Nicolas-Théodore de Saussure

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Nicolas-Théodore de Saussure

Nicolas-Théodore de Saussure (Ginevra, 14 ottobre 1767Ginevra, 18 aprile 1845) è stato un naturalista e chimico svizzero, studioso di chimica e di fisiologia vegetale Figlio di Orazio - Bénédict di Saussure, ha partecipato come gli altri membri della famiglia agli organi rappresentativi della città di Ginevra.

Saussure ha dimostrato come l'aumento di massa delle piante durante la crescita non può essere dovuto al solo assorbimento di anidride carbonica, ma anche all'assorbimento di acqua. Pertanto, ha così delineato la reazione con la quale la fotosintesi viene utilizzata per la produzione di alimenti (come il glucosio).

In botanica il genere Saussurea e quello Saussuria hanno preso il suo nome.

Nel 1804 Théodore de Saussure pubblica le Réchérches chimiques sur la vegetation, l’opera che propone la spiegazione organica del processo della fotosintesi, il meccanismo secondo il quale nelle foglie si unisce anidride carbonica e acqua per comporre idrati di carbonio. La scoperta è opera di abilità sperimentale, che consente al naturalista ginevrino di operare con esattezza perfetta su quantità dell’ordine di milligrammi. L'opera fu poco conosciuta fino alla traduzione fatta da Liebig con quarant’anni di ritardo.[1]

La scoperta è tanto sconvolgente, nei confronti dei convincimenti comuni, suffragati dall’antica scienza peripatetica, che la scienza di retroguardia professerà che le piante si nutrano di carbonio tratto dal suolo fino al terzo quarto dell’Ottocento. Costituiscono esempi emblematici dell’incapacità di comprendere la scoperta di De Saussure, e la sua traduzione agronomica da parte di Liebig.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Saltini, Storia delle scienze agrarie, vol II, I secoli della rivoluzione agraria, 1987, pagg. 485-512, vol. III, L’età della macchina a vapore e dei concimi industriali, 1989, pagg. 1-22
  2. ^ Antonio Saltini, Storia delle scienze agrarie, vol. IV, 1989, L’agricoltura al tornante della scoperta dei microbi, pagg. 99-119 e 171-190

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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