Nikolaj Semënovič Leskov

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Ritratto di Nikolaj Leskov dipinto da Valentin Serov

Nikolaj Semënovič Leskov (Russo: Николай Семёнович Лесков) (Gorohovo, 16 febbraio 1831San Pietroburgo, 5 marzo 1895) è stato uno scrittore e giornalista russo. Nelle sue opere descrisse la realtà sociale dell'impero zarista nella seconda metà del XIX secolo.

La vita[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da un impiegato (figlio di un prete) e da una nobile russa il 16 febbraio 1831 a Gorohovo, località sita nel Gubernija di Orël. Allevato nella casa dei ricchi zii materni dopo essere rimasto orfano di padre in tenera età, abbandonò a sedici anni la scuola, dopo un iter scolastico caratterizzato da scarso impegno e altrettanto scarso profitto, a causa dell'improvviso impoverimento dei parenti.
Fortemente avverso allo studio sistematico maturò nel corso degli anni una accentuata ostilità verso l'ambiente intellettuale.
Lavorò dapprima come copista nel tribunale di Orël con la qualifica di aiuto cancelliere, in seguito passò a Kiev nell'amministrazione delle finanze e, grazie all'esperienza conseguita nei suoi viaggi attraverso la provincia russa, nel 1860 scrisse alcuni brevi saggi di critica sociale (sull'alto prezzo del Vangelo, sull'alcolismo, sulla polizia, ecc..).
Nel 1861 si trasferì a Pietroburgo dove divenne collaboratore di varie riviste di divulgazione popolare.
Nel 1862, dopo che numerosi incendi erano scoppiati in varie parti della città, scrisse un articolo nel quale alluse una presunta colpevolezza degli studenti nichilisti. Ciò gli alienò il favore dei circoli di avanguardia progressisti della capitale, che lo accusarono di essere al soldo della polizia.
L'articolo da lui scritto e le sue prime opere furono infatti interpretate univocamente come conservatrici e filo-ortodosse; ciò gli valse la benevolenza degli ambienti aristocratici e della corte, dai quali Leskov ottenne una sinecura al Ministero dell'Istruzione e, successivamente, un impiego nel consiglio pedagogico. Ritiratosi in pensione, morì di infarto il 5 marzo 1895 a Pietroburgo.

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Prosa[modifica | modifica wikitesto]

La grande peculiarità della prosa di Leskov risiede senza dubbio nell'uso dei dialoghi che seguono la tecnica dello skaz, discorsi diretti improvvisati conditi con volute sciatterie e contaminati da linguaggio popolare e gerghi professionali, che dava a questa una genuina immediatezza.
L'autore infatti fa derivare le proprie opere direttamente dalla tradizione orale e come tale, cerca di tenere vivo l'interesse dei lettori con continui scambi di battute in prima persona.
La sua abilità in tale metodo gli valse l'elogio di Gorkij, che lo definì "il mago della parola".
Risentono tuttavia di questa impostazione le descrizioni dei personaggi che riescono vivi e formati solo quando l'autore ce li presenta nella loro immediatezza, senza un piano prestabilito e senza tener conto dello sviluppo futuro del racconto: in particolare le figure degli intellettuali risultano piatte, monodimensionali anche perché Leskov, non frequentandoli, non riesce a descriverli compiutamente.
Pur iniziando la sua carriera letteraria con articoli e romanzi in cui espone le sue tesi politiche e sociali, la sua produzione migliore fu senza dubbio quella che ha per oggetto la povera vita degli abitanti della provincia russa. Infatti, quando descrive i soggetti dello strato popolare che fanno da sfondo alla narrazione (contadini, vagabondi, prostitute, preti e mercanti), Leskov, al pari di Turgenev, sfugge dall'atteggiamento esteriore di pietà aristocratica tipica della contemporanea produzione letteraria umanitaria, per tentare di recuperare dall'interno, attraverso le sue strutture di pensiero e di linguaggio, il materiale umano dei suoi racconti.

Leskov ritratto da Repin

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

Leskov è uno scrittore che difende i valori ortodossi, e questo ne caratterizzò la sua fortuna a livello sociale, ma è anche uno scrittore che, nel corso della sua esperienza artistica, scopre di non voler piegarsi alla religiosità del suo tempo, che ritiene immeschinita e imborghesita, puntando bensì a una religiosità di tipo eroico, quella degli eroi popolari cantati nelle "byliny".
Ed è la consapevolezza che i tempi non la consentono più, che chiunque si batta per questi è destinato a una figura donchisciottesca che ha fatto, insieme alla forma diretta e immediata della sua scrittura, la fortuna dell'autore nella Russia ottocentesca.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • I racconti dei "giusti", trad. Piero Cazzola, Torino: Utet, 1981; Milano: TEA, 1988
  • Il segreto dell'alfiere, trad. Giorgio Lussi e Alfredo Pitta, Milano: Sonzogno, 1933
  • Il meglio, trad. Dante Sarra, Leo Longanesi, Vittoria De Gavardo, Milano: Longanesi, 1953
  • Romanzi e racconti, a cura di Ettore Lo Gatto, Milano: Mursia, 1961

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