Nicola Polvere

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
on. Nicola Polvere
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Polvere ovale.jpg
Luogo nascita Pago Veiano
Data nascita 1833
Luogo morte Benevento
Data morte 1915
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione benestante
Legislatura XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII
Circoscrizione San Giorgio la Montagna (oggi del Sannio)
sen. Nicola Polvere
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Luogo nascita Pago Veiano
Data nascita 1833
Luogo morte Benevento
Data morte 1915
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione benestante
Legislatura XVIII, XIX
Data 10 ottobre 1892
Pagina istituzionale

Marchese Nicola Polvere (Pago Veiano, 6 maggio 1833Benevento, 6 marzo 1915) è stato un politico italiano.

Indice

Biografia [modifica]

Nacque in nobile famiglia che era assai nota nel Sannio per aver dato i natali a vari personaggi di rilievo: suo padre, cavalier Salvatore, aveva infatti ricoperto incarichi pubblici, mentre la madre, Maria Carmela de Agostini,proveniva da illustre casato di Campolattaro cui appartennero Giosuè de Agostini (archeologo, letterato, giudice supplente e comandante della Guardia Nazionale di Campolattaro), e suo figlio Urbano (politico).

Il bisnonno Giuseppe Polvere, invece, fu insigne medico ordinario dell’Ospedale Militare di Benevento sotto il Principe di Cutò Alessandro Filangieri (che resse il principato beneventano nel 1798) e si dedicò ad alcuni studi scientifici: della sua opera (probabilmente più vasta rispetto a quanto tramandato dalle poche fonti) ne scrisse il nipote Gennaro Polvere in una Epistola dedicata all’egregio prof. Melchiorre Imbimbo (Napoli 1833, tipografia del Filiatre-Sebezio) ricordandone due opuscoli da lui redatti e pubblicati, ossia: Memoria sull’aurora boreale (Benevento 1775) e Dissertazione sulle componenti e proprietà medicinali dell’acqua minerale della Terra di Pago (Benevento, Stamperia Arcivescovile, 1776).

Altrettanto noto fu lo zio don Arcangelo, gesuita, arciprete di Pago Veiano dal 1842 alla morte, liberale di vecchia data (dopo i moti carbonari del 1820-21 venne per questo motivo esonerato dall'incarico di insegnante pubblico), ed anche colto letterato nonché scopritore di un’epigrafe romana dedicata a Caio Safronio Secondo, datata al 167 d.C., e dalla quale si diede al paese natale l'appellativo di Veiano

Nicola Polvere, ultimo rappresentante della famiglia, nacque nell'antico palazzo in Pago Veiano in Corso Margherita (ancora oggi esistente seppur diruto) e compì gli studi dapprima privatamente con lo zio arciprete, poi a Benevento e quindi a Napoli, ove si laureò in giurisprudenza.

Attività politica locale [modifica]

Di idee liberali, Nicola Polvere intraprese l'attività politica come Capitano della Guardia nazionale di Benevento, tornando poi al paese natio ricoprendovi lo stesso incarico così come suo padre e poi quello di sindaco, ma durante il periodo del brigantaggio venne perseguitato dai briganti assieme al genitore e allo zio, e quindi costretto ad allontanarsi per qualche tempo.

Scrive a proposito il suo congiunto Giosuè De Agostini (sec. XIX) che Il Sindaco Nicola Polvere, suo padre capitano della Guardia Nazionale eran le prime vittime designate; cercaron nella fuga campar la vita, furono salvi; ma niente poté trattenere che quei tristi inferocissero contro le cose loro. Due loro case furono messe a ruba, a saccheggio, a fiamme. Erano le più ricche del paese... Più giorni durarono quelle nefandezze e, non paghi di tanto scempio, inveirono contro un familiare che, a guardia della casa, vi lasciò la vita, esempio di fedeltà e di rara amicizia.

Cessato il pericolo e rientrato in paese, Nicola Polvere tornò alle mansioni di primo cittadino di Pago Veiano con decreto del Luogotenente del 17.7.1861 sulla proposizione del Segretario generale del Dicastero dell'Interno e Polizia, che nominò i sindaci del Circondario di Benevento.

Restando lungamente in carica fino al 1882 come sindaco, e poi come assessore dal 1883 al 1893, diede impulso a svariate opere pubbliche, facendo realizzare tra l'altro il restauro di una pubblica fontana nel 1872 come ancora oggi ricorda la targa marmorea, mentre, - conseguentemente alla già citata scoperta archeologica dello zio Angelantonio - decretò l'aggiunta dell'appellativo Veiano al comune di Pago.

Dopo aver a lungo ricoperto l'incarico di Consigliere Provinciale, dal 1901 al 1902 fu anche Presidente della Provincia di Benevento, sostenendo politicamente Michele Ungaro e scontrandosi quindi con altri politici locali.

Assai noto, a proposito, fu un acceso diverbio con il consigliere provinciale Salvatore Pacelli di San Salvatore Telesino che lo accusò – assieme al consigliere Cini – di aver aver favorito il sig. Minieri di Telese nella vicenda della concessione di utilizzo delle acque termali. A seguito di ciò, nel 1881, Pacelli pubblicò sul giornale «La Voce del Sannio» una lettera per informare la pubblica opinione di quanto era accaduto nel Parlamentino della Rocca dei Rettori denunciando complicità dei consiglieri Polvere e Cini, i quali, a proposito di una richiesta di riduzione del canone per le acque di Telese, da parte del concessionario Minieri, avrebbero al Pacelli stesso confidato che il Minieri, per assicurarsi tale riduzione, aveva dovuto sborsare L.40.000.

Pacelli venne quindi sfidato a duello, con lettera trasmessagli dai padrini dell'On.le Polvere il 9 ottobre 1881, ma sebbene lo scontro non ebbe luogo per l'intervento di comuni amici, fra cui l'avv. Cirelli e il barone Francesco Farina, la vicenda finì addirittura in Parlamento tant’è che il 12 aprile 1882, il Ministro di Grazia e Giustizia, Zanardelli, trasmetteva al Presidente della Camera l'istanza di autorizzazione a procedere, inoltrata dal Procuratore del Re al Tribunale Civile e correzionale di Napoli, contro l'On.le S. Pacelli, imputato di libello in danno dell'On.le deputato comm. Nicola Polvere.

La domanda venne accolta e con la seduta del 26 aprile dello stesso anno fu data comunicazione all'assemblea dal Segretario Relatore Luigi Ferrari.

Attività Politica Nazionale da Deputato e Senatore [modifica]

Parallelamente all'impegno nelle amministrazioni locali, il marchese Polvere intraprese anche la carriera politica a livello nazionale venendo eletto Deputato al Parlamento del Regno d'Italia nella XII Legislatura (1874), e risultando poi più volte vincitore anche nelle successive consultazioni contro il barone Nicola Nisco.

Nisco - neoguelfo e poi liberale - non perdonò mai al marchese Polvere quelle vittorie elettorali e rimase lungamente suo acerrimo nemico e avversario politico, non risparmiandogli ingiuriosi appellativi definendolo "asino" e "uomo di poche lettere", nonché cercando di screditarlo con infondate accuse nei suoi lavori storiografici, così come del resto era notoriamente nel suo stile, tant'è che Mario Rotili ebbe a definire Nisco storico dei suoi tempi, non sempre obiettivo e veritiero.

Riconfermato nella carica di deputato per sei volte fino al 1890, Polvere venne nominato Senatore del Regno per censo il 10 ottobre 1892 e su designazione di Giovanni Giolitti, cui aveva dato ampio sostegno politico, restando al Senato fino alla morte.

Notizie familiari [modifica]

Il marchese Polvere visse nell'avito palazzo Polvere di Pago Veiano in Corso Margherita e in quello di Benevento in Corso Dante (oggi palazzo Polvere Jelardi). Fu uno dei più insigni rappresentanti dell'aristocrazia sannita e sposò donna Amalia Cassitto del patriziato di Ravello dei Conti di Ortenburg, Stevburg e Cilia, del fu Dionisio e di donna Marianna de Matteis, ma poiché dalle nozze non nacquero figli maschi, egli fu come si è detto ultimo rappresentante del nobile ed antico casato poiché un fratello, Carlo, medico, morì giovanissimo e celibe, mentre l'altro germano Giuseppe (1812-1933) vestì gli abiti religiosi e fu canonico del Capitolo metropolitano di Benevento, monsignore e prelato domestico di SS Papa Pio X.

Estinta con la sua morte, la famiglia dei marchesi Polvere confluì in quelle delle sue cinque figlie: Margherita sposata al colonnello Giovanbattista Cefaly dei baroni di S.Irene di Cortale, senza prole; Maria Anna coniugata con il conte magistrato Ettore de Cillis fu Ottavio patrizio beneventano; Lucia sposata al magistrato Francesco de'Conno; Maria Carmela sposata con il marchese Pasquale Rosati de Girolami Grosso e madre del marchese ing. Ferdinando Rosati che fu Preside della provincia di Benevento nel 1938, e infine Carlotta , sposata al consigliere provinciale cav. Ferdinando Jelardi e madre di otto figli tra cui Arturo Jelardi esponente di spicco del pnf, e il generale medico Carlo Jelardi, a sua volta nonno della giornalista Donatella Raffai.

Morte e commemorazioni [modifica]

Nicola Polvere, vedovo dal 1895, si spense dopo breve malattia nel suo palazzo di Benevento ed ebbe solenni esequie nel Duomo per poi essere tumulato nella cappella gentilizia del cimitero cittadino.

Venne commemorato in Senato con queste parole del Presidente Giuseppe Manfredi:

Pianta amaramente in Benevento è la morte del marchese Nicola Polvere, avvenuta il 6 del mese corrente; ch'egli vi era da tutti tenuto in molto pregio ed affetto per le elette qualità della mente e del cuore. era nato in Pago Veiano, provincia beneventana, il 6 maggio 1833; e con la nobiltà e la fortuna aveva ereditato dalla famiglia i sentimenti liberali.Di pari sentimenti ebbe i precettori in Napoli, ove fu mandato nel 1848, e finì gli studî con quelli del diritto. Ritornato al paese nativo vi salì in reputazione per i pubblici uffici; ed eletto sindaco giovanissimo, tenne con generale approvazione, la carica lungamente.Nel Consiglio provinciale di Benevento presto entrato, più non ne uscì; ne fu presidente; ed alla Deputazione più volte appartenne.Al più importante momento della vita della provincia va legato il suo nome.Anche del corpo elettorale politico godé il maggior favore e la più costante ed inalterata fiducia. Eletto deputato nel 1874, tenne il mandato per diciotto anni in sei legislature continue. Rappresentò il collegio il San Giorgio la Montagna dalla XII alla XIV; e fu tra i rappresentanti del collegio unico della provincia di Benevento a scrutinio di lista dalla XV alla XVII. Adempì il dovere con assiduità e coscienza, caro ai colleghi, in grazia sempre degli elettori. Nel 10 ottobre 1892 fu nominato senatore; e, finché poté, intervenne ai nostri lavori. La morte del senatore Polvere è altra perdita di un degno ed onorando collega, che aumenta il lutto del Senato.

Cui seguirono quelle del senatore D'Andrea:

Con affetto devoto di figlio il senatore Polvere si occupò della provincia di Benevento, senza destare odii o rancori. Una altra bella prerogativa di lui era quella di aver molto denaro e di averlo in molta parte speso, con larga generosità, a beneficio delle classi meno abbienti, dalle quali fu sempre ben veduto ed amato. Ma non basta, giacché tutto il bene che egli fece per i poveri del suo paese nativo lo fece con grande modestia, senza andare in cerca di lodi, facendo il bene per il bene, senza preoccuparsi di raccogliere sul suo nome fama ed onori. (Cfr. Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 10 marzo 1915).

Curiosità [modifica]

Pur essendo ricchissimo e di animo magnanimo, il marchese Polvere fu tuttavia fermamente alieno dal concedere favoritismi e raccomandazioni a chicchessia tant'è che la figlia Carlotta, in caso di persone realmente meritevoli e bisognose, ne imitava la calligrafia e la firma per trovargli un'occupazione.

Onorificenze [modifica]

Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1º giugno 1884
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia

Note [modifica]