Nicola Zitara

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Nicola Zitara

Nicola Zitara (Siderno, 16 luglio 1927Siderno, 1º ottobre 2010) è stato uno scrittore e giornalista italiano.

Studioso meridionalista, autore di numerosi saggi tra cui "L'Unità d'Italia: nascita di una colonia" e "L'invenzione del Mezzogiorno - una storia finanziaria". È stato uno dei principali esponenti della classe culturale meridionalista che vede nella rinascita di uno Stato "delle due Sicilie" indipendente e separato l'unica soluzione efficace dei problemi del Sud.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Siderno (RC) da Vincenzo, oriundo amalfitano, e da Grazia Spadaro, di famiglia siciliana, discendeva da una famiglia ottocentesca d’imprenditori, originaria di Maiori, i quali possedevano velieri da trasporto merci e che ai primi del Novecento si trasferì dalla Costiera Amalfitana alla marina di Siderno, allora pressoché deserta.

Frequentò il liceo classico a Locri e l'università a Napoli, per poi laurearsi in giurisprudenza a Palermo. Dopo gli studi, collaborò con il padre per diversi anni nell’azienda di famiglia, per poi trasferirsi a Cremona quale insegnante di diritto ed economia. Rientrato a Siderno nel 1961, dopo la morte del padre, prese la conduzione dell'azienda, ma congiunture sfavorevoli al mercato meridionale lo portarono a chiuderla. L'esperienza negativa lo segnò profondamente, e lo portò ad iniziare uno studio intenso delle leggi economiche e a compiere un'approfondita riflessione sulle vicende dell’Italia meridionale pre- e post-unitaria[1].

Da socialista seguì fiducioso la scissione del 1964 che portò alla fondazione del PSIUP, di cui divenne segretario di federazione a Catanzaro. Ebbe a confrontarsi con uno dei massimi dirigenti politici, Vittorio Foa, da lui ammirato come uomo ma non altrettanto come politico, visto che a quell’esperienza seguì una delusione e l’allontanamento definitivo dalla politica sistemica, da lui criticata aspramente come un male per tutta la “nazione meridionale” (come usava dire).

Si diede al giornalismo, e con grande successo, divenne pubblicista e fondò con Titta Foti il settimanale Il Gazzettino del Jonio, fu direttore di Lotta Continua e nel 1968 fu chiamato a Vibo Valentia a dirigere la redazione dei Quaderni Calabresi presso il Circolo Culturale "G. Salvemini", fucina d’incontri con i maggiori esponenti della cultura calabrese e non solo (da Luigi Lombardi Satriani e Mariano Meligrana a Giacinto Namia e Sharo Gambino, da Saverio Di Bella a Marco Pannella, da Enotrio Pugliese al glottologo tedesco Gerard Rohlfs, fino all’economista siciliano Napoleone Colajanni).

Gli anni che seguirono al Sessantotto e ai moti di Reggio Calabria diedero a Nicola Zitara l’occasione per mettere a frutto la sua ampia e profonda visione delle leggi economiche e della storia d’Italia. Scrisse Stefanaconi, nell'attuale provincia di Vibo Valentia, dove visse per un lungo periodo con la famiglia, i suoi saggi più importanti, che ne fecero l’alfiere di un meridionalismo dissacrante, malvisto dall’establishment, ma non da critici ed economisti stranieri, tra i quali figura Samir Amin. Con il giudice Francesco Tassone, anima dei Quaderni Calabresi e presidente del Circolo Salvemini fondò il Movimento Meridionale, ma senza il successo sperato.

Essendo un giornalista votato alla giustizia sociale scrisse spesso su una pubblicazione domenicale di fattura non professionale, denominata "Il Volantino", articoli che puntavano il dito sulle speculazioni locali. Ebbe per tali motivi una denuncia per diffamazione dalla quale fu pienamente assolto.Per questo può essere paragonato al grande scrittore francese Émile Zola.

Si rese promotore con Francesco Tassone di un'accusa contro Nino Bixio per strage. Il processo si rivelò un nulla di fatto. Negli ultimi anni la sua revisione storica delle vicende del Meridione dopo l’Unità lo convinse a sostenere la causa degli estimatori del Regno delle Due Sicilie, cosa che lo rese spesso malvisto o ridicolizzato specie nel suo paese di nascita, mentre altrove la sua opera veniva considerata addirittura profetica. Attorno alla sua figura infatti si coagulò un circolo di persone attualmente denominate "zitariani". Nel 2003 fondò, con altre persone, una sede dell'Associazione Due Sicilie con sede a Gioiosa Ionica. Dal novembre 2010 al febbraio 2013 la sede ha recato il suo nome. Peculiarità di Zitara era il conio di nuova terminologia, quale "stronzobossismo", "tosco-padano", "Megale Hellas" , "nazione meridionale", "liberal-capitalismo", nonché una rivisitazione del termine "italici".

Fu colpito da carcinoma prostatico e dopo una lunga malattia morì nell'ottobre del 2010. Il vessillo e l'inno borbonico l'hanno accompagnato durante la cerimonia funebre.

Di lui rimane soprattutto l’opera di meridionalista, di economista e di storico revisionista, qualità interconnesse, coniugate in difesa della “nazione meridionale” con scientificità e rigore enciclopedico. Ogni punto di vista da lui sostenuto nei numerosi saggi pubblicati è infatti suffragato da una conoscenza profonda delle leggi economiche, da una severa messa in discussione delle fonti, da una visione pluridisciplinare. È così che poté tradurre la cosiddetta questione meridionale nei termini del problema dei Sud del mondo.

Il pensiero storico e sull'Unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Tema centrale del pensiero di Zitara è il concetto che l'unità d'Italia sia stata sostanzialmente un danno, se non la causa principale dei mali che affliggono il Meridione, attraverso la devastazione economica del Regno delle Due Sicilie, nel periodo preunitario florido e avviato verso un equilibrato decollo economico-sociale[2]. È stato attivamente impegnato in un'opera di divulgazione storico-politica tendente a contrastare la storiografia ufficiale, che egli considerava capziosamente squilibrata in favore delle classi dominanti e dell'area geopolitica settentrionale.

Nicola Zitara è stato considerato un economista e un testimone “scomodo”[3]. Le forze politiche, economiche e sindacali dominanti rigettavano la sua analisi sulle condizioni di separatezza, di emarginazione e di sottosviluppo in cui il Meridione sarebbe stato costretto a fronte dei privilegi acquisiti dal Settentrione d’Italia a partire dall’Unità. L'interesse del capitalismo settentrionale e dello stesso proletariato industriale del Nord sarebbero stati contrari, secondo Zitara, ad una liberazione economica del Sud. Tale concetto è chiaramente esplicitato ed articolato nel suo primo saggio: L’Unità d’Italia: nascita di una colonia (edito a Milano dalla Jaca Book nel 1971), pensato e scritto a Vibo Valentia nel fervore di studi promossi dalla rivista Quaderni Calabresi, voce del locale Circolo Culturale Gaetano Salvemini, all’indomani della rivolta di Reggio Calabria). Ad Antonio Gramsci, di cui pure accettava la tesi (Quaderni dal carcere) che il Nord fosse una piovra “che si arricchiva alle spese del Sud e che il suo incremento economico-industriale era un rapporto diretto con l’impoverimento dell’economia e dell’agricoltura meridionale”[4], rimproverava tuttavia la debolezza dell’idea che “la frattura tra proletariato settentrionale e meridionale” potesse dipendere da un disinteresse dell'industria settentrionale nei confronti di quella meridionale. Zitara stesso affermò che si trattava di errore metodologico e un giudizio moralistico, mentre il fenomeno di sottosviluppo del Sud va spiegato marxisticamente in termini di rapporti di produzione e di rapporti di classe. Sin dagli anni settanta Nicola Zitara aveva articolato la sua visione economica: la separatezza della lotta di classe, la diversità tra interessi del Nord e bisogni del Sud non potevano essere conciliati né dai governi né dai partiti né dai sindacati. “Non solo il proletariato settentrionale, ma anche i partiti ufficiali ed extraufficiali della sinistra italiana non possono servire due altari.”, perché, scrive, “gli interessi del proletariato settentrionale sono inconciliabili con quelli del proletariato meridionale. Il proletariato settentrionale combatte una sua battaglia economicistica e riformistica” e “anche quando le vittorie politiche e sindacali si traducono in leggi generali, il proletariato meridionale non ne beneficia, perché tali leggi contemplano situazioni estranee all’assetto meridionale"[5]. In sostanza il proletariato settentrionale convivrebbe col capitalismo partecipando dei frutti della spoliazione del Sud e di altri paesi sottosviluppati. Ciò sarebbe costato al proletariato meridionale la sua impotenza economica e politica di fronte a problemi gravissimi, primo fra tutti l’emigrazione. La rivolta di Reggio Calabria, intesa come ribellione al nulla economico prospettato dai governi all’ombra del capitalismo settentrionale, catalizzò in Zitara fortemente la riflessione a tutto campo sulla condizione meridionale. Gli articoli pubblicati su Quaderni Calabresi, furono nel 1972 raccolti e pubblicati da Jaca Book sotto il titolo significativo Il proletariato esterno. In esso l’esame del rapporto sviluppo-sottosviluppo descrive la condizione di subalternità del Meridione, dà un senso alla tragicità della rivolta come spia del malessere, si eleva a categoria fondamentale per leggere la struttura sociale a dimensione globale (il rapporto tra il Nord e il Sud del mondo).

Gli studi meridionalistici[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che di economia, Zitara fu uno studioso di storia d'Italia e del meridione, in particolare sulla fonte che riteneva più attendibile: Storia dell'Italia moderna di Giorgio Candeloro, storico d’ispirazione gramsciana (pubblicata dalla Feltrinelli in 30 anni, 1956-1986), in undici volumi. Apprezzava anche quella dell’Einaudi, ma alla fine le giudicò entrambe opere che falsificano la storia unitaria. Giunse a tale convinzione affiancando delle lunghe pause che gli consentivano di assimilare e ridiscutere i dati economici reperiti a fatica tra le numerose fonti documentarie dell’economia dei vari Stati dell’Italia preunitaria. Già dal confronto gli apparve chiara la grande menzogna che il Regno borbonico fosse molto più arretrato di quello piemontese. Approfondì in vari articoli questo aspetto e ne fece la bandiera per il riscatto di una dignità perduta. Soleva quindi ricordare i primati italiani conseguiti dal regno borbonico in molti campi e la totale mancanza di disoccupazione. Ripensò la tremenda vicenda del brigantaggio postunitario come un atto di eroismo contro un invasore "spergiuro, rapace e dispotico", più di quanto lo fossero stati i Borbone. Donde la sua conclusione: se i cosiddetti briganti non fossero stati piegati da un esercito di oltre centomila piemontesi, oggi sarebbero celebrati come eroi della nazione meridionale. Poiché hanno perso, nei libri di storia sono citati come briganti e assassini. Ma ciò che maggiormente lo incuriosì e agitò i suoi sonni fino alla fine furono i meccanismi finanziari attraverso cui il Sud ricchissimo di risorse fu spogliato finanziariamente dal Nord. Alla fine di un lungo percorso, iniziato da quando lasciò Stefanaconi per ritornare nella sua Siderno (1976) è scaturita l’ultima sua grande fatica, frutto di un lavoro certosino più che decennale e di cui ha fatto appena in tempo a vedere le bozze prima che la malattia lo stroncasse. Essa è uscita postuma nel 2011 a cura della Jaca Book e di Francesco Tassone. S’intitola: L'invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria ovvero la storia della spoliazione del Meridione attraverso la distruzione del suo sistema bancario e il conseguente trasferimento a Nord di tutte le maggiori risorse finanziarie. Uno dei fattori primari attraverso cui fu operata tale spoliazione viene ravvisato nel corso forzoso della moneta meridionale. Il libro è considerato il suo opus magnum.

Il pensiero economico[modifica | modifica wikitesto]

La sua visione economica non si è limitata all’analisi delle condizioni della lotta di classe, ma negli ultimi anni si è ampliata fino ad includere una critica al socialismo scientifico di Karl Marx, da cui ha preso le mosse tutta la sua ricerca. Ciò si evidenzia in occasione della pubblicazione del suo primo romanzo storico Memorie di quand’ero italiano (Siderno, 1994) nel quale Nicola Zitara fonda una casa editrice a conduzione familiare per editare in un opuscolo (un tempo introvabile, ora ripubblicato in volume da Città del Sole Edizioni) la presentazione del romanzo curata da Carlo Beneduci e aggiungere in appendice una riflessione intitolata Una versione giusnaturalista del socialismo scientifico (Siderno, 1995). In essa Zitara dimostra chiaramente di possedere strumenti di pensiero sofisticati e, al di là della padronanza delle leggi che governano l’economia, di aver maturato una interpretazione dell’Uomo e della società che affonda le sue radici nella Ideologia Tedesca di Marx ed Engels e che vede la realtà contemporanea dominata dalla “filosofia liberal-capitalistica” nel contesto più generale di una riflessione su merce e valore di scambio[6]. Partendo dalla premessa che il mercato capitalistico è divenuto un gioco "per vecchi birbanti e per bari incalliti"[7], per truffatori senza scrupoli che addossano la colpa alle vittime, Zitara procede lamentando il fallimento del socialismo di matrice russa, bolscevico.[8]

Il socialismo nel lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Zitara propone un socialismo privatista (così da lui definito) basato sul libero produttore mercante di se stesso, sulla coincidenza del numero delle aziende con il numero dei lavoratori, su un lavoratore libero da padroni che collabora socialmente alla produzione. La collaborazione “costituisce il fondamento dell’economia. Ubi homo ibi societas”. Zitara prevedeva un lavoro esclusivamente privato, ma con un limite: “alcuni elementi del meccanismo economico non si prestano per definizione a essere privati. Sicuramente la terra e l’ambiente, che non sono prodotti ma fattori della produzione. La base giuridica del contratto di società non sarà più il capitale ma il lavoro. Niente di stratosferico, è una cosa che in qualche modo esiste già e si chiama cooperazione o autogestione”.[9] Infine amplia a livello planetario le conseguenze di questa sua visione filosofica e prefigura una costituzione socialista del mercato mondiale e un nuovo diritto internazionale che garantisca la libertà economica delle nazioni e l’autonomia delle scelte nazionali.[10] Questa intuizione ha originato un’opera di filosofia economica e di antropologia sociale: Tutta l’égalité , (Siderno, 1996) dedicata alla memoria di Salvador Allende, in cui illustra minutamente i passaggi riassunti o solo accennati nel predetto opuscolo e rinvigorisce l’idea della piena occupazione possibile attraverso la piccola ma diffusissima produzione mercantile. Il pensiero socialista di Zitara intendeva elevare al massimo grado di nobiltà la funzione sociale del lavoro e proporre soluzioni per liberare l’umanità dalla dipendenza del capitalismo.

La visione separatista[modifica | modifica wikitesto]

Viene prospettata l’urgenza della realizzazione di un progetto politico rivoluzionario in grado di restituire l’autonomia a tutte le regioni che prima dell’Unità componevano il Regno delle Due Sicilie. Data l’ampiezza di risorse umane e naturali, la costituzione di uno Stato ch’egli battezzò “Stato megaellenico (dell’economia meridionale)” poteva essere produttivamente competitivo nei confronti del Settentrione. “Credo di aver capito” – così scrive nell’opuscolo - che, se è vero che la filosofia liberal-capitalistica ha dato le armi della vittoria a chi domina il Sud e se è vero che il ‘libero’ mercato capitalistico è la palla di piombo che lo tiene schiavo, non sarà certamente attraverso i percorsi dell’iniziativa capitalistica che noi meridionali riconquisteremo la nostra libertà economica, e non sarà con l’ingresso nell’Europa capitalistica che metteremo nuove basi alla nostra identità individuale e collettiva”[11]. Zitara sosteneva che la nazione meridionale per risollevarsi avrebbe dovuto darsi nuove regole del gioco economico e una diversa visione del diritto. È così che entrano in ballo la soluzione, ritenuta miope, di Karl Marx con le categorie economiche di forma, merce e valore di scambio, e dall’altro il giusnaturalismo[12].[13]

« Marx ha tracciato con mano impareggiabile i movimenti fisiologici delle società capitalistiche. Ma al momento di additare al proletariato la via per superare l’alienazione economica, è rimasto chiuso nella fabbrica e non ha preso in considerazione l’ipotesi di un ritorno allo scambio di equivalenti, che aveva regolato la piccola produzione mercantile. Ha invece prefigurato una società senza valori di scambio. Un mercato senza valori di scambio, una produzione pianificata per volumi, una distribuzione burocratica hanno rovinato l’URSS»

L'attività editoriale e di giornalista[modifica | modifica wikitesto]

Zitara fu prolifico e attivo dal punto di vista culturale: mentre studiava e meditava, traduceva le sue riflessioni nelle centinaia di articoli pubblicati su varie testate, quelle che apprezzavano il suo pensiero revisionista interprete della realtà da un punto di vista inaspettato e di certo stimolante. È così che dopo l'esperienza di Quaderni Calabresi offrì la sua collaborazione a Il Piccolissimo, la Riviera (di cui fu direttore responsabile fino alla fine), Monteleone, Lettera ai meridionali di Fausto Gullo, Calabria oggi di Pasquino Crupi, Scilla. Come editore di se stesso, oltre a Memorie di quand’ero italiano (1994), pubblicò ‘O sorece morto (2004). Pensò anche a una rivista, che le sue finanze non gli consentirono di stampare e diffondere. In compenso, a partire dal 2000, proseguì la sua battaglia propagandistica creando un sito informatico intitolato Fora, dove è possibile rinvenire decine di suoi interventi.

Nel marzo 2013 la casa editrice Città del Sole Edizioni ha ripubblicato il suo romanzo storico Memorie di quand'ero italiano, incorporando una introduzione di Carlo Beneduci e una postfazione dell'autore sul giusnaturalismo. Entrambi gli scritti erano stati pubblicati da Zitara a sue spese, sotto forma di opuscolo, nel 1994 a Siderno.

Le critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il pensiero dichiaratamente separatista di Zitara lo portò ad avere sia numerosi seguaci quanto numerosi avversari. La critica più frequente alla sua ipotesi separatista è quella che la mafia prenderebbe il potere di uno stato separato. A ciò Zitara rispondeva con l'obiezione che la mafia o la ndrangheta non avrebbero motivo di esistere qualora ci fosse uno stato meridionale libero e indipendente dal punto di vista economico e finanziario. Altra critica, mossa specie nell'ambito delle classi meno acculturate, è quella che uno stato meridionale non avrebbe danaro per sostenersi. Zitara prese anche precise distanze dalla Lega e dai movimenti separatisti veneti, a cui è stato pur spesso accomunato. Scrive di lui Bruno Cutrì nel libro Potere da spartire. Meridionalismo ascaro:

« Leggere gli scritti di Nicola Zitara è come vedere l’altra faccia della Luna. Dalla Terra non si vede, ma c’è ed è diversa da quella usuale. E per vederla bisogna fare uno sforzo titanico, pari a quello compiuto dalla NASA. Soprattutto bisogna eludere la congiura del silenzio che avvolge i suoi scritti ed i suoi pensieri guida.

Io l’ho fatto; avvalendomi dei miei mezzi di produzione tecnologici, ho impegnato la passione intellettuale per ritornare alle origini mediterranee e per ricostruire, in memoria elettronica, quella parte di realtà storica e culturale svanita nel rumore dei tromboni ufficiali.

Nicola Zitara mi ha guidato nei meandri della nazione meridionale, a cavallo della cosiddetta Unità d’Italia, ed ho scoperto l’altra faccia della Luna. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nicola Zitara, il profeta del meridionalismo
  2. ^ "L'Unità d'Italia. nascita di una colonia", Jaca Book 2010
  3. ^ Carlo Beneduci, presentazione del volume "L'Unità d'Italia" al convegno sui 150 anni di Unità d'Italia
  4. ^ "Omaggio a Nicola Zitara" di Carlo Beneduci, apparso sul mensile di arte, cultura e memorie storiche "Monteleone", anno 6, nr. 42, novembre 2010
  5. ^ Negare la Negazione. Introduzione al separatismo rivoluzionario. Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria
  6. ^ "Omaggio a Nicola Zitara" di Carlo Beneduci, apparso sul mensile di arte, cultura e memorie storiche "Monteleone", anno 6, nr. 42, novembre 2010
  7. ^ "Omaggio a Nicola Zitara" di Carlo Beneduci, apparso sul mensile di arte, cultura e memorie storiche "Monteleone", anno 6, nr. 42, novembre 2010
  8. ^ Nicola Zitara "Una versione giusnaturalista del socialismo scientifico", opuscolo, pubblicato dallo stesso Autore, 1994, ripubblicato in "Memorie di quand'ero italiano" Città del Sole, 2013
  9. ^ "Omaggio a Nicola Zitara" di Carlo Beneduci, apparso sul mensile di arte, cultura e memorie storiche "Monteleone", anno 6, nr. 42, novembre 2010
  10. ^ Nicola Zitara, "Tutta l'Egalité" e "Negare la Negazione"
  11. ^ "Memorie di quand'ero italiano" Città del Sole ed. Reggio Calabria 2013. Postfazione "Una versione socialista del giusnaturalismo scientifico"
  12. ^ Carlo Beneduci, presentazione del volume "L'Unità d'Italia" al convegno sui 150 anni di Unità d'Italia
  13. ^ "Negare la negazione. Introduzione al separatismo rivoluzionario" Città del Sole Ed.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Unità d'Italia: nascita di una colonia, 1971, Jaca Book
  • Il proletariato esterno, 1972, Jaca Book
  • AA.VV. Le ragioni della mafia, 1979, Jaca Book
  • Incontro con Stefano Ceratti, 1993, volume senza editore, stampato in poche copie
  • Memorie di quand’ero italiano, 1994, Nicola Zitara Editore
  • Tutta l’égalité, 1998, Nicola Zitara Editore
  • Negare la negazione, 2001, Città del Sole
  • ‘O sorece morto, 2005, Nicola Zitara Editore
  • L'Unità d'Italia: nascita di una colonia 2010, Jaca Book
  • L'invenzione del mezzogiorno. Una storia finanziaria , 2011, Jaca Book
  • Memorie di quand'ero italiano (edizione riveduta e ampliata), Città del Sole, 2013

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