Nigrita canicapillus

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Nigrita testa grigia
Uganda 2011 246-crop.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Passerida
Superfamiglia Passeroidea
Famiglia Estrildidae
Genere Nigrita
Specie N. canicapillus
Nomenclatura binomiale
Nigrita canicapillus
(Strickland, 1841)

La nigrita testa grigia (Nigrita canicapillus Strickland, 1841) è un uccello passeriforme della famiglia degli Estrildidi[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Misura circa 13–14 cm di lunghezza, coda compresa.

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Fronte, gola, petto, ventre e sottocoda sono di colore nero, mentre vertice, nuca, dorso, ali, codione e coda sono di colore grigio topo, con le remiganti e la coda più scure e tendenti al bruno-nerastro, mentre il codione è più chiaro: fra il nero ed il grigio di testa e torace è presente una linea di penne biancastre, così come macchie puntiformi bianche sono presenti sulle penne dell'area scapolare. Il becco è nero, le zampe sono di colore carnicino-grigiastro, gli occhi sono bruno-rossicci con anello perioculare grigio-nerastro.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di uccelli diurni, che vivono da soli, in coppie o in piccoli gruppi familiari, passando la maggior parte del tempo fra le cime degli alberi e tenendosi in contatto fra loro tramite una gamma piuttosto ampia di richiami: sono state osservate fra le 3 e le 9 coppie di questi uccelli per chilometro quadrato, solitamente in numero maggiore in aree più aperte rispetto a quando la vegetazione è più fitta[3][4]: a volte è possibile osservarli in associazione con altre specie di uccelli, specialmente congeneri o nettarinidi.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

La dieta della nigrita testa grigia è composta in massima parte da insetti e dalle loro larve, oltre che da altri invertebrati, frutta, germogli e piccoli semi.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

La stagione riproduttiva varia a seconda dell'area geografica, tendendo a coincidere con la fase finale della stagione delle piogge: per questo motivo, ad esempio in Tanzania vengono osservati nidi di questi uccelli solo attorno al mese di gennaio, mentre più a nord essi si riproducono durante tutto l'arco dell'anno.

Ambedue i sessi collaborano alla costruzione del nido: esso ha una forma sferica, si compone di erba e fibre vegetali intrecciate, viene imbottito con piume, muschio e lanugine e viene collocato nel folto della vegetazione arborea. Al suo interno la femmina depone 4-6 uova biancastre, che vengono covate da ambedue i genitori per 12-13 giorni: i nidiacei vengono anch'essi accuditi da ambo i sessi e sono in grado d'involarsi attorno alle tre settimane dalla schiusa, sebbene è raro che si allontanino definitivamente dal nido prima del mese e mezzo di vita.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La nigrita testa grigia è diffusa in un areale che si estende dalla Sierra Leone al Kenya, e a sud fino alla Tanzania settentrionale e all'Angola.

Lhabitat d'elezione di questi uccelli è rappresentato dalla foresta pluviale con presenza di radure erbose o cespugliose più o meno estese, fino a 2600 m di quota: essi colonizzano anche le zone coltivate, come le piantagioni di caffè, cacao e palma da olio.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione di esemplare della sottospecie emiliae.

Se ne riconoscono sei sottospecie[2]:

Le varie sottospecie differiscono fra loro principalmente in base alle dimensioni e all'estensione ed alla tonalità della colorazione grigia e nera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Nigrita canicapillus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Estrildidae in IOC World Bird Names (ver 4.2), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 10 maggio 2014.
  3. ^ Nicolai J., Steinbacher J., van den Elzen R., Hofmann G., Mettke-Hofmann C., Prachtfinken - Afrika, Serie Handbuch der Vogelpflege, Eugen Ulmer, 2007, p. 40, ISBN 978-3-8001-4964-3.
  4. ^ Fry, C. H. & Keith, S., The Birds of Africa, VII, Christopher Helm, 2004, p. 255, ISBN 0-7136-6531-9.

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