Ninco Nanco
| « Il governo italiano ci manda contro la forza a perseguitarci; ebbene, facciamogli vedere fin da oggi che noi non abbiamo intenzione di prestargli obbedienza. » | |
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(Ninco Nanco[1])
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Giuseppe Nicola Summa, detto Ninco Nanco (Avigliano, 12 aprile 1833 – Avigliano, 13 marzo 1864), è stato un brigante italiano. Uno dei più devoti luogotenenti di Carmine Crocco, fu protagonista di numerose rappresaglie ai danni di ricchi possidenti e militari sabaudi. Era conosciuto per le sue brillanti doti di guerriglia,[2] per la sua freddezza e la sua brutalità, attributi che lo resero uno dei briganti più temuti di quel tempo. Benché noto per la sua efferatezza, viene da alcuni considerato un eroe popolare, parte di quella schiera di popolani che si ribellarono ai soprusi e alle repressioni.[3]
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Gli inizi
Ninco Nanco (il cui soprannome apparteneva alla famiglia paterna), nacque in un ambiente familiare con diversi problemi con la legge. Suo zio materno, il bandito Giuseppe Nicola Coviello, morì bruciato in una capanna di paglia ove si era nascosto per sfuggire alla polizia, mentre uno zio paterno venne condannato a dieci anni di reclusione per aver picchiato un soldato borbonico e, uscito di galera, scappò in Puglia dopo aver ucciso un uomo per una questione di gioco.
Gli atti malavitosi dei suoi parenti influenzarono anche il comportamento del giovane Nicola. All'età di 20 anni, il ragazzo venne malmenato per una faccenda di gioco e tre anni dopo venne pestato e pugnalato da cinque persone che lo costrinsero a tre mesi di guarigione. Giuseppe, anziché denunciare l'accaduto alla polizia, preferì la vendetta personale. Qualche mese dopo, uccise uno dei suoi aggressori a colpi di ascia.
L'evento facinoroso gli costò dieci anni di carcere a Ponza, ma riuscì ad evadere nell'agosto 1860. Come tanti fuorilegge di quel tempo, anche Giuseppe tentó di arruolarsi nell'esercito di Garibaldi per poter ricevere la grazia ma fu scartato. Tentò la stessa cosa presentandosi a Salerno da Nicola Mennuni, comandante della colonna insurrezionale di Avigliano, e facendo domanda di arruolamento nella Guardia Nazionale ma entrambi gli esiti furono negativi. Divenuto ormai un ricercato, Ninco Nanco iniziò a vivere di rapine e furti, rifugiandosi nei boschi del Vulture.
[modifica] L'attività brigantesca
Il 7 gennaio 1861, incontrò Carmine Crocco, con il quale stipulerà un rapporto di stretta collaborazione, divenendone uno dei più fidati subalterni. Il brigante aviglianese, assieme a Crocco, partecipò a numerosi saccheggi, conquistando prima tutto il Vulture e le città di Melfi, Rionero, Ruvo del Monte, senza mai riuscire a prendere la sua città natia, Avigliano[4], poi gran parte della Basilicata e spingendosi fino all'avellinese e il foggiano. Si distinse soprattutto nella battaglia di Acinello, comandando la cavalleria dei briganti e dimostrando la sua padronanza in campo bellico.
Ninco Nanco era conosciuto, a quel tempo, anche per la sua impassibilità nel compiere atti ferini. La sua compagna, Maria Lucia Di Nella (nota come Maria 'a Pastora), brigantessa di Pisticci, era sempre accanto a lui durante gli assalti e le imboscate. Secondo i racconti popolari della zona, quando Ninco Nanco strappava il cuore dal petto dei bersaglieri suoi prigionieri, Maria gli porgeva sempre il coltello.[5] Nel gennaio 1863, Ninco Nanco uccise brutalmente il delegato Costantino Pulusella, il capitano Luigi Capoduro di Nizza e alcuni suoi soldati, dopo che Capoduro, sperando di indurre il brigante alla resa, si avviò con i suoi uomini nel bosco di Lagopesole.
I cadaveri furono scoperti alcuni giorni dopo: Pulusella venne ritrovato con le mani recise, Capoduro decapitato con la testa messa a distanza su un macigno e con un sasso fra i denti, e sul petto aveva incisa la croce di casa Savoia.[6] Il 12 marzo 1863 nei dintorni di Melfi, si rese protagonista di un feroce massacro ai danni di un gruppo di cavalleggeri di Saluzzo, guidato dal capitano Giacomo Bianchi.
Alla carneficina parteciparono anche le bande di Crocco, Caruso, Coppa e Caporal Teodoro, Marciano, Sacchetiello e Malacarne. Dopo essere stati sorpresi nel bosco di Rapolla dalle truppe sabaude che fucilarono e bruciarono 200 briganti, Ninco Nanco, Caporal Teodoro e Tortora prepararono una violenta ritorsione. Catturarono e massacrarono dei soldati in arrivo da Venosa per una perlustrazione ed il loro tenente venne decapitato.
[modifica] La morte
L'attività di Ninco Nanco iniziò a perdere colpi l'8 febbraio 1864, quando la sua banda fu decimata presso Avigliano e 17 dei suoi uomini furono uccisi. Circa un mese dopo, il 13 marzo, il brigante e 3 dei suoi fedeli furono catturati nei pressi di Lagopesole dalla Guardia Nazionale di Avigliano. Vennero giustiziati subito presso Frusci (frazione di Avigliano) e Ninco Nanco morì per mano del caporale della G.N., Nicola Coviello, con due colpi di cui uno dritto nella gola, per vendicarsi dell'assassinio del cognato compiuto dal brigante aviglianese il 27 giugno 1863.
Tuttavia, altre ipotesi ritengono che il brigante venne ucciso per ordine del comandante della G.N. aviglianese, Don Benedetto Corbo, appartenente ad una delle maggiori famiglie gentilizie della zona, per evitare che venissero alla luce sue presunte connivenze controrivoluzionarie. Due mesi dopo, lo stesso Corbo fu coinvolto in un'altra vicenda di complicità con i briganti e venne accusato dal generale Baligno, comandante delle truppe di Basilicata, di aver rilasciato senza permesso alcuni briganti appartenenti alla banda Ninco Nanco.
La salma del brigante fu portata il giorno dopo a Avigliano e fu appesa all'Arco della Piazza come monito[7]. Dopo la morte del brigante, i suoi uomini confluirono nella banda di Ingiongiolo di Oppido Lucano.
[modifica] Ninco Nanco nella cultura popolare
- Dopo la sua morte, il poeta Michele De Carlo, a quel tempo sindaco di Avigliano, compose un acrostico in suo onore. Le lettere iniziali di ogni verso formano la frase "ECCO NINCO NANCO".[8]
- Eugenio Bennato ha dedicato al brigante la canzone Ninco Nanco, presente nel disco Questione Meridionale (2011).
- Viene menzionato, assieme a Carmine Crocco, dal Canzoniere Grecanico Salentino nel brano Quistione Meridionale, tratto dall'album Come farò a diventare un mito (1983).
- Il brigante è stato interpretato da Branko Tesanovic nel film Li chiamarono... briganti! (1999) di Pasquale Squitieri.
- É stato interpretato da Fabio Troiano nella miniserie televisiva Il generale dei briganti (2012) di Paolo Poeti.
- A lui è intitolato il "Trofeo Ninco Nanco", manifestazione gastronomica che si tiene annualmente e ove partecipano vari istituti alberghieri della Basilicata.[9]
[modifica] Note
- ^ Citazione che Carmine Crocco attribuì a Ninco Nanco durante il suo interrogatorio del 4 agosto 1872. Basilide Del Zio, Il brigante Crocco e la sua autobiografia, Tipografia G. Grieco, 1903, p.125
- ^ Eric Hobsbawm, Bandits, Penguin, 1985, p. 25
- ^ Gillés Pecout, Il lungo Risorgimento, Pearson Italia S.p.a., 1999, p.239
- ^ Quirino Bianchi, Il brigante Ninco Nanco, Napoli, 1903, pag. 66
- ^ Giovanni Battista Bronzini, Il viaggio antropologico di Carlo Levi, Dedalo, 1996, p. 75
- ^ Basilide Del Zio, Il brigante Crocco e la sua autobiografia, p.172
- ^ Sito istituzionale della città di Avigliano - Piazza Gianturco. URL consultato il 31 dicembre 2008.
- ^ Acrostico di Ninco Nanco. URL consultato il 29 gennaio 2011.
- ^ Il Trofeo Ninco Nanco, per la diffusione della tradizione gastronomica lucana. URL consultato il 14 maggio 2010.
[modifica] Bibliografia
- Tommaso Pedio, Storia della Basilicata raccontata ai ragazzi , Congedo Editore, 1994. ISBN 8880860070
- Giovanni Battista Bronzini, Il Viaggio Antropologico di Carlo Levi , Edizioni Dedalo, 1996. ISBN 8822061829