Confronto tra Naturalismo e Verismo
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[modifica] Definizione e sviluppo
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Il Naturalismo è un movimento letterario che nasce in Francia come applicazione diretta del pensiero positivista e si propone di descrivere la realtà psicologica e sociale con gli stessi metodi usati dalle scienze naturali. La voce narrante nel naturalismo riproduce il modo di vedere e di esprimersi dell'autore, del borghese colto, e tale voce interviene spesso con giudizi sia espliciti che impliciti.
Il Verismo è la variante italiana del naturalismo europeo. Questo forte movimento letterario si afferma difatti nella penisola italiana e soprattutto nel meridione, negli anni settanta del XIX secolo. Riproduce sostanzialmente nella sua poetica quella del Naturalismo francese, ma con caratteri regionalistici derivanti da una situazione economica e sociale segnata dal ritardo dell'industrializzazione e dalla centralità della questione contadina. Nel verismo il narratore è come se fosse uno dei personaggi stessi, è al loro livello e narra i fatti con la loro mentalità. Alla fine del 1870 quando l'Italia era stata appena costituita in unità ed i problemi esistenti si erano fatti più acuti e pressanti, quando la questione sociale dei rapporti fra patronato e masse lavoratrici stava diventando pericolosa per la stabilità sociale, gli scrittori veristi italiani, prendendo le mosse dal naturalismo francese, elaborarono le loro teorie letterarie creando opere che modificarono il modo d'intendere l'arte dello scrivere.
Il modo di concepire la letteratura da parte del verismo italiano fu ben diverso da quello del Naturalismo francese.
[modifica] I teorici del pensiero, Verga, Capuana e Zola
Gli autori della teoria verista furono Luigi Capuana (1839-1915) e Giovanni Verga (1840-1922), entrambi siciliani ed entrambi milanesi per scelta artistica.
Avvenne proprio a Milano la diffusione, politica ed ideologica oltre che letteraria, del naturalismo francese. Il naturalismo francese volle essere di effettiva denuncia sociale, ed, infatti, fu essa il contenuto dell'opera d'arte del naturalista francese più apprezzato in Italia, Émile Zola. L'immagine di questo scrittore era quella del romanziere scienziato e realista che non temeva di lottare contro le piaghe della società borghese industrializzata. Zola era lo scienziato positivista che aveva fiducia nel progresso per migliorare le condizioni dell'umanità.
Il Naturalismo francese positivista, vedeva quindi nel progresso scientifico la possibilità per l'umanità di affrancarsi da stenti e fatiche.
Nasce così il romanzo sperimentale che indaga la realtà degli esseri umani, studia l'interagire degli uomini tra loro, esplora i meccanismi psicologici per vederne le storture e poterle così raddrizzare.
Il romanziere non è più il letterato in senso poetico, ma è un intellettuale scienziato. Su di un metaforico tavolo della dissezione c'è l'animo umano, c'è la psiche con le sue debolezze e grandezze, ed anche l'ambiente dove si nasce, si cresce e si sviluppa il carattere, diventa motivo d'indagine. I naturalisti pensavano quindi che appena possedute le leggi universali dell'agire umano sarebbe bastato intervenire sugli ambienti e sugli individui in modo scientifico per poter migliorare la società. Lo scrittore assume pertanto un preciso impegno sociale e politico, quello di aiutare le scienze politiche, sociali ed economiche a regolare la società, eliminando i problemi della criminalità.
Secondo Zola il lavoro dello scrittore-scienziato può svolgersi soltanto in uno stato in cui vi sia un regime repubblicano democratico che utilizzi gli strumenti della scienza moderna per realizzare il progresso e il benessere degli uomini. Milano, che era la città italiana più vicina all'Europa industrializzata per lo sviluppo economico e sociale, era l'ambiente intellettuale adatto ad accogliere un prodotto come il Naturalismo figlio dei tempi moderni.
Felice Cameroni fu tra i sostenitori più fervidi di Zola e con i suoi articoli su vari giornali milanesi, fece conoscere lo scrittore francese.
La sinistra milanese colse subito l'importanza delle nuove tendenze ma fu culturalmente ed intellettualmente debole: non fu, cioè, in grado di formulare né un linguaggio letterario nuovo né una teoria artistica coerente e valida.
Furono proprio i due conservatori siciliani: Capuana e Verga ad elaborare una teoria letteraria che, come detto, prese le mosse dal Naturalismo per divenire subito autonoma ed indipendente. L'ammirazione per Zola era condivisa ma si muoveva da una prospettiva diversa e molto più veloce rispetto all'ammirazione verso Verga. Luigi Capuana ebbe un'importanza fondamentale come critico nel diffondere la conoscenza di Zola. Il modo che però ebbe Capuana di intendere la letteratura fu fondamentalmente diverso da quello del Naturalismo francese. Ecco quindi che nasce il verismo.
[modifica] Esempio e differenze
| Zola | Verga | |
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| Contesto di provenienza | Realtà dinamica delle grandi città francesi in cui è in pieno sviluppo in capitalismo industriale e la conseguente formazione del proletariato | Realtà arretrata e statica del Mezzogiorno d'Italia |
| Ideologia | La società è regolata da leggi scientifiche | Esistono rapporti di sopraffazione immutabili.
Per Verga la società a tutti i suoi livelli, dai più elevati a i più bassi, è dominata da uno spietato antagonismo tra individui, gruppi e classi: le leggi che la regolano sono la sopraffazione del più forte sul più debole e l'interesse individuale. L'ambito culturale è quindi quello del "darwinismo sociale" |
| Finalità della letteratura | La letteratura ha funzione conoscitiva e, attraverso un'opera di denuncia, è possibile migliorare la società | La letteratura, pur avendo funzione conoscitiva, non può modificare la realtà |
| Tecnica narrativa | Impersonalità come distacco scientifico dalla materia analizzata; il narratore commenta le vicende |
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[modifica] Bibliografia
Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti, Giuseppe Zaccaria, La letteratura, vol. 5, Paravia, 2007
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