Nitardo

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Nitardo (Nithard) (prima dell'80015 maggio 845) fu conte di Ponthieu e abate laico di Saint-Riquier.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del conte di Ponthieu e abate di Saint-Riquier, Angilberto, e della sua convivente[1], la figlia dell'imperatore Carlo Magno (che era contrario al matrimonio delle figlie[2]) e della sua terza moglie Ildegarda[3], Berta (779-829),[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte del padre, nell'814, Nitardo gli subentrò nella contea di Ponthieu e continuò a vivere alla corte di Ludovico il Pio, ad Aquisgrana[5].
Nitardo fu anche abate laico dell'abbazia di Saint-Riquier[5].

Dopo la morte di Ludovico il Pio, il 20 giugno 840, su un'isola del fiume Reno[6], Nitardo divenne uno dei consiglieri di Carlo il Calvo e quando il suo fratellastro, il nuovo imperatore, Lotario, stipulata una tregua con il fratello Ludovico II il Germanico che aveva occupato tutti i territori alla destra del Reno, attaccò Carlo il Calvo, Nitardo lo consigliò di non combattere, accettando la riduzione del suo regno alla sola Aquitania più la Provenza e, dopo essersi rinforzato, cercare di allearsi con il fratellastro Ludovico il Germanico. L'alleanza portò alla vittoria di Fontaney[7], nelle vicinanze di Auxerre.
Nel prosieguo della guerra civile, nel febbraio 842, vi fu un rinnovo dell'alleanza dei fratelli più giovani contro Lotario, conosciuto come il Giuramento di Strasburgo[8], a cui Nitardo prese parte e fu tra coloro che lo prepararono scritto in lingua romanza che costituisce la prima testimonianza scritta della nuova lingua romanza.

Nitardo morì il 15 maggio 845 in un'imboscata in Aquitania, combattendo contro i Vikinghi.

Nitardo fu anche cronista: scrisse infatti verso l'844 le Historiae o De dissensionibus filiorum Ludovici pii, in quattro libri, in cui raccontò le vicende dell'impero franco dopo la morte di Carlo Magno, in particolare le lotte tra i figli di Ludovico il Pio per la spartizione dell'impero. Scomparsa precocemente, la sua opera non fu molto nota durante il Medioevo, e prima del 1214 è citata solo da Hariulfo di Oudenbourg, dalla Vita di san Liévin e da Rodolfo di Fiandra; il manoscritto fu pubblicato per la prima volta da nel XVI secolo da Pierre Pithou, che lo attribuì a Nitardo. Le edizioni seguenti derivano dal medesimo manoscritto, con aggiunta di correzioni e spiegazioni congetturali. È perduta la parte finale del testo, contenente la genealogia dell'autore riprodotta nel Chronicon centulense[9], che afferma come Nitardo abbia preso da laico il governo dell'abbazia di Saint-Riqueir (per un breve periodo: sempre secondo il Chronicon venne ucciso in combattimento «alcuni giorni dopo»).[10]

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nella lettera n° 207, a pag 267 del Mittelrheinisches Urkundenbuch I, risulta che Nitardo aveva una moglie, Erchenfrida[11], da cui non risulta ebbe discendenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Jules Hénocque, Histoire de l'abbaye et de la ville de Saint-Riquier, vol. 1, Amiens, A. Douillet, 1880.
  • René Poupardin, Ludovico il Pio, cap. XVIII, vol. II (L'espansione islamica e la nascita dell'Europa feudale) della Storia del Mondo Medievale, pp. 558-582
  • René Poupardin, I regni carolingi (840-918), in Storia del mondo medievale, vol. II, 1999, pp. 583–635

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 74444 LCCN: nr95032961