Nefrolitiasi
| Nefrolitiasi | |
|---|---|
| Classificazione e risorse esterne | |
| ICD-9-CM | (EN) 592.0 |
| ICD-10 | (EN) N20.0 |
| Sinonimi | |
| Calcolosi renale | |
La calcolosi renale (o nefrolitiasi), inquadrata all'interno delle calcolosi delle vie urinarie è una patologia molto frequente. Dieci persone adulte su 100 almeno una volta nella vita riferiscono un episodio di calcolosi renale, causata dalla deposizione di calcoli nelle vie urinarie.
Indice |
Meccanismo[modifica]
Il calcolo urinario è un aggregato solido di varia forma e struttura che si deposita all'interno del rene o delle vie urinarie. La sua formazione è solitamente dovuta alla rottura di un delicato equilibrio mantenuto dalla funzione renale. I reni infatti per loro funzione devono da un lato risparmiare acqua, dall'altro eliminare sostanze di vario genere scarsamente solubili, in continuo adattamento a situazioni diverse, di idratazione, di dieta, di clima, di terapia farmacologica, di attività fisica. In condizioni fisiologiche la formazione di calcoli non avviene per la presenza nelle urine di sostanze che impediscono la precipitazione e la cristallizzazione dei sali di calcio e di altre che legano il calcio in complessi solubili. Questi meccanismi non sempre garantiscono una protezione efficace. Se le urine si saturano di composti insolubili si producono in una prima fase dei cristalli che aggregandosi fra loro danno origine al calcolo.
In ordine di frequenza, i principali tipi di calcoli urinari sono formati da:[1]
- Ossalato di calcio (40%)
- Fosfato di calcio (15%)
- Ossalato e fosfato (15%)
- Acido urico (10%)
- Misti (acido urico e calcio) (10%)
- Fosfato ammonio-magnesiaco (8%)
- Cistina (2%)
Epidemiologia[modifica]
La distribuzione per sesso è più frequente nel sesso maschile che nelle donne, può o meno essere sintomatica. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, maggiore è l'esposizione al sole del territorio dove abita la persona e maggiore è la probabilità di soffrire di calcoli renali. L'acqua presente all'interno del corpo evapora con il caldo e i liquidi organici, attraverso la sudorazione, si ridensificano favorendo la formazione della calcolosi renale.
Terapia[modifica]
Il trattamento si divide in due fasi, la prima mira alla soppressione dei sintomi e nel caso:
- Colica, si somministrano farmaci antinfiammatori non steroidei, come il ketorolac
- Vomito, se persistente si somministra un antiemetico come il metoclopramide in dose di 10 mg in endovena.
L'altra fase mira al trattamento dei calcoli veri e propri. Numerosi studi clinici hanno evidenziato l'efficacia della dieta, di alcuni integratori alimentari e soprattutto dell'assunzione di adeguate quantità di liquidi[2] nella prevenzione secondaria della calcolosi urinaria. In particolare un ampio studio di metanalisi del 2009 ha dimostrato che l'assunzione di acqua in quantità maggiori di due litri al giorno riduce in maniera statisticamente significativa il rischio di formazione di calcoli nei soggetti predisposti.[3]
I calcoli, se di dimensioni inferiori ai 5 mm possono essere trattati con analgesici e terapia idropinica, se di dimensioni maggiori e non spariscono spontaneamente entro 6 settimane si deve procedere alla litotrissia extracorporea con onde d'urto, oppure alla ureterolitotrissia per calcoli ostruenti dell'uretere. Nella calcolosi renale di oltre 3 centimetri si associa alla litotrissia extracorporea la litotrissia percutanea. Solo nella calcolosi cosiddetta gigante si ricorre alla chirurgia tradizionale, nei casi in cui vi è stato un insuccesso delle metodiche sopradescritte o nei casi ove la calcolosi è associata ad alterazioni della via escretrice (stenosi pieloureterale).
Calcoli di struvite[4][modifica]
Un'infezione del tratto urinario sostenuta da batteri del genere Proteus può essere causa di formazione di cristalli di struvite, causa del 10-15% dei casi nefrolitiasi, con rapporto femmine-maschi di circa 10 a 2.
Patogenesi[modifica]
I batteri del genere Proteus possiedono un enzima chiamato ureasi, in grado di scindere l'urea urinaria in anidride carbonica ed ammoniaca; quest'ultima viene idrolizzata a ione ammonio, con conseguente incremento del pH e diminuzione della solubilità degli ioni fosfato e magnesio, costituenti dei cristalli di struvite in grado di fornire la base per la nucleazione di grandi calcoli ostruenti le vie urinarie.
Clinica[modifica]
La principale manifestazione clinica è conseguente all'infiammazione innescata sia da Proteus sia dalla presenza di un corpo estraneo rappresentato dal calcolo, con possibile raccolta ascessuale e sepsi. L'ostacolo al deflusso urinario può portare all'insufficienza renale acuta post-renale, soprattutto se il calcolo è di grandi dimensioni e localizzato delle vie urinarie distali.
Diagnosi[modifica]
L'esame delle urine fornisce importanti indicazioni; può essere presente microematuria, macroematuria e leucocituria a seconda della gravità e della complessità della lesione. Una batteriuria ed urinocoltura positiva per Proteus, accompagnati dalla presenza di cristalli a coperchio di bara, costituiscono reperti patognomonici. I profili ematici sono caratterizzati da aumento degli indici di flogosi, con aumento della velocità di eritrosedimentazione e della proteina C-reattiva.
Terapia[modifica]
La litotripsia e la nefrolitotomia percutanea con o senza successiva irrigazione del bacinetto renale con emiacidrina, costituiscono il primo intervento terapeutico nei casi di calcolo ostruente. L'elevato tasso di recidive può essere abbassato attraverso l'uso di antibiotici specifici per il batterio isolato, cercando di mantenere il più possibile le urine sterili. Un ulteriore approccio terapeutico consiste nell'utilizzo di inibitori dell'ureasi quali l'acido acetoidrossamico, che tuttavia presenta una ingente quantità di effetti collaterali.
Si prescrive una dieta a base di cibi contenenti bicarbonato per sciogliere i cristalli di acido urico, e ricca di citrati quali inibitori della cristallizzazione.
Note[modifica]
- ^ * V. Bonomini, A. Vangelista, S. Stefoni, Nefrologia clinica, Esculapio, 1993, pp. 198. ISBN 88-85040-09-8
- ^ Borghi, L, Meschi T, Amato F, Briganti A, Novarini A, Giannini A. (marzo 1996). Urinary volume, water and recurrences in idiopathic calcium nephrolithiasis: a 5-year randomized prospective study. J Urol 3 (155): 839-43 (in inglese). PMID 8583588.
- ^ Fink, HA, Akornor JW, Garimella PS, MacDonald R, Cutting A, Rutks IR, Monga M, Wilt TJ (luglio 2009). Diet, fluid, or supplements for secondary prevention of nephrolithiasis: a systematic review and meta-analysis of randomized trials. Eur Urol 1 (56): 72-80 (in inglese). PMID 19321253.
- ^ Harrison, Principi di Medicina Interna (16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006. ISBN 88-386-2459-3
Bibliografia[modifica]
- Paolo Campagna. "Farmaci vegetali". Minerva Medica ediz. maggio 2008
Voci correlate[modifica]
Altri progetti[modifica]
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