Nico Naldini

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Domenico Naldini (Casarsa della Delizia, 1º marzo 1929) è uno scrittore, regista e poeta italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Casarsa nel 1929; sua madre, Enrichetta Colussi, era sorella della madre di Pier Paolo Pasolini. Curioso, con una incessante sete di conoscenza, ma anche molto selettivo, egli ha lavorato in numerosi campi, dal giornalismo all'editoria, dal cinema alla poesia, composta sia in lingua italiana che in dialetto friulano. Nel corso della sua ricca ed articolata vita professionale ha soggiornato a lungo a Milano e Roma. Ora vive a Treviso.

Fu proprio il cugino Pasolini che nel 1948 pubblicò, attraverso l'Academiuta di lenga furlana, i primi poemi in dialetto di Naldini: Seris par un frut. Dieci anni dopo Scheiwiller ha pubblicato Un vento smarrito e gentile con testi in friulano, veneto e italiano. La sua attività editoriale ha iniziato ad espandersi notevolmente dal 1980, l'anno in cui fu chiamato da Luigi Granetto a curare con Zanzotto il volume Poesie e pagine ritrovate di Pasolini, Lato Side; nel libro venivano pubblicate le Pagine involontarie (1946-1947) diario giovanile di Pier Paolo Pasolini scritto tra il giugno 1946 e il dicembre del 1947. Il 1982 è l'anno di La vita e le lettere di Giacomo Leopardi e Veneto felice di Giovanni Comisso e nel 1984, di nuovo con l'editore Scheiwiller, ha pubblicato Nei campi del Friuli (la giovinezza di Pasolini), saggio incentrato sugli anni friulani di Pasolini, che include una conversazione con Andrea Zanzotto e che gli è valso il Premio Nonino 1985.

L'anno seguente Naldini ha pubblicato per Einaudi Vita di Giovanni Comisso, finalista del Premio Strega. Comisso pensava spesso ad un libro autobiografico totale, al "romanzo della confessione della sua vita", fatto di lettere, diari, appunti. Quaderni, taccuini, lettere, prime stesure di libri rischiarono di andar dispersi dopo la morte dello scrittore: la ricomposizione dei materiali in modi a volte fortunosi e fortunati ha permesso a Nico Naldini di intravedere un disegno di una grande freschezza di vita, di avventure, di personaggi. Naldini ha intelligentemente lavorato, scegliendo, montando, raccordando il materiale a disposizione con affettuosa partecipazione.

Un altro scrittore a cui si è interessato è Filippo De Pisis, con il volume uscito nel 1990 dal titolo De Pisis, vita solitaria di un poeta pittore, chiudendo idealmente il cerchio di un gruppo di amici e maestri con cui continuamente Nico Naldini si è confrontato ed ispirato.

Egli ha scritto pagine sublimi con eleganza e con chiarezza e ha impiegato la semplicità come strumento efficace per esprimere completamente il fascino di emozioni giovanili, il rapporto con natura, l'incontro con i poeti lo hanno ispirato e gli hanno permesso di trovare la parte migliore di se stesso.

Negli ultimi anni Naldini si è dedicato a un accurato e paziente lavoro di ricostruzione storica e filologica, che è approdato alla stesura della più importante biografia pasoliniana (uscita da Einaudi nel 1989) e alla pubblicazione dell'Epistolario e di varie opere inedite o disperse.

In La curva di San Floreano del 1988, Nico Naldini ha scritto: " è un titolo che ammiccava da molto tempo e da tanto lontano. San Floreano è un villaggio poco distante da Casarsa; poche case che si fronteggiano su una doppia curva che al tempo delle gite in bicicletta e delle sagre domenicali era un passaggio obbligato perché dopo questa curva si imboccava il rettilineo alberato che porta a Gleris, Ramuscello, Morsano, Malafiesta, al fiume Tagliamento e al mare ", ma La curva di San Floreano è anche il libro in cui Naldini offre il profilo pungente di un poeta appartato e sottile, dagli anni giovanili ad oggi. Come disse Parise: «la biografia poetica di Naldini è quello che si dice: scarsa. Ma Naldini è poeta superbo, non dotato delle vanità che, di solito, producono biografie poetiche troppo abbondanti. Come tutti i poeti superbi sa che la parola è "tono" in momenti rari e, appunto, “scarsi” della vita. Con scientifica disperazione amorosa sa che il caso e non la cura è, se non perfetta, perfettibile passione».

Dopo l'uscita nel 1992 del lavoro Il solo fratello, ritratto di Goffredo Parise, per la casa editrice Archinto, nel 1995 ha pubblicato Il treno del buon appetito, romanzo autobiografico e al contempo poetico riesame della propria vita. La sua fortunata vena narrativa è poi proseguita con il libro Meglio gli antichi castighi uscito da Guanda nel 1997, un'opera a metà strada fra poesia e racconto autobiografico che è stata giudicata dalla critica una delle novità letterarie più significative dello scorso anno.

Va ricordato che – oltre ad avere collaborato alla realizzazione di tutti i film di Pasolini – Naldini si è cimentato a sua volta nella direzione di un film di montaggio realizzato nel 1973, Fascista, tutto basato sui filmati di propaganda dell'Istituto Luce: un film che suscitò molte polemiche alla sua uscita e a proposito del quale lo stesso Pasolini intervenne con due scritti.

Nel 1995 ha curato e la coordinato la realizzazione di un imponente evento dedicato al cugino Pier Paolo Pasolini, allora a vent'anni dalla morte, che ebbe il suo culmine nel ricco programma di mostre, incontri, dibattiti e pubblicazioni presso la prestigiosa sede di Villa Manin di Passariano.

Naldini a Trento è stato professore a contratto presso la cattedra di filologia romanza di Francesco Zambon nella facoltà di Lettere. È stato nominato cittadino onorario dal comune di Breda di Piave, dove ricopre dal 1989 la carica di Presidente della locale Università popolare. Nico Naldini è stato molte volte ospite di grande prestigio presso le più importanti università mondiali, dove ha tenuto una serie di lezioni e di conversazioni sul cugino scrittore e regista e sul proprio ruolo di poeta e saggista. In queste lezioni l'intensità del ricordo personale e la capacità narrativa di Naldini hanno appassionato gli studenti, i quali hanno sempre partecipato con grande interesse a questa serie di incontri intervenendo spesso con domande e osservazioni, non senza qualche spunto di provocazione.

Dopo l'uscita della raccolta di poesie e prose Meglio gli antichi castighi nel 1997, Guanda, di Occasionalmente altro nel 1999 per Manni editore e di Houssem e le lucciole nel 2002, Naldini ha offerto un'altra prova di saggio biografico con il lavoro Mio cugino Pasolini, uscito nel 2000 per la casa editrice Bietti. Dalla penna di Nico Naldini affiorano ulteriori ricordi inediti, filtrati dalla consuetudine familiare, che tratteggiano un ritratto in chiaroscuro della complessa figura del cugino Pier Paolo Pasolini. Dagli anni giovanili in Friuli, fino alla tragica morte a Roma, il libro ricostruisce gli avvenimenti che hanno segnato la tormentata vita di Pasolini come uomo e come artista.

La materia che intessa i versi del volume Piccolo romanzo magrebino del 2002 è fatta di emozioni intarsiate di memoria letteraria: le costellazioni dell'infanzia, l'eco kavafiano della sensazione amata come balsamo nella solitudine, il calore sahariano dove tutto si stempera "lungo il tremolante limite" dello sterminato orizzonte.

L'ultima fatica di Naldini è stata Come non ci si difende dai ricordi, uscita per Cargo nel 2005. Nico Naldini è un poeta e scrittore che può vantare un'autorevolezza maggiore della gran parte di voci levate al nome di Pasolini, essendo, tra le altre cose, suo cugino da parte di madre. Il libro, va detto, non è incentrato unicamente sulla figura pasoliniana, ma è principalmente un volume autobiografico in cui i ricordi vengono snocciolati uno via l'altro, inseguendo avventure giovanili in Friuli e via di questo passo. Il percorso non è cronologicamente uniforme, perché si sa, i ricordi non si comandano, ma affiorano uno alla volta, affondandosi l'un l'altro, dipartendosi da un nome, una data, un luogo. Ecco allora che il titolo del libro assume il connotato di croce e delizia: da un lato la rassegnazione a non liberarsi di certe immagini, di certi piccoli e grandi dolori; dall'altra parte invece resta la preziosità del ricordo, il suo cristallizzarsi nella memoria per ritrovare anche un volto immutato, un paese com'era e come almeno nella mente potrà anche rimanere, un giorno per tutti, una frase per la vita.

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