Museo diocesano del Duomo di Salerno
| Museo diocesano "San Matteo" di Salerno | |
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Museo diocesano di Salerno (atrio) |
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| Indirizzo | Largo Plebiscito, 10 - Salerno |
Il Museo Diocesano del Duomo di Salerno ha sede nell'antico ex seminario arcivescovile, che fu quivi soppressa nel 1811), ed è punto di riferimento importante per la conoscenza della storia e della cultura campana dal medioevo al XVIII secolo.[1]
Indice |
Il Museo [modifica]
Conserva al suo interno importanti testimonianze storiche del XII secolo e una serie di codici miniati del XIII e XIV secolo. Tra di essi spicca l'Exultet, un lungo rotolo di pergamena ricoperto di finissime miniature illustranti una preghiera omonima della Settimana Santa ("Exultet iam Angelica Turba caelorum..."), e "srotolato" dal diacono durante la predica per farne intendere le parole latine al popolino ignorante. L'opera è databile alla metà del XIII sec. Sempre decorato da miniature è un libro Pontificale databile al 1180 e di fattura bolognese, eseguito apposta per la cattedrale salernitana.
Altro capolavoro in mostra è il Paliotto degli Avori Salernitani, unica opera eburnea dell'epoca quasi interamente conservata e raffigurante, in 67 formelle, scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Citato per la prima volta agli inizi del Cinquecento, vi si individua la mano di almeno 4 artisti, di provenienza europea ed orientale. È databile alla metà del XII secolo (più precisamente al periodo 1090 - 1130), e probabilmente decorava l'altare o l'iconostasi della cattedrale. Tra l'Ottocento e l'ultima guerra, alcune delle formelle più preziose sono state "requisite" da collezionisti e/o dagli eserciti occupanti, ed attualmente si trovano divise tra Londra, New York, Parigi (Louvre) e Budapest.
Tra le altre opere, vi è un bellissimo crocifisso ligneo di epoca bizantina, assai venerato in passato perché collegato alla leggenda del mago salernitano Pietro Barliario; nella stessa stanza, vi è una pregevole croce della fine dell'anno mille, detta di Roberto il Guiscardo, ma assai rimaneggiata intorno al 1330. Spiccano, poi, una Crocifissione di Roberto d'Oderisio (discepolo di Giotto a Napoli), vari polittici, e un San Michele Arcangelo di Cristoforo Scacco.
Notevole è la sala dedicata interamente ad Andrea Sabatini, il più notevole pittore rinascimentale locale nonché allievo del Perugino e di Raffaello, di cui si conservano un'incantevole Pietà e varie Madonne e Santi.
Vi si possono ammirare inoltre una serie di dipinti appartenenti alla Scuola Salernitana e Scuola Napoletana. Tra di essi, spiccano quadri di Angelo Solimena (padre del più celebre Francesco), Massimo Stanzione, ed altri caravaggeschi del Seicento. Di particolare bellezza una Giuditta attribuita a Massimo Stanzione, ma fino a pochi anni fa ritenuta opera di Caravaggio stesso.
Notevole anche la sezione lapidea, con frammenti di lastre e di pavimenti provenienti principalmente dalla cattedrale ed una interessante stele funebre ebraica.
La Biblioteca e l'Archivio Diocesano conservano inoltre antichi volumi e documenti, tra cui diplomi pergamenati della Scuola Medica Salernitana.
Curiosità [modifica]
Il crocifisso ligneo del Medioevo ancora conservato nel museo diocesano è protagonista di una leggenda legata al mago Barliario: sembra che il Cristo abbia chinato la testa in segno di perdono davanti al pentimento dell'alchimista, che aveva passato tre giorni e tre notti in penitenza, per il dolore conseguente alla morte di due suoi nipotini rimasti uccisi nel suo laboratorio di alchimia.[2]
Note [modifica]
Voci correlate [modifica]
- Musei della Campania
- Duomo di Salerno
- Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno
- Avori Salernitani
- Salerno