Non c'è pace tra gli ulivi

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Non c'è pace tra gli ulivi
Non c'è pace tra gli ulivi Giuseppe De Santis.jpg
Raf Vallone e Lucia Bosè
Titolo originale Non c'è pace tra gli ulivi
Paese di produzione Italia
Anno 1950
Durata 100 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Giuseppe De Santis
Soggetto Giuseppe De Santis, Gianni Puccini
Sceneggiatura Libero De Libero, Carlo Lizzani, Giuseppe De Santis, Gianni Puccini
Produttore Domenico Forges Davanzati
Casa di produzione Lux Film
Distribuzione (Italia) Lux Film
Fotografia Piero Portalupi
Montaggio Gabriele Varriale
Musiche Goffredo Petrassi[2]
Scenografia Carlo Egidi
Costumi Anna Gobbi
Trucco Libero Politi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Non c'è pace tra gli ulivi è un film del 1950 diretto da Giuseppe De Santis.

Insieme ad altri film di De Santis, appartiene alla corrente cinematografica neorealista che si sviluppò in Italia tra il 1943 e il 1952. Il film fu girato tra Fondi, paese natale del regista, Itri e Sperlonga[senza fonte]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Dominici è tornato da poco dal fronte, ha combattuto per tre anni ed è stato per altri tre anni prigioniero. L'unico lavoro che sa fare è il pastore. La sua famiglia aveva 20 pecore, ma durante l'assenza di lui sono state quasi tutte sottratte da un altro pastore, Agostino Bonfiglio, che ora ne possiede 200.

Forte del detto «Chi ruba quello che è suo, non è ladro», Francesco escogita un piano per riprendere le pecore. Coinvolge tutti i suoi familiari e convince Lucia, di cui è innamorato, a seguirlo. Lucia è promessa sposa ad Agostino, ma nutre un forte sentimento per Francesco: fu lei, anni prima, l'unica testimone del furto commesso da Agostino ai danni della famiglia di Francesco.

Una notte tutte le pecore di Agostino vengono rubate. Bonfiglio si mette alla caccia dei ladri, ma gli sfuggono: trova però la sorella di Francesco, Maria Grazia, che è rimasta indietro nella fuga, così si getta su di lei e la possiede carnalmente. Poi denuncia Francesco, che è arrestato l'indomani. Al processo i pastori chiamati a testimoniare dalla difesa affermano unanimemente che le pecore sono di Agostino. Francesco confida in Lucia, ma anche la ragazza lo tradisce dicendo sotto giuramento che non sa niente; Francesco viene condannato a quattro anni di carcere.

Il giorno del matrimonio di Agostino con Lucia, Maria Grazia lo affronta in pubblico, così tutto il paese viene a sapere che Agostino ha un'amante. Lucia rifiuta di seguire lo sposo nella nuova casa e il matrimonio, celebrato ma non consumato, viene annullato. Per riparare allo scandalo e anche perché mossa a pietà da Maria Grazia, la madre di Agostino decide di accogliere la giovane in casa. Agostino però stabilisce che debba vivere come una serva. Quanto a Lucia, torna a vivere con i suoi genitori.

Nel frattempo Bonfiglio si è ancora di più inimicato i pastori suoi compaesani per essere riuscito a farsi affittare tutti i pascoli di un ricco proprietario (l'avvocato) che prima erano distribuiti tra tutti i suoi colleghi.

Francesco non rimane molto in carcere: riesce a fuggire con un compagno di cella e si getta alla macchia. Lucia, appena lo viene a sapere, lascia la casa paterna e si mette sulle sue tracce.

Agostino è sicuro del fatto suo: la latitanza del rivale non durerà molto, dato che i carabinieri setacciano tutta l'area. Ma le cose si mettono in un altro modo: i pastori coprono Francesco, che riesce a farsi prestare un fucile. Con Lucia giunge fino a casa di Agostino.

Il rivale evita lo scontro diretto e scappa. Con lui è rimasta solo Maria Grazia. Anche i pastori, un tempo comprati da Agostino, ora gli si rivoltano contro e non accettano di ospitarlo, neanche se vengono pagati in contanti.

La fuga riprende. Al primo cedimento nervoso di Maria Grazia, Agostino va fuori di sé e la uccide con le sue mani strangolandola.

Francesco insegue ancora Agostino, costringendolo a sparare molti colpi a vuoto. Giunti finalmente uno di fronte all'altro, Agostino scopre di aver finito i colpi. Disperato, si getta in un dirupo e muore.

A quel punto arrivano i carabinieri e Francesco è disposto a lasciarsi arrestare, ma il maresciallo ha capito che il vero colpevole di tutto era Agostino, perciò promette che il processo verrà rifatto. A quel punto Francesco può sperare in una nuova vita, più giusta, insieme a Lucia.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Gianni Rondolino nel Catalogo Bolaffi del cinema italiano volume 1° 1969, « Il terzo film di De Santis è ancora una storia sociale in cui la lotta del singolo contro una collettività conformista e pavida, asociale e individualista, prospetta l'unica soluzione possibile contro l'ingiustizia e l'odio, il sopruso e l'egoismo: la solidarietà di classe. In tal modo il film diventa una specie di discorso programmatico e propagandistico, intessuto di fatti e personaggi che lo commentano, ma privo di una effettiva autonomia artistica, non si distende in un racconto poetico, non fa vivere i protagonisti della vicenda, ma si limita a prospettare un tema e una soluzione »

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Incasso accertato sino a tutto il 31 marzo 1959 £ 405.310.204[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così accreditati nei titoli di testa del film.
  2. ^ Musica diretta da Antonio Pedrotti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1945/1955 Torino 1967

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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