esiste anche un titolo alternativo, Le député plait aux femmes. Nel Regno Unito il film uscì come come The Eroticist, e come The Senator Likes Women... Despite Appearances and Provided the Nation Doesn't Know.[1][5]

In Argentina il film venne distribuito con il titolo Al senador le gustan las mujeres e El senador le gustan las mujeres per la versione home video; in Australia come Lucio Fulci's The Eroticist; in Brasile come O Deputado Erótico; in Spagna come A su excelencia le gustan las mujeres; in Finlandia come Senaattori eksyy erotiikkaan; in Grecia con il titolo O entimotatos... agapa tis gynaikes!; in Polonia come Lubieznik.[5] In Italia il film è uscito in DVD in versione censurata, mentre la versione integrale è disponibile nel DVD inglese pubblicato dalla Severin (in lingua italiana sottotitolata), in cui è presente come extra il documentario intitolato A history of Censorship, che presenta interviste a Lando Buzzanca, a Giannetto De Rossi e a Sergio D'Offizi.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Alla sua uscita il film ottenne critiche prettamente negative.[1] Tullio Kezich scrisse: «ingiudicabile come prodotto artistico, All'onorevole piacciono le donne è un fenomeno interessante sotto il profilo sociologico».[6] Con il passare del tempo alcuni critici non cambiarono idea, come Paolo Mereghetti, che definisce il film «consueta commedia scollacciata e vuota».[7]

Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore hanno invece scritto: «Etichettato in modo sbrigativo, il film è in realtà uno spaccato tagliente, un apologo crudele e spietato dei pochi splendori e delle tante miserie italiane: dal popolo alla chiesa, dalle forze dell'ordine alla classe politica. L'occhio cinico di Fulci, come suo costume, non risparmia niente e nessuno»,[1] e hanno definito la sequenza finale «una delle immagini più terrificanti del lungo viaggio di Fulci nell'orrore».[1] La rivista Nocturno sostiene che «Al di là dei momenti in cui il grottesco gli prende un po' troppo la mano, il film di Fulci dimostra come si possa anche far ridere parlando di cose serie».[8]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai Paolo Albiero & Giacomo Cacciatore, Agli onorevoli non piacque il film, ovvero Nonostante le apparenze... e purché la nazione non lo sappia... All'onorevole piacciono le donne, in Il terrorista dei generi. Tutto il cinema di Lucio Fulci, Roma, Un mondo a parte, 2004, pagine 114-123, ISBN 88-900629-6-7.
  2. ^ Intervista a Lando Buzzanca presente nei contenuti speciali del DVD inglese, edito dalla Severin.
  3. ^ a b Paolo Albiero & Giacomo Cacciatore, Intervista a Giannetto De Rossi presente in Il terrorista dei generi. Tutto il cinema di Lucio Fulci, Roma, Un mondo a parte, 2004, pp. 354-361, ISBN 88-900629-6-7.
  4. ^ Lucio Fulci, Miei mostri adorati, Roma, Pendragon, 1995, ISBN 978-88-86366-12-0.
  5. ^ a b (EN) All'onorevole piacciono le donne - Release info nell'Internet Movie Database
  6. ^ Tullio Kezich, Il millefilm, dieci anni al cinema, 1967-1977.
  7. ^ Paolo Mereghetti, Il Mereghetti. Dizionario dei film, Roma, 2000.
  8. ^ Autori vari, Dossier Nocturno n.3. L'opera al nero. Il cinema di Lucio Fulci, Milano, Nocturno Cinema, 2003, p. 63.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Albiero e Giacomo Cacciatore, Il terrorista dei generi. Tutto il cinema di Lucio Fulci, Roma, Un mondo a parte, 2004, ISBN 88-900629-6-7.
  • Autori vari, L'opera al nero. Il cinema di Lucio Fulci, Milano, Nocturno, 2003.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]