Virtual Boy

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Virtual Boy
Virtualboy logo.svg
VIRTUAL BOY sistem.png
Produttore Nintendo
Tipo Console
Generazione Quinta
In vendita Giappone 21 luglio 1995
Stati Uniti14 agosto 1995
Dismissione 1996
Supporto di
memorizzazione
Cartucce
Servizi online non presente
Unità vendute 770.000[1]

Il Virtual Boy (バーチャルボーイ Bācharu Bōi?), chiamato VR-32 durante lo sviluppo, è una console stereoscopica sviluppata e prodotta da Nintendo, presentata il 21 luglio 1995 in Giappone e il 14 agosto 1995 negli USA. Il sistema, per diversi motivi, ha avuto uno scarso successo di pubblico e di critica, tanto che la produzione è terminata l'anno seguente alla commercializzazione.[1][2]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

La console utilizza degli occhiali contenenti un complesso sistema di specchi oscillanti, lenti e LED per proiettare negli occhi degli utenti le immagini tridimensionali monocromatiche dei videogiochi. Tale sistema consisteva in una singola linea di 224 led che faceva "scorrere" orizzontalmente i fotogrammi, sincronizzata con le oscillazioni dello specchio per proiettare agli occhi immagini complete e stereoscopiche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La console venne progettata da Gunpei Yokoi, l'inventore dei Game & Watch e del Nintendo Game Boy sebbene questo non intendesse rimpiazzare la linea dei Game Boy. Nintendo intendeva utilizzare la console per avvantaggiarsi della popolarità del film Il tagliaerbe e intendeva anche verificare la reattività del mercato in presenza di un prodotto così innovativo. Secondo un libro dei 1993 di David Sheff, Game Over, Yokoi era contrario alla commercializzazione della console così come è conosciuta oggi, ritenendola ancora inadatta al grande pubblico. Tuttavia, Nintendo riteneva che il tempo di sviluppo si era protratto abbastanza, e, volendo puntare tutte le attenzioni dello staff sul Nintendo 64, decise di mettere in vendita il Virtual Boy.[3] Per questo motivo Yokoi decise di andarsene da Nintendo[4], rimanendo tuttavia in stretti rapporti con essa[5] nonostante il lavoro alla Bandai, dove creò il Wonderswan.

La console vendette pochissimo[1], rimase in produzione per poco tempo e vendette meno di un milione di unità in tutto il mondo. Il risultato, pessimo di per sé, assume proporzioni ancora maggiori se viene paragonato ai grandi successi ottenuti da Nintendo con NES, SNES e Game Boy (rispettivamente: 61,91; 49,10; 118,69 milioni di unità). La fine prematura del Virtual Boy venne segnata dalla stessa Nintendo, che visti i risultati abbandonò il progetto e cancellò l'uscita di circa 30 videogiochi e di diverse periferiche già annunciate dalla casa madre, tra cui il cavo System Link, che avrebbe permesso il gioco in multigiocatore attraverso l'uso di due Virtual Boy.

Motivi dell'insuccesso[modifica | modifica wikitesto]

Il controller del Virtual Boy
  • Una delle principali cause di questo clamoroso flop è da ricercarsi nel fatto che la console era capace di generare solo il colore rosso e quindi offriva esclusivamente immagini in rosso e nero, risultando particolarmente sgradita agli utilizzatori abituati ai colori, alle animazioni e alla fluidità delle console domestiche a 16-bit.
  • Altro importante fattore determinante fu che i giochi lanciati non sfruttavano in pieno le capacità tridimensionali della console e soprattutto non cercavano l'intento originario di creare una realtà virtuale nel gameplay, cosa che i giocatori cercavano e per cui la console era stata progettata e pubblicizzata. La libreria di giochi, oltre ad essere abbastanza scarsi per qualità, lo era anche per quantità. Vennero infatti pubblicati appena 19 titoli in Giappone e 14 in USA, per un totale di 22 giochi distinti; alcuni di questi erano giochi ispirati ad altri già esistenti (3D Tetris, Galactic Pinball e Golf) o addirittura conversioni di giochi per NES o SNES. I titoli innovativi come Mario Tennis o Mario Clash che dovevano fungere da killer application non ebbero mai il successo sperato.
  • La campagna pubblicitaria si rese colpevole di un altro clamoroso errore, infatti il prodotto venne presentato e reclamizzato come console portatile, in effetti le sue dimensioni erano inferiori a quelle di una console normale e non necessitava di un monitor, ma le sue dimensioni e il suo peso erano comunque considerevoli se paragonate a quelle del Game Boy o delle rivali SEGA e Atari (Game Gear e Lynx) e non consentivano affatto un trasporto agevole.[2]
  • Sulla confezione era indicato che l'uso prolungato poteva causare senso di fastidio e di nausea, convulsioni e perfino disturbi visivi. La maggior parte di questi pericoli erano abbastanza improbabili e vincolati ad un uso estremamente eccessivo dell'apparecchio tuttavia il fastidio realmente percepito dai giocatori dopo circa un'ora di gioco poteva essere preoccupante, scoraggiando eventuali compratori della console in particolare i genitori preoccupati per la salute dei loro bambini.

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Blake Snow, The 10 Worst-Selling Consoles of All Time, GamePro.com, 4 maggio 2007. URL consultato il 25 novembre 2007.
  2. ^ a b IGN Retro: Virtual Boy Revisited, Patrick Kolan. URL consultato il 28-12-08.
  3. ^ Game Over: How Nintendo Zapped an American Industry, Captured Your Dollars, and Enslaved Your Children by David Sheff, 1993, Random House.
  4. ^ N-Sider Profiles. URL consultato il 19 agosto 2008.
  5. ^ NYTimes - Gunpei Yokoi, Chief Designer Of Game Boy, Is Dead at 56. URL consultato il 19 agosto 2008.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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