Nomi di Dio nella Bibbia

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Nella Bibbia e nella tradizione ebraica ci si riferisce a Dio utilizzando vari appellativi ed espressioni.

Indice

[modifica] Ebraismo

Nella religione ebraica gli appellativi con cui ci si riferisce a Dio sono anche necessari al fine di comprendere le modalità attraverso le quali Dio si rapporta al mondo, agli uomini ed alle creature. L'esegesi ebraica stabilisce molte regole anche in merito alla pronuncia di essi nella lingua ebraica approfondendone ogni aspetto anche con il supporto della Ghematriah. Molti Maestri Rabbini indicano che la presenza di differenti Nomi è anche dovuta all'impossibilità dell'uomo di comprendere la totalità e l'essenza divine: l'uomo presenta infatti una modalità conoscitiva la cui natura è applicabile alla molteplicità delle cose comprendendone ogni volta gli aspetti in modo frammentario anche se lineare ed uniforme; comprendere l'essenza di Dio equivarrebbe a comprendere la totalità divina nell'unità di una sola manifestazione essenziale di un pensiero, cosa per l'uomo accettabile secondo la comprensione molteplice che permette di comprendere le modalità e gli attributi di Dio in rapporto al tutto, Creazione, Mondo Superiore e Mondo Inferiore, entità celesti, umanità, individuo e storia, o prossima ed avvicinabile nelle ulteriori forme particolari di fede della preghiera e della santificazione ma appunto impossibile in un atto conoscitivo immediato: la Mia sapienza non è la vostra sapienza viene commentato anche in questo senso. Molti Maestri spiegano infatti che, qualora un individuo cercasse di percepire intellettualmente l'Essenza di Dio, sembrerebbe pervenire al "nulla" del pensiero intendendo per questo nulla l'impossibilità di tale percezione, momentanea e nel tempo istantaneo corrispondente a tale tentativo; ciò va inteso quasi come rivelazione dell'esperienza del nulla e come impossibilità reale per tutti gli individui che vi provino secondo le facoltà intellettive unitamente a quelle intellettuali, entrambi da Dio concesse, e non come incapacità di comprendere di alcuni.

[modifica] Elenco dei nomi di Dio

La pluralità dei nomi è anche dovuta al fatto che nell'ebraismo il nome proprio di Dio è considerato ineffabile. Di conseguenza il Tetragramma è uno dei casi più tipici di qere-ketiv, cioè di differenza fra pronuncia e forma scritta.

Essi compaiono nel Tanakh, nel Talmud ed in molti testi di preghiera o studio, sui Sefer Torah, sui Tefillin e sulle pergamente delle Mezuzot e negli amuleti compilati in rare occasioni da Maestri ebrei con le conoscenza spirituali e non magiche necessarie per questo.

  • Il Tetragramma (in ebraico יהוה), la cui pronuncia, concessa solo al Kohen Gadol nel giorno di Kippur e secondo l'Halakhah altrimenti proibita, diversamente dai principi rivelati della tradizione ebraica è secondo alcune teorie Jahwèh, è considerato nella Bibbia ebraica come il nome proprio di Dio. È formato da quattro consonanti; si scrive in un modo e si legge in diversi altri di cui uno in particolare è il più utilizzato: HaShem (cioè: "il Nome") e, tra le varie traduzioni possibili, la più comune è l'Eterno.
  • Invocazioni di Dio mediante particelle pronominali: Hu Lui stesso; Atta Tu; Anokì Me; Ani Io; Hineni Eccomi.
  • A-donai significa i signori [1]. Spesso associato a questo vi è Tzevaoth o Sabaoth: Signore delle schiere o Signore degli eserciti. Nella traduzione italiana del Sanctus il Sabaoth è stato tradotto con Dio dell'universo.[2]
  • A-don 'Olam: nome dal significato Creatore del Mondo è anche il titolo di un Canto liturgico ebraico.
  • Avinu Malkeinu: Nostro Padre, Nostro Re.
  • Boré: Creatore.
  • Chai ha-Chaiym: Vita della vita.
  • Chai olamìm: Colui che vive sempre, Colui che dona la vita ai mondi.
  • Chassid: Pieno di Grazia, questo nome esprime la modalità divina dell'amore, della gentilezza, della grandezza di Dio anche nel rapporto con l'uomo e dell'uomo con il proprio prossimo che per queste qualità è sostenuto da Dio.
  • Deòt ha-Shem: «L'Eterno è Dio di conoscenza».
  • Ein Sof significa l'Infinito, l'illimitata Potenza di Dio.
  • Ehad significa l'Uno, l'unità del divino.
  • Ehyeh Asher Ehyeh, meglio tradotto con Io sarò Colui che sarò, esprime l'immutabilità di Dio anche se dinanzi al movimento finito della Creazione della quale Egli si gloria e nella quale si diletta, quasi che qualcosa sia metaforicamente aggiunto alla Sua essenza comunque perfetta e senza alcuna necessità di cambiamento. Questo nome cela molte discussioni sul Tetragramma fatte dai Rabbini: presenta infatti le stesse lettere ebraiche. Viene anche tradotto con Io sono Colui che sono senza una precisa attenzione alla forma grammaticale del verbo.
  • E-l costituisce la particella semantica per il divino, che è inserita in molte parole indicanti il nome di entità spirituali. Da sola significa genericamente Dio. El è la principale divinità dei Cananei ed è chiamato anche toro o vitello e rappresentato con questi due animali.
  • E-l Chai significa il Dio vivente.
  • E-lion: L'Altissimo.
  • E-lionim vetachtonim: che sostiene la parte superiore ed inferiore del mondo.
  • E-l Melech Neeman: Dio, Re, Fedele, è l'appellativo cui vengono associate le parole della medesima radice Emunah, che significa fede, ed Amen.
  • E-lohim significa Dei, forma plurale di E-loha (Dio), è probabilmente un residuo della religione politeistica della terra di Canaan ed ereditato dagli ebrei del regno settentrionale di Israele. Il comandamento ebraico hyeh lecha elohim acherim al panay viene tradotto non ci saranno altri dei al l' difuori di me. Secondo Ramban significa E-l hem, "la Loro potenza", cioè potenza di tutto e tutti, su tutti e tutto. In altri termini, l'Onnipotente. Si constata che questo non è un Nome, ma un attributo del precedente. (Alcuni spesso scrivono E-loh/kim per evitare di scrivere E-lohim, evitando di scrivere la forma esatta). Questo nome divino riguarda anche la Creazione e Dio come Creatore: in Ghematriah la parola di questo nome divino ha il medesimo valore numerico di Hateva, ovvero Natura e riguarda dunque il potere di Dio sulla Natura nel crearla e nel mantenerla.
  • E-loha Significa Dio ed è la forma singolare particolare del precedente. Si può dire che Egli fu l'E-loha di Abramo, l'E-loha di Isacco, l'E-loha di Giacobbe. Questa forma divenne impropria quando Dio diventa comune ad un popolo, perché se Dio è il "mio Dio", non può esserlo di un altro. Deriva da El, la principale divinità dei Cananei. Ci sono conessioni, storiche, geografiche, di pronuncia e di radice con le parola Allha (Eloha si può pronunciare anche Alah). Allah è il nome con cui i cristiani di lingua araba ed i musulmani chiamano Dio.
  • Emet, verità, viene spesso utilizzato assieme al nome E-lokim nel significato di Dio è vero ma viene anche letteralmente tradotto con l'espressione Dio è Verità.
  • Goalenu: Nostro Redentore/Nostro Liberatore.
  • HaKadosh BaruchHu: il Santo e Benedetto, oppure il Santo, Benedetto Egli sia.
  • Iah è un'abbreviazione del Tetragramma: è scritto che questo è un nome completo.
  • Kol significa il Tutto, la pienezza dell'essere.
  • Melech Ha-'Olam: Re del Mondo ma si intende anche Eterno.
  • Makom, luogo, indica che il Signore è il luogo di tutto.
  • 'Olam: Mondo.
  • Pashtut, la Semplicità, indica anche l'aspetto più puro e semplice dell'uomo quando è legato a Dio: la fede.
  • Rachamanan o Harachaman: in Ebraico ed Aramaico significano Clementissimo o Misericordioso.
  • Shadday antico nome divino dell'epoca patriarcale[3] e reso comunemente nelle traduzioni della Bibbia con Onnipotente. Incerto il suo significato; alcuni vi leggono "che ha detto basta al Suo mondo" (Sheamar le'olamo daï) (Talmud Hagiga, secondo capitolo); altri lo vedono come un acrostico, Shomer doltot Israel, proteggi le porte di Israele, poiché questo nome viene nelle mezuzot sugli stipiti delle porte, tranne in quelle dei locali d'igiene. Il nome Shadday è spesso associato al nome della Misericordia divina cosicché l'espressione completa risulti E-l Shadday.
  • Anche Shabbat e Shalom, Sabato e Pace, vengono annoverati tra i Nomi del Signore.
  • Shekhinah: piuttosto che un nome che indichi una modalità di Dio, il termine Shekhinah e tutta l'esegesi ebraica che ne discute esprimono invece la concezione della presenza divina nel mondo e nel Tabernacolo, in ebraico appunto detto Mishkan, o nel Tempio di Gerusalemme, dimora principale di Dio.
  • Zaddik significa Giusto: il versetto che afferma Il Giusto è il fondamento del mondo si riferisce sia al Signore, sia ad alcuni uomini: si dice infatti che in ogni generazione vivono 36 grandi Zaddikim in Terra d'Israele e 36 in Diaspora che si distinguono dagli altri uomini giusti per qualità etiche e morali, doti spirituali e sapienza.

[modifica] I 13 Attributi della clemenza divina

Essi vennero rivelati a Mosè quando chiese perdono a Dio per il popolo d'Israele dopo che un gruppo ristretto commise il peccato d'idolatria del vitello d'oro:

« Dio longanime e misericordioso sei Tu, ricorda oggi la Tua grande misericordia e bontà, in favore della stirpe dei Tuoi amati, come hai detto all'umile (Mosè) nei tempi antichi e come è scrito nella Tua Torah: Scese il Signore in una Nube, si fermò là con lui, proclamò il Nome del Signore e là è detto: Il Signore passò davanti a lui e proclamò: «Il Signore, Signore, 1- Dio 2- misericordioso 3- e pietoso 4- longanime 5- e che domina le proprie ire, 6- di grande bontà 7- e veritiero, 8- Egli conserva il bene dell'uomo 9- per migliaia di generazioni, 10- sopporta il peccato volontario, 11- intenzionale 12- ed involontario, 13- e lo assolve» »   (Esodo 34.5-7)

Vi sono due versioni della proclamazione dei tredici attributi divini una delle quali esprime anche la punizione sino alla quarta generazione nel caso in cui i discendenti di uomini che commettono gravi trasgressioni non seguano quanto, secondo la Torah, si insegna Dio voglia per il bene dell'uomo: le due, rivelate a Mosè, si trovano in due differenti parti del Tanakh.

[modifica] Sefer haZohar: espressioni metaforiche della Qabbalah ebraica tradizionale

La tradizione mistica ebraica connota differenti espressioni metaforiche certamente non letterali che servono ad intendere quei poteri o le forze o ancora i principi impressi nel creato da parte di Dio tramite il Suo Nome eccelso quadrilittero, il Tetragramma Y-H-W-H; tramite essi per molti Rabbini sarà possibile comprendere come Dio si rapporti al mondo, sia esso spirituale o materiale, agli uomini, alle creature ed al creato tutto; studio e comprensione che percorrono la medesima formazione della sapienza delle Sefirot, essi compaiono secondo il metodo di espressione del livello segreto della Torah nel testo dello Zohar:

  • Arich Anpin: questa espressione si riferisce all'Origine della Volontà divina: essa riguarda l'"anima" del Mondo di Atziluth ed è in particolar modo legata alla Sefirah Keter.
  • Atick Yomim: questa espressione riguarda la diffusione dell'abbondanza di Misericordia e Bontà concesse da Dio alle creature e nella Creazione.
  • Abba, Padre ed Imma, Madre indicano distintamente il primo potere di sovra-governo divino nonché la potestà eterna sul creato, in particolar modo tramite i poteri eccelsi e spirituali, e la conseguente "risposta" dal Basso a questo richiamo dall'Alto: questa "risposta", identificata con le acque spirituali femminili necessarie anche alla formazione di entità spirituali, è indissolubilmente legata al "richiamo" ed i due poteri divini sono radicati l'uno nell'altro e sigillati eternamente.
  • Zeir Anpin e Nukvà indicano puramente l'aspetto maschile e quello femminile oltreché un riferimento al Tetragramma come Abba ed Imma: essi, differentemente dai primi due sopra citati, riguardano un livello con il divino per gran parte orizzontale rispetto ai primi per cui prevale una prospettiva spirituale ed intellettuale verticale tra Dio e la Creazione e tra Dio e l'uomo anche in rapporto alla Creazione; importante la relazione di queste due figure metaforiche con la simbologia dei nomi di Dio, delle loro lettere ebraiche, dei valori numerici ad essi propri nonché quella delle permutazioni delle lettere effettuate secondo la Ghematriah.

[modifica] La Torah intera come nome del Signore

Molti Maestri ebrei hanno sempre insegnato che quanto scritto sulla Torah è un nome del Signore: anche per questo motivo l'insieme di tutte le parole scritte sul Sefer Torah non presenta altro che le lettere stesse senza alcuna vocalizzazione o punteggiatura; vi è l'idea che l'intera Torah sia sapienza divina con cui è stato creato il mondo e con cui esso si mantiene.

[modifica] Cristianesimo

Signore è il titolo con cui maggiormente nella Bibbia cristiana ci si riferisce a Dio.

Con questo termine generalmente viene tradotto il tetragramma biblico e l'espressione greca κυριος presente sia nella traduzione greca dei settanta dell'Antico Testamento e sia nel Nuovo Testamento nella sua lingua originale.

[modifica] Nell'Antico Testamento

Con il termine Signore nell' Antico Testamento:

« Ascolta, Israele (in ebraico Shema, Israel), il Signore è nostro Dio, il Signore è uno solo. »
(cfr.Deuteronomio 6,4-9; 11, 13-21; Numeri 15, 37-41)
  • è Dio stesso che Si definisce "Signore" con il primo dei comandamenti da Lui scritti a Mosè:
« Io sono il Signore Dio tuo »
(cfr.Deuteronomio 5,6)
  • Signore degli eserciti:
« Davide rispose al Filisteo: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato. »
(cfr.1Sam 17,45)

[modifica] Nel Nuovo Testamento

Con il termine Signore nel Nuovo Testamento:

  • molte volte ci si riferisce a Dio (e viene tradotto con Signore l'espressione greca kurios)[4]. E, nell'ottica trinitaria del Nuovo Testamento, con il termine Dio viene identificato Dio Padre.
  • particolare importanza acquista quando ci si riferisce alla persona trinitaria del Figlio, Gesù Cristo, seconda persona del Dio uno e trino.
« A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? »
(Elisabetta a Maria, madre di Gesù, nel vangelo di Luca 1,43)

È soprattutto nelle lettere di Paolo che è possibile trovare riferimenti a Gesù come Signore. Un esempio dall'apertura della lettera ai Filippesi, il celebre inno della spoliazione:

« ...e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. »

In questo testo riscontriamo anche la dimensione del Figlio come Signore in un quadro trinitario. È interessante il raffronto con il seguente testo di San Clemente Romano, dove - in una fase in cui la teologia dogmatica era ancora in una fluida fase evolutiva - il titolo di Signore è attribuito, secondo la tradizione veterotestamentaria, al Padre:

« O Signore e Dio nostro, [..] noi ti lodiamo e ti benediciamo per Gesù Cristo, sommo sacerdote e avvocato delle nostre anime. Per mezzo di lui salgano a te l'onore e la gloria ora, per tutte le generazioni e nei secoli dei secoli. Amen.  »
(San Clemente Romano, Lettera ai Corinzi, 59)

[modifica] Bibliografia

  • Piergiorgio Odifreddi. Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). Longanesi, 2007.

[modifica] Note

  1. ^ cioè il Signore con la forma del plurale maiestatis[senza fonte]
  2. ^ Intendendo le schiere del cielo (angeli) e di tutte le creature. Ma si può anche intendere letteralmente Signore degli eserciti in quanto nel salmo 23 si legge "...Il signore forte e potente, il Signore potente in battaglia. [...] Chi è questo Re della gloria? Il Signore degli eserciti".[senza fonte]
  3. ^ cfr. Genesi 28,3, 35,11, 43,14, 48,3, 49,25
  4. ^ cfr. Matteo 1,20

[modifica] Voci correlate

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