NSU Ro80

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NSU Ro 80
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Descrizione generale
Costruttore Germania  NSU Motorenwerke
Tipo principale Berlina
Produzione dal 1967 al 1977
Esemplari prodotti 37.374
Premio Auto dell'anno nel 1968
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.780 mm
Larghezza 1.760 mm
Altezza 1.410 mm
Massa 1.210 kg
Altro
Stile Pio Manzù
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La NSU Ro 80 è stata una automobile berlina prodotta dalla casa automobilistica tedesca NSU Motorenwerke AG (poi Audi Nsu Auto Union AG) di Neckarsulm, nel Baden-Württemberg.

Storia[modifica | modifica sorgente]

NSU Ro 80, IAA-Modell, al Museum Autovision di Altlußheim

La storia di tale automobile risulta strettamente legata a quella del motore rotativo Wankel; infatti la NSU, che aveva collaborato con Felix Wankel allo sviluppo del motore a pistoni rotanti, pensò di costruire una berlina di prestigio che desse lustro al propulsore.

I primi prototipi uscirono nel 1966 per venire sottoposti ai test e nel febbraio dell'anno seguente si scelse il nome finale dell'autovettura. Il primo nome al quale si pensò fu "Typ 80", ma lo si dovette scartare in quanto la Mercedes-Benz lo aveva già utilizzato su una vettura da record. Si abbandonarono per ragioni simili anche "Rotary 80", "NSU Delphin" e "Rota". Alla fine si optò per NSU Ro 80 dove Ro stava per Rotationskolben (pistone rotante) e 80 indicava la sigla interna del progetto.

Nell'agosto del 1967 escono i primi esemplari e nel settembre l'auto viene presentata al Salone dell'auto di Francoforte. Nel 1968 la Ro 80 viene eletta auto dell'anno. L'ultimo esemplare uscì il 14 aprile del 1977; gli esemplari prodotti furono 37.500.

Soluzioni tecniche[modifica | modifica sorgente]

La Ro 80 era un modello di pregio, fornito di soluzioni tecniche all'avanguardia per l'epoca come i quattro freni a disco, le sospensioni indipendenti sulle quattro ruote ed il servosterzo. La trazione era anteriore.

Rimarchevoli anche gli studi aerodinamici fatti sulla carrozzeria della vettura che portarono ad una misurazione di 0,355 cx di penetrazione aerodinamica, valore tra i migliori in assoluto per l'epoca. La linea della carrozzeria fu opera dello stilista italiano Pio Manzù.

Il motore era formato da due pistoni rotanti con cilindrata unitaria di 497,5 cm³ (equivalenti all'incirca ad un 2.000 cm³ tradizionale). Il propulsore erogava 115 CV per una velocità massima di 180 km/h. Gli ingombri erano quelli di una grossa berlina: rispettivamente 4,78 m di lunghezza, 1,76 m di larghezza e 1,41 m di altezza. Il peso totale era di 1.210 kg.

L'insuccesso del modello[modifica | modifica sorgente]

Il motore rotativo dimostrò parecchi problemi sotto il punto di vista dell'affidabilità con la necessità di interventi radicali già solo dopo una percorrenza di 50.000 km. Questi problemi vennero in gran parte superati nelle versioni prodotte dopo il 1970, ma la fama del modello era ormai danneggiata irreparabilmente. L'insuccesso della vettura sul mercato contribuì al tracollo dell'azienda produttrice, che nel 1969 venne acquisita dal gruppo Volkswagen.

Con la cessazione della produzione di questo modello terminò anche la presenza sul mercato della gloriosa casa madre che, dal 1884, era riuscita a farsi una notevole fama sia in campo automobilistico che in campo motociclistico.

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