Myotis daubentonii

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Vespertilio di Daubenton
Wasserfledermaus-drawing.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Chiroptera
Sottordine Microchiroptera
Famiglia Vespertilionidae
Sottofamiglia Myotinae
Genere Myotis
Specie M. daubentonii
Nomenclatura binomiale
Myotis daubentonii
Kuhl, 1817

Il vespertilio di Daubenton o vespertilio d'acqua (Myotis daubentonii Kuhl, 1817) è un mammifero chirottero della famiglia dei Vespertilionidi.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Con cinque sottospecie (Myotis daubentonii daubentonii, Myotis daubentonii laniger, Myotis daubentonii petax, Myotis daubentonii ussurienis, Myotis daubentonii volgensis) la specie è diffusa dall'Europa (isole Baleari, Malta, Creta e Cipro escluse) al Giappone, spingendosi a sud fino all'India nord-orientale.
Predilige le aree boscose di pianura, ma si spinge fino ad oltre 1000 m di quota: la si trova anche nei centri abitati, in ogni caso la sua presenza è indissolubilmente legata a quella di corsi d'acqua.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Misura circa 5 cm di lunghezza, per un peso di una decina di grammi: l'apertura alare si aggira attorno ai 24 cm.

Aspetto[modifica | modifica sorgente]

Il pelo è marrone sul dorso e biancastro sul ventre, mentre attorno alla faccia (nuda e di colore bruno, con zone rosate attorno agli occhi ed alla bocca) sono presenti sfumature di color ruggine. Le zampe sono rossicce, mentre il patagio è di colore grigio-nerastro.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di animali notturni, che escono dal proprio nascondiglio dopo il tramonto ma prima della notte fonda: durante il giorno scelgono come rifugi estivi principalmente le caverne, ma li si trova anche nelle case od addirittura nei nidi del topino, dove riposa aggrappato con tutte e quattro le zampe in una fessura della roccia. In inverno giace in stato di torpore (ibernazione) in ambienti sotterranei con tasso di umidità vicino alla saturazione, che provvede ad occupare a partire da agosto e fino a marzo: i maschi sono i primi ad arrivare sul luogo, seguiti dalle femmine, mentre fino a non molto tempo fa si pensava il contrario. Generalmente sverna in solitudine, ma in grossi spazi se ne trovano colonie anche numericamente consistenti (oltre 17000 esemplari), che tendono ad ammucchiarsi.
Si muove da solo od in gruppetti che contano fino ad una decina d'individui, con volo regolare e basso (mai più di 5 m dal suolo). Sebbene stanziale, in alcuni casi delle popolazioni effettuano spostamenti stagionali di un paio di centinaia di chilometri.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Si nutre principalmente di piccoli insetti che cattura volando a pelo d'acqua: in alcuni casi mangia anche piccoli pesci d'acqua dolce, che riesce a catturare con le zampe posteriori munite di forti unghie. Nel tratto digerente di questi animali sono stati rinvenuti anche piccoli crostacei, come ostracodi e cladoceri, che si pensa l'animale ingerisca involontariamente bevendo o nutrendosi di pesci che a loro volta se ne sono nutriti.
Per localizzare le prede si serve di suoni a lunghezze d'onda comprese fra i 45 ed i 55 kHz[1][2].

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Ambedue i sessi maturano sessualmente al secondo anno di vita, tuttavia non è raro trovare femmine che cominciano ad allevare cuccioli già a partire dal primo anno. Spesso l'accoppiamento ha luogo durante l'ibernazione, ed a maggio le femmine cominciano a radunarsi in cavità dei tronchi d'albero o nelle soffitte delle case: solitamente il rifugio che funge da nursery viene cambiato ogni due o tre giorni, a volte anche più frequentemente.
Dopo due mesi di gestazione, viene dato alla luce un unico cucciolo, che è già ben sviluppato ed in grado di volare dopo un mese di vita, ma tuttavia viene svezzato poco prima dei due mesi e solo dopo tale traguardo si allontana dalla madre.

La speranza di vita di questa specie è di 28 anni circa.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Parsons, S. and Jones, G. (2000) 'Acoustic identification of twelve species of echolocating bat by discriminant function analysis and artificial neural networks.' J Exp Biol., 203: 2641-2656.
  2. ^ Obrist, M.K., Boesch, R. and Flückiger, P.F. (2004) 'Variability in echolocation call design of 26 Swiss bat species: Consequences, limits and options for automated field identification with a synergic pattern recognition approach.' Mammalia., 68 (4): 307-32.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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