Niccolò Ciminello di Bazzano

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Niccolò Ciminello, (o Cola di Angeluccio di Ciminello) di Bazzano (Bazzano (L'Aquila), ?L'Aquila, circa 1430), è stato uno scrittore italiano. Fu cronista abruzzese in poesia latina, autore di un poema che si inserisce nel filone delle cronache aquilane.

Indice

[modifica] Cenni biografici

Nacque probabilmente a Bazzano verso la metà del Trecento. Al tempo dell'assedio portato alla città da Braccio Fortebraccio da Montone (2 giugno 1424), la cosiddetta guerra braccesca, egli ricopriva una magistratura cittadina. Nella sortita che gli aquilani portarono agli assedianti, ormai quasi sul punto di vincere, egli portava il vessillo del quartier Santa Maria di Paganica.

Si conserva un suo testamento datato 1412 [1], attraverso il quale conosciamo i nomi della moglie (Giusta) e dei figli (Benedetto e Angelo. Certamente era già morto nel 1438, come attestato da un documento di quell'anno nel quale è ricordato come defunto[2].

[modifica] La Cronaca sulla guerra braccesca

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cronache aquilane.

Scrisse un poema proprio sulla guerra braccesca (1423-1424), in ottava rima e in undici canti, ciascuno di oltre 40 stanze. Il suo dialetto è più forbito che in Buccio di Ranallo e Antonio di Boezio, a indicare forse un discreto livello culturale, e la conoscenza dei maggiori poeti, testimoniata forse anche da questi versi introduttivi.

« Dante, né il Petrarca, né il Boccaccio
Re Roberto, né Cicco non sone
Non so Francioso, e né so Toscanu
Ma veramente allo modo Aquilanu
Io rimarò con lingua materna.  »

Il poema del Ciminello fu a lungo creduto di autore incerto. Il primo ad attribuirlo a lui con probabilità fu Girolamo Rivera e a questa opinione aderì Anton Ludovico Antinori che pubblicò l'opera nel VI Tomo delle Antichità del Medio Evo. Lo stesso Antinori, dopo che avvenne il ritrovamento del manoscritto originale, considerò acclarata l'attribuzione e diede conto di questa certezza in una nota in coda all'opera.

[modifica] Rielaborazioni in prosa latina

In seguito venne utilizzato da Angelo Pico Fonticulano, che verso la metà del XVI secolo lo tradusse in prosa latina con il titolo di Bellum Braccianum (o De bello Bracciano). Quest'opera fu poi ripubblicata nel 1630 per l'editore Cacchi dell'Aquila e, nel XVIII secolo, da Pietro Burmanno, che la inserì nella sua grande collezione degli scrittori di cose italiane.

[modifica] Note

  1. ^ Antonio L. Antinori, Raccolta Di Memorie Istoriche Delle Tre Provincie Degli Abruzzi ..., Vol. 3, p.333
  2. ^ Antonio L. Antinori, Raccolta Di Memorie Istoriche Delle Tre Provincie Degli Abruzzi ..., Vol. 3, p.333

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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