Non si uccidono così anche i cavalli?

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Non si uccidono così anche i cavalli?
Nonsiuccidono01.jpg
Michael Sarrazin e Jane Fonda in una scena del film
Titolo originale They Shoot Horses, Don't They?
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1969
Durata 120 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Sydney Pollack
Soggetto Horace McCoy (romanzo)
Sceneggiatura James Poe, Robert E. Thompson
Produttore Robert Chartoff, Irwin Winkler
Fotografia Philip H. Lathrop
Montaggio Fredric Steinkamp
Musiche Harry King, Johnny Green, Lynn Willis
Scenografia Harry Horner, Frank McKelvy
Costumi Michael J. Harte, Mina Mittelman
Trucco Sydney Guilaroff, Frank McCoy
Interpreti e personaggi

Non si uccidono così anche i cavalli? è un film del 1969, diretto da Sydney Pollack e tratto dall'omonimo romanzo del 1935 di Horace McCoy, presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1970[2] e premiato con l'Oscar al miglior attore non protagonista a Gig Young.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nella California dei primi anni trenta, nel pieno della grande depressione, è in voga un genere crudele di spettacolo, quello delle maratone di ballo, durante le quali coppie di disperati senza lavoro ballano per giorni interi attratti, ancor prima che dal premio in denaro a chi resisterà di più, dalla semplice possibilità di avere almeno il vitto assicurato per qualche tempo.

A uno di questi spettacoli, organizzato e presentato dall'ambiguo impresario Rocky in una sala da ballo sul molo di Santa Monica, partecipano fra gli altri Gloria, giovane donna sfiorita, già sconfitta dalla vita, Robert, coinvolto suo malgrado mentre passeggiava sulla spiaggia senza meta, entrato nella pista da ballo solo per curiosità e accoppiato proprio con Gloria rimasta senza partner, una coppia di aspiranti attori che comprende l'inglese Alice, in abito da sera e platinata come Jean Harlow, Harry Kline, un uomo in divisa da marinaio, visibilmente più vecchio degli avversari, una ragazza incinta e il marito che vivono passando da un treno merci all'altro.

La gara, iniziata da cento coppie, si prolunga per molti giorni, è un vero e proprio gioco al massacro, che porta i concorrenti fino ai loro limiti fisici e psicologici e al completo esaurimento, al punto da continuare in uno stato di semi-coscienza, sostenendosi l'uno al corpo dell'altro, senza riuscire a riposare davvero durante le brevi pause in uno squallido dormitorio, mentre i pasti vengono consumati direttamente sulla pista da ballo. Rocky sfrutta ogni occasione per ravvivare quello che a Robert dice esplicitamente essere uno spettacolo, non una competizione: organizza numeri musicali più o meno improvvisati, inventa un passato ai concorrenti (fa passare il vecchio lupo di mare per un eroe della Grande Guerra) e soprattutto li costringe ad affrontare delle prove devastanti, i "derby", dieci minuti di corsa a eliminazione.

Superate ormai le mille ore (oltre quaranta giorni), la coppia Robert-Gloria si divide quando ella crede che egli abbia fatto l'amore con Alice (in realtà non è stato così, anche se egli aveva ceduto con l'abituale passività alle avances della donna): si concede a Rocky, che l'aveva adocchiata fin dall'inizio, e abbandona Robert per il compagno di Alice, ma rimane sola quando questi si ritira dopo aver ottenuto una comparsata in un western Monogram. Il crollo della compagna del marinaio le permette di continuare la gara con lui fino al drammatico derby delle 1200 ore, quando lo trascina letteralmente al traguardo senza rendersi conto che ha avuto un infarto ed è morto. Mentre Rocky nasconde l'accaduto al pubblico, Alice, già psicologicamente molto provata, è sconvolta dalla tragedia a cui ha assistito e ha una violenta crisi nervosa.

Così Gloria e Robert si ritrovano di nuovo insieme, una situazione che Rocky vorrebbe sfruttare per la riuscita dello spettacolo facendoli addirittura sposare in pista. Ma, prima di arrivare a questo punto, Gloria scopre che il premio finale è un'autentica truffa (i vincitori dovrebbero pagare le spese sostenute dall'organizzazione per mantenerli in quelle settimane) e, avendo capito di aver subito l'ennesima sconfitta dalla sua vita, decide non solo di ritirarsi dalla gara, ma di farla finita con un mondo che le ha offerto solo sofferenze ed infelicità. Per quest'ultimo gesto di sfida chiede l'aiuto di Robert, che preme il grilletto per lei.

Mentre Robert viene portato in prigione, nella sala da ballo la maratona prosegue come se nulla fosse accaduto, con ancora quattro coppie in gara.

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo di Horace McCoy, che aveva già subìto un primo trattamento cinematografico da parte dell'autore stesso (Life is a Marathon, del 1937, rifiutato dagli studios),[3] è stato sensibilmente modificato nella sceneggiatura di James Poe e Robert Thompson. Nel romanzo la maratona di ballo era narrata attraverso flashback all'interno del racconto del processo di Robert, Pollack ha invece voluto mettere al centro del film la maratona e mostrare gli eventi successivi solo attraverso brevi flashforwards.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Questo film ha il primato di aver ottenuto il maggior numero di nomination all'Oscar (nove: miglior regista, sceneggiatura non originale, attrice protagonista, attore non protagonista, attrice non protagonista, montaggio, scenografia, costumi, colonna sonora) senza aver ottenuto quella per il miglior film.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ l'immagine della locandina abbinata,non ha niente a che fare (SAHARA ) con il resto della pagina che per il resto è corretta.
  2. ^ (EN) Official Selection 1970, festival-cannes.fr. URL consultato il 15 giugno 2011.
  3. ^ Horace McCoy. In memoria di Mario Tirino, su Thriller Magazine. URL consultato il 27-12-2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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