Nanda Devi

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Coordinate: 30°25′N 79°50′E / 30.416667°N 79.833333°E30.416667; 79.833333

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Gnome-globe.svg Riserva della biosfera
Parchi nazionali del Nanda Devi e della Valle dei Fiori
(EN) Nanda Devi and Valley of Flowers National Parks
Nanda Devi 2006.JPG
Tipo Naturale
Criterio (vii) (x)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1992 (esteso 1998, 2005) (come patrimonio)
2004 (come riserva)
Scheda UNESCO (EN) Patrimonio
(FR) Patrimonio
(EN) Riserva

Nanda Devi (in italiano: Dea dispensatrice di beatitudine) è un massiccio montuoso della catena himalayana situato nel Garhwal, una regione amministrativa dello stato indiano di Uttarakhand, in prossimità del confine tra India e Tibet.

Le sue due vette principali sono: Nanda Devi che si eleva 7.816 metri di altitudine e che rappresenta la seconda più alta montagna dell'India e Nanda Devi Est a 7.434 metri di quota. Le due cime s'innalzano al centro di un complesso montuoso noto come "santuario del Nanda Devi" e che conta almeno 12 cime sopra i 6.400 metri.

Il massiccio del Nanda Devi è anche un parco naturale (Nanda Devi National Park) e per il suo elevato interesse botanico e paesaggistico, è entrato a far parte, dal 1992, del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO con il nome di Nanda Devi and Valley of Flowers National Parks. Dal 2004 è entrato a far parte della rete mondiale di riserve della biosfera

Il Nanda Devi viene ritenuto una oggettivazione di Parvati, la moglie di Shiva.

Storia delle esplorazioni[modifica | modifica sorgente]

La morfologia del "santuario" rende molto difficile raggiungere il Nanda Devi: la prima via d'accesso all'anello montuoso venne scoperta solo nel 1934 dagli alpinisti ed esploratori inglesi Eric Shipton e Bill Tilman e passa attraverso lo stretto canyon Rishi Gorge; tutte le altre vie sono più difficoltose e si trovano ad un'altitudine molto elevata: il passo di montagna più basso è situato a 5.180 metri.

Nel 1936 la cima più alta del Nanda Devi, dopo cinquant'anni di tentativi infruttuosi, fu conquistata per la prima volta da una spedizione angloamericana guidata dal succitato Tilman e dall'alpinista e geologo inglese Noel Odell che raggiunsero la cresta meridionale della cima principale. Nel 1939 una spedizione polacca guidata da Adam Karpinski raggiunse, sempre da sud, la cima secondaria.

Le ascensioni alpinistiche subirono un'interruzione tra il 1965 e il 1974 quando il governo indiano regolò rigidamente l'accesso alla zona per coprire alcune spedizioni, avvenute tra il 1965 e il 1968, a cui avevano preso parte agenti statunitensi della CIA che avevano collocato ad alta quota dispositivi di spionaggio per monitorare eventuali test nucleari compiuti dalla Cina in Tibet. L'operazione, rimasta a lungo segreta, fu un fallimento a causa delle avverse condizione climatiche: gli strumenti, che erano alimentati con dei generatori termoelettrici a radioisotopi (RTG), vennero distrutti da una valanga. L'entità della contaminazione ambientale prodotta dalle barre di plutonio 238, che alimentavano gli RTG e che non vennero mai recuperate, non è stata ancora valutata.[1]

Dal 1974 il Nanda Devi venne riaperto alla frequentazione regolare di escursionisti ed alpinisti indiani e stranieri. Spedizioni francesi, giapponesi e cecoslovacche si distinsero per l'apertura di nuove vie. Oltre alla via normale di salita aperta da Odell e Tilman, va menzionata anche quella aperta nel 1981 da due cordate di alpinisti cecoslovacchi (Svronal, Kadlicik, Horka; Palecek e Karafa; Rakoncaj e Sulovsky) che sale, con quattro campi alti, la cresta al centro della parete nord-orientale.

L'elevato interesse alpinistico ha, tuttavia, condotto questa zona ad un rapido declino ecologico che ha indotto il governo indiano, nel 1983, a chiudere nuovamente al turismo alpinistico tutta l'area del santuario.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Harish Kapadia, "Nanda Devi", in World Mountaineering, Audrey Salkeld, editor, Bulfinch Press, 1998, ISBN 0-8212-2502-2, pp. 254-257. I retroscena della vicenda sono stati rivelati recentemente da Robert Schaller - un ex agente della CIA che aveva partecipato alle spedizioni - ai giornalisti M.S. Kohli e Pete Takeda che ne hanno scritto due libri, usciti tra il 2003 e il 2006. Un dettagliato riassunto si può trovare in: Spy Robert Schaller's life of secrecy, betrayal and regrets, articolo del Seattle Post Intelligencer del 27 marzo 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • E. Shipton, H. W. Tilman, C. Houston, Nanda Devi : Exploration and Ascent, The Mountaineers Books, 2000, ISBN 0-89886-721-5
  • B. Aitken, The Nanda Devi Affair, Penguin Books India, 1994, ISBN 0-14-024045-4
  • M. S. Kohli, K. Conboy, Spies in the Himalayas: Secret Missions and Perilous Climbs, University Press of Kansas, 2003, ISBN 0-7006-1223-8
  • Peter Takeda, An Eye at the Top of the World: The Terrifying Legacy of the Cold War's Most Daring C.I.A. Operation, Thunder's Mouth Press, 2006, ISBN 1-56025-845-4.

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