Narrativa di viaggio

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La narrativa di viaggio, o letteratura odeporica (dal greco ὁδοιπορικός[1]), è un genere letterario che si occupa del viaggio, delle motivazioni e dei processi del viaggiare. Generalmente si riferisce all'atto di spostarsi da un luogo all'altro compiendo un certo percorso. Raramente si riferisce a uno spostamento immaginario o onirico o a un itinerario fantastico come quello dell'allucinazione dovuta all'effetto degli stupefacenti.

Libri di viaggio[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia

  • Claude Lévi-Strauss, Tristi tropici, Il Saggiatore, 1960.
  • Paul Fussell, Abroad. British Literary Traveling between the Wars, Oxford University Press, 1980.
  • Eric J. Leed, The Mind of the Traveller. From Gilgamesh to Global Tourism, Basic Books, 1991.
  • Attilio Brilli, Quando viaggiare era un'arte: il romanzo del Grand Tour, Il Mulino, 1995.
  • Duccio Demetrio, Filosofia del camminare, Raffaello Cortina, 2005.
  • James Clifford, Routes. Travel and Translation in the Late Twentieth Century, Harvard University Press, 1997.
  • Antonio Gnoli, La nostalgia dello spazio, Bompiani, 2000.
  • Peter Hulme and Tim Youngs, The Cambridge Companion to Travel Writing, Cambridge University Press, 2002.
  • Jean-Didier Urbain, Secrets de voyage. Menteurs, imposteurs et autres voyageurs invisibles, Payot, 2003.
  • Claudio Magris, L'infinito viaggiare, Mondadori, 2005.
  • Luigi Marfè, Oltre la fine dei viaggi. I resoconti dell'altrove nella letteratura contemporanea, Olschki, 2009.
  • Maria Bettetini e Stefano Poggi (a cura di), I viaggi dei filosofi, Raffaello Cortina, 2010.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ odepòrico, Vocabolario Treccani, on line sul sito dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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