Museo di Capodimonte

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Coordinate: 40°52′01″N 14°15′02″E / 40.86700°N 14.250555°E / 40.86700; 14.250555

Museo Nazionale di Capodimonte
Reggia di Capodimonte
Reggia di Capodimonte
Tipo Pinacoteca, Arte
Data fondazione 1758
Data chiusura {{{Data di chiusura}}}
Fondatori
Indirizzo via Miano 2, 80131, Napoli
Direttore {{{Direttore}}}
Visitatori {{{Visitatori}}} ([[{{{Anno visitatori}}}]])
Sito Sito ufficiale
Sito web

Il Museo Nazionale di Capodimonte si trova a Napoli all'interno dell'omonimo bosco, nella Reggia di Capodimonte, edificio disegnato dall'architetto romano Antonio Canevari per il re Carlo di Borbone.

All'interno sono ospitate le Gallerie Nazionali di Capodimonte, la più importante e ricca pinacoteca dell'Italia meridionale, nonché una delle più importanti d'Italia. Le gallerie custodiscono la straordinaria collezione Farnese, che Carlo di Borbone aveva ereditato dalla madre Elisabetta, con opere dei più grandi maestri italiani dal Rinascimento al Barocco, la Collezione Borgia e poi agli ultimi piani la galleria della storia della pittura napoletana.

Da evidenziare il terzo piano del complesso, che ospita la sezione di arte contemporanea. Si tratta dell'unico museo in Italia di arte antica a possedere una sezione dedicata all'arte contemporanea[1].

La Reggia è circondata da giardini ben curati e ricchi di piante. Nel complesso museale sono presenti anche una casa di caccia e un museo delle ceramiche.

L'edificio, inoltre, vede una facciata principale che manca dei simboli che caratterizzano le sedi del potere, come un portale centrale e un balcone d'onore. Semplici e funzionali sono lo scalone e i balconi del primo piano. Da ciò si può capire come l'edificio fosse destinato unicamente ad esser un solenne raccoglitore della collezione Farnese.

Indice

[modifica] Storia

Nel 1738 Carlo di Borbone, re di Napoli, affidò ad Angelo Carasale, a Giovanni Antonio Medrano ed Antonio Canevari i lavori per la costruzione della Reggia di Capodimonte. In principio il re ebbe l'idea di costruire un “casino di caccia” sulla collina di Capodimonte.

Giorgio Sommer, La Reggia di Capodimonte in una foto del 1880

Solo in un secondo momento, il re decise di costruire un palazzo che potesse ospitare le pregiate collezioni Farnese ereditate dalla madre Elisabetta. I lavori, iniziati il 9 settembre del 1738, proseguirono a rilento per circa un secolo a causa dell'enorme difficoltà derivata dal trasporto del piperno scavato nelle cave di Pianura.

Nel 1758 una parte della Reggia fu aperta e la collezione fu sistemata. Nel 1760, Ferdinando IV affidò all'architetto Ferdinando Fuga l'ampliamento della Reggia e la cura del parco. Nel 1780 fu ospite di Capodimonte lo scultore Antonio Canova.

Nel 1787 su consiglio di Jakob Philipp Hackert fu istituito nel Museo un laboratorio di restauro dei dipinti, affidato a Federico Anders. Durante la rivoluzione del 1799, dopo che il re Ferdinando IV scappò a Palermo portando con sé nella fuga i pezzi più pregiati delle collezioni, il Palazzo fu occupato dalle truppe del generale Championnet e le raccolte d'arte furono saccheggiate.

Durante il Decennio francese (1806-1815) la Reggia fu privata della sua funzione museale per acquisire un'esclusiva destinazione residenziale: divenne, infatti, residenza di Giuseppe Bonaparte e poi di Gioacchino Murat.

Gli ambienti del Palazzo vennero arredati e allestiti per ospitare i nuovi sovrani e tutti gli oggetti d'arte furono trasferiti nel Palazzo degli Studi, sede del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Dopo che nel 1815 Ferdinando IV tornò dall'esilio siciliano, la reggia riprese la sua funzione residenziale e si intrapresero nuovi lavori nel palazzo e nel parco. Una schiera di pittori, scultori e artigiani furono chiamati a decorare le sale della Reggia, in particolare il Salone delle Feste.

La Fontana del Belvedere nei pressi della Reggia

Nel 1825 con l'ascesa al trono di Francesco I vengono affidati i lavori ad Antonio Niccolini, architetto di Casa Reale. Tra il 1826 e il 1836 si realizza l'intervento urbanistico dello scalone monumentale che dal Tondo sale a Capodimonte e nel 1828, prospiciente la facciata occidentale della Reggia, viene edificata la Palazzina dei Principi destinata ad abitazione dei membri della famiglia reale, circondata da un giardino botanico modellato all'inglese.In quegli stessi anni Niccolini progetta l'assetto e l'apparato decorativo del Salone da ballo e del Salottino pompeiano.

Dopo la morte di Francesco I nel 1830, il nuovo sovrano Ferdinando II nel 1832, conferisce al Niccolini e a Tommaso Giordano l'incarico di portare a termine alcuni importanti interventi architettonici, vale a dire il compimento dell'edificio nel lato settentrionale, il rivestimento delle facciate e dei cortili, gli apparati decorativi del palazzo, il completamento della scala esagonale con gradini di marmo, ringhiere di ferro e riquadrature di stucco alle pareti.

Su progetto di Niccolini vengono eseguiti dagli scultori Giuseppe Calì, Francesco Saverio Citarelli, Angelo Solari e Gennaro Aveta camini marmorei ispirati a diversi stili, finemente intagliati e arricchiti di statue, mentre sono realizzati candelabri bronzei su disegno di Tito Angelini.

Edificato il terzo cortile, si progetta lo scalone monumentale per consentire l'accesso al piano nobile. Per il nuovo scalone realizzato su progetto di Tommaso Giordano, vengono utilizzati marmi di Carrara per gli ampi gradini e marmi di Mondragone per le colonne fortemente rastremate che s'ispirano ai templi di Paestum.

Completata finalmente la Reggia, a partire dal 1840, nei suoi ambienti, su proposta del ministro Nicola Santangelo, viene ospitata una pinacoteca d'arte contemporanea caratterizzata dalla presenza di ritratti della famiglia reale, dipinti di artisti italiani di formazione neoclassica e opere di pittori accademici napoletani.

Con l'Unità d'Italia, avvenuta nel 1861, la Reggia passò ai Savoia, che la utilizzarono come residenza. Nel 1864 i Savoia attuarono, grazie ad Annibale Sacco, Domenico Morelli e Federico Maldarelli, l'arricchimento delle raccolte d'arte. Sacco opera scelte collezionistiche ad ampio respiro e arricchisce le raccolte di Capodimonte. Dalla Reggia di Napoli, inoltre, giunge l'Armeria sistemata in sette stanze sul lato opposto del Salone da ballo, costituita da numerose e pregevoli armature e armi bianche o da fuoco di provenienza farnesiana.

L'ingresso al museo

Nel 1866 venne trasferito il celebre boudoir di Maria Amalia di Sassonia, proveniente dalla Reggia di Portici, e nel 1877 un pavimento marmoreo d'età romana proveniente dalla Favorita di Resina e ritrovato nel 1788 in un'antica villa romana di Capri.

Il Salottino di porcellana, iniziato nel 1757 e terminato completamente due anni dopo, fu realizzato con oltre 3000 pezzi di porcellana e fu sicuramente il lavoro più importante che abbiano mai realizzato le fabbriche europee di porcellana, e massima espressione dell'arte della porcellana di Capodimonte.

Contemporaneamente si avvia anche la creazione di una galleria d'arte moderna con l'acquisto di dipinti di pittori contemporanei in prevalenza napoletani.

Con la morte di Sacco il tentativo di fondere le due anime di Capodimonte, quella residenziale e quella museale, di fatto fallisce ed il palazzo viene destinato esclusivamente ad abitazione dei Duchi d'Aosta.

Nel 1920 la Reggia passò al demanio, ma solo nel 1950, con l'approvazione del Ministero della Pubblica Istruzione, si decise di ripristinare la sua piena ed esclusiva funzione di museo attuando il progetto di Bruno Molajoli che prevedeva il ritorno delle collezioni d'arte medioevale e moderna dal Museo Nazionale.

[modifica] Esterno della reggia

[modifica] I giardini ed il Bosco

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bosco di Capodimonte.

Ferdinando Sanfelice, nel 1742, fu incaricato di sistemare i giardini della reggia. Il bosco si estende per circa 124ettari ed oltre a diverse piante secolari (querce, castagni, olmi, tigli etc), sono presenti altre strutture storiche di particolare rilievo. Come la fabbrica di porcellane, il Casino della Regina e l'Eremo dei Cappuccini.

[modifica] Porcellana di Capodimonte

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Porcellana di Capodimonte.

Real Fabbrica di Capodimonte, specializzata nella produzione di ceramiche di pregiatissima fattura, fu creata dal re Carlo di Borbone e sua moglie Maria Amalia di Sassonia intorno al XVIII secolo. Le porcellane prodotte da questa celebre fabbrica, sono conservate (oltre al Museo di Capodimonte) in pregevole quantità anche al Museo nazionale della ceramica Duca di Martina, al Museo civico Gaetano Filangieri e al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes.

[modifica] Interno della reggia

Lo scalone monumentale della reggia

Il percorso museale è composto da oltre 150 sale suddivise in tre livelli, mostrando non solo dipinti, che vanno dal XIII al XX secolo, ma anche bronzi, sculture, arazzi, disegni e stampe, oreficerie, intere sale espositivie, mobilia e armi ed armature. Tra le oreficerie spicca il cofanetto Farnese di Manno Sbarri (1561).

Nelle gallerie d'arte, la successione delle opere non è monotematica e queste sono raccolte per epoca. Il percorso inizia con celebri disegni e stampe siti al piano terra ed ammezzato del palazzo e culmina con "l'arte contemporanea" e la "galleria dell'800 napoletano" ospitate al terzo piano, mostrando prima la "Galleria Farnese", la "Collezione Borgia", la "Galleria delle cose rare" e gli "appartamenti Reali" al primo piano e poi "l'arte a Napoli dal XIII al XVIII secolo", la "Galleria degli arazzi D'Avalos" e la "Collezione d'Avalos" al secondo.

[modifica] Piano terra/piano ammezzato

Vanta circa duemilacinquecento fogli e venticinquemila stampe. L'esposizione va dai disegni dei Carracci a quelli di Lanfranco e Reni, nonchè di Tintoretto e Palma il Giovane, fino ad arrivare ai disegni di Giacinto Gigante e Pontormo. Nel livello ammezzato, sono presenti infine anche disegni monumentali di Michelangelo e Raffaello provenienti dal nucleo farnesiano ereditato dalla città di Napoli.

Di norma, questo livello, viene utilizzato soprattutto per le esposizioni temporanee.

[modifica] Primo piano

Una sala dell'appartamento reale
Una sala dell'appartamento reale
Una sala dell'appartamento reale

Sono presenti centinaia di dipinti celeberrimi provenienti dalla collezione Farnese ereditata dal re Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, ultima discendente della celebre e prestigiosa famiglia del Rinascimento italiano. La "Galleria Farnese" ospita importanti opere delle quali si possono ricordare alcune di esse, come: di Tiziano, Danae ed alcuni ritratti della famiglia Farnese come Paolo III Farnese con i nipoti, la monumentale Crocifissione di Masaccio, il trittico di Nicolò di Tommaso, tavole del Botticelli, la Trasfigurazione del Bellini, il celebre ritratto di Frà Luca Pacioli di attribuzione incerta, il ragazzo che soffia su un tizzone acceso di El Greco, il Misantropo e la sublime Parabola dei ciechi del Brueghel il Vecchio. Vi sono poi opere di grandi autori emiliani, come tre tavole del Correggio, l'Antea del Parmigianino e Guido Reni con l'Atalanta e Ippomene.

Nel primo piano, vi sono presenti anche l'armeria borbonica e la galleria delle porcellane, conosciuta quest'ultima come la Galleria delle cose rare. In quest'ultima area della reggia, sono esposti importanti pezzi personali della famiglia dei Borboni. Esemplare risulta essere il Cofanetto di Alessandro Farnese, contenitore di libri rari e codici con inciso, nel medioevale cristallo di rocca, stupende scene mitologiche.

Oltre al cospiscuo numero di dipinti e di oggetti di diversa natura, ci sono altre sale espositive che offronto la visione di saloni sontuosi dell’appartamento storico e che mostrano le sculture in alabastro, bronzi, statue in marmo, strumenti musicali, arazzi, intarsi di pietre dure ed inoltre, è possibile ammirare anche gli appartamenti storici in quanto, anch’essi, ricchi di capolavori tanto da consentire di rivivere le atmosfere della corte napoletana dal Settecento all’Unità. Un esempio è l’appartamento reale, dal quale è possibile ammirare l’alcova di Francesco I e Isabella di Spagna ed il salottino di porcellana. Oppure come la sala 77 con il pavimento in marmo dalle armoniche geometrie, o come la saletta con delicati affreschi di epoca pompeiana. Ancora, vi è la sala napoleonica con un enorme ritratto di Napoleone posto di fronte alla statua in marmo della madre.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Salottino di porcellana di Maria Amalia di Sassonia.

Al primo piano vi è poi in una esposizione a parte la "Galleria Borgia", acquisita da Ferdinando di Borbone nel 1817 dal cardinale Stefano Borgia. Il cardinale, appassionato di arte, aveva costituito nel suo palazzo di Roma un intero polo museale ospitante dipinti molto eterogenei tra loro, acquisiti durante le sue missioni cattoliche. Si ricordano di questa galleria le sculture in bronzo del Giambologna e Francesco di Giorgio Martini.

Infine, ultima donazione al museo, è la collezione De Ciccio, donata dal collezionista palermitano d'antiquario Mario De Ciccio.

[modifica] Alcune opere del primo piano

Galleria Farnese
Collezione Borgia
Appartamento reale

[modifica] Secondo piano

La sala degli arazzi D'Avalos

Sono presenti in questo livello della reggia, ambienti ospitanti l'arte "caravaggesca" e capolavori assoluti che vanno dal XIII al XVIII secolo. È presente la "Galleria napoletana", che ospita tutte le opere prestigiose eseguite a Napoli, appartenenti a chiese dell'area partenopea o donate alla città. Si evidenzia guardando la sala, quanta importanza aveva la città partenopea in quegli anni, considerata grande capitale europea e importante crocevia di scambi culturali. Si annoverano su tutti la Flagellazione di Cristo del Caravaggio, il Battesimo di Cristo di Battistello Caracciolo, la Cantatrice e Santa Cecilia in estasi di Bernardo Cavallino, ancora, diverse tele di Josepde Ribera tra le quali si ricordano San Girolamo e l’angelo del giudizio e Sileno ebbro, diversi dipinti di Luca Giordano come Giuseppe e la moglie del faraone oppure Apollo e Marsia. Si ricordano ancora le tele di Simone Martini, tra le più importanti tele del '300, con San Ludovico da Tolosa, poi due opere di Colantonio ed infine, vi è San Sebastiano di Mattia Preti, Francesco Solimena col Ritratto del principe Spinelli e Gaspare Traversi con l'Intrattenimento musicale.

In questo piano vi è anche la Collezione di Andrea D'Avalos, collezione donata all'Italia nel 1862 nella quale spicca una pregevole esposizione di arazzi di manifattura fiamminga del XVI secolo.

Già alla fine del secondo livello, è possibile ammirare l'area dell'arte contemporanea, con Senza titolo di Kounellis e Grande Cretto Nero di Alberto Burri.

[modifica] Alcune opere del secondo piano

Galleria napoletana
Galleria contemporanea

[modifica] Terzo piano

Facciata posteriore della reggia

Nel terzo livello, vi sono presenti le raccolte dell’Ottocento (acquisita nel XIX secolo), la galleria fotografica e la sezione dell’arte contemporanea.

La "Galleria dell'Ottocento", vede esposte alcune testimonianze significative della produzione artistica maturata nell'Italia meridionale tra l'ultimo periodo borbonico e i primi decenni successivi all'Unità. In questa sezione sono presenti tele dei più importanti maestri napoletani, i quali offrono testimonianza dello svolgersi della scuola pittorica partenopea.

La sezione fotografica, infine, con opere di Mimmo Jodice, introduce all’arte contemporanea, la cui sezione, testimonia l'attenzione della reggia e della città verso l'arte contemporanea, punto cardine intorno agli anni ottanta e novanta del novecento.

Da non perdere sono Domenico Morelli con Gli iconoclasti e I Vespri siciliani, Filippo Palizzi con Studio per la gita a Cava, Gioacchino Toma con Luigia Sanfelice in carcere ed il geniale Vincenzo Gemito con la scultura bronzea Il giocatore di carte. Inoltre vi sono le opere di Merz, Kounellis, Kosuth e poi quelle di Enzo Cucchi e Domenico Paladino, di Carlo Alfano, Ettore Spalletti, Hermann Nitsch, Michelangelo Pistoletto, unitamente a quelle di artisti napoletani contemporanei. Imperdibile, oltre al Grande Cretto Nero di Alberto Burri esposto al secondo piano, una delle icone del XX secolo: il Vesuvius di Andy Warhol.

[modifica] Alcune opere del terzo piano

Galleria ottocento
Galleria contemporanea

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

  • Nicola Spinosa, Capodimonte, Electa, Milano 1999.
  • Le Guide di Dove - Campania, Corriere della sera, 2007.
  • Il Museo di Capodimonte, valori di Napoli, Pubblicomit, 2002.

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