Nautilida

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Nautilida
Nautilus pompilius.jpg
Nautilus pompilius
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Protostomia
(clade) Lophotrochozoa
Phylum Mollusca
Subphylum Conchifera
Classe Cephalopoda
Sottoclasse Nautiloidea
Ordine Nautilida
Agassiz, 1847
Famiglie

I Nautilida Agassiz, 1847 sono un ordine di molluschi cefalopodi, prevalentemente estinti, che include tutti i nautilus attuali e le loro forme ancestrali.

Tutti i nautiloidi recenti e attuali sono inclusi in questo gruppo, che, originatosi nel Paleozoico superiore (Devoniano), è stato rappresentato nella sua lunga storia evolutiva da 24-34 famiglie e da 165-184 generi riconosciuti (la tassonomia del gruppo, come quella di tutti i nautiloidi è piuttosto complessa e controversa).

Attualmente, questo gruppo è rappresentato da una sola famiglia (Nautilidae) e dai due generi: Nautilus e Allonautilus.

Storia evolutiva[modifica | modifica wikitesto]

I Nautilida compaiono nel Devoniano Inferiore con poche forme piuttosto rare, e si espandono rapidamente nel Devoniano Medio. I Nautilida del Devoniano comprendono forme sia planispirali, simili alle attuali, sia cirtocone (debolmente ricurve) e girocone (a spirale “lenta”, con giri non a contatto tra loro).

La maggior parte dei ricercatori individua le forme ancestrali dei Nautilida in generi con avvolgimento cirtocono o girocono, sifone da ventrale a sub-centrale e privi di depositi endosifonali e camerali, per la maggior parte con colletti settali ortocoanitici e anelli connettivi tubulari o debolmente inflati. Questa tipologia di caratteri è riscontrabile in diversi generi vissuti dal Siluriano al Devoniano Inferiore, riferiti agli ordini Tarphycerida e Barrandeocerida (gruppi con caratteri in parte sovrapposti, la cui sistematica è tuttora piuttosto fluttuante), e all'ordine Oncocerida. La posizione tassonomica di queste forme è in realtà ancora incerta, e tutt'altro che univoca nella letteratura scientifica, anche per la frammentarietà e la rarità dei ritrovamenti (soprattutto nel Devoniano). Un'ampia corrente di ricerca, (Teichert, 1988), identifica le forme ancestrali dei Nautilida devoniani direttamente in alcune forme di Oncocerida tardo-ordoviciane e siluriane. Un’altra, che fa capo soprattutto alle scuole l’Europa dell’est (ex Cecoslovacchia, Polonia, Russia), e ha preso nuovo vigore in anni recenti da ritrovamenti eccezionalmente conservati (Turek, 2008, con bibliografia) indica una derivazione dei Nautilida da forme del Siluriano appartenenti agli ordini Tarphycerida/Barrandeocerida.

Esemplare di Cymatoceras sp. , una forma caratterizzata da setti molto semplici, dall'Albiano del Madagascar. L'esemplare è un fragmocono: sull'ultimo setto è visibile il foro del sifone, in posizione marginale (sub-ventrale).

In particolare, è stata notata a varie riprese la stretta convergenza morfologico-strutturale di alcune forme planispirali esogastriche siluriane appartenenti a questi due ordini con nautiloidi tipici, anche attuali (soprattutto il genere Allonautilus, con caratteri primitivi). Questa derivazione si basa, oltre che sulla morfologia esterna, sulla struttura del sifone di queste forme, caratterizzato da colletti settali ortocoanitici e anelli di connessione debolmente inflati, composti da due strati:

  • strato esterno, a struttura sferulitico-prismatica;
  • strato interno, di natura organica, composto di glicoproteina (conchiolina).

Non mancano peraltro indicazioni a favore di una derivazione dagli Orthocerida, (Dzik, 1981), riferibili però sempre all’incertezza sistematica delle forme indicate (in questo caso gli Uranoceratidae, attribuiti tanto ai Tarphycerida quanto agli Orthocerida).

La crisi biologica tardo-devoniana (fatale per diversi gruppi di nautiloidi del Paleozoico Inferiore, compresi i probabili progenitori) causa un limitato declino di questo gruppo, che si espande successivamente nel Carbonifero e ancor più nel Permiano. In questo intervallo di tempo i Nautilida adottano definitivamente la morfologia standard planispirale, più o meno involuta, che manterranno per tutta la loro storia.

Esemplare di Hercoglossa sp.. Questa forma è caratterizzata da suture settali piuttosto complesse, marcatamente ondulate e angolose, dalCretaceo del Madagascar. L'esemplare è un modello interno con tracce di guscio con la camera di abitazione parzialmente conservata.

La nuova crisi al limite permo-triassico causa di nuovo una riduzione della diversità all’interno del gruppo, che riprende durante quasi tutto il Triassico. Nel Retico (Trias Superiore), una crisi biologica è fatale alla maggior parte delle forme dei Nautilida (oltre che a tutti i superstiti del più antico gruppo degli Orthocerida).

Solo un genere (Cenoceras) sopravvive nel Giurassico Inferiore. Nel Mesozoico i Nautilida rifioriscono fino a raggiungere una discreta differenziazione nel Cretaceo (24 generi conosciuti). Nel periodo che va dal tardo Giurassico a tutto il Cretaceo, alcune forme (famiglia Hercoglossidae), tendono a sviluppare suture più complesse, di tipo simile alle suture goniatitiche di ammonoidi del Paleozoico Superiore.

La crisi al limite Cretaceo-Terziario non ha grandi ripercussioni su questo gruppo, che si espande nuovamente nel Paleogene e nel Miocene con forme spesso a sutura complessa (Aturiidae) e cosmopolite, ad ampia diffusione. Nel Pliocene e nel Pleistocene, probabilmente per il raffreddamento generalizzato del clima, i Nautilida subiscono un nuovo declino fino agli attuali due soli generi Nautilus e Allonautilus (famiglia Nautilidae).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dzik, J. (1981). Origin of the Cephalopoda. Acta Palaeontologica Polonica. 26, 2, 161-191.
  • Teichert, T. (1988) Main Features of Cephalopod Evolution, in The Mollusca vol. 12, Paleontology and Neontology of Cephalopods. Ed. by M.R. Clarke & E.R. Trueman, Academic Press, Harcourt Brace Jovanovich.
  • Turek, V. 2008. Boionautilus gen. nov. from the Silurian of Europe and North Africa (Nautiloidea, Tarphycerida). Bulletin of Geosciences 83(2), 141–152 (7 figures). Czech Geological Survey, Prague. ISSN 1214-1119.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]