Niccolò Carlomagno

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Niccolò (Nicola) Carlomagno (Verbicaro o Lauria, 1761Napoli, 13 o 14 luglio 1799) è stato un patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Di dubbie origini calabresi o lucane, s'ipotizza sia nato a Verbicaro, in provincia di Cosenza, o a Lauria, in provincia di Potenza. Effettua studi classici all'università di Napoli e ottiene la laurea in legge a soli vent'anni d'età. Si afferma come avvocato già dal 1785, lavorando anche per il municipio di Napoli, città in cui vive. Di idee liberali, aderisce ai club per la proclamazione della Repubblica Partenopea. Il 26 gennaio (7 piovoso) 1799, il giorno successivo al decreto di Championnet che nomina i venti membri del Comitato di Polizia Municipale[1], s'insedia come presidente nel palazzo della Comune, in prossimità del convento di San Lorenzo[2]; il 18 febbraio (30 piovoso) dello stesso anno è nominato commissario del Governo presso la Commissione di Pubblica Sicurezza[3].

Alla caduta della Repubblica è catturato, processato e condannato all'impiccagione.

Montato già sulla scala del patibolo di Porta Capuana, mentre si prepara la corda che deve strangolarlo, volge gli occhi alla folla che lo circonda, e vedendola folta ed allegra, esclama ad alta voce[4][5][6]:

« Popolo stupido, tu ti rallegri oggi della mia morte,

ma verrà un giorno in cui la piangerai.
Il mio sangue ricadrà sulla vostra testa,
e se avrete la fortuna di non esser più in vita,
ricadrà su quella de' vostri figli. »

L'esecuzione capitale avviene il 13[7] o il 14[4] luglio 1799. Alla sua famiglia sono confiscati tutti i beni e questa cade nella miseria. Il suo nome è oggi ricordato nella prima delle due lapidi poste ai lati del portone di Palazzo San Giacomo, sede del municipio di Napoli, in ricordo dei 116 patrioti, giustiziati nel periodo tra il 1794 e la fine del Regno delle Due Sicilie, che erano insorti contro la monarchia borbonica[8].

La questione della nascita[modifica | modifica sorgente]

Sulla vita del martire della Repubblica sono rimaste poche e incerte notizie, avendo il re Ferdinando IV di Borbone fatto distruggere le carte formate nel tempo dell'abbattuta anarchia con l'editto del 24 gennaio 1800[9][10]. Ciò ha contribuito, senz'altro, a tramandare ai posteri, compreso lo scrittore, politico e storico della Basilicata, Giustino Fortunato, la convinzione che il Carlomagno fosse nato, secondo una diffusa credenza, a Lauria[11], capoluogo dell'omonimo cantone[12] istituito in quel tempo e all'interno del quale altri importanti documenti sono andati persi, pochi anni dopo, in concomitanza del massacro, perpetrato ai danni dei suoi abitanti dagli stessi francesi che nel 1799 avevano proclamato la Repubblica Napoletana. Già Mariano d'Ayala aveva ritenuto opportuno precisare che

« si ingannò il cronista quando disse esser stata patria di Nicola Carlomagno la città di Lauria. E benché vi fossero stati de’ Carlomagno in Noia nella medesima Lucania, io son quasi certo che Nicola Carlomagno fosse nato in Verbicaro nella provincia di Cosenza, verso l’anno 1761 come mi assicurava quel Sindaco. »
(Mariano d'Ayala, Vite degli italiani benemeriti della libertà e della patria uccisi dal carnefice, 1883)

A questa tesi si contrappose solo qualche anno dopo (1889) quella di Giacomo Racioppi secondo cui, avendo acquisito informazioni, neanche certe, dalla curia che, come notoriamente accadeva all'epoca, nel 1766 aveva redatto un censimento, il Carlomagno patriota sarebbe nato a Lauria[13]. Purtroppo neppure in Bervicaro (oggi Verbicaro), del limitrofo cantone di Belvedere[14], sono stati rinvenuti documenti anagrafici in tal senso; ci pervengono però alcune opere di suoi discendenti[15][16] ad avvalorare la tesi più probabile che l'avo, morto per un ideale di libertà ed eguaglianza, sia natio della stessa terra calabrese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Carlo Colletta, Decreto di Championnet del 6 piovoso, anno 7.° della libertà in Proclami e sanzioni della Repubblica Napoletana, Napoli, Stamperia Dell'Iride, 1863, p. 8.
  2. ^ Mario Battaglini, Supplemento al N. 1 in Il monitore napoletano 1799, Napoli, Alfredo Guida, 1974, p. 101.
  3. ^ Mario Battaglini, N. 7 del 23 febbraio 1799 in Il monitore napoletano 1799, Napoli, Alfredo Guida, 1974, p. 228.
  4. ^ a b Alexandre Dumas, capitolo VIII in I Borboni di Napoli, volume IV, Napoli, L'indipendente, 1862, pp. 153, 154.
  5. ^ Atto Vannucci, I martiri della libertà italiana dal 1794 al 1848, Livorno, Poligrafia Italiana, 1849, p. 136.
  6. ^ Vincenzo Cuoco, Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli (1799), a cura di Mariano D'Ayala, Napoli, Tip. Mariano Lombardi, 1861, p. 179.
  7. ^ Nello Ronga, La Repubblica Napoletana del 1799 nel territorio atellano, Tip. M. Cirillo, Frattamaggiore, Istituto di Studi Atellani, 1999, p. 28. L'autore trae l'informazione da un testo di Giustino Fortunato.
  8. ^ I 116 patrioti, Comune di Napoli. URL consultato il 2 luglio 2014.
  9. ^ Marina Azzinnari, Il Novantanove in Puglia e Basilicata nei documenti dell'Archivio di Stato di Napoli in Angelo Massafra (a cura di), Patrioti e insorgenti in provincia: il 1799 in Terra di Bari e Basilicata, Bari, Edipuglia, 2002, p. 646.
  10. ^ Roberto Guiscardi, capitolo VII in Saggio di storia civile del municipio napolitano. Dai tempi delle colonie greche ai nostri giorni, Napoli, F. Vitale, 1862, p. 54.
    «Entrarono alla fine i Francesi in Napoli, dopo la viva ed ostinata resistenza de' lazzari: nel dì 24 il generale pubblicò un proclama, e nel 30 gennaio apparve un Decreto provvisorio della Repubblica Napolitana. È questo l'unico atto che esista negli Archivii pubblici, e che mi sia riuscito rinvenire, perchè (sic) ritornato il Borbone pensò struggere tutte le carte di quell'epoca bruciandole.».
  11. ^ In particolare, nell'anno 1762. Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo Stato italiano, vol. 2, Vallecchi, 1973, pp. 752.
  12. ^ Mario Battaglini, N. 6 del 19 febbraio 1799 in Il monitore napoletano 1799, Napoli, Alfredo Guida, 1974, p. 203.
  13. ^ Basiliskos, op. cit., p. 14
  14. ^ Carlo Colletta, Legge concernente la fissazione e la distribuzione del Dipartimento del Crati. Articolo X in Proclami e sanzioni della Repubblica Napoletana, Napoli, Stamperia Dell'Iride, 1863, p. 45.
  15. ^ Prosa del sacerdote Costantino Carlomagno, Elogio funebre in Salvatore Chiodi (a cura di), Onori funebri resi alle ceneri di Attilio ed Emilio Bandiera e Domenico Moro dalla città e provincia di Cosenza nel dì 11 giugno 1867, Cosenza, Trajano Ippolito, 1867, pp. 20, 21.
    «E intanto che la Provvidenza maturi i suoi decreti, o sante reliquie dei Bandiera e di Moro, voi già lasciate questa terra infausta ed ospitale! Amando l'Italia sopra ogni cosa, pur vi punge desio del dolce e glorioso loco ove sortiste i natali — Ma per qual via proseguirete il trionfale viaggio? O nave, cui è affidato il sacro deposito, solcherai il mare occidentale o l'orientale? Toccherai il lido di Partenope ove le ombre maestose di Caracciolo, di Pagano, di Cirillo, di Conforti attendono il passaggio dei martiri nostri per dar loro il bacio degl'immortali? — Tra quella illustre compagnia, o generosi, ne osserverete una modestissima: essa porta il nome della mia razza: datele un saluto per me; ed assicuratela che quanti portano quel modesto nome custodirono gelosamente la santa eredità del martirio e dell'amor della patria!».
  16. ^ Il magistrato Enrico Carlomagno (18761959): Verbicaro ricorda un figlio illustre in essetotaro.altervista.org.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]