Music Box - Prova d'accusa

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Music Box - Prova d'accusa
Music box - prova d'accusa.png
Armin Mueller-Stahl e Jessica Lange in una scena del film
Titolo originale Music Box
Paese di produzione USA
Anno 1989
Durata 124 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Costa-Gavras
Soggetto Joe Eszterhas
Sceneggiatura Joe Eszterhas
Fotografia Patrick Blossier
Montaggio Joële Van Effenterre
Musiche Philippe Sarde
Scenografia Jeannine Claudia Oppewall, Erica Rogalla
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Music Box - Prova d'accusa (Music Box) è un film del 1989 diretto da Costa-Gavras.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La famiglia Lazlo, di origine ungherese, vive tranquilla a Chicago, finché il nonno, Mike Lazlo, non viene accusato di essere un criminale di guerra nazista, che commise omicidi e stragi in Ungheria. La figlia, Ann Talbot, sposata e successivamente divorziata con il figlio di un famoso avvocato della città, in passato al servizio dell'Office of Strategic Services durante la seconda guerra mondiale, è lei stessa un avvocato e, non credendo alle accuse, decide di difendere il padre che si dichiara vittima di un complotto comunista.

L'opinione pubblica comincia a interessarsi al caso e, mentre gruppi di attivisti iniziano a contestare l'uomo davanti alla sua abitazione, altre cominciano a manifestare il loro sostegno all'imputato, ritenendo che le accuse contro di lui siano una messinscena allestita dal governo ungherese. Mike Lazlo è costretto ad ammettere, dapprima alla figlia e successivamente alla Corte, di essere stato arruolato nella gendarmeria ma di avere svolto esclusivamente mansioni d'ufficio, provando disgusto per quello che facevano gli affiliati all'organizzazione filo nazista delle Croci frecciate, sostenendo di non avere mai partecipato ad alcun crimine; ammette inoltre d'essere entrato illegalmente negli Stati Uniti d'America mentendo sulla propria identità, ma soltanto per sfuggire alle persecuzioni che i comunisti attuavano in patria contro i membri della gendarmeria.

Il dibattimento inizia e vede sfilare i vari testimoni dell'accusa. Una teste afferma che un giorno Mischa e un collega fermarono una donna accusandola d'essere ebrea e al suo diniego l'uccisero insieme al figlio piccolo. Un altro racconta d'essere stato prelevato dal ghetto di Budapest da una squadra nazista tra cui vi era anche l'uomo conosciuto come Mischa, ed egli, dopo avere colpito la madre, impossibilitata a camminare, con il calcio del fucile alla testa, legò le persone a gruppi di tre con del filo di ferro. Queste furono poi buttate nel fiume, sparando a una sola di loro; il testimone sopravvisse, riuscendo a slegarsi, ma perse quel giorno tutta la sua famiglia. Infine una donna racconta di come venne avvicinata, ancora ragazzina adolescente, da Mischa e dagli altri della sua squadra, venne portata in una stanza dove fu violentata e successivamente costretta, in mezzo alla neve, a fare delle flessioni su di una baionetta.

Il processo, ampiamente seguito dai media, viene spostato sul versante politico: i testimoni vengono costantemente messi in dubbio perché sono iscritti al partito comunista o hanno parenti iscritti al partito; il giudice presta frequentemente attenzione alle obiezioni della difesa e rigetta quelle dell'accusa e infine si trova un teste che racconta di come il KGB avesse dato vita all'Operazione Arlecchino, che consisteva nel creare documenti falsi per screditare persone sgradite. Dato che Mike Lazlo, cinque anni prima, s'era "fatto notare" per avere contestato pubblicamente un balletto ungherese in tournée in America, s'ipotizza che lui sia vittima di una tale macchinazione, anche quando vengono prodotte prove documentate che lo considerano affiliato al nazismo.

Ann Talbot tuttavia viene a sapere dalla sua assistente investigativa che suo padre ha inviato molti soldi in Ungheria, a un uomo che potrebbe essere l'amico di cui parlano i testimoni e l'unica ipotesi che appare plausibile è che l'amico rimasto a Budapest, caratterizzato da una vistosa cicatrice, abbia ricattato per anni Mike Mitscha Lazlo. L'ultimo atto della vicenda processuale prevede una trasferta a Budapest per interrogare un ultimo teste, che non si può muovere in quanto gravemente malato, ma Ann riesce a delegittimare anche questo, e l'avvocato dell'accusa, che si avvia a perdere la causa, parla per l'ultima volta con Ann, esortandola ad avere almeno dei dubbi, che in realtà lei già nutre, sul padre.

Ann si muove per Budapest, recandosi al "ponte delle catene" e in altri luoghi della memoria, visita la casa dove vive la sorella dell'amico del padre, e, in una fotografia appesa alla parete, vede che l'uomo aveva la vistosa cicatrice sul volto descritta dai testimoni. L'anziana donna consegna ad Ann la ricevuta d'un banco dei pegni di Chicago, chiedendole di riscattare l'oggetto impegnato molti anni prima. Una volta tornata in America, in preda ai dubbi, Ann si precipita al banco dei pegni e ritira l'oggetto, un carillon, e azionandolo vede uscire delle foto che ritraggono suo padre accanto alle vittime delle violenze della sua squadra della morte.

Sconvolta, dopo un terribile tormento, lei stessa decide di riaprire il caso, consegnando all'avvocato dell'accusa le foto che incriminano il padre che però, posto davanti all'evidenza, perde la consueta bonarietà e riassume l'antica arroganza, minacciando la figlia che non vuole mai più fargli vedere il nipotino. Pochi giorni dopo, le prime pagine dei quotidiani riportano le immagini e il nuovo stato di accusa dell'uomo e Ann decide di spiegare al figlio la verità, per quanto dolorosa.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il tema della narrazione è essenzialmente quello dei rapporti familiari e le sorprese che la vita passata, anche di persone che si crede di conoscere bene, possono riservare, mettendo a dura prova la coscienza di chi deve decidere tra difendere i propri cari e lottare perché prevalgano verità e giustizia.

Tutto questo, nel mondo della Perestrojka (del 1989), significava anche una riflessione sulla cattiva coscienza occidentale, che dopo la Seconda guerra mondiale aveva trovato nei criminali nazisti un prezioso alleato contro i comunisti e l'Unione Sovietica. Tutto il film, del classico genere processuale, ruota attorno alla difesa dell'imputato dalle accuse di persone sistematicamente tacciate di mentire per conto dei comunisti. Anche il ruolo dei mass media, presenti in tutte le fasi della vicenda, è posto in evidenza.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]