Narcosi da azoto

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La narcosi da azoto (detta anche ebbrezza da alti fondali) si verifica talvolta durante le immersioni subacquee in caso di pressioni ambientali superiori a circa 4 atmosfere (quindi a oltre 30 metri di profondità) ed è accentuata dalla velocità di discesa tenuta per raggiungere tale profondità.

Va comunque detto che la narcosi d'azoto non è strettamente legata a questo gas, ma ne coinvolge anche altri presenti nella miscela respirata sott'acqua.

L'azoto è un gas inerte (cioè non partecipa agli scambi alveolari) e rappresenta il 78% dell'aria che si respira.

All'aumentare della pressione esterna la pressione parziale dell'azoto disciolto nel sangue si innalza, aumentando sensibilmente la possibilità di legarsi all'ossigeno, formando ossido di diazoto (N2O), un analgesico e anestetico noto anche come gas esilarante, provoca un effetto tossico nell'organismo, conosciuto col nome di narcosi da azoto o ebbrezza da alti fondali.[1]

Il limite di utilizzo per l'aria compressa è stimato intorno ai 70 metri (oltre questa profondità l'ossigeno contenuto nell'aria diventa tossico e bisogna immergersi con miscele particolari), ma il limite per la subacquea ricreativa è 39 metri ed è opportuno che tutti i sommozzatori sportivi non superino mai, e per nessun motivo, questa quota, anche se questo tetto per la narcosi da azoto è assolutamente individuale, dipendente anche dall'allenamento alla profondità e può variare a seconda delle circostanze in modo considerevole (alcuni subacquei non subiscono questa patologia neppure oltre 50 metri, mentre altri ne sono affetti a quote molto inferiori).

Gli effetti in immersione della narcosi da azoto sono molto simili a quelli provocati dall'uso di alcolici e, come in occasione di una bevuta eccessiva, il soggetto inizialmente vive uno stato di lucida euforia ma in seguito, se non inizia immediatamente a risalire, la sua mente si offusca completamente.

Per ovviare alla narcosi d'azoto sono state messe a punto delle miscele in cui l'azoto è stato sostituito da altri gas inerti, fra cui l'elio (nella miscela trimix), che non induce narcosi. Queste miscele sono usate prevalentemente per immersioni professionali (i costi sono molto alti) e il loro uso consente delle immersioni a 100 metri ed anche più. L'uso del trimix induce uno stress per l'organismo non indifferente: per effettuare queste immersioni è obbligatorio non farne altre il giorno precedente e successivo all'immersione in trimix.[senza fonte]

Naturalmente esistono delle apposite tabelle che tengono conto sia delle profondità così elevate, sia del diverso comportamento dei gas inerti usati ai fini della desaturazione. Inoltre l'elio, essendo molto volatile, raffredda più rapidamente il nostro organismo, imponendo quindi un abbigliamento altamente professionale.

Recentemente si è affermata anche per l'uso amatoriale una miscela diversa dall'aria, arricchita di ossigeno detta EAN (Enriched Air Nitrox), o più semplicemente nitrox. Lo scopo in questo caso, non è quello di scendere più in profondità, ma di permanere più a lungo sott'acqua senza soste di decompressione data la minore percentuale di azoto e il conseguente abbassamento del livello di saturazione, infatti le profondità raggiungibili con queste miscele sono sensibilmente minori e inversamente proporzionali all'aumento della percentuale dell'ossigeno presente nella miscela.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bolle, La Mandragora Editrice, 2004, ISBN 88-7586-009-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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