No Woman, No Cry

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No Woman, No Cry
Artista Bob Marley & The Wailers
Tipo album Singolo
Pubblicazione 1975
Durata 3 min : 46 s
Album di provenienza Natty Dread
Genere Reggae
Etichetta Universal

No Woman, No Cry è una canzone reggae, resa famosa da Bob Marley e il suo gruppo The Wailers.

La canzone fece una prima volta il giro del mondo nel 1974 grazie all’album registrato in studio Natty Dread. Tuttavia è forse più conosciuta la versione live contenuta nell’album del 1975 Live!, versione che è stata inserita nel greatest hits Legend. Sebbene sia stata scritta da Bob Marley stesso, i diritti d’autore di questa canzone furono intestati a "V. Ford". Vincent Ford (1940-2008) era un amico d'infanzia di Marley, proprietario di un povero locale di Trenchtown, il ghetto di Kingston in Jamaica, luogo di ristoro della povera gente del luogo e, a volte, dello stesso Bob, che era sul punto di fallire. Le entrate provenienti dai diritti di questa canzone hanno assicurato la sopravvivenza e l’efficienza della mensa fino ai giorni nostri.

Una migliore resa del titolo nel creolo giamaicano potrebbe essere "No, woman, nuh cry". Il "nuh", che rende un suono vocale più contratto di "no", è l’equivalente della contrazione "don't".

La versione di Marley and the Wailers di No Woman, No Cry occupa il numero 37 nella Lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone.

Cover[modifica | modifica sorgente]

Molti artisti hanno fatto la cover di questa canzone come ad esempio Blues Traveler, Devon Allmans Honeytribe, Joan Baez, Boney M, Xavier Rudd, Jimmy Buffett, Jonathan Butler, Gilberto Gil, The Fugees, Murder One, No Use for a Name, Utada Hikaru, String Cheese Incident, Sublime, NOFX, Tila Tequila, Boney M, Rancid, Andrés Calamaro, Hugh Masekela, Pauline Black, Wyclef Jean, Peter Rowan, Bill Bourne, Graham Parker, Keller Williams, Eterna Inocencia e Francesca Pettinelli. Il gruppo ska punk "Spunge" è l’unico che abbia mai avuto il permesso ufficiale dalla famiglia Marley di cambiare il testo, nella loro cover contenuta nell’album Room for Abuse.

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