Nino Chiovini

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Nino Chiovini (Biganzolo, 1923Verbania, maggio 1991) è stato un partigiano, scrittore e storico italiano, studioso della Resistenza e della cultura contadina di montagna delle valli tra il Verbano, l'Ossola e la Val Vigezzo.

La vita[modifica | modifica wikitesto]

Nino Chiovini

Nato a Biganzolo, oggi Verbania, si diploma perito chimico nel ‘42. Trasferitosi a Cuggiono, nel milanese, entra in contatto con un gruppo di giovani vicini al prete antifascista Don Giuseppe Albeni.

Dopo l’8 settembre entra nella Resistenza dando vita, sulle colline retrostanti Verbania, ad una formazione partigiana che assumerà la denominazione di Giovane Italia. La formazione ha vita travagliata, con cambio frequente di comandanti tra cui lo stesso Chiovini con il nome di battaglia Peppo, l’operaio comunista lombardo Alfredo Labadini (Guido il Monco), il tenente degli alpini Gaetano Garzoli (Rolando) nativo di Arizzano, sopra Verbania, a cui si affianca il tenente Mario Flaim, originario di Rovereto. Entrambi i tenenti moriranno sul Monte Marona il 17 giugno 1944 durante il massiccio rastrellamento della Valgrande durato dall’11 giugno alla fine del mese.

L’ambito operativo della formazione Giovane Italia era direttamente sovrastante Verbania, e si collocava tra l’area di azione del Valdossola di Dionigi Superti, a ovest (Valgrande, alture di Premosello) e quella della Cesare Battisti di Armando Calzavara (Arca) a est (dall’alta Valle Intrasca sino al versante sud della Val Cannobina).

Chiovini, dal marzo 1944, si stacca operativamente dal grosso della formazione, dando vita ad una squadra “volante” restando sempre però agli ordini della formazione.

Dopo il grande rastrellamento di giugno, mentre gli altri sopravvissuti della Giovane Italia danno vita, con i superstiti della Valdossola guidati da Mario Muneghina, alla 85a Brigata Garibaldi “Valgrande Martire”, Peppo confluisce nella Cesare Battisti dando vita alla Volante Cucciolo che opererà attivamente nel Verbano, da Intra al confine svizzero, sino al 25 febbraio 1945 quando sarà sopraffatta a Trarego in località Promé.

Sopravvissuto all’eccidio, Chiovini comanderà la volante Martiri di Trarego che parteciperà attivamente agli ultimi mesi della Resistenza contribuendo alla liberazione di Verbania e di Cannobio.

Nel dopoguerra, lavora come tecnico alla Rhodiatoce di Pallanza; il suo impegno continua aderendo nel 1946 al PCI e ricoprendo, tra il 1951 e il 1960 gli incarichi di Consigliere e Assessore al Comune di Verbania. Partecipa alle lotte operaie della sua fabbrica e agli inizi degli anni 70’ aderisce, con il partigiano Gino Vermicelli, al gruppo verbanese del Il manifesto.

Gli scritti sulla Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

I primi contributi di Chiovini compaiono nell’immediato dopoguerra sul settimanale Monte Marona dove in particolare pubblica a puntate, fra il 1945 e il 1946, Fuori Legge???. Diario di un partigiano nel Verbano: un “diario” scritto a ridosso dagli avvenimenti in cui si intrecciano la dimensione narrativa e quella interiore, riflessiva.

Dopo vent’anni riprende la sua opera di ricercatore e scrittore della Resistenza in collaborazione con l’Istituto storico della Resistenza Piero Fornara di Novara; lavoro che, dopo una prima pubblicazione del 1966 intitolata Verbano, giugno quarantaquattro, dà luogo a quello che è ancor oggi il principale testo sulla Resistenza nel Verbano e sul rastrellamento della Valgrande: I giorni della semina (1974), opera idealmente completata dagli altri due testi Valgrande partigiana e dintorni (1980) dedicata alle testimonianze di quattro protagonisti (l’infermiera Maria Peron, il comandante Dionigi Superti, il partigiano ossolano Alfonso Comazzi e il partigiano “con la stampella” Gianni Cella) e Classe IIIa B. Cleonice Tomassetti. Vita e morte (1981), ricostruzione della vita dell’unica donna fra i 43 fucilati a Fondotoce il 20 giugno del 1944.

Uscirà invece postumo, per sua esplicita volontà, il bellissimo racconto La volpe, scritto intorno al 1949, in cui ci fa rivivere quel tragico giorno del febbraio 1945 in cui Chiovini riesce miracolosamente a salvarsi mentre i suoi compagni cadono a Promé.

La ricerca storico etnografica[modifica | modifica wikitesto]

L’inizio della collaborazione con l’editore Vangelista di Milano in occasione della nuova edizione, ampliata, de I giorni della semina (1979) proietta Chiovini fuori dell’ambito editoriale locale e lo stimola a nuovi terreni di ricerca: in particolare la ricerca storico-etnografica su quella che lui stesso definiva “civiltà rurale montana"

"a riconoscimento del debito di tutti quei montanari, donne e uomini, che “pagando un prezzo liberamente accettato, si schierarono, ognuna nella misura in cui le era possibile o le veniva richiesto, dalla parte di chi si stava battendo per la libertà e per la pace" (Mal di Valgrande)

e, nel contempo, alla ricerca delle proprie radici famigliari, nel cuore della Valle Intrasca. Escono così in successione: Cronache di terra lepontina (1987) che ricostruisce le origini della cultura contadina montana, a partire dal XIII secolo, seguendo un dissidio secolare fra le due comunità di Cossogno (Valle Intrasca) e Malesco (Val Vigezzo), A piedi nudi (1988) epopea della vita di sussistenza di uomini e soprattutto donne di montagna ricostruita tramite testimonianze orali, Mal di Valgrande (1991), raccolta di scritti apparsi su riviste e, postumo, Le ceneri della fatica (1992) alla ricerca delle origini montane dei propri avi.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]