New York Giants

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New York Giants
Football americano American football pictogram.svg
New York Giants logo.png
Big Blue; G-Men
Jints; Big Blue Wrecking Crew
Segni distintivi
Uniformi di gara
Giants uniforms12 nobrands.png
Colori sociali                    
Blu, Rosso, Bianco, Grigio
Dati societari
Città Flag of New York City.svg New York (NY)
Paese Stati Uniti Stati Uniti
Lega Stati Uniti National Football League
Conference NFC
Division NFC East
Fondazione 1925
Denominazione New York Giants (1925-presente)
Presidente Stati Uniti John Mara
Proprietario Stati Uniti John Mara (50%)
Stati Uniti Steve Tisch (50%)
General manager Stati Uniti Jerry Reese
Capo-allenatore Stati Uniti Tom Coughlin
Stadio MetLife Stadium
(82566 posti)
Sito web www.giants.com
Palmarès
Vince Lombardi Trophy.pngVince Lombardi Trophy.pngVince Lombardi Trophy.pngVince Lombardi Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.pngNational Football Conference logo.svgNational Football Conference logo.svgNational Football Conference logo.svgNational Football Conference logo.svgNational Football Conference logo.svg
Super Bowl 4
Campionati NFL 4
Titoli NFC 5
Titoli divisionali 16
Apparizioni ai playoff 31

I New York Giants sono una squadra di football americano della NFL con sede a New York. Competono nella East Division della National Football Conference. Giocano le loro gare casalinghe a East Rutherford, New Jersey al MetLife Stadium, condiviso coi New York Jets.

I Giants sono una delle cinque squadre ad essersi unite alla NFL nel 1925 e l'unica di esse ancora esistente, oltre che la squadra del nord-est degli Stati Uniti da più tempo nella lega. La squadra è al terzo posto per il maggior numero di titoli vinti: quattro nell'era pre-Super Bowl (1927, 1934, 1938, 1956) e quattro dopo l'avvento del Super Bowl (Super Bowl XXI (1986), XXV (1990), XLII (2007) e XLVIXLVI (2011)), oltre ad essere la squadra ad essere arrivata più volte in finale, 19. Solo i Green Bay Packers (13) e i Chicago Bears (9) hanno vinto più titoli dei Giants. Durante la sua storia, la franchigia ha avuto tra le sue fila 15 membri della Pro Football Hall of Fame, inclusi i vincitori del premio di MVP della NFL Mel Hein, Frank Gifford, Y.A. Tittle e Lawrence Taylor.

Storia[modifica | modifica sorgente]

1925–32[modifica | modifica sorgente]

I Giants giocarono la prima gara della loro storia il 4 ottobre 1925 in trasferta a New Britain, Connecticut, contro gli All New Britain[1], vincendo 26–0 di fronte a 10.000 spettatori. I Giants ebbero successo nella loro prima stagione, terminando con un record di 8–4[2].

Nella terza stagione della sua storia, la squadra ottenne il miglior record della lega, 11–1–1, e fu premiata col titolo NFL[3]. Dopo una deludente quarta stagione (1928) il proprietario Mara comprò l'intera squadra dei Detroit Wolverines, principalmente per avere in squadra la loro stella, il quarterback Benny Friedman, e fuse le due squadre sotto il nome di Giants.

Nel dicembre 1930, i Giants giocarono contro una selezione dei migliori giocatori di Notre Dame al Polo Grounds per racimolare soldi per i disoccupati di New York City. A quei tempo c'erano ancora molti dubbi sulla qualità della lega professionistica e l'opinione comune era che i "dilettanti" del college giocavano con molta più intensità dei professionisti, e questa fu un'opportunità per stabilire le abilità ed il prestigio del football professionistico. Knute Rockne, allenatore di Notre Dame, riassemblò i suoi Four Horsemen (quattro cavalieri) con le stelle del campionato 1924 e disse loro di segnare presto e poi difendere. Rockne, come la maggior parte del pubblico, sapeva poco del football professionistico e si aspettava una vittoria agevole[4]. Dall'inizio però fu una partita a senso unico, con Friedman che corse due touchdown per i Giants e Hap Moran che ne fece un altro. Notre Dame non riuscì a segnare neanche un punto. Quando fu tutto finito, Coach Rockne disse alla squadra "Quella è la migliore macchina da football che io abbia mai visto. Sono felice che nessuno di voi si sia fatto male.[5]" La gara raccolse 100.000 dollari per i senza-tetto ed è spesso accreditata come la legittimazione del football professionistico contro coloro che ne erano critici.

1933–46[modifica | modifica sorgente]

Al Blozis, tackle dei Giants, morì nella seconda guerra mondiale. Secondo Mel Hein "Se non fosse stato ucciso, avrebbe potuto diventare il più grande tackle che abbia mai giocato a football."[6]

Nei 14 anni tra il 1933 e il 1946, i Giants si qualificarono per giocare la finale che assegnava il titolo NFL 8 volte, vincendolo 2. Durante questo periodo i Giants erano guidati dall'allenatore Hall of Famer Steve Owen e dai giocatori, anch'essi futuri Hall of Famer, Mel Hein, Red Badgro e Tuffy Leemans. Questo periodo incluse anche il famoso "Sneakers Game" (traduzione: "partita in scarpe da ginnastica"), dove sconfissero i Chicago Bears su un campo congelato nella finale del 1934, indossando scarpe da ginnastica per una migliore trazione. I Giants ebbero particolare successo dalla seconda metà degli anni '30, fino a quando gli Stati Uniti entrarono nella Seconda Guerra Mondiale. Essi raggiunsero il loro terzo titolo NFL nel 1938 con la vittoria 23–17 sui Green Bay Packers.

1947–63[modifica | modifica sorgente]

I Giants non vinsero titoli fino al 1956, quando trionfarono grazie a diversi giocatori in seguito indotti nella Pro Football Hall of Fame come il running back Frank Gifford, il linebacker Sam Huff e l'offensive tackle Roosevelt Brown oltre che il running back all-pro Alex Webster. Anche parte dello staff sarebbe stata inserita nella Hall of Fame: il capo-allenatore Jim Lee Howell aveva Vince Lombardi come allenatore dell'attacco e Tom Landry come allenatore della difesa. Dal 1958 al 1963, i Giants giocarono la finale del campionato cinque volte senza vincerne alcuna. L'evento più importante fu la finale del 1958 contro i Baltimore Colts, considerata un vero spartiacque nella storia della NFL. La gara, che i Giants persero ai supplementari 23–17, è spesso considerata come uno dei più importanti eventi per la crescita della popolarità della NFL. L'anno seguente, essi ripersero il titolo contro i Colts, sprecando un vantaggio di 16–9 nel quarto periodo e perdendo 31–16. Nel 1963, guidati dall'MVP della lega, il quarterback Y.A. Tittle che lanciò l'allora record NFL di 36 passaggi da touchdown, i Giants arrivarono nuovamente in finale dove persero coi Bears 14–10.

1964–78[modifica | modifica sorgente]

Dal 1964 al 1978, i Giants registrarono solo due stagioni positive e nessuna apparizione ai playoff. Con giocatori come Tittle e Gifford vicini ai 35 anni, la squadra ebbe un rapido declino finendo 2–10–2 nel 1964. Dopo un record in pareggio di 7–7 nel 1965, i Giants fecero il record peggiore della lega, 1–12–1, nel 1966, concedendo più di 500 yard in difesa. Durante la pre-stagione 1969, i Giants persero anche il loro primo incontro contro i New York Jets, 37–14, davanti a 70.874 fan allo Yale Bowl a New Haven, Connecticut. Dopo l'incontro, Wellington Mara licenziò l'allenatore Allie Sherman, sostituendolo con l'ex fullback dei Giants Alex Webster.

Nel 1967, la squadra acquistò il quarterback Fran Tarkenton dai Minnesota Vikings. Malgrado avessero avuto diverse stagioni rispettabili con Tarkenton come quarterback, compreso un 7–7 nel 1967 e un 9–5 nel 1970, i Giants lo ricedettero ai Vikings dopo aver terminato 4–10 nel 1971[7]. Tarkenton avrebbe guidato i Vikings a tre Super Bowl guadagnandosi un posto nella Hall of Fame mentre i Giants vissero uno dei peggiori periodi della loro storia, vincendo solo 23 partite nel periodo 1973–79. Prima della stagione 1976, i Giants provarono a ravvivare un attacco debole rimpiazzando il ritirato runningback Ron Johnson con il fullback futuro hall famer Larry Csonka ma nei suoi tre anni di permanenza a New York Csonka fu spesso infortunato e improduttivo. Nella stagione 1977 tutti e 3 i quarterback nel roster erano dei rookie.

1979–93[modifica | modifica sorgente]

Il Giants Stadium fu la casa dei Giants dal 1976 al 2009.

Nel 1979, i Giants mossero i primi passi che li avrebbero riportati ai vertici della NFL. Tra questi ci furono le scelte nei draft del quarterback Phil Simms nel 1979 e del linebacker Lawrence Taylor nel 1981. Nel 1981, Taylor vinse il premio di rookie difensivo dell'anno e anche di miglior difensore assoluto, portando i Giants ai playoff per la prima volta dal 1963. Una della note positive di questo periodo fu l'eccellente linea di linebacker, conosciuti come "Crunch Bunch". Dopo la stagione accorciata dallo sciopero del 1982 in cui finirono 4–5, il capo-allenatore Ray Perkins si dimise per andare ad allenare alla University of Alabama. In un cambio che si rivelò cruciale negli anni futuri, fu sostituito dal coordinatore difensivo, Bill Parcells.

I Giants faticarono nel primo anno di Parcells finendo con un record di 3–12–1. Dopo aver terminato 9–7 e 10–6 nel 1984 e nel 1985, i Giants arrivarono ad un record di 14–2 nel 1986 guidati dall'MVP e difensore dell'anno Lawrence Taylor e della difesa Big Blue Wrecking Crew. I Giants batterono i 49ers 49–3 nel divisional round dei playoff e i Redskins 17–0 nella finale della NFC, giungendo al loro primo Super Bowl, il Super Bowl XXI, contro i Denver Broncos al Rose Bowl di Pasadena. Guidati dall'MVP dell'incontro, Simms, che completò 22 passaggi su 25 (record del Super Bowl dell'88% di completi), sconfissero i Broncos 39–20, vincendo il primo titolo dal 1956. Oltre a Simms e Taylor, il team era guidato dal capo-allenatore Bill Parcells, dal tight end Mark Bavaro, dal running back Joe Morris e dal futuro membro dell'Hall of Fame, il linebacker Harry Carson.

I Giants faticarono con un 6–9 di record nella stagione 1987, accorciata per lo sciopero, principalmente a causa del calo nel gioco sulle corse, con Morris che corse solo 658 yard, oltre a una linea offensiva perennemente infortunata. La parte iniziale della stagione 1988 fu segnata da uno scandalo che coinvolse Lawrence Taylor. Taylor abusò di cocaina e venne sospeso per le prime quattro gare della stagione in conseguenza della sua seconda violazione delle regole della lega. Malgrado ciò, i Giants finirono 10–6 e Taylor registrò 15,5 sack dopo il suo ritorno della sospensione. I Giants salirono ad un record di 12–4 nel 1989, ma persero coi Los Angeles Rams nella loro prima gara di playoff quando Flipper Anderson ricevette un passaggio da touchdown da 47 yard dando ai Rams la vittoria 19–13 nei tempi supplementari. Nel 1990, i Giants andarono sul 13–3 e stabilirono il record NFL per il minor numero di palle perse nella stagione (14)[8]. Nei playoff sconfissero i San Francisco 49ers, alla ricerca della loro terza vittoria nel Super Bowl consecutiva, 15–13 a San Francisco e poi superarono i favoriti Buffalo Bills 20–19, trionfando nel Super Bowl XXV, dove fu eletto MVP dell'incontro il running back Ottis Anderson.

Dopo la stagione 1990, Parcells si dimise da capo allenatore e venne sostituito dal coordinatore offensivo, Ray Handley. Handley fu l'allenatore per due deludenti stagioni (1991–92), che videro i Giants passare da vincitori del Super Bowl a un record di 8–8 nel 1991 e 6-10 nel 1992. Dopo quella stagione fu licenziato e sostituito dall'ex allenatore dei Denver Broncos Dan Reeves. All'inizio degli anni 90, Simms e Taylor, due delle stelle del decennio precedente, giocarono le ultime stagioni della carriera con una produzione in rapido declino. I Giants ebbero una stagione in ripresa con Reeves nel 1993 e Simms e Taylor finirono le loro carriere come membri di una squadra da playoff.

1994–2003[modifica | modifica sorgente]

I Giants inizialmente faticarono molto nell'era post Simms e Taylor. Dopo aver iniziato con un 3–7 nel 1994, i Giants finirono vincendo tutte le sei gare finali e terminado 9–7 mancando però i playoff[9]. Il quarterback Dave Brown ricevette pesanti critiche nel corso della stagione. Brown giocò in modo insoddisfacente anche nelle due stagioni successive e i Giants finirono rispettivamente 5–11 e 6–10. Reeves fu licenziato dopo la stagione 1996 venendo sostituito da Jim Fassel, ex coordinatore offensivo degli Arizona Cardinals. Fassel nominò Danny Kanell quarterback titolare della squadra e la stagione terminò 10–5–1 raggiungendo i playoff nel 1997. Dopo aver perso al primo turno coi Vikings, i Giants terminarono 8–8 nel 1998. Una partita degna di nota della stagione fu la vittoria sui Denver Broncos nella settimana 15, infliggendo ai Broncos il loro primo KO dopo una partenza di 13–0.

Prima della stagione 1999 venne acquistato Kerry Collins per migliorare la squadra. Collins era stato la primissima scelta nel draft del team di espansione dei Carolina Panthers nel 1995 e guidò i Panthers alla finale della NFC nella sua seconda stagione. Problemi con l'alcool, conflitti coi suoi compagni di squadra e questioni sul suo carattere lo avevano fatto rilasciare dai Panthers. I Giants finirono 7–9 nel 1999.

Stagione 2000[modifica | modifica sorgente]

La stagione 2000 era considerata quella da dentro o fuori per Fassel. L'opinione comune era che Fassel avesse bisogno di una stagione solida e che centrasse i playoff per salvare il suo lavoro. Dopo due sconfitte casalinghe consecutive contro St. Louis and Detroit, i Giants scesero a 7–4 e le loro possibilità di centrare i playoff iniziarono ad abbassarsi. Nella conferenza stampa in seguito alla sconfitta contro Detroit, Fassel garantì: "la squadra andrà ai playoffs". I Giants risposero vincendo il resto delle partite della stagione regolare finendo 12–4 guadagnandosi il primo posto nella NFC. Nei playoff i Giants superarono i Philadelphia Eagles, 20–10, ed i Minnesota Vikings 41–0 nella finale della NFC. Essi arrivarono ad affrontare i Baltimore Ravens nel Super Bowl XXXV. Malgrado i Giants alla fine del primo tempo fossero sotto solo per 10–0, i Ravens dominarono il secondo tempo. La loro difesa mise in difficoltà Kerry Collins per tutto il tempo, facendogli completare solo 15 passaggi su 39 per 112 yard e 4 intercetti. I Ravens vinsero 34–7.

2004-presente[modifica | modifica sorgente]

Stagioni 2004-2006[modifica | modifica sorgente]

Nel 2004, tre anni dopo l'ultima apparizione al Super Bowl, Fassel fu sostituito dall'attuale allenatore Tom Coughlin. Malgrado Collins avesse avuto diverse buone stagioni come quarterback dei Giants, questi decisero di sostituirlo. Nel Draft NFL 2004 i San Diego Chargers avevano inizialmente i diritti della prima scelta assoluta, a causa del loro record di 4-12 nel 2003. Eli Manning era il giocatore più seguito del draft e appariva chiara l'intenzione dei Chargers di sceglierlo come primo assoluto. Manning però, (a cui fece eco il padre Archie) disse pubblicamente che si sarebbe rifiutato di giocare coi Chargers se l'avessero scelto. Fu così che i Chargers lo scelsero ugualmente con la prima scelta assoluta avendo già stretto un accordo coi Giants, i quali avrebbero scelto nel draft Philip Rivers, Shawne Merriman e Nate Kaeding da usare come contropartite da cedere ai Chargers in cambio di Manning. Questi divenne il quarterback titolare a metà della stagione 2004, prendendo il posto di Kurt Warner.

La prima parte dell'epoca di Coughlin produsse risultati insoddisfacenti (un record di 25–23 su due anni, cone due apparizioni ai playoff, entrambe perdute, prima del 2007) suscitando le perplessità dei media. Durante questo periodo della loro storia, gradi giocatori che militarono nei Giants furono il defensive end Michael Strahan, che stabilì il record stagionale di sack della NFL nel 2001 e il running back Tiki Barber, che stabilì il record di franchigia per yard corse in una stagione nel 2005.

Stagione 2007[modifica | modifica sorgente]

Dopo metà stagione 2007 i Giants avevano un record di 6-2, includendo una partita, nella settimana 8, giocata in trasferta contro i Miami Dolphins il 28 ottobre 2007, allo stadio Wembley di Londra. Manning segnò su corsa il primo touchdown nella storia della NFL ad essere segnato fuori dal Nord America. I Giants batterono i Dolphins, 13–10. Dopo aver perso contro i rivali di division dei Dallas Cowboys nella settimana 9, il co-proprietario dei New York Giants John Mara mise pubblicamente in dubbio l'abilità di Manning di guidare i New York Giants nel 2007 ma soprattutto nel futuro[10]:

« "L'unica cosa che dobbiamo valutare è 'Possiamo vincere con questo ragazzo?' Quella è la grande domanda. Quando parliamo di qualsiasi giocatore a fine stagione, la domanda numero 1 è: 'Ci aiuterà a vincere?' E, per essere più precisi: 'Possiamo vincere un campionato con questo ragazzo?' »

Dopo una settimana di critiche dai media di New York e dopo essere stato surclassato da Tony Romo, Manning si rifece battendo i diretti rivali di conference, i Detroit Lions. Manning lanciò 283 yard ed 1 touchdown ma soprattutto non subì nessun intercetto in una gara cruciale in trasferta. La settimana seguente, nella sconfitta 41-17 contro i Minnesota Vikings, Manning lanciò subì quattro intercetti e tre di essi vennero trasformati in touchdown. Il quarterback continuò a faticare fino all'ultima gara della stagione, contro i New England Patriots ancora imbattuti sul 15-0. Con un posto nei playoff assicurato, i Giants avrebbero potuto far riposare molti titolari, invece decisero di giocare con la formazione tipo per tentare di battere i Patriots e fermare la loro striscia da record. I Giants alla fine persero 38-35.

Eli Manning con il Trofeo Vince Lombardi durante la celebrazione della vittoria dei Giants nel Super Bowl al Giants Stadium.

Il 6 gennaio 2008 nella gara in trasferta contro i Tampa Bay Buccaneers, gli sfavoriti Giants vinsero 24-14. Il 13 gennaio 2008, Manning guidò i Giants ad una nuova sorprendente vittoria contro i favoriti Dallas Cowboys, la squadra con il miglior record della NFC. Per la terza partita consecutiva, Manning giocò bene, completando 12 passaggi su 18 per 163 yard e due touchdowns senza intercetti. I Giants furono la prima squadra a battere la numero uno della NFC nel divisional round dall'inizio del formato a 12 squadre dal 1990. Questa vittoria permise loro di giocarsi la finale della NFC contro i Green Bay Packers domenica 20 gennaio 2008. Nella drammatica partita, i Giants batterono i Packers nei supplementari, con un punteggio di 23-20 assicurandosi il viaggio per il Super Bowl XLII. Essa fu la prima apparizione dei Giants al Super Bowl dal Super Bowl XXXV.

Super Bowl XLII[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Super Bowl XLII.

Di fronte ad una platea televisiva da record[11] e grazie ad un drive nel finale del quarto periodo guidato da Manning, i Giants batterono i favoriti ed ancora imbattuti New England Patriots per 17–14.

In svantaggio 14-10 con 2 minuti 42 secondi da giocare, Manning guidò i Giants con un drive da 83 yard concluso col touchdown della vittoria. Sulla propria linea delle 44 yard, Manning riuscì a completare un passaggio per David Tyree evitando diversi tentativi di sack. Tyree ricevette con successo il pallone sopra il suo casco. Quattro giocate dopo, Plaxico Burress ricevette un passaggio da touchdown di 13 yard con soli 35 secondi rimanenti. In seguito alla monumentale vittoria dei Giants, Eli Manning e lo staff degli allenatori parlarono brevemente col Presidente George W. Bush[12].

Stagioni 2008-2010[modifica | modifica sorgente]

Una partita tra i Giants e gli Houston Texans nell'ottobre 2010

I Giants aprirono la stagione 2008 con una vittoria sui rivali di division, i Washington Redskins, 16–7. Nella seconda gara annuale dei Giants contro i St. Louis Rams, essi vinsero nuovamente, 41–13, grazie ad una stellare performance di Manning. Dopo undici partite i Giants si trovarono sul 10-1. Col miglior record della NFC, i Giants saltarono il primo turno dei playoff e si assicurarono il fattore campo in tutte le partite. Nel divisional round, essi affrontarono gli arci-rivali dei Philadelphia Eagles al Giants Stadium. Philadelphia vinse la gara 23–11.

La stagione 2009 iniziò con la vittoria delle prime cinque partite consecutive. Dopo quella striscia positiva ne seguì però una negativa di quattro sconfitte consecutive prima di battere gli Atlanta Falcons e tornare alla vittoria. A fine stagione, i Giants non si qualificarono per i playoff.

I Giants finirono la stagione 2010 con un record di 10-6 con le sconfitte subite contro Indianapolis Colts, Tennessee Titans, Dallas Cowboys, Philadelphia Eagles e Green Bay Packers. I Giants vinsero 17-14 nell'ultima gara stagionale contro Washington Redskins ma, a causa della vittoria dei Green Bay Packers 10-3 sui Chicago Bears, non si qualificarono per i playoff. I Packers alla fine vinsero il Super Bowl XLV.

Stagione 2011[modifica | modifica sorgente]

La prima metà della stagione 2011 si svolse in maniera molto positiva per i Giants, i quali si portarono su un record di 6-2 dopo otto partite. Le uniche due sconfitte coincisero col debutto stagionale coi Redskins e nella quarta settimana contro i Seahawks. Dalla nona partita in poi, i Giants subirono quattro sconfitte consecutive contro 49ers, Eagles, Saints e Packers. In quest'ultima partita però essi furono la squadra che mise più in difficoltà i campioni in carica ancora imbattuti, i quali riuscirono a vincere solo con un field goal negli ultimi secondi di gara. Con il posto nei playoff seriamente in pericolo, a quattro partite dalla fine i Giants ottennero un'importante vittoria in trasferta sui diretti rivali dei Cowboys prima di ottenere una nuova umiliante sconfitta in casa coi Redskins nella settimana 15. Con due partite alla fine della stagione regolare contro due avversarie dirette nella corsa per l'offseason, i Giants avrebbero dovuto vincerle entrambe per centrare un posto nel tabellone della NFC. Nella penultima partita essi vinsero contro i New York Jets. Nell'ultima gara della stagione, praticamente già un anticipo di playoff, il 1º gennaio 2012 i Giants batterono i Cowboys 31-14.

L'8 gennaio 2012, al MetLife Stadium, Manning e i Giants si sbarazzarono facilmente degli Atlanta Falcons vincendo per 24-2, con gli unici punti segnati dagli avversari a causa di una safety di Manning.

La settimana seguente, allo storico Lambeau Field, i Giants si trovarono ad affrontare la testa di serie numero 1, i favoritissimi Packers, reduci da ben 15 vittorie ed una sola sconfitta in stagione. Durante la partita, grazie alla difesa dei Giants guidata da Jason Pierre-Paul, i Packers e il loro quarterback, l'MVP stagionale Aaron Rodgers, trovarono delle inusuali difficoltà offensive. Manning giocò una partita strepitosa lanciando per 330 yard e altri 3 touchdown (con un intercetto) compreso un fondamentale passaggio da oltre 40 yard per Hakeen Nicks allo scadere del primo tempo che venne tramutato in un touchdown e che permise di spostare l'inerzia della partita verso i Giants. Alla fine, New York vinse nettamente per 37-20 guadagnandosi l'accesso al turno successivo.

Il 22 gennaio, nella finale della NFC, i Giants si trovarono di fronte ai San Francisco 49ers a Candlestick Park. La partita si dimostrò equilibrata per tutto il tempo tanto che occorsero i supplementari per decretare la vincente della sfida. Nell'overtime i Giants vinsero 20-17 col field goal vincente di Lawrence Tynes, guadagnadosi l'accesso al Super Bowl XLVI[13].

Super Bowl XLVI[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Super Bowl XLVI.

Il 5 febbraio 2012, i Giants si trovarono nuovamente ad affrontare al Super Bowl Tom Brady e i New England Patriots i quali, come quattro anni prima, erano dati per favoriti. Come nell'occasione precedente però, Manning e i Giants riuscirono a sovvertire i pronostici. La partita iniziò bene con i Giants che conquistarono subito due punti grazie ad una safety di Tom Brady. Alla fine del primo tempo però, i Giants si trovarono in svantaggio per 10-9. I punti di New York giunsero, oltre alla safety di Brady, dal passaggio da touchdown di Eli in favore di Victor Cruz. Dopo due field goal segnati nel terzo periodo, i Giants si trovarono ancora sotto 17-15 alla fine dello stesso. Nei minuti finali dell'ultimo quarto, Manning tirò fuori l'ennesima magia con un drive che ricordò quello di quattro anni prima e che si concluse col touchdown su corsa di Ahmad Bradshaw. Il disperato tentativo di rimonta dei Patriots nel minuto finale non andò a buon fine e i Giants vinsero il quarto Super Bowl della loro storia. Manning terminò la gara con 30 passaggi riusciti su 40 per 296 yard ed un touchdown (con 1 solo intercetto) venendo nuovamente nominato MVP dell'incontro[14]

Titoli[modifica | modifica sorgente]

Campionati NFL[modifica | modifica sorgente]

Anno Allenatore Città Avversario Punteggio Record
1927 Earl Potteiger N/A N/A N/A 11–1–1
1934 Steve Owen New York Chicago Bears 30–13 8–5
1938 Steve Owen New York Green Bay Packers 23–17 8–2–1
1956 Jim Lee Howell New York Chicago Bears 47–7 8–3–1
Totale campionati NFL vinti: 4

Super Bowl[modifica | modifica sorgente]

Anno Allenatore Super Bowl Città Avversario Punteggio Record
1986 Bill Parcells XXI Pasadena Denver Broncos 39–20 17–2
1990 Bill Parcells XXV Tampa Buffalo Bills 20–19 16–3
2007 Tom Coughlin XLII Glendake New England Patriots 17–14 14–6
2011 Tom Coughlin XLVI Indianapolis New England Patriots 21–17 13–7
Totale Super Bowl vinti: 4

Titoli NFC[modifica | modifica sorgente]

Anno Allenatore Città Avversario Punteggio Record
1986 Bill Parcells East Rutherford Washington Redskins 17–0 17–2
1990 Bill Parcells San Francisco San Francisco 49ers 15–13 16–3
2000 Jim Fassel East Rutherford Minnesota Vikings 41–0 14–5
2007 Tom Coughlin Green Bay Green Bay Packers 23–20 (DTS) 14–6
2011 Tom Coughlin San Francisco, CA San Francisco 49ers 20–17 (DTS) 13–7
Totale titoli NFC: 5

Risultati stagione per stagione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stagioni dei New York Giants.

Giocatori importanti[modifica | modifica sorgente]

Membri della Pro Football Hall of Fame[modifica | modifica sorgente]

Con 28 membri nella Pro Football Hall of Fame, i Giants sono la seconda squadra di football con più giocatori indotti. Tim Mara e Mel Hein furono parte della classe inaugurale nel 1963, mentre il linebacker Harry Carson, il giocatore dei Giants indotto più di recente, è stato inserito nel 2006. Numerosi membri, tra cui Larry Csonka, Ray Flaherty, Joe Guyon, Pete Henry, Arnie Herber, Cal Hubbard, Don Maynard, Hugh McElhenny e Jim Thorpe sono stati all'epoca giocatori dei New York Giants, ma sono stati indotti largamente basandosi sulle loro carriere con altre squadre.

Hall of Famer dei New York Giants
N. Giocatore Ruolo N. Giocatore Ruolo
17 Red Badgro TE Tim Mara Proprietario e fondatore
79 Rosey Brown T Wellington Mara Co-proprietario
53 Harry Carson LB 13 Don Maynard WR
39 Larry Csonka FB/RB 13 Hugh McElhenny RB
1 Ray Flaherty Allenatore 55 Steve Owen T, Allenatore
6 Benny Friedman QB - Bill Parcells Allenatore
16 Frank Gifford HB 81 Andy Robustelli DE
11 Joe Guyon RB 50 Ken Strong HB
7 Mel Hein C 10 Fran Tarkenton QB
55 Pete Henry OT 56 Lawrence Taylor LB
38 Arnie Herber QB 31 Jim Thorpe RB, DB
41,60 Cal Hubbard T 14 Y.A. Tittle QB
70 Sam Huff LB 45 Emlen Tunnell DB
4 Tuffy Leemans FB 73 Arnie Weinmeister DE

Numeri ritirati[modifica | modifica sorgente]

Numeri ritirati dai Giants
N. Giocatore Ruolo Anni
1 Ray Flaherty 1 E 1928-35
4 Tuffy Leemans RB 1936-43
7 Mel Hein C, LB 1931-45
11 Phil Simms QB 1979-93
14 Y.A. Tittle QB 1961-64
16 Frank Gifford HB, WR 1952-64
32 Al Blozis 2 OT 1942-44
40 Joe Morrison RB, WR 1959-72
42 Charlie Conerly QB 1948-61
50 Ken Strong HB 1936-47
56 Lawrence Taylor LB 1981-93
Note:
  • 1 Ritirato nel 1935, questo fu il primo numero ad essere ritirato in tutta la storia dei quattro maggiori sport professionistici americani.
  • 2 Morto in combattimento nella Seconda Guerra Mondiale.

Premi individuali[modifica | modifica sorgente]

MVP della NFL
Anno Giocatore Ruolo
1938 Mel Hein C
1963 Y.A. Tittle QB
1986 Lawrence Taylor LB
MVP del Super Bowl
Anno Giocatore Ruolo
XXI Phil Simms QB
XXV Ottis Anderson RB
XLII Eli Manning QB
XLVI Eli Manning QB
Difensore dell'anno
Anno Giocatore Ruolo
1981 Lawrence Taylor LB
1982 Lawrence Taylor LB
1986 Lawrence Taylor LB
1986 Michael Strahan DE
Rookie difensivo dell'anno
Anno Giocatore Ruolo
1981 Lawrence Taylor LB
Comeback Player of the Year
Anno Giocatore Ruolo
1989 Ottis Anderson RB
MVP del Pro Bowl
Anno Giocatore Ruolo
1958 Frank Gifford RB
1960 Sam Huff LB
1985 Phil Simms QB

La squadra[modifica | modifica sorgente]

Lo staff[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) New York First Game & First Home Game Program.
  2. ^ (EN) New York Giants (1925 – ).
  3. ^ (EN) Championship games 1925–1949.
  4. ^ Neft, Cohen, and Korch. pg. 83.
  5. ^ (EN) New York Giants vs. Notre Dame All Stars December 14, 1930.
  6. ^ Thomas, Robert McG., Jr. "Two Giants Were Heroes Far From Playing Field", The New York Times, 26 gennaio 1991. Accesso 25 settembre 2009.
  7. ^ (EN) Fran Tarkenton.
  8. ^ Neft, Cohen, and Korch. pag. 914
  9. ^ (EN) 1994 New York Giants.
  10. ^ (EN) "John Mara and the Giants Sticking with Eli Manning".
  11. ^ (EN) "Record 97.5 million watched Super Bowl".
  12. ^ (EN) "President Bush calls NY Giants to offer Super Bowl congratulations.
  13. ^ (EN) NFL Gamecenter: Giants at 49ers.
  14. ^ (EN) Giants beat Patriots again to win Super Bowl XLVI.

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