Nicolas Bernier
Nicolas Bernier (Mantes-la-Jolie, 28 giugno 1644 – Parigi, 5 settembre 1734) è stato un compositore, clavicembalista e teorico della musica francese.
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Biografia [modifica]
Ricevette la formazione musicale nella maîtrise (cioè scuola del coro) della collegiata di Nôtre Dame di Mantes-la-Jolie ed in quella della Cattedrale di Evreux. Secondo una fonte più tarda, studiò anche a Roma con Antonio Caldara[1].[2]
Fu maestro della maîtrise della cattedrale di Chartres, poi maestro di cappella a Parigi, prima alla Chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois e successivamente alla Sainte-Chapelle[3], dove succedette a Marc-Antoine Charpentier[1].
Considerazioni sull'artista [modifica]
Bernier passava per il più abile compositore del suo tempo, ciò nonostante il suo stile è freddo e pesante e la sua maniera è scorretta come, in generale, quella di tutti i compositori francesi del suo secolo. Aveva compreso la superiorità dei musicisti italiani e aveva per abitudine di dire a tutti i giovani compositori: «Andate in Italia, non è che là che potrete apprendere il vostro mestiere».
Opere [modifica]
Bernier compose:
- Motets à une, deux, et trois voix avec symphonie et sans symphonie au nombre de vingt-six, I oeuvre, gravée par H.Baussen Paris, chez l'auteur, 1703 in-folio
- Motets à une, deux, et trois voix avec symphonie et sans symphonie, II oeuvre Paris, chez l'auteur, 1713 in-folio, 1° e 2° libro
- Motets libro postumo, aggiornato da Lacroix, Parigi, 1736, in-folio
- Cantates francaises, libri da 1 a 7, in-folio
- Due mottetti e un Salve Regina manoscritti.
Inoltre, scrisse un trattato di composizione intitolato Principes de composition.
Note [modifica]
- ^ a b Jean-Paul Montagner, Bernier, Nicolas, in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, 2a edizione rivista (a cura di Stanley Sadie e John Tyrrell), Londra, Macmillan, 2001. ISBN 9780333608005
- ^ Si dice che non trovando nessun altro mezzo di essere introdotto presso Caldara, si presentò a lui come domestico, e vi fu accettato in questa veste. Un giorno, avendo trovato sul tavolino del suo maestro un brano che il compositore non aveva terminato, prese la penna e lo completò lui. Questo evento, si dice, fu il motivo che diede vita ad una grande amicizia tra i due.[senza fonte]
- ^ Enciclopedia Treccani
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Collegamenti esterni [modifica]
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