Niccolò Mauruzi da Tolentino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Curly Brackets.svg
Niccolò da Tolentino nella Battaglia di San Romano di Paolo Uccello

Niccolò Mauruzzi, o Mauruzi, o Mauruzj, detto Niccolò da Tolentino (Tolentino, 1350 circa – Borgo Val di Taro, 20 marzo 1435), è stato un condottiero e capitano di ventura italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Esponente più importante della famiglia di uomini d'arme dei Mauruzi della Stacciola originaria di Tolentino, fuggì da casa nel 1370 per dissapori familiari entrò al servizio di vari capitani di ventura. Dal 1406 al 1407 fu Capitano delle Milizie di Cabrino Fondulo, signore di Cremona, successivamente nel 1407 fu al servizio di Pandolfo Malatesta, signore di Fano e Cesena.

Dopo aver ottenuto il titolo di Conte e il Castello della Stacciola presso il Metauro dal Malatesta (dal 1º agosto 1412, titolo poi confermato da Eugenio IV nel 1431), fu al servizio come comandante d'armi di numerose signori italiani, come Francesco Maria Visconti, la Regina Giovanna II di Napoli o la Repubblica di Firenze (nel 1425). Signore di Borgo San Sepolcro dall'agosto 1431 per volere papale, perse il feudo nel 1432 quando passò al servizio dei fiorentini, dei quali fu capitano delle armate dal giugno 1423 al maggio 1434, sebbene con alcuni intervalli: Capitano delle Armate Pontificie nel 1424 e dal 1428 al 1432; Capitano delle Armate del Duca di Milano nel 1432.

In particolare per Firenze espugnò Brescia e vinse la battaglia di Maclodio (12 ottobre 1427). In seguito ai successi fu nominato capitano generale della Repubblica nel 1431 e fu in seguito mandato per conto di una coalizione di stati nel giugno del 1432 a fronteggiare Francesco Sforza in territorio di Romagna, dove vinse la Battaglia di San Romano (tema di un famoso ciclo di tavole dipinte di Paolo Uccello). Venne nominato Capitano Generale delle armate della Repubblica Fiorentina.

L'anno successivo 1434 fu catturato dai Visconti e punito venendo spinto intenzionalmente in un burrone. Morì solo un anno dopo a Borgo Val di Taro in seguito alle ferite riportate in tale incidente. Fu sepolto in Santa Maria del Fiore a Firenze, sulla sua tomba il comune di Firenze commissionò ad Andrea del Castagno un affresco celebrativo.

Ebbe tre figli: Giovanni (che fondò il ramo di Milano - ora estinto); Baldovino (che fondò il ramo di Montenovo - ancora esistente a Roma) e Cristoforo (stabilitosi a Venezia dove la famiglia era nota con il nome di "Tolentini" e che si imparentò con i Gabrielli; ebbe in feudo Aviano - ramo estinto). Suo figlio Cristoforo da Tolentino pure fu un valoroso uomo d'arme. Dal ramo di Roma si formò in seguito quello di Palermo, ancora esistente in detta città.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Batini, Capitani di Toscana, Edizioni Polistampa, Firenze, 2005, pp. 119-122 ISBN 88-8304-915-2

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie