No wave

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No wave
Origini stilistiche Punk rock
Origini culturali Fine anni 70 a New York
Strumenti tipici Chitarra, basso, batteria, tastiera, sassofono
Popolarità Nessuna
Sottogeneri
Punk jazz, dance punk, noise rock
Generi derivati
Now wave
Generi correlati
Punk rock, post-punk, new wave
Categorie correlate

Gruppi musicali no wave · Musicisti no wave · Album no wave · EP no wave · Singoli no wave · Album video no wave

La No wave fu un movimento artistico sviluppatosi durante i tardi anni '70 ed i primi anni '80 a New York che trovò il suo apice espressivo nell'Arte contemporanea, nella musica underground, nella videoarte, nella performance art e nel cinema con la realizzazione di film su Super 8 millimetri e 16 millimetri[1][2].

Il nome[modifica | modifica sorgente]

Il termine No wave nacque all'interno della sottocultura punk con intenti satirici, al fine di rigettare tutti quegli elementi commerciali e generalmente legati alla cultura popolare spesso presenti nella musica new wave. La musica no wave in particolare, si scagliò inizialmente contro i continui contratti stipulati da gruppi come i Talking Heads con le major ed il frequente uso di riff di chitarra in stile Chuck Berry della scena new wave newyorkese di fine anni '70[3]. Il termine iniziò ad essere usato in seguito al concerto del 1981 "New York/New Wave" che vide come curatore l'artista Diego Cortez[4]. Il movimento, che durò per un tempo relativamente breve, influenzò profondamente lo sviluppo della futura musica, del cinema indipendente e delle arti visive[5].

Musica[modifica | modifica sorgente]

Il termine "no wave" ha rappresentato la contrapposizione di questa scena alla cultura mainstream del periodo (la new wave), come sta a testimoniare anche l'album più influente di questa scena, la compilation No New York prodotta da Brian Eno (1978), che racchiude brani di vari gruppi appartenenti alla scena come i Teenage Jesus & the Jerks, i Mars, i DNA e i Contortions.

« Le origini stesse di questa denominazione non sono chiare: secondo alcuni il termine fu diretta conseguenza dell'album-manifesto che gli diede fama imperitura, e cioè No New York. Secondo altri il termine fu coniato come ironico contraltare a "new wave", il movimento musicale che si stava affermando in quegli stessi anni in Europa e America. Per altri ancora il nome deriverebbe dal magazine "NO" che documentava e dava voce alla scena.[6] »

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Stilisticamente gli elementi che caratterizzano la musica no wave sono la ricerca dell'atonalità nelle voci e della cacofonia nell'accompagnamento, la ripetitività dei riff di chitarra, un particolare uso degli strumenti (che vengono percossi più che suonati) e i testi riguardanti il rifiuto dei valori convenzionali del sistema.

Comunque diversi gruppi e artisti si muovono in direzioni differenti: funky (Contortions, Liquid Liquid), blues, teatro e spoken word (Lydia Lunch, Mofungo), free jazz (DNA, Rudolph Grey, Robin Crutchfield), minimalismo (Glenn Branca, Rhys Chatham, Jeffrey Lohn), cacofonia (Mars), dada punk anarchico (God Is My Co-Pilot, Half Japanese), noise (Dead C), avant punk (Dog Eat Dog, Built on Guilt, The Avant Squares, Red Decade, Ad Hoc Rock, Smoking Section, Avoidance Behaviour).

Influenze[modifica | modifica sorgente]

La musica no wave ha influenzato i successivi generi del noise (Sonic Youth, Helmet, Live Skull), industrial, grunge, certo post-rock (Slint, Cop Shoot Cop, Xiu Xiu, Mogwai), certo punk-funk (Liars, Erase Errata, Ex-Models, Yuri Landman).

La rinascita[modifica | modifica sorgente]

Negli anni '90 si assiste alla rinascita di un genere musicale, invero mai defunto, soprattutto intorno all'etichetta americana Skin Graft Records. Questa variante post moderna del genere, forse meno "oscura", più ludica e anarchica rispetto a quella nata nella New York dei primi anni '80, viene spesso definita dalla stampa specializzata con il termine now wave. Tra le band e i musicisti più significativi si ricordano Zeek Sheck, Quintron, Miss Pussycat, U.S Maple, The Flying Luttenbachers, Lake of Dracula, Yona-kit, You Fantastic!, Ufo or Die, Melt Banana, Monitor Radio, Colossamite, Flossie and the Unicorns, Zzzzz, Cheer-Accident, Ruins, Akaten, Omoide Hatoba, Mount Shasta, Ubzub, Bobby Conn, Zeni Geva, Space Streakings, Miss Murgatroid, Secret Chiefs 3, Men's Recovery Project, Duotron, Claw Hammer.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

  • 1978 - No New York - compilation edita da Big Apple Studio, New York

Elenco dei gruppi e degli artisti[modifica | modifica sorgente]

Cinema no wave[modifica | modifica sorgente]

Il movimento no wave newyorkese, trovò poi espressione anche nel cinema underground con un progetto nato nelle zone di Tribeca e nell'East Village e finanziato da Colab fra il 1978 ed il 1985[7], producendo in questi anni una serie di film low budget, spesso descritti come film guerriglia[8], che pur ponendosi in relazione di continuità con il precedente cinema sperimentale americano, trovava ispirazione nel film di serie B, nel cinema noir e nel cinema pornografico[9]. Fra gli autori associati al movimento vi erano Charlie Ahearn, Manuel De Landa, Vivienne Dick, Eric Mitchell, James Nares, Amos Poe, Susan Seidelman e Casandra Stark Mele.

Il cinema no wave ebbe in seguito un impatto significativo sulla scena newyorkese del Cinema della trasgressione a cui aderirono Scott B and Beth B, Richard Kern, Nick Zedd, Tessa Hughes Freeland e sulla nuova generazione di cineasti indipendenti di New York come Jim Jarmusch, Tom DiCillo, Steve Buscemi e Vincent Gallo[8].

Artisti visivi no wave[modifica | modifica sorgente]

Diffusione nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Influenze no wave in Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia la no wave degli anni settanta e ottanta viene in qualche modo, anche erroneamente, associata alla new wave e al post-punk. Tra i vari gruppi legati al filone si ricordano gli Hi-Fi Bros (il cui album d'esordio per la bolognese Italian Records è prodotto da Arto Lindsay dei D.N.A.), i Bisca (dediti ad un funky bianco alla Contortions), i Gaznevada e i genovesi Scortilla. Sono però soprattutto i gruppi degli anni Ottanta ad avvicinarsi alle sonorità e ai tempi tipici della no wave internazionale: i toscani Rinf (con il mini-LP omonimo del 1983), i Franti (con Il giardino delle quindici pietre), i Pankow (Freiheit Für Die Sklaven). Nel 2013 è uscita una compilation su Spittle Records, in formato LP con CD allegato, intitolata Italia No! e che ha il pregio di documentare e delimitare quelle che potevano essere le reali influenze no wave nella scena italiana dei primi anni ottanta.

Successivamente l'eredità della no wave viene raccolta da gruppi appartenenti a diversi generi musicali, dal noise (Massimo Volume con Lungo i bordi, Marlene Kuntz con Il vile, Uzeda con Different section wires) all'industrial (Templebeat con Media sickness e Technogod con Hemo Glow Ball), dal Grunge (Afterhours con Hai paura del buio) al Post-rock (Bron y aur e To the Ansaphone con gli omonimi album e gli Zu con Igneo).

Alla fine degli anni '90 parecchie band e musicisti italiani, gravitanti intorno ad etichette indipendenti come Wallace Records, Snowdonia Dischi e Bar La Muerte hanno inciso dischi ascrivibili al genere. Tra queste: Allun, Maisie, Culonegro, Bz Bz Ueu, Gi Gasparin, Bebe Rebozo, Sprut (quest'ultimo uscito con la label Tzadik di proprietà di John Zorn), Gi-Napajo, Ghostchildren, Nando Meet Corrosion, Confraternita Felice Pesavento. La rivista musicale Blow Up[10] in un articolo apparso sul n. 19 del dicembre 1999 inquadrava il genere con la definizione di Ricottina Wave, accomunando il "movimento" italiano alla coeva scena gravitante intorno all'americana Skin Graft Records[11].

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Romanowski, p.717: "It seemed to have had its short lifespan built in from its inception."
  2. ^ Masters, Marc. No Wave. London: Black Dog Publishing, 2007, p. 5
  3. ^ NO!: The Origins of No Wave by Marc masters for Pitchfork January 15, 2008
  4. ^ Alison Pearlman, Unpackaging art of the 1980s, p. 188
  5. ^ Masters, Marc. No Wave. London: Black Dog Publishing, 2007, p. 200
  6. ^ Livia Satriano, "No Wave. Contorsionismi e sperimentazioni dal CBGB al Tenax", crac edizioni, 2012
  7. ^ Marc Masters, (2007) No Wave, Black Dog Publishing, London, p. 141
  8. ^ a b NO WAVELENGTH: THE PARA-PUNK UNDERGROUND: Village Voice: il critico cinematografico Jim Hoberman discute di scene dei film New Wave di New York, includendo i film lo-fi super 8 di Vivienne Dick
  9. ^ David Bordwell; Kristin Thompson, Storia del cinema e dei film - Dal dopoguera ad oggi, Editrice Il Castoro, 1998, ISBN 88-8033-112-4
  10. ^ Sito ufficiale della rivista
  11. ^ Sito ufficiale dell'etichetta

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Tedesco, Underground e trasgressione. Il cinema dell'altra America in due generazioni, Castelvecchi, 2000.
  • Livia Satriano, No Wave. Contorsionismi e sperimentazioni dal CBGB al Tenax, Fano, Edizioni crac, 2012, ISBN 978-88-97389-04-0.
  • Bruno Di Marino, Le trasgressioni di Kern - contenuto in No Wave. Contorsionismi e sperimentazioni dal CBGB al Tenax di Livia Satriano, Edizioni crac, Fano, 2012, ISBN 978-88-97389-04-0

Videografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]