Nicola Salvi
Nicola Salvi (Roma, 6 agosto 1697 – Roma, 8 febbraio 1751) è stato un architetto italiano.
[modifica] Biografia
Ammesso all'Accademia dell'Arcadia nel 1717, Salvi arrivò all'architettura in un momento non precocissimo della sua vita, dopo studi di matematica e filosofia. Suo maestro fu Antonio Canevari, architetto consulente del re di Portogallo, anch'egli arcade, che lo introdusse alla conoscenza dei testi di Vitruvio e lo fece disegnare dall'antico e dai grandi maestri del Rinascimento.
La sua carriera di architetto non è costellata da un gran numero di opere, a causa anche di gravi problemi di salute che lo afflissero dal 1744 circa. Nel 1728, partito il suo maestro per Lisbona, Salvi ne ereditò la bottega e le commissioni romane. Inizialmente lavorò ad apparati effimeri, come i fuochi d'artificio in Piazza di Spagna per celebrare "i reciproci matrimoni tra le reali corone di Spagna e Portogallo.
Nel 1732 partecipò ad entrambi i grandi concorsi architettonici indetti da Clemente XII, quello per la facciata di San Giovanni in Laterano e quello per la Fontana di Trevi. La prima commissione, nonostante le lodi unanimi tributate al progetto di Salvi, andò al fiorentino Alessandro Galilei, conterraneo del papa; il suo disegno per la fontana ebbe invece la meglio su quelli di altri architetti di grido, come Ferdinando Fuga e l'amico Luigi Vanvitelli.
Lasciata in uno stato di abbandono, dopo i primi progetti che Gian Lorenzo Bernini aveva eseguito per Urbano VIII, la vasca era stata pensata per diventare la mostra monumentale dellAcqua Vergine, un condotto idrico di origine antica che era stato restaurato in epoca papale.
La Fontana di Trevi disegnata da Salvi è costituita da una grande vasca, ornata da una spettacolare scogliera sbozzata in travertino e movimentata da numerose statue, tra cui il Nettuno di Pietro Bracci (inizialmente affidato a Giovanni Battista Maini) e due figure allegoriche di Filippo della Valle. Il fondale architettonico, solenne e classicheggiante, è costituito dalla facciata del Palazzo Poli e da un arco di trionfo (con un nicchione contenente il Nettuno) sormontato da una balaustra e da trofei militari.
Un'altra sua opera che riscosse lodi unanimi fu il riammodernamento della piccola chiesa di Santa Maria in Gradi a Viterbo (1738), distrutta dalle bombe della Seconda guerra mondiale, ed attualmente in restauro.
Nel 1742 Salvi allestì, insieme all'amico Luigi Vanvitelli, la cappella di S. Giovanni Battista, un'opera sfolgorante di oro e marmi preziosi, vero gioiello tardobarocco, i cui pezzi furono montati nella chiesa di Sant'Antonio dei Portoghesi, benedetti da papa Benedetto XIV e inviati a Lisbona via nave. Proprio in collaborazione con Vanvitelli Salvi aveva eseguito quella che è forse la sua opera meno felice, la manomissione del palazzo Chigi-Odescalchi in piazza Santi Apostoli. Tra le sue altrre opere si segnala la commissione, ereditata dal Canevari, per un tabernacolo per l'abbazia di Montecassino.
Negli anni successivi, a causa dei già citati problemi di salute, Salvi dovette rinunciare a incarichi prestigiosissimi, come quello di architetto della corte dei Savoia e quello per la Reggia di Caserta, affidato poi da Carlo di Borbone a Luigi Vanvitelli.
Autore di opere da un respiro solenne e misurato, quasi neorinascimentale, equidistante sia dal barocco che dalle nuove istanze del neoclassicismo, Salvi fu un architetto apprezzatissimo ai suoi tempi, anche per la sua abilità nel disegno e la sua capacità didattica. Nel 1745 fu ammesso alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon. Per capire il modus operandi di un artista del XVIII secolo, dobbiamo calarci nel suo tempo. Nicola Salvi vince di merito il concorso bandito per la fontana. La sua salute e le difficoltà economiche gli impediscono di procedere speditamente nella esecuzione. La sua morte infatti lascia la fontana compiuta solo nelle fondamenta, causando un arresto nei lavori. Pochi anni dopo essi riprendono sotto la guida del Pannini, che, in disaccordo con il progetto, inizia a modificarlo. Per questo motivo gli viene revocato l'incarico 1756. Nel 1761 esso viene affidato a Pietro Bracci, antico amico di Nicola Salvi. Entrambi erano membri dell'Arcadia e membri della congregazione dei virtuosi del Pantheon. Il Bracci intende rispettarne l'idea progettuale. Egli si avvale del figlio Virginio architetto e futuro principe del consiglio del Buon Governo. Sarà il Bracci a completare in soli due anni la fontana, realizzando il colossale nettuno ed i due tritoni. L'artista che dirige i lavori si avvale dell'opera di altri artisti nel suo completamento. Forse sarebbe più giusto rendere omaggio a questo grande scultore che tanto ha contribuito ad abbellire il suo secolo. La Fontana di Trevi di Pietro Bracci su disegni di Nicola Salvi.
[modifica] Bibliografia
- A. Schiavo, La Fontana di Trevi e le altre opere di Nicola Salvi, Roma 1956
- P. Portoghesi, Nicola Salvi, in Roma Barocca, Roma 1973
- E. Kieven, Luigi Vanvitelli e Nicola Salvi a Roma, in 'Luigi Vanvitelli e la sua cerchia, a cura di C. De Seta, Napoli 2000, pp. 53-78