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Nefrusobek (anche Sobekkara) è stata un faraone della XII dinastia egizia.
Figlia di Amenemhat III, succedette al fratello (o fratellastro) Amenemhat IV sul trono d'Egitto e ci rimase per poco meno di 4 anni (3 anni e circa 11 mesi, secondo il Canone Reale). Al termine del suo regno la tradizione fa concludere il glorioso Medio Regno ed iniziare il confuso periodo storico noto come secondo periodo intermedio.
Non esistendo riscontri che confermino la storicità di Nitocris, personaggio forse semi-leggendario, Nefrusobek è da considerare come il primo faraone-femmina storicamente inoppugnabile della storia egizia: reperti a suo nome, infatti, provengono da varie località del Basso Egitto.
Prima di diventare faraone Nefrusobek fu sacerdotessa di Sobek, il dio-coccodrillo di Shedet, e fu anche il primo personaggio regale nell'antico Egitto a portarne il nome teoforo (Sobekkara; Nefrusobek), un'usanza che si consoliderà durante l'imminente XIII dinastia.
Gli eventi che determinarono la sua ascesa al trono sono tutt'altro che chiari; ci sono deboli indizi che indicherebbero un'associazione al trono tra Amenemhat III e Nefrusobek, ma al contempo è senz'altro confermata una coreggenza tra Amenemhat III ed il figlio Amenemhat IV.
In aggiunta a questa circostanza ambigua si deve considerare che non ci sono prove concrete di una coreggenza tra Amenemhat IV e Nefrusobek, né di loro regni separati contemporanei (come venne suggerito in passato, basandosi sull'assenza di reperti a nome di lei provenienti dall'Alto Egitto), né di un loro matrimonio con conseguente ascesa al potere di lei dopo la morte del fratello.
Questa situazione confusa ha suggerito l'esistenza di contrasti all'interno della famiglia reale forse dovuti a beghe di successione, come accadeva sovente nell'antico Egitto al termine di regni particolarmente lunghi di certi faraoni. In ogni caso Nefrusobek riuscì, ad un certo punto della vicenda, ad imporsi come sovrana.
Gli avvenimenti del suo regno ci sono praticamente ignoti. I suoi cartigli appaiono accanto a quelli del padre Amenemhat III nella regione del Faiyum, più precisamente all'interno del Labirinto di Meride dove forse terminò i lavori di edificazione da lui iniziati. È grazie ad un cilindro (ora al British Museum) che conosciamo gran parte della titolatura reale di lei, ed il suo nome appare anche su elementi architettonici di edifici di culto. Alcune statue che la rappresentano vennero ritrovate non lontano da Tanis anche se in nessuna di queste si è conservato il volto, mentre nella seconda cateratta è registrata una piena del Nilo datata al suo 3º anno di regno.
Non si ha la certezza di dove Nefrusobek si fece seppellire in quanto la piramide settentrionale di Mazghuna (poco a sud di Dahshur) è tradizionalmente attribuita a lei pur senza prove concrete.
Il suo successore fu il primo sovrano della XIII dinastia, molto probabilmente Ugaf, anche se non si sa se per matrimonio con lei o per altre vie.
| Titolo |
Traslitterazione |
Significato |
Nome |
Traslitterazione |
Lettura (italiano) |
Significato |
|
|
ḥr |
Horo |
|
mr y t ra |
Meritra |
Prediletta di Ra |
|
|
nbty (nebti) |
Le due Signore |
|
s3t sḫm nbt tawy |
Sat sekhem nebet tawy |
Figlia dell'Uno,
Signora delle Due Terre |
|
|
ḥr nbw |
Horo d'oro |
|
bik nbw dd t ḫˁw |
bik nebu djedetkhau |
Il falco d'oro, stabile nell'immagine |
|
|
nsw bjty |
Colui che regna
sul giunco
e sull'ape |
|
sbk ka ra |
Sobekkara |
Sobek è il Ka di Ra |
|
|
s3 Rˁ |
Figlio di Ra |
|
nfr w sbk |
Neferusobek |
La bellezza di Sobek |
- Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003, pp. 162-165. ISBN 88-452-5531-X
- Alan Gardiner, La civiltà egizia, (Einaudi, Torino, 1997), Oxford University Press, 1961, pp. 129-141. ISBN 88-06-13913-4
- Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, 9a ed., Roma-Bari, Biblioteca Storica Laterza, 2011, pp. 222-232. ISBN 978-88-420-5651-5
- W.C. Hayes, Egypt: from the death of Ammenemes III to Seqenenre II, in The Cambridge Ancient History vol 2 part 1: Early History of the Middle East and the Aegean Region c. 1800-1380 B.C., Cambridge, University Press, 1973 (2006), pp. 43. ISBN 0-521-077915
- Mario Tosi, Dizionario Enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol II, Torino, Ananke, 2006. ISBN 88-7325-115-3
- John A. Wilson, Egitto, I Propilei, vol 1, Monaco di Baviera, 1961 (Arnoldo Mondadori, Milano, 1967)
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