Nandina domestica

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Nandina domestica
Nandina domestica
Nandina domestica
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Ranunculales
Famiglia Berberidaceae
Genere Nandina
Specie N. domestica
Nomenclatura binomiale
Nandina domestica
Thunb.

La Nandina domestica, detta semplicemente Nandina o anche Bambù sacro, è l'unica pianta del genere Nandina, appartenente alla famiglia delle Berberidaceae. È una specie originaria della parte est del continente asiatico, dove la si ritrova dall'Himalaya fino al Giappone.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È un arbusto eretto sempreverde alto fino a 2 m che forma numerosi rami a partire dalla base. Le foglie sono lucide e possono essere decidue in zone in cui l'inverno è particolarmente freddo. Esse sono composte, imparipennate e lunghe dai 50 ai 100 cm, bi e tripennate, individualmente lunghe dai 4 agli 11 cm e larghe da 1,5 cm a 3 cm. Le giovani foglie sono di un colore che va dal rosa pallido al rosso, prima di diventare verdi; quelle vecchie da verdi diventano rosse o viola e poi cadono. I fiori sono bianchi e appaiono ad inizio estate raggruppati su di un'infiorescenza. I frutti sono bacche rosso brillante di 5-10 mm di diametro che maturano nel tardo autunno e generalmente persistono per tutto l'inverno.

Tossicità[modifica | modifica wikitesto]

Tutte le parti della pianta sono tossiche in quanto contengono acido cianidrico e potrebbero essere fatali per ingestione. La pianta è considerata come non tossica per l'uomo, tuttavia le bacche sono tossiche per gatti e animali da pascolo. Le bacche contengono anche alcaloidi come la nantenina, una molecola che blocca gli effetti della MDMA negli animali[1][2]. Gli uccelli solitamente non sono affetti da queste tossine e contribuiscono alla dispersione dei semi della pianta attraverso i loro escrementi. Tuttavia, un consumo eccessivo di bacche può portare alcuni uccelli alla morte[3].

Storia e coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

Coltivata in Cina e Giappone per secoli, è stata importata nei giardini occidentali da William Kerr, che la portò a Londra dopo la sua prima spedizione nel Guangdong, nel 1804[4]. Gli inglesi, insicuri sulla resistenza della pianta al freddo, tenevano la pianta in serra inizialmente. Il nome scientifico le è stato assegnato da Carl Peter Thunberg ed è la versione latinizzata del nome giapponese della pianta, nan-ten[5]. La Nandina è largamente coltivata nei giardini come pianta ornamentale. Più di 65 cultivar sono state prodotte in Giappone, dove la specie è particolarmente popolare e dove esiste una società nazionale dedicata alla pianta.

La Nandina è un arbusto rustico, che tollera bene il freddo invernale. Cresce bene in posizione ombreggiata o soleggiata, anche se in carenza di luce tende a non fiorire e le foglie si colorano di verde scuro. Si sviluppa praticamente in qualsiasi terreno, purché ben drenato. Tollera bene la siccità e non richiede particolari cure né potature importanti[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fantegrossi WE, Kiessel CL, Leach PT, Van Martin C, Karabenick RL, Chen X, Ohizumi Y, Ullrich T, Rice KC, Woods JH, Nantenine: an antagonist of the behavioral and physiological effects of MDMA in mice in Psychopharmacology, vol. 173, 3-4, May 2004, pp. 270–7, DOI:10.1007/s00213-003-1741-2, PMID 14740148.
  2. ^ Chaudhary S, Pecic S, Legendre O, Navarro HA, Harding WW, (+/-)-Nantenine analogs as antagonists at human 5-HT(2A) receptors: C1 and flexible congeners in Bioorganic & Medicinal Chemistry Letters, vol. 19, nº 9, May 2009, pp. 2530–2, DOI:10.1016/j.bmcl.2009.03.048, PMC 2677726, PMID 19328689.
  3. ^ Moges Woldemeskel and Eloise L. Styer, Feeding Behavior-Related Toxicity due to Nandina domestica in Cedar Waxwings (Bombycilla cedrorum). URL consultato il 26 settembre 2012.
  4. ^ Alice M. Coats, Garden Shrubs and Their Histories (1964) 1992, s.v. "Nandina".
  5. ^ Coats (1964) 1992.
  6. ^ Nandina - Nandina domestica.

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