Nani (Terra di Mezzo)

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I Nani (dwarves in originale) sono una razza di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. All'interno del corpus dello scrittore, i nani sono una delle razze più famose della Terra di Mezzo. Compaiono con un ruolo di spessore nei romanzi Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, oltre che ne Il Silmarillion, nel quale vengono aggiunti dettagli sulla loro origine, e in altre opere minori.

Un gruppo di Nani nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson.

Creazione e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Nei Racconti perduti e Racconti ritrovati Tolkien presenta i nani come creature malvagie, disposti a stipulare alleanze persino con gli Orchi. Già in questi primi scritti i Nani hanno caratteristiche che rimarranno in tutte le opere dell'autore: bruttezza fisica, barbe lunghe e le abilità di modellare il metallo e di commerciare,

Similitudini tra i nani de Lo Hobbit e quelli di Biancaneve e i sette nani della Walt Disney
Walt Disney Snow white 1937 trailer screenshot (12).jpg
I nani de Lo Hobbit sono molto simili a quelli della versione cinematografica del 1937 di Biancaneve realizzata da Walt Disney. Nonostante le somiglianze evidenti, è difficile pensare che uno dei due abbia potuto ispirare minimamente l'altro, semplicemente perché il romanzo di Tolkien venne pubblicato il 21 settembre 1937, mentre il film venne presentato a Los Angeles tre mesi dopo. Tolkien, inoltre, non era un grande amante dei lavori di Disney, come viene palesato in una lettera del 1937.[1]

A partire dagli anni trenta i nani tolkeniani diventano creature non necessariamente malvagie, interessate unicamente alle ricchezze e al commercio. È proprio in questo periodo che Tolkien comincia a scrivere Lo Hobbit, un romanzo destinato ai bambini e il primo pubblicato dall'autore, nel 1937. La storia comincia come una vera e propria favola e i tredici nani protagonisti, infatti, sono simili, nell'aspetto e nel carattere, agli gnomi delle storie dei fratelli Grimm[2]: amano cantare, indossano cappucci colorati e sono più o meno buffi.

Con l'incidere del racconto, tuttavia, i tredici nani rinnegano gli atteggiamenti fiabeschi e diventano simili a quelli della mitologia norrena, di cui Tolkien era un grande estimatore[3].

Come osservano Stuart D. Lee e Elizabeth Solopova i nani tolkieniani conservano molte delle caratteristiche di quelli dell'Edda poetica: sono grandi artigiani e costruttori, sovrani e guerrieri rispettati e vivono in regni sotto le montagne. La similitudine con i nani scandinavi risulta ancora più evidente se si considera che Tolkien trasse ispirazione dal Völuspá, il primo e più famoso poema dell'Edda poetica, per scegliere i nomi dei nani de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli:[4]

« I nomi dei nani ne Lo Hobbit (e quelli aggiunti nel Signore degli Anelli) derivano dalle liste dei nomi di dvergar del Völuspá; ma questa non è una chiave utile a capire le leggende dei nani nel Signore degli Anelli. I «nani» delle mie leggende sono molto più simili ai nani delle leggende germaniche di quanto lo siano gli elfi, ma sotto certi aspetti sono anche molto diversi da loro. »

Ne Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli (così come nelle opere successive) i nani tolkeniani non appaiono più come quelli incappucciati delle fiabe, bensì ricchi signori, adornati da argento e diamanti[5] che conservano molte delle caratteristiche dei nani dell'Edda poetica, sebbene siano più simili agli eroi delle fiabe folcloristiche che a quelli mitologici.[6] Nelle Appendici, inoltre, Tolkien riporta numerose notizie sulla storia, la cultura e la lingua dei nani.[7]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Ne Lo Hobbit, Tolkien utilizza la parola dwarves per indicare il plurale di dwarf. Si tratta di un chiaro errore di scrittura, in quanto il vero plurale di dwarf è in realtà dwarfs. L'autore si rende del suo errore solamente attraverso le critiche e, in una lettera del 1937 scritta a Stanley Unwin, afferma:[8]

Lo Hobbit fu il primo romanzo pubblicato da Tolkien e il primo in cui l'autore utilizza la parola dwarves.
« Nessun critico, sebbene tutti abbiano accuratamente usato la forma dwarfs, ha fatto commenti sul fatto che io ho sempre fatto uso del plurale scorretto dwarves. Temo che si tratti di un errore da parte mia, abbastanza scioccante per un filologo; ma dovrò continuare così. Forse al mio dwarf può essere concesso un plurale particolare. »

Tolkien, "dovendo continuare così", s'immedesima tanto nella parte, da autoconvincersi di aver utilizzato un plurale errato deliberatamente. Infatti, in una lettera indirizzata al direttore dell'Observer e datata 16 gennaio 1938, egli afferma:[9]

« E perché dwarves? La grammatica dice dwarfs; la filologia suggerisce che dwarrows sarebbe la forma storica. La vera risposta è che non ho saputo fare di meglio. Ma dwarves sta bene con elves; e, in ogni caso, elf, gnome, goblin sono solo traduzioni approssimative di antichi nomi elfici per esseri che non hanno le stesse caratteristiche e le stesse funzioni. »

In una lettera a Rayner Unwin del 1961 Tolkien critica duramente il lavoro dei correttori di bozze dell'edizione della Puffin Books de Lo Hobbit, colpevoli di aver sostituito la parola dwarves con la forma corretta dwarfs. Tolkien, infatti, aveva specificato il suo uso volontario del plurale dwarves per distinguere i suoi nani da quelli delle favole:[10]

« Sono molto indignato da questa procedura. Io ho usato deliberatamente dwarves, ecc., per uno scopo preciso e per ottenere un certo effetto [...] Naturalmente non mi aspetto che i compositori o i correttori di bozze lo sappiano, o che sappiano qualcosa della parola dwarf; ma pensavo che poteva venire in mente, se non ad un compositore tipografico, almeno ad un correttore, che l'autore non avrebbe utilizzato per 300 volte una particolare forma e che altri correttori non l’avrebbero lasciata, se fosse un semplice, casuale errore di grammatica. »

Le origini e i primi incontri con gli Elfi[modifica | modifica wikitesto]

Prima che qualsiasi altra creatura parlante venisse al mondo per volere di Eru Ilúvatar, Aulë, uno dei Valar, desideroso di insegnare a delle creature la sua arte di fabbro, creò di nascosto i Nani, ad immagine di come aveva avuto visione degli Elfi. Aulë fu rimproverato da Eru per la sua opera in quanto non aveva il potere di creare, ma solo quello di ordinare le cose già create: Eru gli fece capire che senza la Fiamma Imperitura i Nani sarebbero stati come fantocci privi di un'esistenza indipendente da Aulë; ma alla fine Ilúvatar,per compassione gli concesse di non distruggere le sue creature,che poi dimostrarono di avere intelligenza e sentimenti propri; esse però avrebbero dovuto dormire fino e oltre l'avvento degli Elfi. Poiché erano destinati ad apparire nei giorni del potere di Melkor, Aulë rese i Nani:

« [...] forti e resistenti. Per questo sono duri come la pietra, testardi, rapidi a stringere amicizia e a scatenare ostilità, e sopportano la fatica e la fame e il dolore fisico con più fermezza di ogni altro popolo dotato di parola; e vivono a lungo, ben più degli Uomini, eppure non per sempre. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion[11])

Aulë riservò ai nani un posto nelle Aule di Mandos e lì pose a dormire i Sette Padri dei Nani che aveva creato.[12] Di loro si conosce solo il nome di Durin[13], la sua stirpe dimorava a Khazad-dum e fu quella che più di tutte conquistò gloria e onori e tesori, ma che al tempo stesso fu più colpita da disgrazie; oggi molti dei Nani più impavidi e abili in battaglia portano il suo nome.[14][15]

A destra il Re Elfico Thingol, la cui morte segnò l'inizio delle ostilità tra Elfi e Nani.

Non è ben chiaro come avvenne il loro risveglio: le prime informazioni che abbiamo di loro si riferiscono all’incontro dei Nani di Nogrod e Belegost con gli Elfi di Thingol, Supremo Signore delle genti del Doriath. In quel periodo, Thingol si impossessò di uno dei Silmaril e chiamò una compagnia di nani per incastonarlo nella più bella collana mai esistita, la Nauglamir. I nani rimasero affascinati dal Silmaril, ma acconsentirono a realizzare la Nauglamir. Thingol si recò nelle fucine dei nani, ammirandone l'operato. Un giorno, i nani completarono la Nauglamir e Thingol allungò la mano per impadronirsene. Ma i Nani non glielo permisero e con una scusa cercarono di impadronirsene:[16]

« Per quale diritto il Re degli Elfi reclama la Nauglamìr, la quale è stata costruita dai nostri padri per Finrod Felagund che è morto? Se è giunta fino a lui, è soltanto per mano di Hùrin, l'Uomo del Dor-lómin che l'ha cavata ladrescamente dalle tenebre di Nargothrond. »

Thingol capì l'avidità dei Nani e, incurante del pericolo che correva, si rivolse a loro con parole di disprezzo:[16]

« Come osate voi, membri di una razza deforme, esigere qualcosa da me, Elu Thingol, Signore del Beleriand, la cui vita si è iniziata presso le acque di Cuiviénen innumerevoli anni prima che i padri del popolo rachitico si destassero? »

Il Re degli Elfi ordinò ai Nani di andarsene dal Doriath, ma questi lo attaccarono e lo uccisero. La notizia della morte di Thingol si sparse velocemente così da permettere agli Elfi di vendicare il loro re e di recuperare la Nauglamìr, la quale venne riportata alla regina Melian. Solo due dei nani uccisori di Thingol sopravvissero e si rifugiarono tra i Monti Azzurri: riferirono in parte l'accaduto, soggiungendo che i Nani erano stati uccisi nel Doriath per ordine del Re degli Elfi, che così intendeva sottrarsi al pagamento del compenso loro dovuto. Questa storia segnò l'inizio della tanto famoso odio tra Elfi e Nani[16].

Fisionomia e comportamento[modifica | modifica wikitesto]

« Sono una razza per lo più robusta e resistente, segreta, laboriosa, fedele ai ricordi del male (e del bene) ricevuto, amante della roccia, delle gemme, delle cose che prendono forma nelle mani degli artigiani più che di ciò che vive di una vita propria. Ma non sono di natura malvagia, e pochi di loro servirono spontaneamente il Nemico, nonostante ciò che raccontavano le storie degli uomini. Questi infatti invidiavano la loro ricchezza e l’arte delle loro mani, e fra le due razze regnava l'ostilità. »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli - Appendice F.[17])
Illustrazione raffigurante Gimli, uno dei nani più famosi nei romanzi di Tolkien

I Nani sono esseri simili agli Uomini ma di piccola taglia ma di fisionomia robusta. Hanno lunghe barbe e sono generalmente caratterizzati dalla predilezione per i luoghi sotterranei e per l'oro. I nani sono grandi minatori, artigiani, fabbri, costruttori e gioiellieri, lavorano alacremente e incessantemente per tutto il corso delle loro vite, attratti con persistenza dai metalli preziosi. Vivono più degli Uomini, in media fra i 500 e non oltre gli 800 anni, ma molti di loro si spengono a non più di 250 anni a causa delle molte guerre, nelle quali periscono prematuramente.[15] Inoltre, come emerge chiaramente in Lo Hobbit i Nani mangiano molto e sono amanti della birra.[18]

Non si può dire che siano buoni o cattivi, come rivela Tolkien ne Lo Hobbit:[18]

« [...] i nani non sono eroi, bensì una razza calcolatrice con un gran concetto del valore del denaro; alcuni sono una massa infida, scaltra, e pessima da cui tenersi alla larga; altri non lo sono, anzi sono tipi abbastanza per bene come Thorin e compagnia, sempre però che non vi aspettiate troppo da loro. »

Leali se rispettati dai loro alleati, vendicativi e tremendi se offesi e ingiuriati. Apparentemente così egoisti, si trovavano male con gli elfi proprio per questo motivo, dato che gli Eldar non tollerano la loro avarizia e le loro esigenze materialistiche. Tuttavia non si può dire che i nani siano del tutto indifferenti ai problemi degli altri, o che servano le forze maligne, dal momento che, quando ve n'era bisogno, emerge in loro il sopito buon senso e si schierano dalla parte del bene; infatti i nani detestano l'idea che qualcun altro possa dominarli, e non tollerano chiunque voglia imporre il proprio dominio anche sugli altri popoli, e odiano chi commette azioni nefande e spietate.[15]

L'idea che i Nani possano essersi estinti, seguendo il filo logico dell'universo immaginario di Tolkien, viene riportata ne Il Ritorno del Re, quando Legolas dice a Gimli che mentre gli Uomini sono destinati a dominare il mondo, le altre specie umanoidi sono destinate a dissolversi o a scomparire lentamente: infatti gli elfi della Terra di Mezzo salpano quasi tutti per Aman (terra dei Valar) all'inizio della Quarta Era, eccetto alcuni Elfi Silvani e svariati Elfi Avari, destinati a perdere l'immortalità e a confondersi con gli uomini; presumibilmente ai Nani potrebbe essere toccata una sorte simile a quella degli Avari, ossia di essersi mescolati con gli uomini.

Tra gli Uomini vi era la convinzione che i Nani fossero solo maschi, e che nascessero dalle "buche delle montagne in cui scavavano"; in realtà questa diceria era totalmente fasulla, come riporta Gimli ne Il Signore degli Anelli, poiché i Nani erano divisi in maschi e femmine, e si riproducevano come le altre specie umanoidi. Le femmine nanesche erano però così simili nell'aspetto e nella voce ai complementari maschi, che spesso da membri di altre specie venivano confuse con i maschi; costituivano solo un terzo dell'intera popolazione nanesca. Per di più i Nani maschi a volte preferivano lavorare piuttosto che avere una famiglia, mentre le femmine erano abbastanza esigenti e non si accontentavano delle proposte di matrimonio a loro rivolte, volendo magari unirsi a dei Nani che non avevano interesse a sposarsi. Avrebbero potuto crescere di più se le femmine fossero state disposte ad avere figli con più maschi, ma queste non acconsentivano a una tale proposta, e inoltre i mariti erano molto gelosi. Così i Nani non avanzavano molto di numero, e rischiavano di estinguersi.[19]

I Sette Padri dei Nani[modifica | modifica wikitesto]

Aulë creò i Sette Padri dei Nani, da cui discesero in seguito sette stirpi, tuttavia dei sette padri e delle loro stirpi solo tre sono a noi noti:

  • Durin detto il Senzamorte (a causa dell'età alla quale morì); la sua stirpe dimorava a Khazad-dum.
  • Dwalin; la sua stirpe, i Vastifasci (o Grandiraggi), dimorava a Belegost nei Monti Azzurri.
  • Thràr; la sua stirpe, i Barbafiamma (a causa della prevalente colorazione rossa della barba), dimorava a Nogrod Nei Monti Azzurri.

Degli altri Padri non conosciamo i nomi, ma sappiamo che tre di loro si stabilirono nelle montagne ricche di metalli e gemme all'estremo est, gli Orocarni o Montagne Rosse, fondando le stirpi chiamate Pugniferro, Barbedure e Piediroccia ; l'ultimo si stabilì all'estremo sud (le Montagne Gialle a sud dell'Harad) della Terra di Mezzo, dove fondò la Casa della Nerachiave, che pare fosse alleata di Sauron durante la guerra dell'Ultima Alleanza, mentre la stirpe di Durin sotto il comando di Durin IV combatté al fianco dell'Ultima Alleanza. Nani di altre case (presumibilmente le tre Case degli Orocarni) combatterono comunque a fianco della casa di Durin nella guerra tra Nani ed Orchi del 2799 della Terza Era.

La stirpe di Durin[modifica | modifica wikitesto]

L'emblema del Popolo di Durin.

I Lungobarbi (Sigin-tarâg in Khuzdul), o popolo di Durin, è il nome dato ad uno dei sette clan dei nani, discendenti diretti del più vecchio dei sette padri dei nani, Durin.
Il popolo di Durin si trasferì a est delle Montagne Nebbiose dove fondò la città di Khazad-dûm poi conosciuta come Moria. Essi perfezionarono le loro arti, anche grazie all'arrivo dei nani provenienti dalle Montagne Azzurre, e Moria divenne un regno potente e pieno di ricchezze. Utilizzando i Sette Anelli del Potere, i Nani divennero immensamente ricchi e potenti, ma nei loro cuori si accesero l'ira e una incontrollabile brama per l'oro, da cui derivò abbastanza male a vantaggio di Sauron.[20]

Nella Terza Era, tuttavia, i regni dei Nani cominciarono a cadere. Sauron si insediò a Dol Guldur e gli orchi si insediarono e si moltiplicarono nelle caverne delle Montagne Nebbiose. Nonostante la crisi, sia sul fronte demografico che su quello commerciale, i nani continuarono ad estrarre ed a esportare mithril. Essendo i filoni superficiali del prezioso metallo quasi tutti esauriti, essi scavarono sempre più in profondità e con sempre più cupidigia sotto il Caradhras, risvegliando un Balrog di Morgoth, un essere orrendo fuggito da Thangorodrim un'era prima e rifugiatosi nelle viscere delle Montagne Nebbiose: esso decimò nani, nell'anno 1980 della Terza Era questa creatura uccise il re di Moria Durin VI, e l'anno seguente suo figlio Nàin I.[21] I Lungobarbi, che vivevano per intero a Moria furono costretti a lasciare la loro patria e vagare per varie zone della Terra di Mezzo. La maggior parte dei discendenti di Durin si rifugiò nel Ered Mithrim, mentre Thrain I, figlio di Nain I e nipote di Durin VI fondò Erebor, un prospero regno destinato a durare sino all'avvento del drago Smaug, che cacciò i Nani dalle loro dimore[18].

Moria fu conquistata dagli Orchi e solo dopo la lunga e sanguinosa battaglia di Azanulbizar i Nani riuscirono di nuovo ad appropriarsene. Dopo molti anni Thorin Scudodiquercia, nella spedizione alla quale parteciparono anche Gandalf e Bilbo Baggins, oltre ad altri nani (tra cui Gloin, il padre di Gimli, membro della Compagnia dell'Anello) riuscì a sconfiggere Smaug ed a riprendersi il tesoro dei nani e riconquistare Erebor. Dáin II Piediferro salì al trono, succedendo suo cugino Thorin, ucciso durante la battaglia dei cinque eserciti contro gli orchi.[22]

La lingua dei Nani: il nanesco o khuzdul[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Khuzdul.

Rimasto invariato dalla sua ideazione, era protetto gelosamente dai Nani, tanto che sembra che nessuno che non fosse un nano potesse parlarlo. I nani tendevano ad utilizzare altre lingue nei rapporti con le altre genti, e ad usare il nanesco solo ed esclusivamente tra di loro. Per un nano, il proprio nome originale in nanesco era uno dei segreti più preziosi e meglio custoditi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J.R.R. Tolkien, no. 13, p. 23
  2. ^ J.R.R. Tolkien, no. 19, p. 33
  3. ^ Shippey,  p. 91
  4. ^ J.R.R. Tolkien, no. 37, p. 430
  5. ^ J.R.R. Tolkien, p. 291
  6. ^ Stuart D. Lee e Elizabeth Solopova, The Keys of Middle-Earth, Palgrave Macmillan (2005), p. 63
  7. ^ J.R.R. Tolkien, p. 1352
  8. ^ J.R.R. Tolkien, no. 17, p. 30
  9. ^ J.R.R. Tolkien, no. 25, p. 38
  10. ^ J.R.R. Tolkien, no. 236, pp. 352-353
  11. ^ J.R.R. Tolkien, pp. 69-70
  12. ^ J.R.R. Tolkien, pp. 66-68
  13. ^ Dal nome del nano norreno Durin, che secondo Isnardi potrebbe significare "il portinaio"
  14. ^ J.R.R. Tolkien, p. 68
  15. ^ a b c J.R.R. Tolkien, Appendice A III. Il popolo di Durin
  16. ^ a b c J.R.R. Tolkien, pp. 283-284
  17. ^ J.R.R. Tolkien, p. 1523
  18. ^ a b c J.R.R. Tolkien, Capitolo 1 - Una riunione inaspettata.
  19. ^ J.R.R. Tolkien, p. 1290
  20. ^ J.R.R. Tolkien, p. 345
  21. ^ J.R.R. Tolkien, p. 1298
  22. ^ J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit,  Capitolo 18 - "Il viaggio di ritorno".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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