Nona battaglia dell'Isonzo

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Nona Battaglia dell'Isonzo
Mappa degli avanzamenti italiani nelle battaglie dell'Isonzo.
Mappa degli avanzamenti italiani nelle battaglie dell'Isonzo.
Data 31 ottobre - 4 novembre 1916
Luogo Valle del fiume Isonzo
Esito L'esercito italiano avanza di pochi chilometri.
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
225 battaglioni, 1.390 pezzi di artiglieria 170 battaglioni, 990 pezzi di artiglieria
Perdite
39.000 ca. 33.000
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La Nona Battaglia dell'Isonzo fu combattuta nel 1916 dal 31 ottobre al 4 novembre tra il Regio Esercito e quello dell'Impero asburgico. Nonostante i tanti caduti, l'esercito italiano riesce ad avanzare solo di pochi chilometri (circa 5 oltre il Vallone).

Sequenza degli eventi[1][modifica | modifica sorgente]

Già verso la fine dell'Ottava battaglia dell'Isonzo, il 12 ottobre 1916, le truppe italiane stavano effettuando i preparativi per un terzo urto contro la barriera dell'altopiano carsico prima che giungesse l'inverno, già preannunciato da un rigidissimo e burrascoso autunno.
Persistenti intemperie, infatti, vennero a rallentare la preparazione e l'inizio della ripresa offensiva italiana, che poté essere iniziata soltanto il 31 ottobre.
Il I novembre, dopo 24 ore di fuoco d'artiglieria, le fanterie italiane balzarono ancora una volta all'attacco, al fine di premere e disgregare l'avversario sul Carso e per strappargli la linea Colle Grande (Veliki hrib-Cerje)-Pecinca (Pečinka)-Bosco Malo, e possibilmente l'attigua Dosso Fàiti-Castagnevizza-Sella delle Trincee.

Nella zona collinosa a est di Gorizia, nonostante l'accanita resistenza austro-ungarica e le difficoltà del terreno (aggravate dall'impaludamento per le recenti piogge), i fanti italiani avanzarono sotto il fuoco nemico presso la Vertoibizza, affondando nel fango fino alla cintola; le truppe del XXVI Corpo d'armata (guidate dal gen. Cavaciocchi) e dell'VIII riuscirono a occupare rispettivamente l'altura di quota 171, a nord-ovest della cima del M.te San Marco (Markov hrib) e quella di quota 123 nord (Sober) a est di Vertoiba. Nei giorni seguenti tali truppe tentarono di compiere altri progressi, ma la viva reazione nemica e soprattutto le penose condizioni operative, li resero impossibili, costringendole a sgomberare la quota 123 nord.

A sud del Vipacco sul Carso, invece, le fanterie dell'XI Corpo d'armata, coronarono vittoriosamente i loro precedenti sforzi. Fin dal primo giorno dell'offensiva, la 49a (gen. Diaz) e la 45a Divisione avanzarono decisamente verso il Colle Grande e il Pecinca; il primo venne espugnato dalla Brigata Toscana mentre il secondo dalla Brigata Lombardia, affiancato dalla Ia Brigata Bersaglieri; queste procedettero quindi sulle quote 308, il Pecina (Pečina), e 278 (Bršljanovec/Varda) a sud-est del Pecina, impadronendosene.

La 4a Divisione, avanzando anch'essa verso est, raggiungeva con la Brigata Spezia la fronte Pecinca-Seghetti e con la Barletta il quadrivio di quota 202, 1.67 km a est di Opacchiasella sulla strada che porta a Castagnevizza.

Le truppe del XIII Corpo, benché vivamente contrastate, si spinsero fino alle pendici di quota 238 (Županov vrh) e alle prime case di Bosco Malo (Hudi Log), ma, contrattaccate con violenza e sterminate dal fuoco avversario, furono costrette a tornare nelle trincee di partenza.
Nella notte gli austro-ungarici contrattaccarono sul Colle Grande, ma invano; al mattino, però, con truppe fresche essi tornavano in modo risoluto al contrattacco con il Pecinca-quota 278; sovverchiata la Brigata Spezia sulla quota 278, essi piombarono sul Pecina (quota 308), ma qui vennero fermati dalla Iª Brigata Bersaglieri. Nel pomeriggio non soltanto tutto il terreno perduto dagli italiani venne da loro riconquistato, ma la 49ª Divisione si spinse fino alle pendici del Monte Lupo (Volkovnjak), 285 m a sud-est di Vertozza, e la 45ª fino a quelle del Dosso Fàiti (Fajtji hrib).

Il 3 novembre la Brigata Pinerolo espugnò il Monte Lupo e la Toscana, al cui seguito vi era il poeta Gabriele D'annunzio, il Dosso Fàiti.

A nord della 45ª Divisione, la 49ª si impadroniva nello stesso giorno della quota 123 (Figovec) e del costone di roccia do quota 124, entrambi nei pressi di Vertozza.

Il XIII Corpo d'armata, rimasto in posizione arretrata, tentò il giorno 4 novembre una manovra di aggiramento, puntando dalla strada Opacchiassella-Castagnevizza verso Sella delle Trincee (Sela na Krasu), al fine di avvolgere le forze che si opponevano all'avanzata italiana e spazzare il territorio antistante a Castagnevizza; il movimento, tentato da una colonna della 47ª Divisione non ebbe esito fortunato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Consociazione Turistica Italiana – Sui Campi di Battaglia – Il Medio e Basso Isonzo – quinta edizione, 1939, Milano