N (Io e Napoleone)

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N (Io e Napoleone)
Titolo originale N (Io e Napoleone)
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 2006
Durata 110 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2.35:1
Genere commedia, storico
Regia Paolo Virzì
Soggetto Ernesto Ferrero (romanzo)
Sceneggiatura Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli, Francesco Bruni, Paolo Virzì
Produttore Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz
Casa di produzione Cattleya
Fotografia Alessandro Pesci
Montaggio Cecilia Zanuso
Effetti speciali Paolo Zeccara
Musiche Paolo Buonvino, Juan Bardem
Scenografia Francesco Frigeri
Costumi Maurizio Millenotti
Trucco Alessandro Bertolazzi
Interpreti e personaggi

N (Io e Napoleone) è un film diretto da Paolo Virzì, liberamente ispirato al romanzo N. di Ernesto Ferrero, vincitore del Premio Strega nel 2000, che ricostruisce i giorni dell'esilio elbano di Napoleone attraverso gli occhi del suo bibliotecario.

È stato alla prima edizione della Festa del Cinema di Roma ed è uscito nelle sale italiane il 14 ottobre 2006.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

18 maggio 1814: Napoleone Bonaparte, dopo la sconfitta di Lipsia, viene mandato in esilio all'Isola d'Elba. Per riordinare la biblioteca e annotare le sue riflessioni sceglie il giovane insegnante Martino Papucci, da poco licenziato, che però, per ironia del destino, è un fervente anti-francese col sogno proibito di assassinare l'imperatore. È anche innamorato della baronessa Emilia, sposata con un aristocratico borbone e che sta per tornare a Napoli. Dopo aver avuto notizia della scelta di Bonaparte, Martino prepara una pistola per ucciderlo. Ma a poco a poco, il giovane rimane soggiogato dalla forte personalità del corso e, grazie anche a svariati imprevisti, non riuscirà ad attuare il suo piano.

Il suo primo incontro con Napoleone è molto breve; passato attraverso alcune stanze, perquisito dalla guardia del corpo Alì, che però non arriva dove è nascosta la pistola. L'incontro lascia Martino allibito, e conquistato dalla personalità e dal carattere di Napoleone, che perciò non ce la fa nemmeno a puntare. Un secondo tentativo, più avanti fallisce, per il fatto che la serva di casa Papucci, Mirella, avendo trovato la pistola e intuendo a cosa possa servire, la sottrae. Papucci tenta allora di gettare Bonaparte da un burrone, ma appena ha finito di rendersi conto della profondità, la potenziale vittima si è già allontanata, senza sospettare di nulla. Incontro dopo incontro, Martino è sempre più legato all'imperatore, passando dall'odio alla simpatia, e da questa all'affetto.

Una sera accade l'imprevisto: l'ex-insegnante di Martino, Giorgio Fontanelli, anche lui anti-francese e anti-napoleonico, tenta a sua volta di eliminare il corso, prontamente fermato da Alì su segnalazione dello stesso Martino ("Guarda, lì, mi è proprio sembrato di vedere...") e fucilato il giorno seguente; il plotone è composto perlopiù da elbani, ex-pupilli del maestro, rimproverati dal condannato prima dell'esecuzione. L'assistere a quell'esecuzione, tanto più che l'imperatore gli aveva promesso di graziarlo ("Cosa gli faranno? Niente: la guerre est fini, basta morti, basta sangue!"), convince lo stesso a perseverare nel suo intento.

Ma di nuovo la sorte gli mette il bastone tra le ruote: al suo arrivo Napoleone è già fuggito dall'isola con la baronessa ("Mi lasciai conquistare da lui perché ero convinta di averlo conquistato io" spiegherà poi, in una lettera di scuse diretta a Martino) eludendo brillantemente i controlli britannici; qui Martino capisce che era in fondo tutta una messinscena, quella dei sentimenti di Napoleone. Dopo questi eventi, Martino, messa su famiglia con Mirella, la serva di casa, tenterà di attuare il suo piano solo nel 1821 (molto emozionante la scena dove sta per sotterrare la pistola ancora carica nella tomba del Fontanelli), ma giungerà a Sant'Elena troppo tardi. Era, infatti, il 6 maggio 1821.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Questo film è riconosciuto come d'interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, in base alla delibera ministeriale del 9 giugno 2006.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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