Nadežda Jakovlevna Mandel'štam

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« Mia povera gioia! Per la tua mamma tu sei la sua piccolina, e anche per me sei la mia piccolina. Mi rallegro e ringrazio Dio che ti ha donato a me. Con te non avrò paura di niente, niente mi peserà... »
(da una lettera di Osip Ė. Mandel'štam a Nadežda Jakovlevna[1])

Nadežda Jakovlevna Mandel'štam in russo: Надежда Яковлевна Мандельштам? (Saratov, 18 ottobre 1899Mosca, 29 dicembre 1980) è stata una scrittrice russa di origini ebree. Fu la moglie del poeta acmeista Osip Mandel'štam e, come lui, vittima delle Grandi purghe staliniane che la costrinsero all'esilio dall'Unione Sovietica tra il 1938 e il 1958.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Saratov nel 1899 in una famiglia di classe media con origini ebree. Dopo il ginnasio fece studi artistici.

Si sposò nel 1921 con Osip Mandel'štam, con il quale visse in Ucraina, a San Pietroburgo, a Mosca e in Georgia. Osip venne arrestato nel 1934 per il suo Stalin epigramm e venne esiliato a Čerdyn' (nel Kraj di Perm'), e poi successivamente a Voronež dove lei lo seguì.

Nel 1938, dopo il secondo arresto del marito e la sua morte nel campo Vtoraja Rečka situato a Vladivostok, Nadežda comincia a vivere da nomade, sfuggendo al suo probabile arresto e cambiando frequentemente residenza e lavoro. Riuscì a fuggire dall'Unione Sovietica, scappando da Tver', l'ex Kalinin, il giorno prima che vi arrivassero agenti del NKVD.

Decise allora di vivere esclusivamente per conservare e pubblicare le opere poetiche scritte dal marito. Si organizzò in modo da conservarle nella propria memoria, perché non aveva fiducia nella carta.

Dopo la morte di Stalin, nel 1956, completò la sua tesi e nel 1958 le fu permesso di tornare a Mosca.

Nelle sue memorie, pubblicate prima in occidente, si trova un'analisi epica della sua vita e la critica profonda del degrado morale dell'Unione Sovietica dopo gli anni venti.

Nel 1979 diede i suoi archivi all'Università di Princeton. Morì a Mosca nel 1980 all'età di 81 anni.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L'epoca e i lupi (Fondazione Liberal 2006)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ E. Rasy, La scienza degli addii, su corriere.it

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