Napoli sotterranea

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Napoli sotterranea
Accesso da Piazza San Gaetano
Accesso da Piazza San Gaetano
Localizzazione
Stato Italia Italia
Provincia Napoli Napoli
Altitudine da 0 a -40 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 10.000 c.a.[1]
Amministrazione
Ente Napoli sotterranea

Napoli sotterranea è un complesso di cunicoli e cavità scavate nel tufo poste nel sottosuolo di Napoli; vi si trovano soprattutto innumerevoli forme di ambienti ed architetture classiche, greche e romane.

Propriamente Napoli sotterranea è il nome dell'associazione costituita dallo spelologo Vincenzo Albertini che si occupa della parte di acquedotto e delle cisterne accessibili da piazza San Gaetano e della parte visitabile del teatro dell'Anticaglia.

Il suo nome deriva dall'omonimo libro scritto nel 1889 dall'ingegnere Guglielmo Melisurgo, il quale si definì ipogeo per la sua attività di ispezione dell'infinita rete di cavità della città.

Cenni storici sulle cavità napoletane[modifica | modifica wikitesto]

I primi manufatti di scavi sotterranei risalgono a circa 5.000 anni fa, quasi alla fine dell'era preistorica.

Successivamente, nel III secolo a.C., i Greci aprirono le prime cave sotterranee per ricavare i blocchi di tufo necessari alle mura e ai templi della loro Neapolis e scavarono numerosi ambienti per creare una serie di ipogei funerari.

Nel 1987 Albertini riportò alla luce una cava greca a circa 40 metri di profondità al di sotto del cimitero di Santa Maria del Pianto in cui trovò sulle pareti segni identici a quelli che si trovano nei resti delle mura di piazza Bellini. La cava fu utilizzata per prelevare tufo per la costruzione delle mura e fu preservata dall'utilizzo cimiteriale perché il suo ingresso fu ostruito da un crollo. Diversamente per un'altra cava, la cosiddetta grotta degli sportiglioni (i pipistrelli) che fu utilizzata come ossario in occasione dell'infaustissima peste del 1656.

Uno dei tanti cunicoli

Mai abbandonati e dimenticati, i primi acquedotti delle origini sono stati utilizzati nuovamente, cambiati, allargati e adattati a nuovi usi. Sulle pareti di tufo, è possibile leggere ancora i segni dei picconi e del lungo lavoro svolto dall'uomo nel sottosuolo.

Lo sviluppo imponente del reticolo dei sotterranei iniziò in epoca romana: i romani infatti in epoca augustea dotarono la città di gallerie viarie (grotta di Cocceio e grotta di Seiano) e soprattutto di una rete di acquedotti complessa, alimentata da condotti sotterranei provenienti dalle sorgenti del Serino, a 70 km di distanza dal centro di Napoli. Altri rami dell'acquedotto di età augustea arrivarono fino a Miseno, per alimentare la Piscina mirabilis, che fu la riserva d'acqua della flotta romana.

Larghi quel poco che permetteva il passaggio di un uomo, i cunicoli dell'acquedotto si diramano spesso in tutte le direzioni, con lo scopo di alimentare fontane ed abitazioni situate in diverse aree della città superiore. A tratti, sulle pareti, si notano ancora tracce dell'intonaco idraulico, utilizzato dagli ingegneri dell'antichità per impermeabilizzare le gallerie.

Agli inizi del XVI secolo il vecchio acquedotto e le moltissime cisterne pluviali non riuscivano più a soddisfare il bisogno d'acqua della città che si era estesa a macchia d'olio e fu così che il facoltoso nobile napoletano Cesare Carmignano costruì un nuovo acquedotto.

Fu solo agli inizi del XX secolo che si smise di scavare nel sottosuolo per l'approvvigionamento idrico e si abbandonò una rete di cunicoli e cisterne di oltre 2.000.000 m², diffusa per tutta la città.

Servizi igienici usati dai rifugiati durante la seconda guerra mondiale

I sotterranei furono utilizzati anche come rifugi antiaerei per proteggersi dai disastrosi bombardamenti che colpirono la città.

Le cavità furono illuminate e sistemate per accogliere decine e decine di persone che al suono della sirena si affrettavano a scendere per le scale che scendevano in profondità. Resti di arredi, graffiti e vari oggetti in ottimo stato di conservazione testimoniano ancora oggi la grande paura dei bombardamenti e i numerosi periodi della giornata vissuti nei rifugi, facendo riemergere uno spaccato di vita importante e altrettanto tragico della storia cittadina. È visibile uno di questi rifugi in via Sant'Anna di Palazzo, a Chiaia.

Al giorno d'oggi vi sono diversi percorsi per poter accedere alla rete di ambienti sotterranei, la quale non è ancora completamente conosciuta, in cui si alternano tra cisterne e cave, cunicoli e pozzi, resti del periodo greco-romano e catacombe, ed i passaggi che collegano svariati punti della città anche distanti chilometri sono innumerevoli. Ancora oggi speleologi continuano a studiare ed ispezionare le cavità e i cunicoli che riaffiorano in occasione di sprofondamenti e/o crolli ed inserirle nel cosiddetto censimento delle cavità cittadine.

Descrizione delle cisterne di piazza San Gaetano[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi della Basilica di San Paolo Maggiore, in Piazza San Gaetano, una discesa di 140 gradini e 40 metri sotto al manto stradale portano ad una escursione nel sottosuolo che mette insieme il dramma dell'ultimo conflitto mondiale, andando a ritroso fino allo splendore dell'antichità romana.

Infatti, è romano l'antico acquedotto che, prelevando l'acqua dalle sorgenti del Serino, mediante una fitta rete di cisterne e cunicoli ricavati nel tufo riesce a distribuire l'acqua in maniera capillare in tutta la città, portandola ad ogni palazzo sovrastante.

Il percorso termina poi con il teatro romano di Neapolis raggiungibile attraverso una botola ubicata in una vecchia abitazione civile privata.

Galleria immagini di Napoli sotterranea[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La leggenda del Monaciello, Il Folklore di Napoli :: campaniailoveyou.com guida turistica alla Campania, vacanze in Campania

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Albertini, Antonio Baldi, Napoli. Il sottosuolo, la storia, ABC, 2008

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]