Natan Sharansky

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
« Trent’anni fa sapevo che il mondo libero sarebbe stato dalla mia parte, oggi i dissidenti non godono del beneficio di sapere che qualcuno avrà a cuore la loro sorte in carcere, che la comunità internazionale richiederà il loro rilascio, che il popolo marcerà per la loro libertà[1] »
Natan Sharansky

Anatolij Borisovič Ščaranskij (in russo: Анатолий Борисович Щаранский?; Donec'k, 20 gennaio 1948) è un politico, scrittore e matematico sovietico naturalizzato israeliano, più noto con il nome di Natan Sharansky (ebraico: נתן שרנסקי).

Sharansky è un noto appartenente dello Shalem Center, del quale è responsabile dell'istituto di studi strategici.[2] Da marzo 2003 a maggio 2005 è anche stato Ministro senza portafoglio con delega su Gerusalemme e la Diaspora ebraica. In precedenza ha ricoperto il ruolo di Vice primo ministro di Israele, Ministro per l'edilizia fino al marzo 2001, Ministro degli interni (dal luglio 1999 fino alle dimissioni date nel luglio 2000), Ministro per l'industria ed il commercio (1996-1999). Diede le dimissioni dalla compagine governativa nell'aprile 2005 per protestare contro il piano di ritiro degli insediamenti israeliani dalla Striscia di Gaza. È stato rieletto alla Knesset nel marzo 2006 nelle file del Likud. Nell'ottobre 2006 si diffuse la notizia del suo ritiro dalla politica[3] e il 20 novembre successivo diede le dimissioni dalla Knesset, per dedicarsi agli impegni scientifici. Dal giugno 2009 è presidente dell'Agenzia Ebraica.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Anatolij Borisovič Ščaranskij nacque da una famiglia ebrea e si laureò in matematica applicata all'Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca.

Dopo che nel 1973 gli fu negato il visto di espatrio per Israele per ragioni di sicurezza nazionale, lavorò come interprete per l'inglese del famoso fisico e dissidente Andrei Sakharov, divenendo a sua volta attivista per i diritti umani. Sharansky fu anche tra i fondatori oltre che portavoce dell'Helsinki Watch Group di Mosca, un movimento costituito da ebrei e Refusenik, noto anche come gruppo di Yuri Orlov.

Nel marzo 1977 fu arrestato e nel luglio dell'anno dopo condannato a 13 anni di lavori forzati per tradimento e spionaggio a favore degli Stati Uniti. Dopo una detenzione di 16 mesi nella prigione Lefortovo fu trasferito nel gulag siberiano Perm 35 dove rimase nove anni. La sorte di Sharansky e di altri prigionieri politici fu ripetutamente portata all'attenzione pubblica da parte di diplomatici e difensori dei diritti umani occidentali creando imbarazzo ed irritazione alle autorità sovietiche. Finalmente nel 1986 fu trasferito in Germania Orientale e a Berlino ovest attraverso il Ponte di Glienicke in cambio di due spie sovietiche: Karl Koecher e sua moglie Hana. Famoso per la resistenza opposta durante la detenzione, non si smentì neppure in occasione della liberazione: gli venne chiesto di camminare diritto verso la sua libertà e lui avanzò invece zigzagando come ultimo atto di sfida. Sharansky emigrò, quindi, in Israele dove prese il nome proprio ebraico di Natan.

Nel 1988 Sharansky è stato eletto presidente dello Zionist Forum, un'organizzazione sionista che raccoglie ex dissidenti sovietici. Sharansky ha anche collaborato con il The Jerusalem Report ed è un membro direttivo di Peace Watch.

Nel 1986 il Congresso degli Stati Uniti lo premiò con la Medaglia d'onore del Congresso[5]

Sharansky è segretario del partito politico Israel Ba-Aliya ("Israele per aliya" o, come gioco di parole, "Israel on the rise") da lui stesso fondato insieme a Yuli Edelstein, un altro dissidente dell'ex Unione Sovietica, nel 1995. Questo partito si propone la promozione dell'assimilazione degli ebrei sovietici nella società israeliana. Presentatosi alle elezioni del 1996 con lo slogan i suoi leader prima vanno in prigione e solo dopo in politica" conquistò sette seggi alla Knesset.[6]

Dal 2003 al 2005 Sharansky è stato membro del gabinetto del secondo governo di Ariel Sharon. Si dimise il 2 maggio 2005 per protesta contro piano del Likud di ritiro degli insediamenti dalla Striscia di Gaza.

Nel 2005 Sharansky ha partecipato a "They Chose Freedom", un documentario televisivo in quattro puntate sulla storia del dissenso sovietico.

La rivista TIME nel 2005 lo ha elencato all'undicesimo posto della sua lista delle 100 persone più influenti nella categoria "scienziati e pensatori". Attualmente è un esponente di rilievo dello Shalem Center, l'istituto di ricerca di Gerusalemme che pubblica la rivista Azure[7]

Nel 2006 il Presidente americano George W. Bush gli assegnò la Medaglia presidenziale della libertà.[8]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Il suo libro The Case For Democracy: The Power of Freedom to Overcome Tyranny and Terror, scritto in collaborazione con Ron Dermer, divenne una lettura obbligata ("must read") ad Embassy Row, l'area che ospita le ambasciate di Washington. Ha moto influenzato anche il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ed altri funzionari che poi chiesero ai loro collaboratori di leggere il libro:

« Se vuoi farti un'idea di ciò che penso in politica estera leggi il libro di Natan Sharansky "The Case for Democracy"... personalmente lo inserirei nell'elenco delle letture da raccomandare per gli uomini di governo e soprattutto per gli opinion maker. È breve ed è ben fatto. Quest'uomo è una figura eroica, come sai. È un grande libro.[9][10][11] »

Nel libro Sharansky parla della libertà politica come un elemento essenziale per la sicurezza e la prosperità, affermando che ogni popolo ed ogni nazione merita di vivere libera ed in una società democratica. Suggerendo la "verifica della piazza cittadina", Sharansky argomenta che diritti umani, sicurezza e stabilità possono essere conseguiti solo liberando la gente dagli oppressori per farli vivere in società dove ciascuno è libero di esprimere le proprie opinioni. Per questa ragione, conclude, il mondo libero deve insistere sulla strada della promozione della democrazia tra i popoli oppressi, invece di adottare politiche di appeasement (rapporti pacifici) con dittature e fare affari con regimi tirannici.

« Ho quindi spiegato perché la democrazia sia cruciale per la stabilità e la sicurezza internazionali, perché la connessione ha avuto tanto successo durante la guerra fredda e perché il mondo libero ha tradito i suoi principi ad Oslo. Ho tracciato il mio piano per aiutare i palestinesi a costruire una società libera ed aiutare Israele ed i palestinesi a forgiare un pace duratura.[12][13] »

Sharansky pensa che molte delle sue critiche richiedano una posizione dura verso i palestinesi, argomentando che non ci sarà mai una pace tra Israele e i palestinesi fino a che questi ultimi non avranno liberato la loro società da gruppi terroristici come Hamas e dall'antisemitismo. I suoi critici trovano incompatibile il sionismo di Sharansky con la sua lotta per i diritti umani e la democrazia.

In un'intervista ad Ha’aretz del 2005, ha affermato che “Gli Ebrei sono qui da 3.000 anni e questa è la culla della civiltà ebraica. Gli Ebrei sono l'unico popolo nella storia che sono rimasti leali alla loro identità e alla loro terra per 2.000 anni di esilio e senza dubbio hanno il diritto di mantenere un posto tra le nazioni, non solo storicamente, ma anche geograficamente. Riguardo ai palestinesi, che discendono dagli arabi immigrati negli ultimi 200 anni, hanno il diritto di avere un loro stato, se lo vorranno... ma non a spese dello stato di Israele.”[14]

Scacchi[modifica | modifica wikitesto]

Da bambino Sharansky era un prodigio degli scacchi, qualità molto valutata nell'Unione Sovietica. Prese parte a manifestazioni in cui giocava bendato o con più avversari, spesso adulti. Ha affermato che, da detenuto in isolamento, giocava partite a scacchi a mente contro sé stesso.

Sharansky, in una manifestazione scacchistica tenutasi in Israele nel 1996, ha battuto il campione Garry Kasparov.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

La richiesta di matrimonio avanzata da Sharansky fu negata dalle autorità sovietiche. Sposò quindi la moglie Avital con una cerimonia non riconosciuta dallo stato, in una sinagoga di Mosca. Hanno due figlie, Rachel ed Hannah.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Obama tradisce la dissidenza araba - [ Il Foglio.it › Zakor ]
  2. ^ Shalem Center Institute for International and Middle East Studies
  3. ^ Sharansky plans to resign from politics (The Jerusalem Post, October 11, 2006)
  4. ^ JEWISH AGENCY BOARD OF GOVERNORS UNANIMOUSLY ELECTS NATAN SHARANSKY AS CHAIRMAN OF THE EXECUTIVE - JAFI.ORG
  5. ^ Congressional Gold Medal recipients
  6. ^ Natan Sharansky, Ron Dermer: The Case for Democracy: The Power of Freedom to Overcome Tyranny and Terror p.xxiii
  7. ^ Azure: Ideas for the Jewish Nation rivista trimestrale in inglese ed ebraico dello Shalem Center di Jerusalem
  8. ^ Presidential Medal of Freedom Recipients The White House. Office of the Press Secretary. December 7, 2006
  9. ^ If you want a glimpse of how I think about foreign policy read Natan Sharansky's book, The Case for Democracy... For government, particularly — for opinion makers, I would put it on your recommended reading list. It's short and it's good. This guy is a heroic figure, as you know. It's a great book."
  10. ^ What the president reads By John F. Dickerson (CNN)
  11. ^ Honoring Democracy. From the January 24, 2005 issue: Honor points the path of duty; the path of duty for us is the defense of liberty. by William Kristol. 01/24/2005, Volume 010, Issue 18.
  12. ^ I then explained why democracy was so crucial to international stability and security, why linkage had been so successful during the Cold War, and why the free world had betrayed its democratic principles at Oslo. I outlined my plan to help the Palestinians build a free society and help Israelis and Palestinians forge a lasting peace.
  13. ^ Sharansky’s Case For Democracy di Carol Devine-Molin (12/13/04)
  14. ^ Sharansky’s Double Standard. For the advocate of universal democracy, human rights don’t begin at home di Michael C. Desch (The American Conservative. 28 marzo 2005)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 97284810 LCCN: n79085408

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie