Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi

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Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi
Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi
Autore Michelangelo Merisi da Caravaggio
Data 1600? 1609?
Tecnica olio su tela
Dimensioni 268 cm × 197 cm 
Ubicazione rubato

Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi è un dipinto a olio su tela realizzato dal pittore italiano Caravaggio. Fu trafugato la notte tra il 17 ottobre e il 18 ottobre 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo e non è stato mai più recuperato. Al momento del furto, anche grazie al restauro del 1951, era in condizioni di conservazione pressoché perfette.

“Ne la natività ritrovato ho lo meo verde, lo meo bel rutilante verde”.

Questa frase, tratta dal libro di Camilleri, “Il colore del sole”, meglio di altre descrive la distensione del Caravaggio, la breve tranquillità ritrovata durante la professata sosta nel capoluogo siciliano, e si riferisce proprio al verde manto di Giuseppe di questa "natività".

Il biografo Giovan Pietro Bellori ne ricorda l'esecuzione per la Compagnia dei Bardigli e dei Cordiglieri, dunque durante un presunto soggiorno palermitano del pittore nel 1609. Riconosciuto autografo, qualche incertezza può unicamente riguardare la data dell’esecuzione: recentemente infatti si sta facendo sempre più strada l'ipotesi che sia stato dipinto nel 1600 a Roma, per il commerciante Fabio Nuti che aveva relazioni con l'oratorio. In quell'anno infatti egli commissiona a Caravaggio un dipinto di palmi 12 per 7 o 8, misure sostanzialmente coicidenti con quelle del quadro. E lo stile, e le caratteristiche tecniche della tela, sono pure assai più vicini ai quadri dipinti a Roma, che non a quelli siciliani di Siracusa e Messina. Dunque Caravaggio forse mai passò da Palermo, tanto più se da Messina avrebbe raggiunto Napoli per riavvicinarsi a Roma.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La tela racconta la nascita di Cristo, traducendo un realismo autentico che rende l'episodio "vero". I santi, le madonne del Caravaggio hanno le fattezze degli emarginati, dei poveri che egli bene aveva conosciuto durante il suo peregrinare e fuggire in lungo e in largo per l'Italia.

Nella “Natività” palermitana ogni personaggio è colto in un atteggiamento spontaneo: san Giuseppe ci volge le spalle ed è avvolto in uno strano manto verde. Sicuramente molto giovane rispetto all'iconografia tradizionale, dialoga con un personaggio che si trova dietro la figura di san Francesco, che alcuni critici pensano possa essere fra' Leone. La presenza di san Francesco è sicuramente un tributo all'Oratorio, che all'epoca era passato alla Venerabile Compagnia a lui devota costituitasi già nel 1564. La figura a sinistra è san Lorenzo.

La Madonna, qui con le sembianze di una donna comune, ha un aspetto estremamente malinconico, e forse già presagisce il destino del figlio, posto sopra un piccolo giaciglio di paglia. La testa del bue è chiaramente visibile, mentre l'asino si intravede appena. Proprio sopra il Bambino vi è infine un angelo planante, simbolo della gloria divina. Ciò che conferisce particolare drammaticità all'evento è il gioco di colori e luci che caratterizzano questa fase creativa del pittore.

Il furto e la scomparsa[modifica | modifica sorgente]

Nella notte tra il 17 ottobre e il 18 ottobre 1969 l'opera venne trafugata dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo, dove era collocata sull’altare maggiore, nella totale assenza di misure di sicurezza. Il furto viene scoperto verso le tre del pomeriggio del 18 da una custode. Del furto, molto probabilmente commissionato dalla mafia siciliana, parleranno in tanti (l'accadimento fornì a Leonardo Sciascia lo spunto per il suo ultimo racconto, Una storia semplice).

Secondo alcune notizie non ulteriormente confermate, dopo diversi tentativi di vendita andati a vuoto probabilmente per le precarie condizioni della tela, questa sarebbe stata seppellita nelle campagne di Palermo, insieme a cinque chili di cocaina e ad alcuni milioni di dollari, dal narcotrafficante Gerlando Alberti. Ma nel luogo indicato dal pentito Vincenzo La Piana, nipote di Alberti, la cassa di ferro con la tela non fu trovata.

Un'altra notizia arrivò nel 1980 dallo storico e giornalista inglese Peter Watson. Watson dichiarò che a Laviano, in provincia di Salerno, ebbe un contatto con un mercante d’arte che gli propose la Natività. L’incontro con i ricettatori, fissato per la sera il 23 novembre, coincise con il grande terremoto che devastò la regione e dunque non avvenne mai.

Nel 1996 il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia dichiarò, durante il processo a Giulio Andreotti, di essere uno degli autori materiali del furto. Disse, tra le altre cose, che, nello staccare la tela e nell'arrotolarla, essa si sarebbe danneggiata irrimediabilmente. A ciò sarebbe seguita quindi la distruzione dell'opera. Il Nucleo tutela del patrimonio artistico dei Carabinieri accertò poi che il furto di cui parlava Mannoia riguardava un altro quadro, attribuito a Vincenzo da Pavia, collocato in una chiesa attigua.

Nel 1992 Giovanni Brusca riferì che il dipinto sarebbe invece stato riconsegnato in cambio di un alleggerimento dell'applicazione dell'articolo 41 bis. Lo Stato italiano rifiutò l'offerta. Dalle dichiarazioni di un altro pentito, Salvatore Cangemi, sappiamo che la Natività sarebbe stata esposta durante alcune riunioni della "Cupola" quale simbolo di potere e prestigio.

Una novità sul destino del dipinto è arrivata il 9 dicembre 2009, quando durante una deposizione in tribunale il pentito di mafia Gaspare Spatuzza riferisce che la Natività sarebbe stata affidata negli anni Ottanta alla famiglia Pullarà (capimafia del mandamento di Santa Maria del Gesù). I Pullarà avrebbero nascosto l'opera in una stalla fuori città, dove, senza protezione, fu rosicchiata da topi e maiali. I resti della tela sarebbero stati poi bruciati.

Nello sceneggiato della RAI "Il segreto dell'acqua" (2011) si descrive il fortuito ritrovamento di questa celebre tela rubata.

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