My Ding-a-Ling

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My Ding-a-Ling
Artista Chuck Berry
Tipo album Singolo
Pubblicazione 1972
Durata 11:33 (album)
4:19 (singolo)
Album di provenienza The London Chuck Berry Sessions
Genere Rock and roll
Pop rock
Etichetta Chess Records (Chess 2131)
Produttore Esmond Edwards
Note #1 Stati Uniti
#1 Gran Bretagna

My Ding-a-Ling è una canzone di Chuck Berry pubblicata come singolo dalla Chess Records nel 1972.

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta dell'unico brano di Berry che riuscì a raggiungere il primo posto in classifica negli Stati Uniti.

Una canzone intitolata Little Girl Sing Ding-a-Ling era stata registrata da Dave Bartholomew nel 1952. Nel 1954, il gruppo The Bees ne pubblicò una versione dal titolo Toy Bell. Berry registrò la sua versione del brano, intitolandola My Tambourine nel 1968 includendola nell'album From St. Louie to Frisco, ma la versione che scalò le classifiche venne registrata dal vivo in concerto durante il Lanchester Arts Festival di Coventry, Inghilterra, il 3 febbraio 1972, dove Berry, e il suo gruppo di accompagnamento The Roy Young Band, chiusero il concerto dopo le esibizioni di Slade e Billy Preston. Il disc jockey della stazione radiofonica di Boston WMEX, Jim Connors, venne premiato con un disco d'oro per aver scovato la canzone ed averla spinta fino al numero 1 in classifica Billboard Hot 100 per due settimane, in Canada per tre settimane, nel Regno Unito per quattro settimane ed in Irlanda ed al numero 7 in Norvegia.

Testo[modifica | modifica wikitesto]

Il testo del brano tratta di come il cantante ricevette in regalo dalla nonna due campanelle d'argento, soprannominate ding-a-ling. Secondo la canzone, Berry le porta sempre con sé e le suona a scuola, e nelle situazioni più disparate. L'intera storia ha un ben esplicito doppio senso sessuale che consiste nel continuo riferirsi al termine ding-a-ling sostituendolo al posto della parola pene. Nei versi finali della canzone, Berry ammonisce il pubblico: «Those of you who will not sing, must be playing with [their] own ding-a-ling!» ("Quelli che non cantano devono star giocando con il loro ding-a-ling!").

Polemiche[modifica | modifica wikitesto]

L'ambiguità maliziosa del testo (e l'entusiasmo dimostrato da Berry e dal pubblico stesso nell'incisione) causarono molte censure da parte di varie stazioni radio che si rifiutarono di trasmettere il brano, e l'attivista moralizzatrice Mary Whitehouse cercò anche, senza riuscirvi, di far bandire la canzone. Generalmente, la critica musicale non apprezza il brano[1] (specialmente perché si rivelò l'unico numero 1 in classifica nella carriera di Berry) e parla della canzone definendola "uno scherzo", un brano "usa e getta", poco più di una filastrocca sconcia, e non rappresentativo per l'uomo che ha scritto pagine fondamentali nella storia del rock come Johnny B. Goode, Maybellene, Roll Over Beethoven, ecc. (il DJ Alan Freeman una volta introdusse la canzone dicendo: «oh Chuck baby, come hai potuto!?!»). Nondimeno, Berry ha sempre dichiarato di apprezzare la canzone e sul disco la definisce "la nostra Alma Mater".

Tracce singolo[modifica | modifica wikitesto]

Chess 2131
  1. My Ding-a-Ling (live) - 4:19
  2. Reelin' and Rockin' (live) -

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

  • Chuck Berry: chitarra, voce
  • Owen McIntyre: chitarra
  • Dave Kafinetti: pianoforte
  • Nick Potter: basso
  • Robbie McIntosh: batteria

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Genovese, Carmelo. Chuck Berry, Collana Legends Rock'n'Roll, Editori Riuniti, 2002, pag. 87, ISBN 88-359-5254-9

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • The Billboard Book of Number One Hits (5th edition).
  • Guterman, Jimmy and O'Donnell, Owen. The Worst Rock-and-Roll Records of All Time, New York: Citadel.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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