Non al denaro non all'amore né al cielo

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Non al denaro non all'amore né al cielo
Artista Fabrizio De André
Tipo album Studio
Pubblicazione 1971
Durata 31 min : 15 s
Dischi 1
Tracce 9
Genere Chanson
Folk rock
Concept album
Etichetta Produttori Associati (PA/LPS 40)
Produttore Roberto Dané e Sergio Bardotti
Registrazione Sala di registrazione Ortophonic di Roma
Note Arrangiamenti e direzione d'orchestra di Nicola Piovani
Fabrizio De André - cronologia
Album precedente
(1970)
Album successivo
(1973)
« Avrò avuto diciott'anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo. »
(Fabrizio De André intervista di Fernanda Pivano riportata sul retro di copertina.[1])

Non al denaro non all'amore né al cielo (1971) è il quinto album registrato in studio di Fabrizio De André.

La grafia esatta del titolo, come scritto sulla copertina della prima edizione[2], è Non al denaro non all'amore al cielo, senza virgola e con l'errore "nè" al posto di "né"; nelle ristampe successive l'errore è stato corretto e la scritta è stata spostata dalla parte bassa a quella alta della copertina[3].

Per fedeltà al disco originale, anche il cover album realizzato nel 2005 da Morgan è stato intitolato Non al denaro non all'amore al cielo.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Non al denaro, non all'amore né al cielo è un concept album ispirato ad alcune poesie tratte dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, libro pubblicato in Italia nel 1943 con la traduzione effettuata da Fernanda Pivano (edizioni Einaudi).

L'idea del disco, come ha raccontato Roberto Dané[4], la ebbe Sergio Bardotti, che infatti lo seguì insieme allo stesso Dané in qualità di produttore.

Gian Piero Reverberi ha raccontato[5] che in questo caso il progetto era nato per Michele, sulla scia di Senza orario senza bandiera, quindi con i testi elaborati da De André e le musiche di Reverberi; ma il progetto venne poi dirottato su De André e quindi Reverberi (anche per alcuni suoi contrasti con Roberto Dané) non venne più coinvolto e le musiche e gli arrangiamenti furono affidati a Nicola Piovani.

Il coautore dei testi, Giuseppe Bentivoglio, si era presentato con dei testi scritti da lui, che furono giudicati interessanti[6] e che, dopo una prima collaborazione in Tutti morimmo a stento (in cui scrisse il testo di Ballata degli impiccati), portarono all'affiancamento a De André per i testi in questo LP e nel successivo.

Le canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Per ogni canzone è possibile risalire a una storia del libro, che è stata spunto della riscrittura di De André:

La collina[modifica | modifica wikitesto]

“La collina” è l'incipit sia del libro (The Hill - La Collina) sia del disco. Parla di tutta quella misera gente morta accidentalmente (chi cadendo da un ponte mentre lavorava, chi bruciato in miniera, chi per aborto o per amore, chi in un bordello dalle carezze di un animale, o il suonatore Jones, colui che offrì la faccia al vento/la gola al vino e mai un pensiero/non al denaro, non all'amore né al cielo) che adesso dorme sulla collina del cimitero di Spoon River.

Un matto (dietro ogni scemo c'è un villaggio)[modifica | modifica wikitesto]

La canzone “Un matto” si ispira all'epitaffio di Frank Drummer, personaggio di Spoon River, creduto folle perché non riusciva a comunicare i suoi pensieri attraverso il linguaggio. Nella canzone ognuno può riconoscere il vero personaggio presente in ogni realtà sociale, preso in giro dalla gente, ma alla fine vincitore della sua battaglia sulla presunta normalità di coloro che lo deridevano.

Un giudice[modifica | modifica wikitesto]

“Un giudice” è tratta dalla storia di Selah Lively, un nano che studia giurisprudenza e diventa giudice e si vendica della sua infelicità attraverso il potere di giudicare e condannare (giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male), incutendo timore a coloro che prima lo deridevano; inginocchiandosi però nel momento dell'addio non conoscendo affatto la statura di Dio. Grande importanza anche qui, come in Un matto il tema dell'invidia, che diventa ancora una volta il motore dell'agire del personaggio; in questa canzone De André mostra come l'opinione che gli altri hanno su di noi ci crei disagio e sconforto. Il giudice diventa una carogna, per il semplice fatto che gli altri sono sempre stati carogne con lui, si abbandona quindi il tema malinconico dell'invidia provata dal matto e si trova un'invidia che trova nella vendetta l'unica cura possibile.

Un blasfemo (dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato)[modifica | modifica wikitesto]

“Un blasfemo (dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato)” è tratta dalla storia di Wendell P. Bloyd[7]. Il blasfemo accusa Dio di aver negato all'uomo la Verità "per paura che ormai non avesse padroni". "...non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte/mi cercarono l'anima a forza di botte" "E se furon due guardie a fermarmi la vita,/ è proprio qui sulla terra la mela proibita,/ e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,/ ci costringe a sognare in un giardino incantato,..."

Un malato di cuore[modifica | modifica wikitesto]

“Un malato di cuore” è tratta dalla storia di Francis Turner, un malato di cuore che muore per la troppa emozione non appena conosce le labbra di una donna. Questo è il pezzo che conclude la prima parte del disco, che ha avuto come tema centrale quello dell'invidia. Il malato di cuore fin dall'infanzia soffre di questa solitudine che lo porta solo a sfiorare la vita senza poterla mai vivere, anche qui come nel matto abbiamo molti elementi che ci costringono a provare le stesse sensazioni del personaggio e che ci fanno perfettamente capire il suo stato d'animo ("come diavolo fanno a riprendere fiato; e mai poter bere alla coppa d'un fiato, ma a piccoli sorsi interrotti"), accentuati dall'utilizzo della seconda persona. Tuttavia è alla fine della canzone che il malato di cuore si distingue dal matto, dal giudice e dal blasfemo: mentre il giudice ha trovato nella vendetta la sua alternativa all'invidia abbassandosi al livello di chi lo aveva deriso, e il matto è stato spinto dall'invidia a imparare la Treccani a memoria, il malato di cuore vive la sua vita senza essere spinto dal motore dell'invidia, riuscendo a vincere l'invidia attraverso l'amore che gli regala un momento di estrema felicità prima della morte.

Un medico[modifica | modifica wikitesto]

“Un medico” è tratta dalla storia del dottor Siegfried Iseman che vuol curare la povera gente ("con la diagnosi in faccia, e per tutti era uguale \ ammalato di fame, incapace a pagare") ma è costretto per vivere a vendere pozioni miracolose ("e il sistema sicuro è pigliarti per fame \ nei tuoi figli, in tua moglie che ormai ti disprezza \ perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve \ l'etichetta diceva "Elisir di Giovinezza"") e finisce in prigione additato da tutti come imbroglione e ciarlatano ("dottor, professor, truffatore, imbroglione.").

Un chimico[modifica | modifica wikitesto]

«Da chimico un giorno io avevo il potere

di sposar gli elementi e di farli reagire

ma gli uomini mai mi riuscì di capire

perché si combinassero attraverso l'amore.

Affidando ad un gioco la gioia e il dolore»

“Un chimico” è tratta dalla storia di Trainor, il farmacista, che non capisce le unioni tra uomini e donne ma capisce e ama le unioni tra gli elementi chimici; muore in un esperimento sbagliato «proprio come gli idioti / che muoion d'amore».

Un ottico[modifica | modifica wikitesto]

«Vedo gli amici ancora sulla strada,

loro non hanno fretta,

Rubano ancora al sonno l'allegria

all'alba un po' di notte:

e poi la luce, luce che trasforma

il mondo in un giocattolo.» (dal testo di “Un ottico”)

“Un ottico” è tratta dalla storia di Dippold, l'ottico che vuole fare occhiali speciali che mostrino panorami insoliti.

Il suonatore Jones[modifica | modifica wikitesto]

«lui che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero non al denaro non all'amore né al cielo...» (dal testo di “La collina”)

“Il suonatore Jones” è l'unica canzone che riporta lo stesso titolo della poesia del libro, così come tradotta dalla Pivano (nell'originale Fiddler Jones: per ragioni di metrica Jones nella versione di De André è un flautista, nell'originale è un violinista).

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

LATO A

  1. La collina - 4:03
  2. Un matto (dietro ogni scemo c'è un villaggio) - 2:37
  3. Un giudice - 2:24
  4. Un blasfemo (dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato) - 3:01
  5. Un malato di cuore - 4:18

LATO B

  1. Un medico - 2:37
  2. Un chimico - 3:01
  3. Un ottico - 4:34
  4. Il suonatore Jones - 4:24

Nelle ristampe della Dischi Ricordi per la serie Orizzonte e in quelle in CD del 2002 e successive il titolo della prima traccia è riportato come Dormono sulla collina.

Musicisti[modifica | modifica wikitesto]

Prestigiosi i musicisti che partecipano all'incisione: Dino Asciolla, violista di fama internazionale, Edda Dell'Orso, la voce solista di molte colonne sonore di Ennio Morricone tra cui Giù la testa, il coautore delle musiche e futuro premio Oscar Nicola Piovani, i chitarristi Silvano Chimenti e Bruno Battisti D'Amario, quest'ultimo come la Dell'Orso proveniente dall'orchestra di Ennio Morricone, il bassista Maurizio Majorana, membro dei Marc 4, il violoncellista classico d'origine russa Massimo Amfiteatrof, il batterista Enzo Restuccia, il maestro beneventano Italo Cammarota (autore di canzoni per Nino Taranto) e Vittorio De Scalzi, membro dei New Trolls.

Il disco fu registrato negli studi Ortophonic di Roma, situati in piazza Euclide (ora si chiamano studi Music Village); il tecnico del suono è Sergio Marcotulli, padre della pianista jazz Rita.

Remake integrale di Morgan[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Non al denaro, non all'amore né al cielo (Morgan).

Nel 2005 è stata pubblicata, con l'approvazione di Dori Ghezzi, una reinterpretazione fedele di questo album da parte del cantante italiano Morgan. Si tratta del secondo caso italiano di cover di un intero disco, dopo Albume bianco, realizzato nel 2000 da Fabio Koryu Calabrò[8], cover dell'album bianco dei Beatles[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fabrizio De André. Note di copertina di Non al denaro non all'amore né al cielo, Retro di copertina, 1971. URL consultato in data 11 maggio 2014.
  2. ^  Copertina della prima edizione. URL consultato il 11 maggio 2014 L'immagine è stata tratta da: viadelcampo.com
  3. ^  Copertina ristampata. URL consultato il 11 maggio 2014 L'immagine è stata tratta da: viadelcampo.com
  4. ^ Intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Giunti, 2003, p. 89, ISBN 978-88-09-02853-1.
  5. ^ Nell'intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Giunti, 2003, p. 80, ISBN 978-88-09-02853-1.
  6. ^ Intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Giunti, 2003, p. 93, ISBN 978-88-09-02853-1.
  7. ^ Poesia Wendell P. Bloyd di Edgar Lee Masters in poesieracconti.it. URL consultato l'11 maggio 2014.
  8. ^ Nonostante, erroneamente, il sito rockol.it affermi che sia il primo caso: Alfredo Marziano, Non al denaro, non all'amore né al cielo in rockol.it, 7 giugno 2005. URL consultato l'11 maggio 2014.
  9. ^ Segio Palumbo, Recensione di Albume Bianco di Fabio Koryu Calabrò in culturaspettacolo.it, 11 febbraio 2002. URL consultato l'11 maggio 2014.

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