Nike di Samotracia

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Nike di Samotracia
Nike di Samotracia
Autore Pitocrito?
Data 200-180 a.C. circa
Materiale Marmo pario
Dimensioni 245 cm 
Ubicazione Museo del Louvre, Parigi
La statua sul suo basamento

La Nike di Samotracia è una scultura in marmo pario (h. 245 cm) di scuola rodia, attribuita a Pitocrito, databile al 200-180 a.C. circa e oggi conservata nel Museo del Louvre di Parigi.

Storia e descrizione[modifica | modifica sorgente]

La Nike (in greco Νίκη - dea della vittoria) fu ritrovata a Samotracia, un'isola dell'Egeo, nel 1863 priva delle braccia e della testa (solo una mano venne ritrovata nel 1950).

L'opera venne scolpita a Rodi in epoca ellenistica e rappresentava forse un'offerta commemorativa al santuario dei Grandi Dei, i Cabiri, per una vittoria navale (un'ipotesi vuole che si tratti di quella ottenuta dai Rodi nel 190 a.C. nella battaglia di Side sulla flotta fenicia al servizio del re di Siria Antioco III). Vi è anche un'ipotesi per cui l'opera sia una copia di una scultura di epoca classica, con una datazione più alta, all'inizio del III secolo a.C.: tale datazione si concilia anche con le più antiche attestazioni dell'iconografia di Nike su prua, nella seconda metà del IV secolo a.C., su anfore panatenaiche e su alcuni conii di Alessandro Magno. La posa della statua riproduce inoltre fedelmente l'immagine monetale dei conii di Demetrio Poliorcete risalenti ai primissimi anni del III secolo a.C.

L'opera è collocata in punto cruciale del museo del Louvre a Parigi; essa si erge maestosa in cima allo scalone progettato da Hector Lefuel, che collega la Galerie d'Apollon e il Salon Carré.

La Statua della Madre Russia di Stalingrado è stata ispirata alla Nike di Samotracia.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La statua rappresenta la giovane dea alata, figlia di Pallante, che porta l'annuncio delle vittorie militari, mentre si posa sulla prua di una nave da battaglia (il basamento, pure in pietra). Un vento impetuoso investe la figura protesa in avanti, muovendo il panneggio che aderisce strettamente al corpo e crea un gioco chiaroscurale di pieghette dall'altissimo valore virtuosistico, in grado di valorizzare il risalto dello slancio. Dinamismo ed abilità di esecuzione si uniscono quindi in un'opera che concilia spunti dai migliori artisti dei decenni precedenti: il vibrante panneggio fidiaco, gli effetti di trasparenza e leggerezza prassitelici e la tridimensionalità lisippea.

Scolpita nel pregiato marmo di Paro, la dea posa con leggerezza il piede destro sulla nave, mentre per il fitto battere delle ali, che frenano l'impeto del volo, il petto si protende in avanti e la gamba sinistra rimane indietro. Le braccia sono perdute, ma alcuni frammenti delle mani e dell'attaccatura delle spalle mostrano che il braccio destro era abbassato, a reggere probabilmente il pennone appoggiato alla stessa spalla, mentre il braccio sinistro era sollevato, con la mano aperta a compiere, secondo la conservatrice del Louvre Hamiaux, un gesto di saluto, o meglio a reggere una corona. L'autore della Nike ha esasperato tutto ciò che può suggerire il movimento e la velocità.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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